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	<title>covid Archivi - Eco dalle Città</title>
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	<description>ambiente urbano</description>
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	<title>covid Archivi - Eco dalle Città</title>
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	<item>
		<title>Covid in UK: l’intelligente compromesso inglese che salva la raccolta differenziata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Vendola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jan 2022 11:39:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Bedfordshire]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se in Italia le regole sulla gestione dei rifiuti casalinghi dei positivi e quarantenati dal Covid ci sono (vietando la raccolta differenziata) ma non vengono di fatto rispettate, perché se applicate con rigore rischierebbero di mandare in crisi il sistema nazionale di gestione dei rifiuti urbani in virtù dell’esponenziale crescita dei contagi, in Inghilterra l’indicazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/covid-lintelligente-compromesso-inglese-che-salva-la-raccolta-differenziata-e-mette-in-sicurezza-gli-operatori/">Covid in UK: l’intelligente compromesso inglese che salva la raccolta differenziata</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Se in Italia le regole sulla gestione dei <strong>rifiuti</strong> <strong>casalinghi dei positivi e <em>quarantenati</em> dal</strong> <strong>Covid</strong> ci sono <a href="https://www.ecodallecitta.it/covid-i-numeri-verdi-delle-aziende-rifiuti-italiane-scoraggiano-la-raccolta-differenziata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(vietando la raccolta differenziata) ma non vengono di fatto rispettate</a>, perché se applicate con rigore rischierebbero di mandare in crisi il sistema nazionale di gestione dei rifiuti urbani in virtù dell’<a href="https://www.iss.it/web/guest//comunicati-stampa/-/asset_publisher/fjTKmjJgSgdK/content/id/5931554" target="_blank" rel="noreferrer noopener">esponenziale crescita dei contagi</a>, in <strong>Inghilterra</strong> l’indicazione che viene data a chi è chiuso in casa è ben più ponderata e salva di fatto la <strong>raccolta differenziata</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per scoprire cosa avviene alla gestione dei rifiuti tra i sudditi di sua maestà, anche loro alle prese con la variante Ominicron, abbiamo contattato e chiesto a <strong>una famiglia del Bedfordshire</strong> (che da qualche giorno ha scoperto di esser positiva) quali sono le indicazioni ricevute per la gestione dei propri rifiuti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La ricetta inglese</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Come in Italia nessuno ha spiegato loro come trattare i propri rifiuti, ma diversamente dal nostro paese dove c’è una regola da rispettare, <a href="https://www.bedford.gov.uk/rubbish-recycling-and-waste/household-bins-and-recycling/what-goes-in-each-bin/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">in Inghilterra non c&#8217;è nessuna legge che obbliga alla sospensione della raccolta differenziata. Ci sono solo alcune raccomandazioni</a>:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2022/01/WhatsApp-Image-2022-01-07-at-10.58.26-1024x624.jpeg" alt="" class="wp-image-10300" width="305" height="185" srcset="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2022/01/WhatsApp-Image-2022-01-07-at-10.58.26-1024x624.jpeg 1024w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2022/01/WhatsApp-Image-2022-01-07-at-10.58.26-300x183.jpeg 300w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2022/01/WhatsApp-Image-2022-01-07-at-10.58.26-768x468.jpeg 768w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2022/01/WhatsApp-Image-2022-01-07-at-10.58.26-150x91.jpeg 150w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2022/01/WhatsApp-Image-2022-01-07-at-10.58.26-696x424.jpeg 696w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2022/01/WhatsApp-Image-2022-01-07-at-10.58.26-1068x651.jpeg 1068w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2022/01/WhatsApp-Image-2022-01-07-at-10.58.26-689x420.jpeg 689w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2022/01/WhatsApp-Image-2022-01-07-at-10.58.26.jpeg 1109w" sizes="(max-width: 305px) 100vw, 305px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Se ti stai autoisolando con Covid-19 confermato o sospetto, segui questi consigli su come conservare la spazzatura:<br><br>&#8211; Doppio sacco su tutti i rifiuti che contengono fazzoletti<br>&#8211; Non conferirlo per il ritiro per almeno 72 ore</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><br><strong>Doppio sacco</strong>: i rifiuti personali (come fazzoletti usati e panni usa e getta) devono essere stoccati separatamente dagli altri rifiuti, messi in un sacco della spazzatura e poi messi in un secondo sacco o sacco nero. Questo dovrebbe essere legato e tenuto separato dagli altri rifiuti nella/e stanza/e in cui ti stai autoisolando.