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LETTI PER VOI - "Ma sì, diamo un taglio ai pantaloni". La moda anti caldo è già in passerella


 

Gli stilisti aprono l´epoca del bermuda-chic, per manager sensibili ai consumi energetici - da Repubblica del 26.06.2005

 

lunedì 27 giugno 2005 10:19
(ultima modifica giovedì 25 gennaio 2007 00:00)

 

Laura Asnaghi

La moda anti-blackout già sfila in passerella. Servono i pantaloni corti da ufficio per ridurre i consumi energetici, come suggeriscono i giapponesi? E, allora, eccoli i bermuda-chic, in gessato, in lino e fresco di lana, per manager che non vogliono rinunciare a uno stile sobrio. I primi a dare il via libera ai pantaloni corti sono i Dolce e Gabbana: «Ma ben vengano - dicono - e a chi si scandalizza di fronte a un manager che mostra la rotula, ricordiamo che il business si fa con la testa e non con le gambe». Tra i giovani stilisti, anche Antonio Marras è favorevole a dare un taglio ai pantaloni «soprattutto adesso che, con il caldo tropicale, si rischia il blackout». E aggiunge: «Io propongo un modello di alta sartoria, bello ed elegante, che nessuno può criticare». Pronto a adottare il pantalone anti-crisi energetica, è anche il giovane Kean Etro: «Che noia la divisa da lavoro, rompere gli schemi fa bene all´anima e alle mente. Io dico: "proviamo, perché no?", magari senza giacca e cravatta e con la gamba fresca si scatena anche la fantasia e facciamo qualcosa di bello per il nostro paese». Il caldo fa saltare gli impianti elettrici e rivoluziona la classica divisa da lavoro maschile. «Si dice che l´abito fa il monaco - osserva Elio Fiorucci - ma è altrettanto vero che non basta una bella divisa per fare un bravo manager. Non fermiamoci alle apparenze». Il pantalone corto piace ai giovani creativi ma non tutti gli stilisti lo promuovono. Anzi, Gianfranco Ferré, lo stilista-architetto, lo boccia sonoramente. «Lasciamo bermuda e braghette al tempo libero - dice -. In ufficio credo sia giusto presentarsi con un certo stile anche se le temperature sono proibitive. Di sicuro nei giorni di caldo equatoriale ci si può liberare dalla cravatta. Ma i pantaloni lunghi sono d´obbligo. E poi esistono abiti in tessuti ultraleggeri che consentono il massimo della freschezza, senza che venga meno quell´imprescindibile livello di ordine e di buon gusto che deve caratterizzare l´abbigliamento maschile». Dalla parte di Ferré si schiera anche il giovane Francesco Mondadori, il figlio ventunenne dell´editore milanese, ancora studente e già consigliere di amministrazione del Milan e della casa editrice del padre. «In ufficio, il pantalone al ginocchio non funziona - spiega - ci sono codici che vanno rispettati. Io amo i jeans ma se devo concludere un affare non ho dubbi e scelgo un abito classico tagliato su misura da Caraceni». A difendere la "sacralità" della divisa da manager, c´è anche Saverio Moschillo, l´imprenditore che ha lanciato John Richmond, il marchio famoso per i suoi jeans lussuosi e trasgressivi, quotati anche 500 euro. «I blackout sono un problema reale - ammette Moschillo - ma un manager in braghe corte rischia di essere ridicolo. Meglio quindi risolvere il problema della crisi energetica a monte, senza accorciare i pantaloni». Daniela Santanchè, parlamentare di An, inorridisce all´idea di maschi che siedono in consiglio di amministrazione con il polpaccio villoso in mostra: «No, grazie, lasciamo i calzoncini ai giapponesi. Loro dimenticano che la forma è sostanza e i ruoli vanno rispettati». «Certo i super manager di una società devono rispettare una certa etichetta - spiega Alessandro dell´Acqua, lo stilista partenopeo trapiantato da anni a Milano - ma chi ha la fortuna di fare soldi sfruttando la creatività può osare anche il bermuda. Tanto più se serve a risparmiare sui condizionati d´aria sempre accesi. Con la testa calda, le idee vanno a farsi friggere».


 

 

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