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Grattacielo non porta Consiglio ma polemiche
Bresso felice che il suo successore abbia cambiato opinione. Dal progetto paiono spariti gli spazi per l'Aula. Grillini puntano il dito sugli sprechi e sullo sfregio dello skyline di Torino - da Lo Spiffero.com
venerdì 27 luglio 2012 13:04
Ha fatto a malapena in tempo ad inaugurare la “terrazza panoramica sul cantiere”, che già piovono su Roberto Cota critiche. L’erigendo grattacielo che dal 2015 dovrebbe riunire in un’unica sede gli uffici regionali riaccende le polemiche, mai sopite, sulla ratio di un’opera imponente (209 metri), parecchio onerosa (220 milioni) e decisamente atipica rispetto al profilo tradizionale degli edifici di Torino. Molti ricordano che proprio il governatore leghista aveva espresso in passato più di una riserva.
Evidentemente, a leggere le dichiarazioni entusiastiche di ieri, ha cambiato idea. «Sono felice che Cota si sia ricreduto, fino a poco tempo fa sosteneva la netta contrarietà al progetto», commenta Mercedes Bresso, ex presidente della Regione, sotto la cui giunta si è compiuta la maggior parte del lavoro preliminare, progettato ancora durante l’amministrazione guidata da Enzo Ghigo. «Cota molte volte si era dichiarato contrario al progetto – continua – fino ad arrivare all’impegno del blocco del progetto. Poi come spesso capita delle sue prese di posizione non rimane nulla, fino a ieri quando si è mostrato sorridente sostenitore di posizioni opposte a quelle fermamente dichiarate in precedenza». Non è sorpresa più di tanto l’ex Zarina: «Il presidente ci ha abituati alle sue dichiarazioni roboanti, ma in questo caso delle sue sparate non è rimasto neanche un eco. In ogni caso rimango convinta dell’utilità del progetto per il Piemonte e anche per l’istituzione regionale, mi domando che fine abbia fatto la parte che prevedeva anche il Consiglio regionale. Se si vuole ottenere una vera razionalizzazione degli uffici regionali – conclude Bresso – sarebbe assurdo mantenere l’Assemblea nel centro storico e tutti gli altri uffici concentrati nell’area ex Avio».
La questione è al centro di una lunga riflessione anche degli esponenti del MoVimento 5 Stelle. In una nota, il capogruppo a Palazzo Lascaris Davide Bono punta il dito sull’ennesima «colata di cemento spacciato per "nuovo quartiere ecosostenibile" come ne abbiamo visti tanti a Torino (es. le spine)». La posizione dei grillini è di «indubbia perplessità, infatti pensiamo che oggi sia pressoché impossibile riuscire a vendere palazzi di pregio in centro città a prezzi congrui e nutriamo anche forti dubbi sulla scelta edificatoria di un grattacielo». Bollano come «patetiche le definizioni del presidente che avrebbe lanciato il guanto di sfida al Pirellone lombardo e addirittura a New York. Ribadiamo, e con noi sono la maggioranza dei Torinesi, che Torino ha una skyline precisa con le colline e l'arco delle montagne a far alternativamente da sfondo alla guglia della Mole Antonelliana. Rovinare questo patrimonio con dei colossi di cemento significa, come al solito,non aver intenzione di lasciare alle generazioni future i beni accumulati dai nostri predecessori». Per Bono, inoltre, è «risibile» l’impatto occupazionale: «300 lavoratori per 300 milioni di euro, vorrebbe dire 1 milione di euro a persona. O meglio, diremmo noi: un reddito di cittadinanza di 5.000 euro l’anno per 10 anni per 6.000 persone. Peccato che la matematica non sia di casa in Regione. Ancora chiediamo di ridurre l’altezza dell'edificio a 100 metri, recuperando eventualmente altra volumetria nell'immensa area limitrofa. E di risparmiare qualche milione, perché della solidità dell'operazione finanziaria in questo momento di crisi non siamo per nulla convinti».
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