<br><br><strong>Tenere da parte per almeno 72 ore</strong>: non destinarlo alla raccolta per almeno 3 giorni. Ad esempio, se hai riempito/legato una borsa di lunedì e la tua raccolta è prevista per giovedì, quella borsa può essere ritirata giovedì mattina. Tuttavia, se hai riempito/legato una borsa di lunedì e la tua raccolta è prevista di mercoledì, dovrai conservare quella borsa fino al giorno della raccolta della settimana successiva.<br><br>Gli altri rifiuti domestici possono essere smaltiti normalmente.<br>Questo è il consiglio del governo volto a prevenire la trasmissione del virus.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Nessun divieto di fare la raccolta differenziata</strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi <strong>nessun divieto </strong><strong>di</strong><strong> fare la raccolta differenziata</strong> ma, con la regoletta delle 72 ore, solo grande attenzione per evitare che (e sarebbe la prima volta nella storia della letteratura scientifica di questa pandemia) si contagino gli addetti delle aziende per la gestione dei rifiuti o chi per qualche motivo entra in contatto con questi rifiuti. Senza dimenticare che (così ci dice la famiglia contattata) l’azienda di gestione rifiuti ha rivisto le modalità di raccolta rifiuti facendo in modo che i loro operatori non tocchino nemmeno i cassonetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli inglesi hanno risolto un potenziale problema nazionale con semplici e ben studiate raccomandazioni, mentre da noi si preferisce tenere in piedi delle <strong>regole dalla dubbia validità scientifica</strong> e non rispettate e fatte rispettare. Ovviamente un altro aspetto della vicenda è chi dovrebbe far rispettare queste regole e, in caso di una infrazione, quali sanzioni sono previste.</p>
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		<title>&#8220;Positiva&#8221; la differenziata. Togliere assurde norme anticovid sui rifiuti</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/positiva-la-differenziata-togliere-assurde-norme-anticovid-sui-rifiuti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Dec 2021 09:38:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Superiore di Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Omicron]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“A partire da una segnalazione in Facebook di una residente in un comune di Monza Brianza abbiamo voluto verificare se persistono le disposizioni contro la raccolta differenziata dei rifiuti dei positivi al Covid. Ci siamo trovati di fronte a un doppio paradosso. Nessuno ne ha più parlato ufficialmente, non viene propagandato né richiesto ai positivi &#8211; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/positiva-la-differenziata-togliere-assurde-norme-anticovid-sui-rifiuti/">&#8220;Positiva&#8221; la differenziata. Togliere assurde norme anticovid sui rifiuti</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">“A partire da una segnalazione in Facebook di una residente in un comune di Monza Brianza abbiamo voluto verificare se persistono le <strong>disposizioni contro la raccolta differenziata dei rifiuti dei positivi al Covid</strong>. Ci siamo trovati di fronte a un doppio paradosso. Nessuno ne ha più parlato ufficialmente, non viene propagandato né richiesto ai positivi &#8211; né tanto meno a coloro che sono isolati per cautela &#8211; che raccolgano indifferenziatamente i loro rifiuti. Infatti si trattava di una precauzione assolutamente spropositata ed esagerata, basata su mere supposizioni, che era emersa durante il primo lockdown. Ma interpellato in proposito dalla nostra redazione, l&#8217;Istituto Superiore di Sanità ha ribadito di non aver mai ritirato questa raccomandazione. E soprattutto questa disposizione, presente nei primi dpcm e in ordinanze regionali, non è mai stata cancellata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Potenzialmente assisteremmo a un <strong>calo notevole della raccolta differenziata</strong>. Le persone che devono stare in isolamento domiciliare in Italia sono milioni, e destinate ad aumentare. Non c&#8217;è bisogno di aumentare i problemi con una inutile, quasi superstiziosa, fobia della raccolta differenziata. E viceversa, non c&#8217;è bisogno di alimentare la diffidenza verso le norme, che devono essere chiare attendibili rispettabili e rispettate. In nome dell&#8217;economia circolare e dei principi di ragionevolezza, il Governo e le Regioni cancellino disposizioni inapplicabili &#8211; e per fortuna largamente inapplicate e dimenticate- e chiariscano che la gestione dei rifiuti segue le sue regole”. Queste le parole di <strong>Paolo Hutter</strong>, Presidente dell’<a href="https://www.ecodallecitta.