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Rifiuti > Inceneritori e Impianti
Rifiuti, sequestrato il gassificatore di Malagrotta
A pochi giorni dalla condanna del gestore della discarica di Malagrotta per smaltimento illecito di rifiuti speciali, i carabinieri del Noe hanno sequestrato l’impianto in costruzione alla periferia di Roma. Il gassificatore è risultato privo della “certificazione di prevenzione incendi” e di altri requisiti di legge
di Silvana Santo
martedě 11 novembre 2008 15:58
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Malagrotta, questo gassificatore non s’ha da fare. Almeno per il momento. Su ordine della Procura di Roma, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) hanno sequestrato l’impianto di gassificazione dei rifiuti in costruzione alla periferia occidentale di Roma, nella stessa area che ospita, oltre a una raffineria e ad altri impianti industriali, la più grande discarica europea, che da anni accoglie la spazzatura della capitale. L'impianto, progettato per smaltire il cdr (combustibile da rifiuti) producendo contestualmente energia elettrica, è risultato privo della indispensabile “certificazione di prevenzione incendi”. Irregolarità sono state anche riscontrate nel serbatoio per l’ossigeno presente all’interno dell’impianto. Di qui la decisione del Gip di procedere al sequestro preventivo. Il gassificatore era stato autorizzato da Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio e all’epoca commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, lo scorso 30 giugno, proprio allo scadere del periodo di commissariamento.
Secondo il Gip che ha disposto il provvedimento, è «indubbio ed estremamente inquietante il periculum in mora desumibile dalla natura dell'attività svolta nell'impianto di gassificazione, dai materiali utilizzati per il processo di combustione e dalla presenza nelle immediate vicinanze di siti pericolosi in particolare una raffineria e un deposito di Gpl». Oltre al blocco delle ruspe, è stato avviato un procedimento penale per violazione del decreto legislativo in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro a carico del presidente del Colari (Consorzio laziale rifiuti) che gestisce Malagrotta, Manlio Cerroni, e del responsabile dell'impianto Francesco Rando.
La notizia del sequestro ha scatenato una pioggia di reazioni nel mondo politico e tra le associazioni. Secondo Marrazzo «c'è una sola cosa da fare: mettersi in regola secondo le leggi, se c'è da mettersi in regola. Il magistrato ha operato benissimo perché ha sequestrato ma sta facendo proseguire i lavori per le operazioni di messa a norma dell'impianto». Il governatore, che a giugno aveva autorizzato l’impianto, ha precisato che la Regione aveva competenza soltanto «sull'autorizzazione e la rilevazione ambientale dell'Arpa». La vicenda che ha portato al sequestro dell’impianto riguarda invece «l'azienda che sta realizzando l'impianto e i soggetti competenti». In primis, i vigili del fuoco. «Qualsiasi impianto realizzato nella nostra regione – è stato il commento di Filiberto Zaratti, assessore all’Ambiente della Regione Lazio - deve avere tutte le autorizzazioni necessarie ed essere sottoposto a una rigorosa azione di controllo prima e dopo il suo pieno esercizio. Per questa ragione, confermo e ribadisco la mia totale fiducia nell'operato della magistratura». L'impegno a «vigilare sulla vicenda» è stato garantito dal sindaco di Roma Gianni Alemanno. Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti ha auspicato, dal canto suo, che il problema si risolva al più presto. Una speranza condivisa da Michele Civita, assessore provinciale all'Ambiente: «È fondamentale avviare subito il gassificatore di Malagrotta perché questa è una delle condizioni per chiudere la discarica che si sta esaurendo, unitamente all’aumento della raccolta differenziata».
Duro il commento di Guido Bertolaso, sottosegretario per l'emergenza rifiuti in Campania, secondo cui il sequestro del gassificatore di Malagrotta «non è un segnale positivo», perché riapre la strada allo spettro dell'emergenza proprio come in Campania. Preoccupazione è stata espressa anche da Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio: «È grave e preoccupante che ad una sola settimana dalla condanna in primo grado per lo smaltimento di rifiuti pericolosi nella discarica di Malagrotta, ci sia un sequestro nella stessa area. Non si tratta solo di mettere a posto le carte, ma di verificare fino in fondo come operi una certa gestione, appurando se non ci si trovi davvero di fronte a quella zona franca per l’inosservanza di leggi italiane e comunitarie». Grande soddisfazione è stata invece espressa da Sergio Apollonio, presidente del comitato dei residenti che da sempre si oppone al nuovo impianto: «È un segno che lo Stato esiste».
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