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Rifiuti > Raccolta differenziata

Un decalogo per la buona comunicazione della raccolta differenziata porta a porta


 

Martedì 23 novembre, nell'ambito della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti 2010, si è svolto a Roma presso l'Università della Sapienza il convegno "Cestinare il Cestino. Modelli comunicativi per la prevenzione e la raccolta domiciliare dei rifiuti urbani". Presentato per l'occasione un decalogo per la buona comunicazione della raccolta differenziata porta a porta

 

mercoledì 24 novembre 2010 15:45

 

Un decalogo per la buona comunicazione della raccolta differenziata porta a porta
clicca sull'immagine per ingrandire

Annalisa Mancini

C’è un decalogo per la buona comunicazione della raccolta differenziata porta a porta. Poco più di dieci regole, semplici e collaudate, presentate da Paolo Silingardi, esperto di comunicazione di ACHAB Group, nel corso del convegno ‘Cestinare il cestino: modelli comunicativi per la prevenzione e la raccolta domiciliare dei rifiuti urbani’ organizzato a Roma all’interno della Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti 2010. Un prontuario di errori commessi in passato e da non ripetere, a uso di amministrazioni locali e aziende municipalizzate.

Innanzitutto, pianificare. Non partire senza una buona campagna di comunicazione e veicolarla in anticipo. Secondo, usare strumenti adatti al dialogo con il cittadino, il più possibile diretti. Niente lettere: Silingardi, e le amministrazioni che con lui hanno avviato con successo il servizio porta a porta, prediligono gli incontri di quartiere: gruppi di cittadini e associazioni locali. Formare gli operatori ecologici al contatto quotidiano con il cittadino. Terzo: non limitare la sperimentazione a pochi cittadini ma scegliere dimensioni territoriali adeguate. Il rischio è che il gruppo sperimentale si senta discriminato e si rivolga al cassonetto dei vicini, decretando il fallimento della raccolta.

Quarto: dialogare con i cittadini prima e durante l’avvio del servizio. Non cedere su punti essenziali solo per ‘evitare conflitti’. Il successo dell’iniziativa risulterebbe inevitabilmente compromesso. Quinto: adattare le modalità al tessuto urbano (frequenza di raccolta, dimensioni dei raccoglitori, ecc.). Sesto: tutti i sono cittadini sono utenti della raccolta differenziata, comprese le minoranze etniche. Settimo: organizzare servizi personalizzati per fasce di utenti, con orari diversi per le abitazioni, le aziende e gli esercizi commerciali. Frequenza ravvicinata, ad esempio, per asili e famiglie con bambini. Ottavo: adattare il contenitore al luogo in cui sarà collocato. No ai sacchi di mater-bi in centro città senza protezione: saranno esposti agli attacchi di animali domestici e randagi.

E ancora, no alle grandi riunioni, sì agli incontri con piccoli gruppi. La folla aumenta il rischio di contestazioni e impedisce ai cittadini di esprimersi adeguatamente. Infine, non partire senza un’isola ecologica: è un’alternativa indispensabile per i cittadini privati del cassonetto. E niente promesse impossibili. Non promettere riduzioni delle tariffe se il bilancio non lo permette.

La regola base, spiega Silingardi, è ‘adattare il servizio’ al territorio e ai suoi abitanti ’come l’abito di un sarto’. La fascia più difficile da convertire è quella compresa fra i 30-45 anni, abituata al consumismo, la più ricettiva quella degli anziani, che ‘hanno il senso del valore della materia’. Con una buona comunicazione è possibile vincere le naturali resistenze al cambiamento, e i numeri lo dimostrano: dove la raccolta porta a porta è stata sostenuta da una comunicazione efficace, i rifiuti sono diminuiti del 20%. Il 3% è ‘migrato’ verso i cassonetti limitrofi, ma il 17% corrisponde a una riduzione effettiva, merito di una maggiore responsabilizzazione dei cittadini.


 

 


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