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Associazione Eco dalle Città APS</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La veloce diffusione della variante&nbsp;<strong>Omicron&nbsp;</strong>e l’ultima ondata della variante Delta del Coronavirus rischiano di paralizzare l’Italia. A dirlo sono autorevoli fonti del Governo (come il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri) e medici come Nino Cartabellotta (presidente della fondazione&nbsp;<a href="https://www.gimbe.org/index.php" target="_blank" rel="noreferrer noopener">GIMBE</a>). Per questo il 29 dicembre il Comitato Tecnico Scientifico si riunirà per decidere se modificare la durata della&nbsp;<strong>quarantena</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se da un lato scienziati e politici tenteranno di trovare una soluzione per evitare che milioni di italiani si ritrovino bloccati in casa (le stime peggiori per il prossimo mese di gennaio parlano di 1 milioni di contagiati con 10 milioni di italiani in quarantena) con&nbsp;<strong>l’aumento dei contagi da Covid torna dirompente la questione della gestione dei rifiuti prodotti in casa dai positivi e da tutti coloro che sono in quarantena obbligatoria</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fase emergenziale non è finita e quindi a normare il destino di questi rifiuti restano i DPCM del 26 aprile 2020 e del 17 maggio 2020, per i quali l’Istituto Superiore di Sanità aveva messo a punto un documento “<a href="https://www.iss.it/rapporti-covid-19/-/asset_publisher/btw1J82wtYzH/content/id/5299930" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Indicazioni ad interim per la gestione dei rifiuti urbani in relazione alla trasmissione dell’infezione da virus SARS-CoV-2</a>”, la cui ultima versione è quella del 31 maggio 2020.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel documento redatto dal&nbsp;<em>Gruppo di Lavoro ISS Ambiente-Rifiuti COVID-19</em>&nbsp;vengono descritte le modalità operative per la&nbsp;<strong>gestione dei rifiuti urbani extraospedalieri</strong>&nbsp;nelle abitazioni su tutto il territorio nazionale e vengono date anche raccomandazioni per gli operatori e per le aziende del settore di raccolta, smaltimento e trattamento rifiuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In estrema sintesi tutti i cittadini positivi e sottoposti alla quarantena obbligatoria non devono fare la raccolta differenziata ma sono obbligati a&nbsp;<strong>conferire tutti i loro rifiuti nei contenitori dell’indifferenziata</strong>. Una indicazione che nei primi mesi dell’emergenza avevo visto nascere in giro per l’Italia servizi dedicati da parte delle aziende di gestione rifiuti. Man mano che la situazione epidemiologica si evolveva, questi servizi sono stati abbandonati anche in virtù del fatto che ad oggi non ci sono evidenze scientifiche di contagio attraverso il contatto con materiali (come riportato anche nel documento dello stesso ISS di fine maggio 2020).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una scelta, quella delle aziende, che ha&nbsp;<strong>salvato la raccolta differenziata in Italia</strong>&nbsp;evitando di bloccare le filiere del riciclo e del recupero di materia ma che in uno scenario futuro (che in potenza prevede fino a 10 milioni di italiani che teoricamente potrebbero essere in isolamento e quindi non dovrebbero fare la raccolta differenziata) rischia di mettere in crisi tutto il sistema di gestione dei rifiuti urbani italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’auspicio è che nella riunione di oggi mercoledì 29 dicembre il CTS si esprima per l&#8217;eliminazione del divieto di fare la raccolta differenziata per i cittadini in quarantena, o che comunque le autorità provvedano a fugare i dubbi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/positiva-la-differenziata-togliere-assurde-norme-anticovid-sui-rifiuti/">&#8220;Positiva&#8221; la differenziata. Togliere assurde norme anticovid sui rifiuti</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>COVID-19 in Europa: aumento dell&#8217;inquinamento provocato da mascherine, guanti e plastica monouso</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/covid-19-in-europa-aumento-dellinquinamento-provocato-da-mascherine-guanti-e-plastica-monouso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2021 11:36:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[mascherine]]></category>
