LA
NUOVA BIOEDILIZIA E' POPOLARE, GESTITA DA COOPERATIVE E OLTRE AD ASSICURARE
IL RISPARMIO SU ENERGIA, ACQUA E GAS SI PROPONE DI FAR COSTARE MENO LE ABITAZIONI
"NATURE"
E'
il declino del bioprimitivo, delle architetture costosissime e un po' snob,
surclassate da uno stile e da una progettazione pop. La nuova casa ecologica
è infatti un condominio popolare dal piano terra al tetto, meglio
se realizzata da cooperative formate dai futuri abitanti, ed estende il concetto
di risparmio a 360 gradi, dal settore energetico-ambientale a quello economico.
Come dire: non solo deve consumare poca elettricità e poco combustibile
in genere, non solo deve avere il minor impatto possibile sul paesaggio e sul
territorio circostante, non solo deve essere salubre, ma deve anche poter essere
alla portata di tutte le tasche, così da assicurare la massima diffusione
nei nostri centri urbani dei principi della bioedilizia. Costare, insomma,
se possibile quanto un'abitazione tradizionale (perché no, anche meno)
e assicurare poi nel tempo consistenti risparmi sulla bolletta, una migliore qualità
della vita, una cura particolare dell'ambiente circostante. Un esempio? La casa
ecologica può far diminuire le spese di acqua, luce e riscaldamento di
circa 600 euro l'anno, con un minor aggravio delle spese per le utenze rispetto
all'abitazione tradizionale superiore al 40%. A
dimostrare che questa nuova tendenza è molto più di una moda temporanea
è la UE, che ha destinato all'iniziativa diversi milioni di euro. Con il
progetto pilota She, Sustainable housing in Europe, proposto e coordinato da
Federabitazione-Confcooperative, prevede la realizzazione di circa 800 alloggi
in quattro diverse nazioni con la partnership di 8 operatori dell'edilizia
sociale e strutture scientifiche qualificate, dimostrando la percorribilità
di questa nuova strategia. Federabitazione, con la collaborazione soprattutto
dell'Istituto nazionale di Bioarchitettura, ha già lanciato una
Rete nazionale delle cooperative per l'abitazione ecosostenibile e un marchio
di qualità denominato appunto "La Casa Ecologica". La
nuova casa comune europea Portogallo, Francia, Danimarca e Italia
saranno intanto le prime quattro nazioni ad avere una nuova "casa comune
europea" rigorosamente eco ed il nostro Paese, per una volta, farà
la parte del leone poiché ben 6 degli 11 progetti comunitari parlano
italiano. A Porto, ad Aarhus in Danimarca, a Grenoble e Brescia e poi ancora a
Bologna, Venezia, Pesaro e Teramo nasceranno edifici con le medesime caratteristiche:
diversi per estetica e funzionalità, dal momento che terranno conto della
storia urbanistica e paesaggistica dei luoghi dove sorgeranno, ma identici nella
filosofia e nelle tecniche costruttive. "Nel
campo della bioedilizia la sfida è quella di ridurre la forbice tra quello
che si sa (che è tantissimo) e quello che si fa normalmente- ha sottolineato
Angelo Grasso, presidente di Federabitazione, l'associazione che gestisce
la casa ecologica italiana -. Si deve insomma dimostrare la possibilità
del passaggio da una prassi straordinaria di realizzazioni di abitazioni sostenibili
a una ordinaria che riesca a far fronte ai maggiori costi di realizzazione con
i benefici economici, ambientali e sociali che questa ordinarietà meriterebbe.
Questo obiettivo per poter essere conseguito richiede una necessaria ridefinizione
dell'intero processo edilizio che veda tra l'altro la partecipazione e il pieno
coinvolgimento degli utenti finali. L'applicare i principi della sostenibilità
insediativa in modo diffuso e non solamente in alcune interessanti esperienze
pilota incontra ovviamente molte difficoltà che si ritiene possano essere
superate anche a partire dall'assunto di dover agire efficacemente in relazione
alla realtà locale, che può differire molto, in termini di norme,
caratteristiche ambientali, sociali e culturali". Come
è fatta la casa ecologica europea L'esterno.
