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Secondarie > Rifiuti

E ora finisce sotto inchiesta l´intero sistema rifiuti nel Lazio


 

Gli investigatori passano al setaccio tutti gli impianti regionali. Il Wwf contro il gassificatore di Albano - da La Repubblica del 13.11.2008

 

giovedì 13 novembre 2008 13:37

 

di Cecilia Gentile

Il sequestro del gassificatore di Malagrotta, eseguito martedì scorso dai carabinieri del Noe, è soltanto un aspetto di un´inchiesta molto più complessa che va avanti da un anno e riguarda tutto il sistema dei rifiuti nel Lazio.
Nel mirino dei militari dell´Arma non ci sono solo Malagrotta, il Colari di Manlio Cerroni e le delibere della passata giunta regionale di Francesco Storace. Gli investigatori stanno passando al setaccio tutti gli impianti del Lazio e tutti gli atti della struttura commissariale che ha governato la fase dell´emergenza, chiusa formalmente lo scorso 30 giugno.
Intanto, alla documentazione raccolta dal Noe si aggiunge quella del Wwf Lazio, che ieri in conferenza stampa ha annunciato di voler mettere a disposizione della Procura attraverso un esposto il risultato delle sue indagini. «E´ incerta - dichiara l´avvocato del Wwf, Vanessa Ranieri - l´origine del cdr che verrà avviato a combustione, perché non è specificato il materiale utilizzato, fatto che non aiuta a capire la qualità e la quantità di emissioni. Si aggiunga - prosegue Ranieri - che il sistema di monitoraggio in una delle aree a più alto rischio ambientale del paese pare del tutto inadeguato, come da tempo segnalano i residenti».
E´ a tutto campo la battaglia del Wwf. «Anche per il gassificatore di Albano ci rivolgeremo alla magistratura - annuncia il presidente Raniero Maggini - Le procedure di rilascio della Via, la valutazione di impatto ambientale, sono state quantomeno suggestive: prima la Via è stata negativa, poi sospesa, poi integrata, poi positiva. Ci hanno completamente escluso dal procedimento, nonostante avessimo presentato delle osservazioni. Siamo al di là dell´indisponibilità, siamo nel completo mancato rispetto delle regole». Per Maggini, «il sequestro del gassificatore appare provvidenziale in un contesto di assordante silenzio della politica, rotto solo in favore della demagogica difesa d´ufficio dell´impianto». «Si agita lo spauracchio del rischio Campania per attivare il gassificatore», dice ancora Maggini, che chiede al presidente della Regione Marrazzo «chiarezza, trasparenza e l´assunzione di responsabilità per una nuova pagina della gestione dei rifiuti del Lazio che sia incentrata sulla raccolta differenziata porta a porta».
La evocano tutti la chiarezza all´indomani del sequestro del gassificatore di Malagrotta, anche se da fronti diversi e con obiettivi diversi. «Ci sono molto cose da chiarire - afferma il senatore del Pdl Andrea Augello - non solo riguardo i problemi delle certificazioni mancanti, ma anche sull´origine dell´inchiesta, sul ruolo dell´Arpa e sul contesto politico che fa da sfondo alla vicenda». «Vogliamo vederci chiaro - dice anche il sindaco Gianni Alemanno - Malagrotta è un territorio già ampiamente massacrato da un modo errato di smaltire i rifiuti, come è la discarica. Nel costruire il futuro dello smaltimento, con gassificatori o altri impianti, non vogliamo ripetere gli stessi errori».
«E´ il sindaco Alemanno che deve fare chiarezza sullo smaltimento dei rifiuti, indicando da subito un sito alternativo per una nuova discarica», ribatte il capogruppo del Pd in Campidoglio, Umberto Marroni. Una scelta impopolare, che il Campidoglio è restio a operare, ma su cui fanno pressing Provincia e Regione. «E´ fondamentale avviare subito il gassificatore di Malagrotta - sostiene l´assessore provinciale alle Politiche del territorio Michele Civita - perché questa è una delle condizioni per chiudere la discarica unitamente all´aumento della raccolta differenziata. Il Comune di Roma inoltre deve trovare al più presto un sito per la nuova discarica».
Il deputato del Pdl Fabio Rampelli punta il dito sullo «sconcio della delibera di autorizzazione del gassificatore emanata nel 2005, a pochi giorni dalla fine della legislatura e senza alcuna trasparenza». «Occorre mettersi in testa - sottolinea Rampelli - che le scelte amministrative che hanno impatto ambientale e territoriale vanno negoziate con percorsi lineari e non possono essere calate dall´alto». «Siamo per la riaffermazione delle leggi, ogni impianto non può che essere a norma - ribadisce da parte sua il presidente della Regione Piero Marrazzo- Mi auguro che sia molto veloce il raggiungimento della legalità, se c´è, perché abbiamo bisogno di non mettere assolutamente in crisi la programmazione sulla politica dei rifiuti».


 

 

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Da Torino a Messina, passando per Milano e Bologna. Negli ultimi anni i bilanci comunali hanno visto entrare sempre meno incassi dalle strisce blu, con cali progressivi fino a 8-9 punti percentuali sull’anno precedente




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