		<category><![CDATA[plastica monouso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo il report dell&#8217;Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) &#8220;Impatti del COVID-19 sulla plastica monouso nell&#8217;ambiente europeo&#8221; le risposte a COVID-19 hanno portato a un maggiore utilizzo di alcuni prodotti realizzati con plastica monouso di lunga durata. L&#8217;aumento della produzione e del consumo di maschere e guanti, essenziali per proteggere la salute delle persone, e alcuni [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/covid-19-in-europa-aumento-dellinquinamento-provocato-da-mascherine-guanti-e-plastica-monouso/">COVID-19 in Europa: aumento dell&#8217;inquinamento provocato da mascherine, guanti e plastica monouso</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/06/mascherine-importate-ue-1024x753.jpg" alt="" class="wp-image-5456" width="334" height="235"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il report dell&#8217;Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) &#8220;<a href="https://www.eea.europa.eu/publications/impacts-of-covid-19-on">Impatti del COVID-19 sulla plastica monouso nell&#8217;ambiente europeo</a>&#8221; le risposte a COVID-19 hanno portato a un maggiore utilizzo di alcuni prodotti realizzati con plastica monouso di lunga durata. L&#8217;aumento della produzione e del consumo di maschere e guanti, essenziali per proteggere la salute delle persone, e alcuni tipi di imballaggi alimentari hanno provocato <strong>ulteriori gas serra e altre emissioni, nonché rifiuti</strong> che possono danneggiare gli ecosistemi e gli animali.<br><br><strong>Le importazioni di maschere e guanti nell&#8217;Unione europea (UE) sono più che raddoppiate</strong> durante il primo semestre della pandemia e anche la produzione interna dell&#8217;UE è cresciuta. Il briefing dell&#8217;EEA stima che circa 170 000 tonnellate aggiuntive di maschere facciali (o circa 0,75 maschere facciali per persona al giorno) siano state importate nell&#8217;UE durante quel periodo, con conseguente aumento delle emissioni di gas serra e altri tipi di inquinamento.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/06/emissione-gas-climalteranti-mascherine-riutilizzabili--1024x782.jpg" alt="" class="wp-image-5457" width="338" height="246"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Il report stima inoltre che le mascherine in cotone riutilizzabili diventino più rispettose del clima dopo circa 13 lavaggi, ma contestualmente si è osservato che le mascherine riutilizzabili potrebbero non fornire lo stesso livello di protezione.<br><br>Anche l&#8217;uso di <strong>imballaggi in plastica</strong> è cambiato durante la pandemia ma, invece di aumentare, la produzione interna di imballaggi in plastica dell&#8217;UE è diminuita rapidamente durante i primi mesi della pandemia per poi riprendersi nell&#8217;ottobre 2020 quando le restrizioni sono state revocate in molti paesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante i blocchi, i ristoranti sono passati all’asporto e alle consegne a domicilio, aumentando l&#8217;uso di contenitori per alimenti in <strong>plastica monouso.</strong> Tuttavia, gli stessi blocchi potrebbero aver ridotto le vendite complessive di cibi da asporto, riducendo la necessità di plastica a tale scopo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/06/proguzione-imballaggi-in-plastica-ue-1024x765.jpg" alt="" class="wp-image-5458" width="338" height="252" srcset="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/06/proguzione-imballaggi-in-plastica-ue-1024x765.jpg 1024w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/06/proguzione-imballaggi-in-plastica-ue-300x224.jpg 300w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/06/proguzione-imballaggi-in-plastica-ue-768x574.jpg 768w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/06/proguzione-imballaggi-in-plastica-ue-150x112.jpg 150w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/06/proguzione-imballaggi-in-plastica-ue-485x360.jpg 485w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/06/proguzione-imballaggi-in-plastica-ue-696x520.jpg 696w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/06/proguzione-imballaggi-in-plastica-ue-1068x798.jpg 1068w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/06/proguzione-imballaggi-in-plastica-ue-562x420.jpg 562w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/06/proguzione-imballaggi-in-plastica-ue-80x60.jpg 80w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/06/proguzione-imballaggi-in-plastica-ue-265x198.jpg 265w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/06/proguzione-imballaggi-in-plastica-ue.jpg 1076w" sizes="auto, (max-width: 338px) 100vw, 338px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><br>L’obiettivo del report è quello