Ma quali sono le particolarità di questa casa ecologica? Partiamo dall'esterno,
dall'ambiente circostante. Comincia qui la rivoluzione nella progettazione, dalla
cura particolareggiata degli spazi non costruiti e dal corretto rapporto con il
sole, il vento, l'acqua e il verde che acquista una importanza analoga a quella
dell'edificio vero e proprio. L'ambiente esterno è infatti pensato come
parte integrante dell'edificio. Ecco allora che sarà fondamentale la scelta
dell'area, che dovrà essere lontana da campi elettromagnetici e da fonti
di inquinamento acustico, come superstrade o rotte aeree. Ecco che la vegetazione
dovrà essere studiata con attenzione per aiutare i processi di riscaldamento
e raffrescamento naturale. Dovrà perciò proteggere le abitazioni
dai venti invernali con alberi sempreverdi, mentre la vegetazione a foglie
caduche sul lato opposto garantirà l'ombra d'estate e, dall'autunno in
avanti, lascerà filtrare i raggi solari quando il clima si irrigidisce.
Un sistema di raccolta dell'acqua piovana sarà destinato all'irrigazione
delle aree verdi, alla pulizia degli spazi pavimentati esterni o ad alcune attività
di servizio (il lavaggio delle automobili ad esempio) in maniera tale da garantire
il maggior risparmio di acqua potabile. L'orientamento
e la posizione. Altrettanto importante è la posizione che l'edificio
andrà ad occupare all'interno dell'area edificabile. E' necessario,
soprattutto, che l'orientamento della facciata e la disposizione del tetto assicurino
contemporaneamente la massima disponibilità di luce naturale e ottimizzino
la possibilità di impiego delle fonti rinnovabili, a partire da quella
solare. L'obiettivo è quello di raggiungere una soluzione di equilibrio
per contenere il surriscaldamento estivo, anche tramite l'ombreggiamento, senza
contrastare quell'utile apporto energetico del soleggiamento invernale. Le finestre
saranno così studiate in modo da essere all'ombra, protette da balconi,
pergolati, aggetti e altro ancora, quando c'è il solleone e da incamerare
più raggi possibili quando serve. Aperture più piccole sul versante
esposto al freddo e più grandi su quelle esposte al caldo contribuiscono
inoltre ad una buona climatizzazione delle stanze e ad una ventilazione naturale. I
materiali. Sono impiegati in ogni fase materiali naturali e atossici.
Vanno per la maggiore l'argilla in blocchi presagomati e cotti (mattoni e laterizi)
e gli intonaci traspiranti di grassello di calce. Sconsigliati invece i cementi
(trattengono a lungo l'umidità e hanno una scarsa traspirabilità)
e le pareti in calcestruzzo (non garantiscono un buon isolamento acustico). Per
gli isolanti acustici nei muri perimetrali, nei divisori e nei pavimenti si impiegano
pannelli di sughero o derivati da carta riciclata e non il polistirolo. Le tinture
sono atossiche: vernici ad acqua o fatte con pigmenti naturali, polveri derivate
da argilla e terra. La carta da parati è riciclata e comunque senza formaldeide.
Gli infissi sono in legno, trattato con oli impregnanti ecologici e cere naturali.
Il parquet del pavimento utilizza legni di piantagione, non proveniente da disboscamento
di foreste. I doppi vetri delle finestre sono di diverso spessore, per contrastare
l'inquinamento acustico e gli sbalzi termici. Un disgiuntore di corrente per la
protezione dai campi elettromagnetici è inserito a monte dell'impianto
elettrico funzionante nella zona notte. L'energia
e l'acqua. Ridurre il fabbisogno energetico dell'edificio è il
primo obiettivo. Si punta, come detto, al soleggiamento e al raffrescamento naturale,
esaltato da ballatoi aperti, vetrate, muri di trombe, camini per la ventilazione.
