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Energia e Clima > Risparmio energetico
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Demagogia e interessi economici: per questo le città italiane sono troppo illuminate


 

Il presidente dell'Unione astrofili italiani, intervistato da Eco dalle Città su cause e conseguenze dell'inquinamento luminoso accusa: «I livelli di luminosità nelle città italiane sono superiori ai limiti di legge, ma la luce in eccesso non garantisce una maggiore sicurezza»

 

di Silvana Santo
venerdì 20 gennaio 2012 12:40

 

Demagogia e interessi economici: per questo le città italiane sono troppo illuminate
clicca sull'immagine per ingrandire

«Le città italiane sono troppo illuminate, perché le amministrazioni affrontano la questione della sicurezza delle strade in modo demagogico, facendola coincidere con la luminosità». Mario Di Sora, presidente dell'Unione astrofili italiani (Uai) si accende come una lampadina quando gli si domanda se in Italia esiste un problema di eccesso di illuminazione pubblica. «Nella maggioranza delle città – aggiunge – i livelli di luminanza sono superiori a quelli indicati dalle leggi regionali in materia e dalle norme tecniche sulla sicurezza dei cittadini». Di quanto superiori? «Mediamente del doppio, se non di più – risponde – In alcune strade di Latina abbiamo registrato valori di luminosità di 160 Lux, pari a 8 volte i livelli indicati dalla normativa».

I rischi per la salute
La Penisola, a quanto pare, somiglia sempre di più a un gigantesco albero di Natale, con conseguenze significative non solo sull'osservazione del firmamento (provate a distinguere le costellazioni nel cielo rossastro della notte urbana), ma anche, e soprattutto, sulla salute dei cittadini e sul benessere degli animali. «Oltre alle conseguenze negative sul comportamento degli animali notturni – spiega Di Sora – ci sono diversi studi che dimostrano i pericoli per la salute umana dell'eccesso di illuminazione pubblica». Secondo una equipe di ricercatori israeliani e statunitensi, ad esempio, l'esposizione a livelli elevati di luce artificiale interferirebbe con la normale produzione di melatonina, favorendo addirittura l'insorgenza del cancro. «In alcune fabbriche si è visto che le lavoratrici dei turni di notte, che passano molte ore sotto la luce artificiale, sono più esposte al rischio di tumore al seno».

L'illusione della sicurezza
La questione, dunque, non riguarda soltanto i romantici osservatori delle stelle o gli animalisti preoccupati per il benessere dei pipistrelli. Ma come la mettiamo con la sicurezza personale? Città più buie non sarebbero anche più pericolose? «Su questo c'è una grossa ignoranza legislativa da parte delle amministrazioni, che affrontano il problema in modo molto demagogico, perché è più semplice installare dei nuovi lampioni che mettere i Carabinieri per strada – spiega il presidente Uai – Eppure non esiste alcuna relazione tra la sicurezza delle strade e i livelli di luminosità, anzi: alcuni esperimenti dimostrano che in qualche caso si ottiene l'effetto contrario». Di Sora fa riferimento, in particolare, a una sperimentazione condotta a Chicago, dove l'intensità di alcuni lampioni stradali è stata portata da 90 a 250 Watt. «Dopo un po' è stato registrato un aumento dei crimini del 21% solo nelle aree maggiormente illuminate, segno che non è detto che intensificare la luce contribuisca ad aumentare la sicurezza», spiega (vedi i dati Uai allegati, ndr). Per contrastare questa «ignoranza legislativa», l'Unione degli astrofili sta pensando di coinvolgere l'Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani) in un progetto di sensibilizzazione delle amministrazioni locali, che punta anche ad offrire ai comuni la consulenza di associazioni no profit, che non hanno interesse a promuovere determinati sistemi di illuminazione piuttosto che altri.

Più luce, meno incidenti?
Resta ancora la questione della sicurezza stradale: l'opinione pubblica sembra abbastanza convinta che una maggiore illuminazione renda meno pericolosi gli incroci e le autostrade, ma neanche su questo ci sono pareri unanimi. «Diversi casi concreti, come un esperimento condotto in Francia poco tempo fa, dimostrano esattamente il contrario – dice Di Sora – L'aumento di luminosità rende gli automobilisti più sicuri, e quindi meno prudenti, tanto che nei tratti più illuminati aumentano sia la velocità media dei veicoli che il numero degli incidenti stradali». La chiave, secondo il presidente degli astrofili, non è quella di spegnere le luci ma di gestirle in modo più razionale, «rispettando i limiti di sicurezza fissati dalla normativa e riducendo la luminosità dopo la mezzanotte, quando il traffico sulle strade e il passaggio di pedoni calano sensibilmente».

Le leggi ci sono, ma...
In effetti, le leggi ci sarebbero: «Diciotto regioni italiane (tutte tranne Calabria e Sicilia, ndr) hanno già varato le leggi regionali in materia di inquinamento luminoso, ma almeno per quanto riguarda i livelli di luminanza e il risparmio energetico i provvedimenti sono rimasti lettera morta». Già, il risparmio energetico: perché è vero che aumentare la presenza di forze dell'ordine costerebbe di più rispetto ai lampioni stradali, ma non è che l'elettricità sia gratuita: «Se si rispettassero i valori fissati dalla normativa di settore – dichiara Di Sora – si risparmierebbero almeno 400-500 milioni di euro all'anno sulla spesa energetica complessiva». La luce, però, piace a molti, soprattutto nelle aree di valore storico e architettonico: «Nessuno chiede di oscurare i monumenti, ma solo di illuminarli in modo più razionale, diminuendo la luminosità come indicato dalla legge: se la luce sul Colosseo venisse abbassata del 30%, non credo che molti se ne accorgerebbero».

Il peso delle lobby
Lo noterebbero di certo le lobby dell'elettricità, che a quanto pare incoraggiano, per così dire, l'uso di sistemi di illuminazione non sempre efficienti e salubri. «Paghiamo il fatto che le multinazionali spingono verso la luce bianca perché hanno interessi economici da proteggere – accusa il presidente Uai – Ricordo una massiccia campagna della Philips per convincere le amministrazioni a convertire la luce dei lampioni da gialla a bianca, che non ha portato ad alcun risultato se non la vendita di migliaia di lampadine». Neanche i Led, al momento, sembrano offrire ancora una soluzione efficace. «I diodi non sono ancora vantaggiosi, perché costano 7 volte di più rispetto a un lampione tradizionale ma abbattono i consumi “solo” della metà – spiega Di Sora – anche se per fortuna sta migliorando la temperatura del colore: la luce blu che emettevano all'inizio non solo è dannosa per la vista, ma crea anche problemi a piante animali». L'unica strada davvero efficace, a quanto pare, è riscoprire il piacere naturale della penombra. Ricordandosi, magari, di alzare ogni tanto gli occhi al cielo.

(Foto di Fausto Mella)


 

 


Scarica i dati Uai sull'inquinamento luminoso (parte 1) [0,03 MB]

Testo tratto dal bimestrale "Astronomia" dell'Unione astrofili italiani


 

Scarica i dati Uai sull'inquinamento luminoso (parte 2) [0,03 MB]

Testo tratto dal bimestrale "Astronomia" dell'Unione astrofili italiani


 

 


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