di delineare risposte diverse per essere meglio preparati a futuri scenari di incertezza come quello legato alla pandemia, tra cui la ricerca su materiali alternativi e design dei prodotti, strategie per <strong>ridurre i rifiuti</strong>, opzioni per la sanificazione dei prodotti medici, un migliore riciclaggio e modelli di business circolari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il report dell&#8217;Agenzia europea per l’ambiente è sostenuto dalla relazione tecnica del Centro tematico europeo dell&#8217;EEA sui rifiuti e i materiali in un&#8217;economia verde <a href="https://www.eionet.europa.eu/etcs/etc-wmge/products/impact-of-covid-19-on-single-use-plastics-and-the-environment-in-europe">(ETC/WMGE)</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/covid-19-in-europa-aumento-dellinquinamento-provocato-da-mascherine-guanti-e-plastica-monouso/">COVID-19 in Europa: aumento dell&#8217;inquinamento provocato da mascherine, guanti e plastica monouso</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Allarme Onu: cambiamenti climatici inarrestabili, nonostante il &#8220;rallentamento&#8221; dovuto al Covid</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/cambiamenti-climatici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2021 07:47:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[Onu]]></category>
		<category><![CDATA[WMO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante l’effetto ‘rallentamento’ portato dalla pandemia da CoVid-19 e quello ‘rinfrescante’ della Niña&#160;il 2020 si piazza tra i tre anni più caldi di sempre. Così lo ‘State of the Global Climate 2020‘ della World Meteorological Organization (WMO), l’agenzia meteo-climatica delle Nazioni unite, e della rete di istituti di ricerca con la quale collabora. Il risultato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/cambiamenti-climatici/">Allarme Onu: cambiamenti climatici inarrestabili, nonostante il &#8220;rallentamento&#8221; dovuto al Covid</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nonostante l’effetto ‘rallentamento’ portato dalla pandemia da CoVid-19 e quello ‘rinfrescante’ della Niña&nbsp;<strong>il 2020 si piazza tra i tre anni più caldi di sempre</strong>. Così lo <a href="https://public.wmo.int/en/media/press-release/climate-change-indicators-and-impacts-worsened-2020">‘<strong>State of the Global Climate 2020</strong>‘</a> della World Meteorological Organization (WMO), l’agenzia meteo-climatica delle <strong>Nazioni unite</strong>, e della rete di istituti di ricerca con la quale collabora. Il risultato è che “condizioni meteorologiche estreme combinate con il CoViD-19 hanno inferto un doppio colpo a milioni di persone nel 2020”, ma “<strong>il rallentamento economico correlato alla pandemia non è riuscito a frenare i fattori del cambiamento climatico</strong>&nbsp;e l’accelerazione dei relativi impatti”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 2020 quindi è stato “uno dei tre anni più caldi mai registrati, nonostante La Niña” rinfrescante.&nbsp;<strong>La temperatura media globale è stata di “circa 1,2 gradi al di sopra del livello preindustriale</strong>&nbsp;(1850-1900)”. Peggio ancora, a testimoniare una progressione implacabile, “<strong>i sei anni dal 2015 al 2020 sono stati i più caldi mai registrati</strong>” e “il decennio 2011-2020 è stato il più caldo mai registrato”.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.dire.it/wp-content/uploads/2021/04/grafici-onu-cambiamenti-climatici5-scaled.jpeg"><img decoding="async" src="https://www.dire.it/wp-content/uploads/2021/04/grafici-onu-cambiamenti-climatici5-1024x541.jpeg" alt="grafici onu cambiamenti climatici" class="wp-image-623554"/></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto sullo stato del clima globale documenta gli indicatori del sistema climatico, comprese le concentrazioni di gas serra, l’aumento delle temperature terrestri e oceaniche, l’innalzamento del livello del mare, lo scioglimento dei ghiacci e il ritiro dei ghiacciai e condizioni meteorologiche estreme. Sottolinea inoltre gli impatti sullo sviluppo socioeconomico, sulla migrazione e sugli sfollamenti, sulla sicurezza alimentare e sugli ecosistemi terrestri e marini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Niña è la controparte ‘fresca’ di El Niño, fenomeno climatico periodico che si verifica nell’Oceano Pacifico centrale e meridionale tra dicembre e gennaio, in media ogni cinque anni, e porta a un aumento delle temperature marine. Il nome deriva dal fatto che si nota un riscaldamento delle acque dopo Natale (dove El Niño sta per ‘il bambino’ Gesù). I due compongono un fenomeno climatico che influenza le condizioni meteo nell’area (ENSO, El Niño-Southern Oscillation), per via delle fasi di riscaldamento e raffreddamento delle acque.