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Cycling London, anche nella capitale inglese l'ultima moda è la bicicletta
La gente ha capito che non esiste mezzo più veloce, economico
e divertente. E nascono movimenti per i diritti dei ciclisti - da La Stampa.it del 30.07.2012
lunedì 30 luglio 2012 11:02
clicca sull'immagine per ingrandire
di Sergio Dogliani
Da vent’anni la mia giornata comincia su due ruote, la posizione migliore per apprezzare il cambiamento graduale delle stagioni, il profumo della natura, il verde, il giallo e il rosso delle foglie, le tinte assortite di anitre, cigni, oche canadesi, cormorani, volpi, scoiattoli e porcospini - insomma, tutto quello che fa parte della flora e della fauna locale. Ma non solo la natura: andando a lavorare (o a passeggio) in bicicletta, ho anche modo di ammirare la splendida architettura urbana e inalare storia millenaria. Sono fortunato, devo dire, soprattutto se penso ai milioni di persone che, mentre io pedalo tranquillamente (addirittura fischiettando, se c’è il sole), si stressano su autobus e metropolitane strapiene - perché questo offre Londra, la scelta di un abbonamento perpetuo a dieci viaggi settimanali stretti come sardine al prezzo di un mini-mutuo su trasporti pubblici per niente eccezionali, o il vivere a un ritmo più umano, a misura di ruota.
Anche se negli ultimi anni si sono affermati ciclisti come Mark Cavendish e Bradley Wiggins e molta gente fa ciclismo agonistico, in Gran Bretagna la bicicletta viene ancora vista innanzitutto come un mezzo di trasporto. Spostarsi in bicicletta a Londra è ormai la scelta quotidiana per molti - non siamo ai livelli olandesi, dove il 27% degli spostamenti avviene in bici (contro il 2%), ma è un gran balzo in avanti rispetto a soli dieci anni fa, quando in bici ci andava meno della metà della gente. La gente ha capito che non esiste mezzo più veloce, economico, sicuro e divertente.
Recentemente la London Cycling Campaign (Lcc) ha lanciato una nuova campagna di sensibilizzazione all’uso della bicicletta, chiamata giustamente «Love London, Go Dutch» (Ama Londra, fai all’olandese), con l’adesione dei cinque candidati sindaco, che non potevano rischiare di non allinearsi. La campagna ha raccolto una petizione di 40.000 firme, ha organizzato The Big Ride, una pedalata che ha visto 10.000 persone sfilare sotto una pioggia battente, rivendicando i diritti dei ciclisti. Un mese dopo, il neo-rieletto sindaco Boris Johnson ha promesso stanziamenti di 170 milioni di euro nei prossimi due anni, da aggiungersi ai fondi già investiti (grazie anche al privato) per creare 12 piste ciclabili nella capitale.
Tutte queste conquiste sono il culmine di un movimento di sensibilizzazione che da anni organizza, tra le altre cose, le pedalate del «critical mass», evento che l’ultimo venerdì del mese attira migliaia di ciclisti di tutte le abilità a Waterloo, per pedalare poi (in gruppo, legalmente ma senza itinerario), per le vie del centro, a dispetto di automobilisti ormai vicini al collasso, visti i prezzi della benzina, il costo del transito automobilistico urbano di 12 euro al giorno, e spostamenti nella capitale che raggiungono una velocità media di 10 miglia all’ora (esattamente come 100 anni fa, al tempo delle carrozze a cavallo). Il bello della bicicletta è anche far parte di questo.
Nel corso degli anni io ho messo a frutto il grande senso pratico anglosassone, e mi sono equipaggiato per poter arrivare al lavoro - vento, pioggia o sole che sia - in buone condizioni, con giacca e cravatta senza una piega. Come mezzi alterno un’efficacissima Marin californiana con la Brompton, una meraviglia di ingegneria britannica che si piega in 20 secondi netti, così piccola da poterla parcheggiare sotto la scrivania. Ma visto che siamo in Inghilterra, la pragmaticità va sempre a braccetto con l’eccentricità: ecco allora strade popolate da bici di qualsiasi forma e misura, pieghevoli, da corsa, mountain bike, tricicli, con carretto, bohémienne, a ruota fissa (con, ma preferibilmente senza freni) e poi le curiose ma comodissime recumbents , per non dimenticare poi le pedalate naturiste in centro. Molto di moda ultimamente anche le bici-caffetterie, locali di tendenza dove ci si trova per riparare da sé (o farsi riparare) la bici, ma anche per godersi brioche e cappuccino con amici (ciclisti e non).
Le biciclette sono diventate anche un’ispirazione nella fotografia, al cinema o a teatro - penso allo spettacolo che ho visto con mio figlio Rocco (10 anni, ciclista giornaliero come me): Ladri di biciclette , in versione teatro acrobatico di strada, aggiornata, con colonna sonora hip-pop, danza e bici bmx. Ma non sempre è così facile vivere la bicicletta qui: impossibile ignorare i furti di selle, luci, ruote, telai (spesso tutti insieme), decine di migliaia all’anno. E peggio ancora constatare l’aumento di ciclisti morti su strada, 16 l’anno scorso, quasi tutti vittime dell’imprudenza di automobilisti e camionisti - a ricordarcelo sono le bici-fantasma, tutte dipinte di bianco, monumenti alla memoria ciclistica.
Nonostante questo, l’aumento dell’uso della bicicletta, anche tra i bambini, fa sperare nel futuro, perché una sana abitudine alle due ruote è una scorciatoia per la felicità. Lo diceva anche John Lennon: quando da bambino gli avevano chiesto cosa voleva diventare da grande, lui aveva risposto semplicemente: felice. E alla sua felicità contribuiva anche la bicicletta: «Da bambino avevo un sogno, volevo avere una bicicletta tutta mia. Quando sono riuscito ad averne una, devo essere stato il bambino più felice di Liverpool, forse del mondo. Vivevo per quella bicicletta. Alla sera, la maggior parte degli altri bambini ritiravano la bicicletta nel cortile. Io no. Io insistevo nel portarmela in casa, e la prima notte l’ho persino tenuta nel mio letto».
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