E anche per l'illuminazione, la disposizione delle stanze è studiata per
ridurre al massimo la necessità della luce artificiale. Al resto provvedono
impianti alimentati con fonti energetiche rinnovabili. I pannelli solari sul tetto
offrono l'acqua calda, un buon impianto di riscaldamento, con la produzione centralizzato
ma con la gestione individuale, alimenta i pannelli radianti a basa temperatura,
mentre tutte le lampadine saranno a risparmio energetico. Infine un sistema di
raccolta dell'acqua piovana, opportunamente filtrata e depurata, potrà
essere impiegato per alimentare lo scarico del water o le lavatrici. I
costi. Alcuni materiali e alcune apparecchiature (vernici e intonaci naturali
e pannelli solari ad esempio) possono far lievitare i costi di costruzione della
casa ecologica rispetto a una casa tradizionale. Lo strumento della cooperativa
serve anche a questo: a contenere le spese al minimo indispensabile, ad evitare
passaggi e intermediazioni di mercato che fanno salire il costo dell'edificio.
Uno dei più recenti esempi concreti di casa ecologica popolare - realizzata
alla Bovisa di Milano, vecchio quartiere industriale in rapida trasformazione
- è riuscita infatti nel doppio intento di garantire il risparmio futuro
sulle bollette e quello iniziale sui costi di costruzione. Il complesso la
casa ecologica della Bovisa è un edificio di 53 alloggi disposti su sei
piani in mattoni, l'eco-condominio più importante d'Italia con i suoi 17.850
metri cubi e una superficie di 5.410 metri quadrati. Ogni appartamento è
costato 1.498 euro al metro quadrato, mentre sul mercato un edificio di pari dimensioni
e nella stessa zona, ma costruito secondo criteri tradizionali è venduto
almeno a 2.000 euro al metro quadrato. Le
bollette. Nella Casa Ecologica, tutte le bollette calano almeno del
30%. Ecco come e perché si dà un taglio ai consumi. Elettricità:
una corretta disposizione delle finestre per il migliore utilizzo della luce naturale
e la trasformazione dell'energia solare in energia elettrica con pannelli fotovoltaici,
consente un risparmio medio sulla bolletta elettrica di circa il 25%. Inoltre,
raffrescando naturalmente ed evitando la necessità di usare il condizionamento
estivo, il risparmio cresce fino al 35%. Riscaldamento: il maggior isolamento
degli edifici, la tipologia degli impianti di riscaldamento installati, l'uso
di pannelli solari per la produzione d'acqua calda, l'utilizzo di sistemi centralizzati
di produzione di energia ma con le centraline di controllo in ciascun alloggio,
assicurano nella casa ecologica un risparmio energetico del 40-60%. Acqua: l'uso
razionale dell'acqua conseguibile attraverso l'uso di dispositivi di riduzione
delle portate all'utilizzo (acceleratori di flusso), l'uso di scarichi dei wc
a doppio scarico e alimentati da rete duale, il recupero delle acque meteoriche
e delle acque grigie, trattate e riutilizzate, consente un risparmio sui consumi
d'acqua (e quindi anche di depurazione) di circa il 30%. In euro il risparmio
è abbondantemente superiore al 40%. Al nord, ad esempio sommando le spese
di acqua e depurazione, energia elettrica e riscaldamento per un appartamento
di 100 metri quadrati se ne vanno ogni anno 1.385 euro; con la casa ecologica
si risparmiano 592,5 euro l'anno e così il costo delle bollette si attesta
a 792,5 euro (il 42,8% in meno). Analogo discorso al centro, dove la casa tradizionale
consuma energia e acqua per 1.335 euro, mentre l'ecoabitazione non supera i 777
euro (risparmio del 41,8%), mentre al sud - dove le spese per il riscaldamento
incidono meno, il risparmio è comunque del 41,4%. Ecco
il confronto delle spese annuali per 100 mq nella casa tradizionale e nella casa
ecologica. Il totale è espresso in euro, sommando gli importi delle tre
voci acqua e depurazione, energia elettrica, riscaldamento.
