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La Stampa: "Il grattacielo è a metà strada". Faraggiana: "Un'opera inutile"


 

La “torre” del Gruppo Intesa Sanpaolo è arrivata a 80 metri, e ormai svetta cambiando il panorama della città. Cresce di tre piani al mese e sarà pronto a fine 2013: il trasloco l’anno dopo. Quando sarà terminato, il grattacielo misurerà 166 metri. All'articolo de La Stampa del 04.08.2012 risponde un intervento di Giorgio Faraggiana, membro del comitato Non Grattiamo il Cielo di Torino

 

lunedì 06 agosto 2012 12:41

 

La Stampa: "Il grattacielo è a metà strada". Faraggiana: "Un'opera inutile"
clicca sull'immagine per ingrandire

Il grattacielo è a metà strada - da La Stampa del 04.08.2012

Antonella Mariotti

«Grattacieli come alberi nelle città del futuro». Era il sogno dell’architetto Giò Ponti, e lo scriveva nel suo libro di aforismi «Amate l’architettura», era il 1966. Dopo quarantasei anni Torino punta al futuro partendo proprio dal cielo, anzi tentando di arrivarci con i 166 metri della grande torre del Gruppo Intesa Sanpaolo progettata da Renzo Piano. Ieri all’angolo di corso Vittorio Emanuele II era tempo di sopralluoghi con Piano, Enrico Salza e molti dei progettisti e ingegneri che sovrintendono i lavori di quello che diventerà uno dei simboli della nuova città, che sta cambiando l’orizzonte dei torinesi, abituati alla guglia della Mole, unica a trafiggere il cielo come uno spillo. Adesso a guardarlo dal ponte di corso Castelfidardo sembra che voglia chiudere un tracciato di acciaio, con le sagome delle gru che lo sovrastano. Dalla fine dall’anno prossimo la «torre» Intesa Sanpaolo gareggerà con la Mole contro le nuvole, e perderà per un metro soltanto, 167 il simbolo di Torino, 166 il grattacielo della banca ma qui alla fine della corsa in alto, ci sarà una terrazza per guardare giù e intorno. «In questo momento vede campeggiare il numero 17, ma siamo arrivati a 82 metri di altezza e stiamo lavorando al ventesimo piano dei “cores” in cemento armato». Vincenzo Turini fa parte della squadra scelta dal Gruppo Intesa Sanpaolo per controllare i lavori. E il grattacielo che sale al ritmo di tre piani al mese è tutto «made in Italy», le imprese degli impianti e delle alte tecnologie sono tutte tricolori. Ci sono Rizzani De Eccher ed Implenia che partecipa con la sua parte italiana appunto e poi Cometal, società di carpenteria metallica di Parma, e ancora Mbm di Verona, la Bit di Treviso, Cimolai, l’impresa costruttrice delle megacolonne, di Pordenone. E italiana è pure la più grande impresa al mondo che costruisce «facciate» la Permasteelisa group, con branche operative anche in Australia e a Hong Kong, la stessa che ha partecipato alla realizzazione della “Scheggia”, l’altro grattacielo di Renzo Piano a Londra, il più alto d’Europa con 310 metri. E ancora per il cemento c’è la Buzzi Unicem della vicina Casale Monferrato, per il ferro di armatura del cemento armato la Presider di Borgaro Torinese e la Capital Ferro di Chioggia. E l’elenco è ancora lungo per gli impianti e per i subappalti «tutte eccellenze» sottolinea Turini che ci tiene a dire anche: «I tempi sono quelli schedulati e previsti, finire entro il 2013 e iniziare l’insediamento con i traslochi nella primavera dell’anno successivo per concludere tutto lo spostamento delle duemila persone entro il 2014». Una torre che cambia lo skyline di Torino, progettata secondo i più avanzati principi di sostenibilità ambientale, «forse non tutti sanno che - spiega Turini - il sistema di riscaldamento/raffrescamento sfrutta l’energia dell’acqua di falda attraverso l’uso di pompe di calore, e che dunque non bruceremo combustibili fossili, non immettendo in atmosfera inquinanti». Un grattacielo “green” che sfrutta l’energia geotermica. Tutto questo è il frutto del lavoro di molti «le risorse umane sono un numero importante - conclude Turini - in questo momento sono al lavoro 94 progettisti tecnici; dei 130 operatori di cantiere più di un terzo sono italiani, il 18% marocchini, il 15% kosovari, il 9% rumeni e il 23% serbi. Questi ultimi, esperti in saldatura, sono delle vere eccellenze vantando in questo settore una forte tradizione ed esperienza».


Grattacielo inutile a Torino

Giorgio Faraggiana*

L'esperienza dello Stadio delle Alpi ci dovrebbe insegnare qualcosa: una grande opera magnificata all'epoca della costruzione e divenuta un incubo 20 anni dopo fino alla demolizione.
Le lodi attuali al grattacielo sono altrettanto fuori luogo: è una tipologia costruttiva per nulla adatta alla storia e al paesaggio di Torino, ma soprattutto sbagliata dal punto di vista della convenienza. Costo elevatissimo del ciclo completo di vita (costruzione, manutenzione, gestione, demolizione e smaltimento), scarso utilizzo delle cubature interne, forte dispendio energetico, per citare i problemi più importanti. Ma lo sono anche quelli considerati di minor di rilievo, come l'ombreggiatura procurata su un'area circostante di notevoli dimensioni, l'impatto sulle falde delle acque, gli squilibri idrici sotterranei prodotti dall'impianto geotermico (peraltro insufficiente per l'intero edificio nonostante i 18 pozzi), l'intasamento del traffico indotto e le necessità richieste dalla logistica.
Appaiono qunto meno ridicole le giustificazioni che fanno ritenere che l'opera dia lavoro a imprese italiane, quando comunque due terzi della manovalanza sono stranieri e nulla si sa sulla nazionalità dei progettisti tecnici (lo studio di Renzo Piano impegnato nel progetto non è in Italia). Certo non è questo il motivo del contendere: fondamentale è che non risulta chiara la necessità di costruire l'opera e tanto meno è chiaro da chi sarà occupata! Intesa San Paolo continua a ridurre drasticamente il personale dipendente. L'opera è inutile e si tratta di un'ennesimo spreco di risorse materiali e di energia.
Una città è vivibile in funzione della qualità: le costruzioni migliori sono quelle su viali alberati che non superano l'altezza delle piante. Sono dimensioni che consentono una buona fruibilià dei volumi interni, ombra naturale, freschezza notturna senza accumulo di calore nelle masse esposte al sole, assorbimento dell'acqua superficiale senza eccessiva impermeabilizzazione del suolo. Ma, in ultima istanza, perchè costringere la gente a vivere in gabbia dentro a alti edifici?

*membro del comitato Non Grattiamo il Cielo di Torino


 

 

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