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I gas refrigeranti non danneggiano l’ozono ma aumentano la temperatura globale - da Casa&Clima del 28.06.2012

 

venerdì 29 giugno 2012 14:34

 

In bella mostra su tutte le pareti dei condomini delle città indiane spicca l’ultimo status symbol dei Paesi in via di sviluppo: il condizionatore d’aria. Più economico di un’automobile, è comunque in grado di cambiare la vita nelle regioni calde e umide, dove studiare o dormire diventa complicato quando in casa si hanno temperature elevate. Nell’arco di un anno le vendite dei condizionatori d’aria sono cresciute del 20% in Cina e in India. Ma i gas refrigeranti emessi dai condizionatori contribuiscono al riscaldamento globale migliaia di volte più di quanto faccia l'anidride carbonica.

I gas dei condizionatori d’aria sono regolati in primo luogo da un trattato del 1987, chiamato Protocollo di Montreal, che rende obbligatorio l'uso di gas sempre più benigni. I più antichi refrigeranti CFC sono stati sostituiti dagli HCFC, che sono solo leggermente dannosi per l’ozono, ma il quantitativo emesso in atmosfera è in rapido aumento: il boom del mercato dell’aria condizionata nei Paesi in via di sviluppo è più che raddoppiato negli ultimi due decenni. Anche il refrigerante che viene ora usato negli Stati Uniti, chiamato HFC 410, sebbene etichettato come "ecologico" perché non danneggia l'ozono, produce un effetto di riscaldamento 2.100 volte superiore a quello dell'anidride carbonica.

Settimana scorsa a Rio de Janeiro, il Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, durante la Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, nota anche come Rio +20, ha proposto l’eliminazione graduale dei refrigeranti HFC, a causa del loro effetto di riscaldamento. In altre parole, ha chiesto ai Paesi in via di sviluppo di fare quello che gli States non hanno fatto: saltare questa generazione di refrigeranti. Al momento, però, non ci sono alternative valide. O meglio, alcune aziende chimiche hanno sviluppato dei condizionatori che non danneggiano l’ozono e non provocano riscaldamento, ma questi prodotti richiedono nuove norme di sicurezza perché i gas che utilizzano sono infiammabili o tossici.

Durante un incontro di quattro giorni a Montreal nel mese di aprile, circa 200 rappresentanti internazionali hanno partecipato alla riunione del Comitato Esecutivo del Protocollo e si sono scontrati su come adattarsi alle mutevoli circostanze. Per ora c’è una situazione di stallo che, tra l’altro, è favorita da interessi commerciali. Alcuni produttori politicamente influenti, come Gujarat Fluorochemicals in India, Zhejiang Dongyang Chemical Company in Cina e Quimbasicos in Messico (di cui Honeywell detiene il 49 per cento) sono piuttosto restii ad abbandonare un business consolidato per lanciarsi su nuove tecnologie eco-friendly, almeno finché non sarà chiaro quali e quanti Paesi decideranno di adottarle.

REFRIGERANTI A IMPATTO ZERO? Tutte queste preoccupazioni hanno generato un interesse molto diffuso anche sui refrigeranti a basso GWP, quali l’anidride carbonica (CO2), l’ammoniaca, gli idrocarburi ed i refrigeranti a bassa infiammabilità, classificati “A2L” secondo i criteri di sicurezza dello Standard Ashrae 34-2007. La loro adozione è però spesso ostacolata da regolamenti che individuano sia nella infiammabilità che nella tossicità due elementi pericolosi.

Per meglio comprendere l'utilizzo di questi gas negli Stati Uniti (US), nell’Unione Europea (EU) e in Giappone, alcuni studiosi hanno svolto una ricerca su quali standard e regolamenti influenzano l'applicazione di tali refrigeranti. I risultati comprendono l’identificazione dei regolamenti chiave ostativi e le raccomandazioni per poterli superare al fine di facilitare l’utilizzazione dei refrigeranti a basso GWP. La ricerca, inoltre, ha esaminato anche gli aspetti riguardanti le applicazioni di refrigerazione fissa, condizionamento fisso e condizionamento dei veicoli (condizionamento mobile) ed è estesa a ciascuna delle tre regioni indicate.

CO2. Per quanto riguarda il refrigerante CO2 non sembra che vi siano in realtà importanti barriere di regolamenti che ne limitino l’applicazione in nessuna delle tre regioni considerate. Negli Stati Uniti si deve richiedere l’approvazione EPA-SNAP per la refrigerazione ed il condizionamento stazionari. Nello stesso tempo, la progettazione di sistemi a CO2, a causa della loro alta pressione di funzionamento, deve affrontare alcuni ostacoli. Ad ogni modo, non sembrano esistere alte barriere che precludano la via all’adozione di questi fluidi.

AMMONIACA. L’ammoniaca è in uso da decadi come refrigerante, limitatamente alle applicazioni industriali. L’unica barriera significativa alla sua espansione è la tossicità.

IDROCARBURI. Gli idrocarburi per la loro infiammabilità debbono affrontare serie difficoltà in sede di adozione a largo raggio negli Stati Uniti. Gli standard e i regolamenti attuali permettono l’uso di piccole cariche sufficienti solo per la refrigerazione domestica e, forse, per il piccolo commercio. Ci vorranno altre importanti ricerche sulla sicurezza degli idrocarburi per superare le barriere poste alla loro utilizzazione in sistemi più grandi. I regolamenti europei sono meno restrittivi e non completamente legati ai quantitativi delle cariche. Comunque, le norme attuali pongono delle barriere all’uso degli idrocarburi nei sistemi di condizionamento e refrigerazione ad espansione diretta.

FLUIDI A2L. Poiché i fluidi A2L hanno minore infiammabilità rispetto ai tradizionali A2, stanno guadagnando sempre maggiore accettazione con la sotto- classe introdotta nella classificazione Ashrae, con i cambi in bozza dello Standard ISO817 e con l’approvazione ormai confermata ai fluidi A2L da parte di EPA-SNAP nelle applicazioni mobili. Per il loro utilizzo sono comunque sempre necessarie alcune modifiche alle apparecchiature per ottemperare agli standard di sicurezza ed ai codici degli edifici. Questi fluidi hanno già fatto molti progressi negli Stati Uniti ed in Giappone, mentre l’Europa non li ha ancora incorporati nei suoi regolamenti. (Articolo originale)


 

 


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