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Perché sì - michele giugliano

 

 

«Smaltite tutte le ecoballe, non conviene realizzare un inceneritore»

 

lunedì 01 dicembre 2003 11:46
(ultima modifica lunedì 01 dicembre 2003 00:00)

 

Il professor Michele Giugliano, del dipartimento idraulica e ambiente del Politecnico di Milano e consulente di Asm Brescia, conosce bene l´emergenza trentina avendo fatto tra l´altro parte del gruppo di lavoro sui sistemi di pre trattamento, dove era il più strenuo difensore dell´inceneritore tout court.
Professor Giugliano, perché sì all´inceneritore?
L´inceneritore è una tecnologia disponibile e utilizzata. Laddove ci sia un contesto che la giustifica non ci sono particolari problemi.
I sostenitori del no dicono che qui però il contesto, per ragioni soprattutto orografiche, non è favorevole.
Questo non è assolutamente vero perché non ci sono problemi particolari di ordine sanitario proprio perché le emissioni sono basse e del tutto confrontabili con altre attività diffuse. La tecnologia è a livelli tali che l´inceneritore non è più un impianto che emette particolari quantitativi. Non a caso abbiamo l´inceneritore di Vienna in centro città, quello di Zurigo anche, quello di Parigi nell´immediata periferia, qui a Milano io ce l´ho a 300 metri. Quindi non è questione di andarlo a mettere nel deserto come una scoria nucleare.
Ci possono essere possibili effetti moltiplicativi con i gas di scarico delle auto e dei Tir che passano sulla vicina autostrada?
Come ogni altra combustione. Se avete un condominio che usa olio combustibile l´inquinamento è del tutto confrontabile con quello di una combustione di rifiuti trattata. Certo, se ne potessimo fare a meno sarebbe molto meglio, però i valori delle emissioni sono quelli che sono e si tratta perciò di accettarne il rischio limitato.
A proposito di poterne fare a meno, alcune correnti di pensiero, tipo le «zero waste», dicono che è possibile.
Io sarei il primo a metterci la firma. Se si riesce a produrre zero rifiuti nel giro di poco tempo. Il fatto è che voi non potete aspettare più di tanto, avete già accumulato una quantità imponente di rifiuti e ne state accumulando ancora. Lo zero waste non è un´alternativa credibile a tempo breve.
Qual è secondo lei il dimensionamento ideale dell´impianto di Trento?
Io su questo non voglio entrare perché non ho studiato a fondo il problema. Certamente si tratta di fare tutto il possibile per sviluppare la raccolta differenziata, che porti però effettivamente al riciclo dei rifiuti raccolti e non al semplice stoccaggio, altrimenti siamo daccapo. È chiaro che questo sforzo va fatto al massimo grado. Ma però in tutti i sistemi internazionali evoluti, alla fine di questa grande operazione, fatta in Danimarca e in Svezia ai massimi livelli, quello che rimane di norma va all´inceneritore. Quindi non c´è conflitto tra raccolta e incenerimento, basta dimensionare adeguatamente.
C´è il problema delle scorie. I detrattori dicono: comunque rimane il 30% di materiale.
Il 30% no perché ora, dopo la differenziata, si arriva a malapena al 20%. Certamente ci sono le scorie, che però possono essere adeguatamente sistemate.
Cosa pensa della pirolisi e della gassificazione, proposte come alternative «pulite»?
Che sono tecnologie complesse e assolutamente non asseverate. Io se fossi un´amministratore che deve smaltire 2 o 300 tonnellate al giorno starei attento a fare una scelta di questo tipo.F.G.


 

 

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