Enrico Fontana,
di Legambiente: così si strumentalizzano i disordini "Senza
raccolta differenziata vince la strategia dell´ecomafia"
ANTONIO CIANCIULLO ROMA
- «Un´emergenza singolare quella campana. E´ stata pianificata
con cura in modo da garantirsi che durerà per lo meno altri tre anni. Viene
alimentata dal continuo arrivo di rifiuti provenienti dalle regioni settentrionali.
Collima perfettamente con l´allarme della magistratura sull´attivismo
dell´ecomafia». Enrico Fontana, responsabile dell´Osservatorio
ambiente e legalità della Legambiente, ricostruisce la surreale vicenda
campana come un meccanismo sapientemente montato per raggiungere lo scopo. Era
già tutto previsto? «Se non era previsto era prevedibile. Partiamo
dall´ultimo dato. La Campania si trova inondata di rifiuti perché
tre impianti per la produzione del cdr, il combustibile da rifiuti, si sono dovuti
fermare avendo saturato le aree di stoccaggio provvisorio per le ecoballe, gli
ammassi di rifiuti accumulati da Fisia-Italimpianti, l´azienda che ha vinto
la gara e dovrà costruire i termovalorizzatori». Quanto spazio
occorre per queste ecoballe, volendo usare una parola che sembra coniata da un
umorista? «Questo è il punto. Per la Campania servono due ettari
al mese. E nella migliore delle ipotesi per costruire i termovalorizzatori occorreranno
altri tre anni. Il che vuol dire che bisognerebbe trovare 72 ettari disponibili,
l´equivalente di 72 campi di calcio. Bastava fare una semplicissima moltiplicazione
per capire che lo stoccaggio provvisorio avrebbe rappresentato un serio problema.
Non è stato fatto perché si continua a inseguire la soluzione super
tecnologica invece di prestare attenzione all´approccio ecologico, che in
questo caso suggerisce di ridurre i rifiuti attraverso una radicale raccolta differenziata». Adesso
per far posto alle ecoballe si riapriranno le discariche: un´emergenza all´interno
dell´emergenza. «Riaprire le vecchie discariche gestite allegramente
negli anni Ottanta e oggetto di molte inchieste della magistratura è un
paradosso. E infatti la procura di Nola ieri mattina ha rimesso i sigilli alla
discarica di Terzigno, nel parco del Vesuvio». Ma esiste un´alternativa? «Esiste.
Come Legambiente chiediamo due interventi. Il primo è un´indagine
a tappeto su cementifici, centrali elettriche e altri impianti in grado di bruciare
da subito le ecoballe campane. Il secondo è l´uso dei poteri straordinari
del commissario per imporre la raccolta differenziata secco umido. Lanciare questa
raccolta significa sia ridurre i volumi totali in gioco semplificando il problema
che migliorare la qualità del combustibile da rifiuti, oggi assai dubbia
secondo lo stesso presidente della Commissione parlamentare d´inchiesta
sul ciclo dei rifiuti». In pratica si tratta di mettere in un sacchetto
la parte organica della spazzatura, gli avanzi della cucina. C´è
chi ritiene troppo laboriosa e poco praticabile questa separazione. «In
due anni, grazie al pressing del commissario, la Campania è arrivata al
10 per cento di raccolta differenziata: non basta ma è un primo passo.
E il secondo Comune riciclone d´Italia è Vairano Patenora, in provincia
di Caserta. Si può fare, basta volerlo». Chi ha interesse a non
farlo? «Una risposta la offre la relazione del procuratore generale presso
la Corte di appello Vincenzo Gargano all´inaugurazione dell´anno giudiziario
2003. Leggo il virgolettato: 'Le indagini hanno evidenziato come l´emergenza
rifiuti avrebbe spinto talune amministrazioni ad affidare i servizi di smaltimento
dei rifiuti senza regolari gare. Da tale situazione hanno tratto beneficio personaggi
vicini ad organizzazioni criminali di tipo camorristico´. Questa denuncia
va incrociata con la situazione economica scoperta nei Comuni di Trecase e Ottaviano:
le ditte di smaltimento avevano proventi dichiarati molto inferiori alle spese
ufficiali. E´ difficile immaginare che quelle imprese lavorassero rimettendoci
ogni anno mezzo milione di euro». La presa dell´ecomafia è
ancora in crescita? «Ormai siamo alla camorra diffusa. Per togliere i
rifiuti dalle strade, dove sono sotto gli occhi di tutti, e magari buttarli in
un prato sopra una falda idrica ma lontano da sguardi indiscreti, si usano i camioncini
della camorra».
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