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Energia e Clima > Kyoto e CO2

Brindisi, centrale Enel a carbone: un progetto di “cattura e sequestro” della CO2


 

Presentato a Brindisi il 17 febbraio 2011, presso la centrale termoelettrica “Federico II” di Cerano, il progetto di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica. Il “sequestro” della CO2 prevede la fluidificazione e l’iniezione della anidride carbonica in profondità, nei vecchi giacimenti di idrocarburi esauriti

 

di Giuseppe Miccoli
venerdì 18 febbraio 2011 18:22

 

Brindisi, centrale Enel a carbone: un progetto di “cattura e sequestro” della CO2
clicca sull'immagine per ingrandire

Catturare e stoccare l’anidride carbonica delle grandi centrali termoelettriche al fine di ridurre le emissioni climalteranti di CO2. Questo il progetto che l'Enel avvierà tra qualche giorno nella centrale “Federico II” di Brindisi. Se n'è discusso giovedì 17 febbraio 2011, nell'ambito del “IV Meeting del Network Europeo” dedicato ai progetti sulla CSS, “Cattura e Sequestro della CO2” (Carbon Capture and Storage) finanziati dalla Commissione europea attraverso l’European economic recovery programme.

L’incontro, di caratura internazionale, ha coinvolto circa 60 esperti con specializzazioni diverse. Hanno partecipato, inoltre, i rappresentanti dalla Commissione europea e del Department of energy degli Stati Uniti, oltre ad alcuni protagonisti americani del Ccs institute che, insieme ai colleghi europei, sono all’avanguardia per lo sviluppo della tecnologia di cattura e stoccaggio della CO2. Lo scopo era quello di condividere le pratiche attinenti la Ccs, applicabili ai differenti contesti territoriali. I partecipanti hanno potuto osservare sul campo l’impianto, prima della sua inaugurazione, e visitare la centrale termoelettrica, con i suoi sistemi di ambientalizzazione.

La centrale di Brindisi vantava, fino al 2009 lo spiacevole primato di 13 milioni di tonnellate di CO2 emesse in un anno (il 36%, delle 11 centrali attive in Italia). Per avere un altro termine di paragone, l’Ilva di Taranto ne produce 5,2 milioni. Il progetto pilota dell'Enel, già applicato su scala industriale in Europa, prevede la cattura e il sequestro dell’anidride carbonica attraverso un processo di post combustione. L’unico, finora, che può essere abbinato a centrali già esistenti. La CO2, dopo alcuni passaggi, viene fluidificata e trasportata per poi essere iniettata in profondità nelle cosiddette “trappole geologiche”, i vecchi giacimenti di idrocarburi ormai esauriti, capaci di contenere tale gas per diverse centinaia di anni.

Per la centrale di Brindisi, i costi di trasporto e perforazione sarebbero relativamente contenuti, in quanto la CO2 potrebbe essere iniettata direttamente in mare, così come è mostrato in un video della British geological survey, riconosciuta come un centro europeo di eccellenza per lo studio Css di CO2.

Tutto facile, dunque? Non esattamente. In tema di “Cattura e sequestro della CO2”, Greenpeace ha prodotto il rapporto “Sequestro di CO2: una falsa speranza”. Secondo l’associazione ambientalista questo sistema avrebbe dei costi ambientali ed economici molto onerosi: iniettare CO2 nelle sacche geologiche richiederebbe molta energia, pari al 40% della potenza sviluppata da una centrale. Inoltre l'eventuale fuoriuscita di nuvole velenose di CO2, creerebbe il cosiddetto effetto Nyos, ossia la morte di tutti gli esseri viventi per asfissia.


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Commenti:

EHXbiAjA5 - 28.02.2014 16:02

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