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I cinghialini di Pino Torinese: da mascotte a calamità?


 

I quattro cuccioli di cinghiale che hanno intenerito la collina di Torino cominciano a crescere: di dimensioni, ma soprattutto di numero, ed ecco che arrivano le prime polemiche, assieme ad un’ordinanza che vieta di dar loro da mangiare. Ma c’è anche un altro fronte: è il Comune di Torino che deve accollarsi la messa in sicurezza dell’“accampamento” di cinghiali? Parla il Sindaco di Pino Torinese Andrea Biglia

 

di Elena Donà
mercoledì 15 febbraio 2012 16:49

 

I cinghialini di Pino Torinese: da mascotte a calamità?
clicca sull'immagine per ingrandire

Di sentir parlare di cinghiali mascotte il sindaco di Pino Torinese Andrea Biglia, non ne vuole sapere. I quattro cuccioli hanno intenerito prima i residenti, poi gli automobilisti di passaggio e ora visitatori che arrivano apposta per vederli, ma il Comune non ha nessuna intenzione di incoraggiare la curiosità dei torinesi, anzi: d’ora in poi nutrire i cinghialotti sarà espressamente vietato da un’ordinanza comunale, appena entrata in vigore, che non è affatto piaciuta al “fan club” dei quattro cuccioli. “Intanto non sono più quattro cuccioli – ci spiega al telefono il Sindaco Biglia – perché a forza di nutrirli il branco si è allargato, e ora si contano una dozzina di esemplari, tra cui animali adulti. L’ordinanza è una misura necessaria, innanzitutto per un problema di sicurezza stradale. Gli incidenti causati dalla presenza di cinghiali in strada non sono una novità purtroppo”.

Della questione si sta occupando anche la Provincia di Torino, che avrebbe già prelevato un esemplare, ma non per abbatterlo, assicura Biglia. Per farne cosa esattamente non lo sa, probabilmente un tentativo di reinserimento all’interno dei confini del parco. “All’interno della riserva il piano di contenimento provinciale non agisce. Nessuno parla di ucciderli, ma di qui a fare un’oasi per cinghiali…”.

I cuccioli, per quanto già visibilmente cresciuti in queste settimane, sono ancora piccoli e per ora non creano nessun fastidio, ma i contadini della zona sono furiosi. “I loro campi si trovano a ridosso del Parco del Po, che è una zona protetta in cui non si può cacciare. I cinghiali si rintanano nel parco durante il giorno e poi di notte devastano i terreni agricoli: chi glielo dice a questi contadini, che si ritrovano le colture distrutte e devono rifare tutto il lavoro da capo, che i cinghiali sono diventati una mascotte?”.

Insomma, più che proteste per l’ordinanza, al Sindaco le proteste sono arrivate per il rischio che gli animali comincino a sentirsi un po’ troppo a proprio agio fra le case. “Qui ci sono molte villette isolate, e non è la prima volta che qualche concittadino mi dice di essersi trovato cinghiali adulti davanti al cancello di casa. Certo non è il caso di incoraggiarli a venire più vicini”. Il Sindaco ci racconta che qualcuno si è già attrezzato con fili elettrici a basso voltaggio per recintare i propri terreni ad altezza quadrupede.

Non si potrebbe pensare ad una recinzione anche per il bosco a margine della strada, così che gli animali possano vivere indisturbati e indisturbanti? “A parte che parliamo di una zona troppo ampia per pensare ad una soluzione come questa, ma poi una decisione come questa non potrei nemmeno prenderla io: la Panoramica è di competenza del Comune di Torino”. E quindi anche il futuro dei cinghialini?

Leggi anche:
I quattro cinghialini di Pino Torinese

Famiglie contro il Sindaco: i cinghialetti hanno fame - da La Stampa del 15.02.2012

Aggiornamento 21 febbraio 2012
Leggi anche: La fuga dei cinghialetti finisce nell’Oasi in riva al Po


 

 

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