| | Casa
tradizionale | Casa
Ecologica | | | Acqua
e depurazione | Energia
Elettrica | Riscaldamento
Totale | Totale | Totale | Risparmio | media
| 175 | 770 | 744 | 1685 | 1045 | 38% |
La
casa comune europea. Gli interventi di SHE. Saranno tutti ispirati alla
medesima filosofia fin qui descritta gli eco-alloggi progettati e pronti a partire
nell'ambito del programma europeo di SHE. Al momento sono in tutto 746. In Danimarca,
nel comune di Aarhus ne verranno realizzati 250. In Francia a Bourgoin - Jallieu
in provincia di Grenoble ne sorgeranno 60. Altri 100 a Porto in Portogallo e 336
in Italia. Nella Penisola sono infatti stati progettati 80 appartamenti ecologici
a Teramo, 70 a Treviso, 40 a Brescia, 16 a Bologna e 130 a Pesaro, mentre sono
già in fase di costruzione a Senigallia 70 appartamenti. In particolare
questo progetto già avviato su un'area complessiva di 11.500 metri quadrati,
prevede edificazioni su 4.300 metri quadrati, 3.500 metri quadrati di parcheggi
e strade, 3.700 metri quadrati a verde e spazi pubblici, proprio a testimonianza
di quell'equilibrio tra libero e costruito di cui si parlava all'inizio. L'esperienza
italiana. Prima ancora dell'avvio del progetto comune europeo Federabitazione
- la federazione di settore di Confcooperative - aveva già dato vita al
progetto "la casa ecologica", ossia a una rete di cooperative per l'abitare
sostenibile che definisce un insieme di linee guida che progettisti e costruttori
dovranno seguire per ottenere i marchi di Qualità & Sostenibilità:
Casa Qualità e Bioarchitettura. In breve tempo sono già 19 le cooperative
che hanno deciso di aderire alla casa ecologica e che dunque si apprestano a realizzare
interventi tesi alla sostenibilità del costruire e dell'abitare a Palermo
e a Venezia, a Roma e Bologna, a Livorno come a Treviso. "La
parte più rilevante di questo progetto - spiega ancora Angelo Grasso -
è che interessa l'edilizia popolare, ossia quel settore delle costruzioni
che realizza le maggiori cubature e che interessa il maggior numero di famiglie
in Italia. E' qui che, cambiando le modalità del costruire, si possono
in prospettiva realizzare i maggiori risparmi di energia e risorse, contribuendo
al miglioramento complessivo della qualità ambientale delle città.
Va peraltro sottolineato che una maggiore attenzione alle problematiche ambientali
può determinare molte scelte a costo zero. Ridurre al minimo le superfici
esterne, orientare correttamente gli edifici, considerare l'ambiente esterno come
parte integrante della casa sono tutti accorgimenti che non comportano costi aggiuntivi,
ma solamente una attenzione diversa da quella usuale". Altri elementi che
portano a una migliore qualità progettuale e realizzativa si traducono
invece in un inevitabile incremento dei costi di costruzione compresi tra il 7
e il 15%. "Ma anche a fronte di eventuali maggiori costi è possibile
ipotizzare una serie di risparmi o vantaggi legati alla ecogestione degli edifici
e alla possibilità di accedere a incentivi pubblici. Si può ottenere
una riduzione degli oneri di urbanizzazione da parte di comuni (fino a 3.000 euro
ad alloggio), una via preferenziale nella concessione delle aree, un aumento della
volumetria concessa o ancora un contributo aggiuntivo nei bandi regionali".
