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Energia e Clima > Kyoto e CO2

Kyoto chiama Italia: fonti rinnovabili, efficienza, risparmio


 

Energia: + 11% i consumi energetici negli ultimi 10 anni, +12% dal 1990 le emissioni di CO2 - il resoconto di Legambiente del 23.11.2005

 

giovedì 24 novembre 2005 13:00
(ultima modifica venerdì 12 gennaio 2007 00:00)

 

Quale futuro energetico per l’italia?

Legambiente a confronto con Romano Prodi con Della Seta, Ferrante, Realacci e Conti, Gatta, Bollino


Un aumento dell’11% dei consumi elettrici negli ultimi dieci anni (ben oltre la media europea) e una crescita del 12% delle emissioni di CO2 dal 1990 ad oggi. Mentre i cittadini vedranno nei prossimi mesi un rincaro delle bollette tra il 4 e il 5%. In queste tre cifre si può ragionevolmente sintetizzare lo scenario energetico italiano. Un settore che ha perso pesantemente terreno rispetto a molti paesi europei e che oggi sopporta i costi variabili più pesanti d’Europa pur vantando i margini di guadagno più elevati. Una questione che riguarda il futuro energetico italiano, soprattutto perché il differenziale di innovazione con il resto d’Europa rischia oggi di tradursi in un differenziale nei tassi di crescita del Pil e d’inflazione, d’inchiodarci ad altri anni di stagnazione e ad un progressivo declino.

Ecco dunque le ragioni del confronto di oggi tra Legambiente e Romano Prodi nel convegno “Kyoto chiama Italia” promosso dall’associazione ambientalista e svoltosi a Roma. Un dibattito che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Andrea Bollino, presidente GRTN; Roberto Della Seta, presidente di Legambiente; Fulvio Conti, amministratore delegato Enel; Enzo Gatta, presidente di Assoelettrica; Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente; Massimo Mucchetti, Corriere della Sera; Francesco Ferrante direttore generale Legambiente; Massimo Scalia, movimento Ecologista; Duccio Bianchi, Ambiente Italia; Massimo Serafini, responsabile energie rinnovabili di Legambiente; Edoardo Zanchini, responsabile infrastrutture e trasporti di Legambiente; Gianni Silvestrini, Kyoto Club.

Il vero nodo della discussione oggi è un modello energetico che a livello mondiale continua a essere incentrato sui combustibili fossili e magari anche a un rilancio del carbone. “E’ a questi problemi e alle conseguenze dello scenario in corso – dichiara Roberto Della Seta, presidente di Legambiente - che occorre trovare una risposta concreta ed economicamente sostenibile, promuovendo un modello alternativo che sia capace di disegnare una prospettiva di sviluppo fondata su risparmio energetico e su fonti rinnovabili, di rilanciare innovazione e ricerca per farci uscire dall’economia del petrolio e costruire un futuro più sicuro, pulito, moderno”.
Sarà superfluo ricordare forse come nulla sia stato fatto per riequilibrare il sistema dei trasporti a favore della ferrovia e del cabotaggio, anzi con la Legge obiettivo si è imboccata la via opposta (oggi i quattro quinti dei passeggeri e delle merci viaggiano su gomma, siamo la “maglia nera” d’Europa); nulla, ancora, per sviluppare le fonti energetiche pulite: nell'energia eolica siamo dietro anni luce alla Germania e alla Spagna, nel solare siamo quasi all’anno zero; nulla per potenziare la ricerca sull’innovazione energetica, a cominciare dall’idrogeno. Infine è evidente l’assenza di una strategia per adempiere agli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto, E’ una politica di corto respiro, che manda un segnale negativo all’industria italiana, permette alle aziende qualche sconto rispetto ai costi previsti per lo sforamento degli obiettivi e alle multe previste dalla Direttiva, consente di continuare in una direzione sbagliata (ma le emissioni saranno comunque maggiori, con una spesa prevedibile nell’ordine di 500milioni di Euro).
“Invece – continua Della Seta - si deve guardare lontano, ad una prospettiva di generazione distribuita se si vuole dare risposta ai problemi della bilancia energetica italiana. Occorre partire dalle diverse esigenze della domanda elettrica, termica, industriale, di mobilità per conseguire obiettivi di efficienza e di riduzione dei consumi capaci di produrre vantaggi economici e una nuova prospettiva industriale”.
Come per esempio puntare con decisione alla riduzione dei consumi e dei fabbisogni energetici, di almeno il 20%, a parità di comfort e servizi: sembrerebbe un obiettivo ambizioso ma è invece, grazie anche all’innovazione tecnologica, a portata di mano. Serve volontà politica.
Realizzare contemporaneamente un forte sviluppo delle fonti rinnovabili che arrivi a produrre il 25% dell’elettricità con energie “pulite” e a raddoppiare il ruolo rispetto al fabbisogno energetico. E’ possibile in cinque anni realizzare uno straordinario sviluppo dell’eolico (triplicando gli impianti già installati), del solare fotovoltaico (al ritmo di 500MW l’anno), del solare termico (500mila mq l’anno), delle biomasse. Perché oggi diverse fonti rinnovabili sono già mature e hanno solo bisogno di regole chiare per l’integrazione e di incentivi trasparenti come il “conto energia”. Investire nelle fonti rinnovabili permette di creare circa 10 volte più occupazione rispetto alle tecnologie tradizionali, puntare sull’efficienza consente di realizzare risparmi economici consistenti in pochi mesi.
Aumentare l’efficienza nella produzione convenzionale e la sicurezza della rete nella prospettiva di una generazione diffusa. Negli impianti industriali e nel parco centrali esistente occorrono interventi di razionalizzazione e recupero energetico nei processi produttivi, di aumento del rendimento (per passare dal 35% attuale a una media oltre il 55%), che permettano la chiusura di impianti vecchi e inquinanti.
Puntare a ridurre i consumi energetici dovuti al settore dei trasporti che dal 1990 al 2003 ha aumentato le emissioni di CO2 del 25% (dalle 104.357 Kton di CO2 alle 130.400 del 2003). E’ infatti possibile diminuire i consumi di petrolio: spostando gli investimenti dalla strada alla ferrovia e al cabotaggio; rilanciando il trasporto pubblico in ambito urbano e di tutte le politiche che ne favoriscono il rafforzamento; utilizzando la leva fiscale per orientare il mercato e le tecnologie che producono meno emissioni; dando finalmente una prospettiva allo sviluppo dei biocarburanti.
Sono queste in estrema sintesi le proposte che Legambiente ha rivolto a Romano Prodi. “Questa direzione di marcia – aggiunge il presidente di Legambiente - conviene in termini ambientali, in termini energetici e di costi perché permette di ridurre consumi e importazioni di fonti fossili, in termini di efficienza del sistema, di autonomia e sicurezza. Lo scenario che Legambiente propone non solo è portata di mano da un punto di vista tecnico, ma soprattutto è in grado di produrre risultati già nel primo periodo di applicazione del Protocollo di Kyoto”.
Una prospettiva di questo tipo consente di innescare un processo virtuoso e una chiave italiana rispetto a una ricerca che può incrociare da un lato il settore edile e l’architettura – aprendo inedite prospettive di innovazione tecnologica – e dall’altro la filiera agricola con possibilità sorprendenti di integrazione del reddito attraverso lo sviluppo delle biomasse, dei biocombustibili, del solare e dell’eolico.


 

 

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