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Antonio Ballarin Denti, professore di Fisica dell’Ambiente a Brescia, commenta le alte concentrazioni di polveri sottili registrate nei giorni scorsi a Milano: "Dopo le nevicate è stato sparso molto sale, non ha piovuto e si è asciugato diventando polvere, aggiungendosi al particolato nell’aria, fenomeno questo ben noto nei paesi nordeuropei" - da Il Sussidiario.net del 22.02.2012

 

mercoledì 22 febbraio 2012 13:24

 

«I livelli così alti di polveri sottili a Milano sono dovuti essenzialmente a due fenomeni: innanzitutto al ritorno delle condizioni meteorologiche dello scorso dicembre, quindi alta pressione e inversione termica, che consiste in una temperatura al suolo più bassa di quella in quota, che impedisce il rimescolamento dell’atmosfera e quindi la diluizione degli inquinanti. Quando si verificano queste condizioni la stessa quantità di inquinanti viene diluita in un volume di aria molto minore e di conseguenza c’è una maggiore concentrazione al suolo». Antonio Ballarin Denti, professore ordinario di Fisica dell’ambiente e direttore del Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, commenta in questa intervista per IlSussidiario.net le alte concentrazioni di polveri sottili registrate nei giorni scorsi a Milano.

Professore, qual è il secondo fenomeno che ha causato questi livelli così alti di polveri sottili nell’aria?

A quello appena descritto, si è aggiunto un altro fenomeno del tutto indipendente: dopo le forti recenti nevicate è stato sparso molto sale sulle strade per evitare la formazione di ghiaccio. Il tempo poi è cambiato, non ha piovuto e il sale si è asciugato diventando polvere, che viene quindi risollevata dal moto turbolento del traffico, aggiungendosi al particolato nell’aria. Questo è un fenomeno ben noto, soprattutto nei paesi nordeuropei dove in inverno per lunghi periodi si sparge il sale. La direttiva europea attuale, che regola la qualità dell’aria, permette anche di non calcolare la componente costituita dal sale nella quantità di particolato misurata in atmosfera. In Italia però non avviene, non essendo questa per noi una componente frequente, e in parte questo spiega i valori così alti registrati in questi giorni.

Cosa pensa del protocollo ideato dalla Provincia, che blocca i diesel Euro 3 in città e in 34 comuni dell’hinterland?

E’ senza dubbio un provvedimento molto utile, perché la componente di emissione dei diesel Euro 3 contribuisce notevolmente ai livelli di inquinamento. Un diesel di generazione Euro 5, anche non dotato di filtro, fa registrare emissioni cinque volte più basse rispetto a un Euro 4, quindi probabilmente anche dieci volte inferiori rispetto a un Euro 3. E’ importante che questo provvedimento continui ad essere attuato, anche se in parte può risultare impopolare, visto che le automobili Euro 3, pur non essendo proprio di ultima generazione, non sono molto vecchie.

Secondo lei possiamo dire una volta per tutte che provvedimenti come Area C non sono efficaci ad abbattere i livelli di inquinamento?

Questo lo si sapeva fin dall’inizio. In passato è stato detto che l’entrata in vigore dell’ecopass aveva contribuito ad abbassare i livelli di smog anche del 30%, ma si trattava di affermazioni spesso basate su un colossale errore.

Quale?

In quegli anni avevamo assistito a un livello di precipitazioni, sia in termini di giorni che di quantità, di gran lunga superiore al decennio precedente. Quindi, per una normale variazione meteorologica, la pioggia aveva trasportato al suolo le polveri inquinanti. Il 2011 è stato invece un anno molto secco, ed ecco che infatti i valori sono tornati alti. L’amministrazione milanese aveva comunque fatto sapere che anche Area C non veniva istituita per abbattere l’inquinamento, ma per decongestionare il traffico, anche se da poco è stato annunciato che nell’aria risulta una minore presenza del cosiddetto “black carbon”, e questo effettivamente è vero.

Di che si tratta?

Nelle vie soggette alla restrizione Area C sono stati registrati valori più bassi di questa componente delle polveri sottili, chiamata appunto “black carbon”, che è quella più dannosa alla salute. Bisognerebbe però effettuare queste misurazioni anche nelle ore di punta in cui il provvedimento non è in vigore, oltre che nelle zone appena fuori la Cerchia dei Bastioni, per poter avere dati dettagliati e calcolati con rigore scientifico.

(Claudio Perlini)


 

 

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