Senza contare che il risparmio sulle bollette consentirà comunque di ammortizzare
qualsiasi spesa aggiuntiva nel giro di 5-10 anni al massimo. Peraltro
proprio grazie alla casa ecologica di Federabitazione un condominio verde c'è
già ed è quello, già citato prima, della Bovisa a Milano.
E' affacciato su un parco di 10.000 metri quadrati, realizzato insieme all'edificio,
in modo da ottimizzarne le prestazioni energetiche e la qualità ambientale.
Utilizza l'energia solare, con il suo orientamento secondo l'asse est-ovest, sfruttando
il guadagno termico e l'illuminazione naturale dell'esposizione a sud. Inoltre
la posizione dell'intero complesso protegge dal vento di tramontana e aggetti
e aperture permettono un miglioramento naturale del micro-clima interno. Le ampie
finestre e porte-finestre rendono i locali di soggiorno molto luminosi, permettendo
un maggior ingresso delle radiazioni solari (e un conseguente accumulo del calore)
nelle medie stagioni e in quelle fredde, mentre le aperture più piccole
sul lato nord riducono la dispersione del calore. Per difendere gli alloggi dalla
calura estiva i balconi aggettanti tengono in ombra le finestre. Anche il parco
pubblico, realizzato e gestito dalla cooperativa, svolge una funzione di "regolatore
climatico". Di fronte all'edificio sono piantati alberi ad alto fusto a foglie
decidue così la facciata sud è ombreggiata d'estate mentre d'inverno
il sole può filtrare attraverso i rami spogli. Nella parte del giardino
esposta a nord sono invece sistemate piante resistenti al freddo. E qui, bollette
alla mano, gli abitanti possono già dimostrare di avere spese per le utenze
inferiori del 30% rispetto ai loro vicini. La
direttiva europea sul rendimento energetico nell'edilizia. La casa ecologica,
è naturale, risponde già pienamente anche alle recenti indicazioni
della direttiva europea sul risparmio energetico in edilizia. Si tratta
del provvedimento varato nel dicembre dello scorso anno che si colloca nel complesso
delle misure e degli interventi necessari per conformarsi al protocollo di Kyoto
e che aspira a fare parte integrante anche dei pacchetti di proposte volte ad
assolvere agli impegni assunti in altre sedi. La gestione del fabbisogno energetico
rappresenta un importante strumento per consentire alla Comunità di influenzare
il mercato mondiale dell'energia e quindi la sicurezza degli approvvigionamenti
nel medio e lungo termine. L'energia impiegata nel settore residenziale e terziario,
infatti, composto per la maggior parte di edifici, rappresenta oltre il 40 % del
consumo finale di energia della Comunità. Essendo questo un settore in
espansione, i suoi consumi di energia e quindi le sue emissioni di biossido di
carbonio sono destinati ad aumentare. L'obiettivo del nuovo provvedimento è
quello di promuovere il miglioramento del rendimento energetico delle abitazioni
della Ue tenendo conto delle condizioni locali e climatiche esterne, nonché
delle prescrizioni per quanto riguarda il clima degli ambienti interni e l'efficacia
sotto il profilo dei costi. Poiché gli edifici influiscono sul consumo
energetico a lungo termine, tutti le nuove costruzioni dovrebbero essere assoggettate
a prescrizioni minime di rendimento energetico stabilite in funzione delle locali
condizioni climatiche. La direttiva prevede inoltre l'introduzione di un attestato
di certificazione energetica che dovrà essere messo a disposizione del
proprietario o del futuro acquirente o locatario in fase di costruzione, compravendita
o locazione di un edificio, e la cui validità sarà di dieci anni
al massimo. La certificazione per gli appartamenti di un condominio potrà
consistere in una certificazione comune dell'intero edificio per i condomini dotati
di un impianto termico comune od anche sulla valutazione di un altro appartamento
rappresentativo dello stesso condominio. |