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2020, la pandemia da&nbsp;<strong>CoViD-19 ha aggiunto</strong>&nbsp;“una&nbsp;<strong>nuova e sgradita dimensione ai pericoli meteorologici</strong>, climatici e legati all’acqua, con impatti combinati di ampio respiro sulla salute e il benessere umani”, segnala lo ‘State of the Global Climate 2020’. Le restrizioni alla mobilità, le recessioni economiche e le interruzioni del settore agricolo “hanno esacerbato&nbsp;<strong>gli effetti di eventi meteorologici e climatici estremi lungo l’intera catena di approvvigionamento alimentare</strong>, aumentando i livelli di insicurezza alimentare e rallentando la fornitura di assistenza umanitaria”. La pandemia ha anche interrotto le osservazioni meteorologiche e complicato gli sforzi di riduzione del rischio di catastrofi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="544" src="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/global-temperature-1024x544.png" alt="" class="wp-image-3787" srcset="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/global-temperature-1024x544.png 1024w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/global-temperature-300x159.png 300w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/global-temperature-768x408.png 768w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/global-temperature-150x80.png 150w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/global-temperature-696x370.png 696w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/global-temperature-1068x567.png 1068w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/global-temperature-791x420.png 791w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/global-temperature.png 1115w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto illustra come il cambiamento climatico rappresenti “<strong>un pericolo per il raggiungimento di molti degli obiettivi di sviluppo sostenibile</strong>, attraverso una catena a cascata di eventi correlati” e possa “contribuire a rafforzare o peggiorare le disuguaglianze esistenti”. Inoltre, “esiste il potenziale rischio di effetti di feedback che minacciano di perpetuare il circolo vizioso del cambiamento climatico”. Per quel che riguarda i dati, “<strong>le concentrazioni dei principali gas a effetto serra hanno continuato ad aumentare nel 2019 e nel 2020</strong>“. Le frazioni molari medie globali di anidride carbonica (CO2) “hanno già superato 410 parti per milione (ppm) e se la concentrazione di CO2 segue lo stesso modello degli anni precedenti, potrebbe raggiungere o superare 414 ppm nel 2021”, secondo il rapporto. Il rallentamento economico “ha temporaneamente frenato le nuove emissioni di gas serra”, secondo l’UNEP, l’agenzia ambientale delle Nazioni unite, “ma non ha avuto un impatto percettibile sulle concentrazioni atmosferiche”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quel che riguarda i mari,&nbsp;<strong>l’oceano assorbe circa il 23% delle emissioni annuali di CO2</strong>&nbsp;di origine antropica nell’atmosfera e&nbsp;<strong>funge da cuscinetto contro i cambiamenti climatici</strong>, ricorda lo ‘State of the Global Climate 2020’ WMO.&nbsp;<strong>La CO2, però, reagisce con l’acqua di mare, abbassandone il pH e portando all’acidificazione degli oceani</strong>, con conseguenze sugli organismi marini, a partire dai coralli. Questo a sua volta riduce la sua capacità di assorbire CO2 dall’atmosfera. “L’acidificazione e la deossigenazione degli oceani sono continuate, influenzando gli ecosistemi, la vita marina e la pesca”, secondo l’Intergovernmental Oceanographic Commission (IOC-UNESCO), la Commissione oceanografica intergovernativa dell’UNESCO che fornisce agli Stati membri delle Nazioni Unite strumenti di cooperazione per lo studio degli oceani.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="788" height="602" src="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/Oceani.png" alt="" class="wp-image-3788" srcset="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/Oceani.png 788w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/Oceani-300x229.png 300w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/Oceani-768x587.png 768w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/Oceani-150x115.png 150w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/Oceani-696x532.png 696w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/Oceani-550x420.png 550w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/Oceani-80x60.png 80w" sizes="auto, (max-width: 788px) 100vw, 788px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’oceano assorbe anche più del 90% del calore in eccesso dalle attività umane</strong>. “Il 2019 ha visto il più alto contenuto di calore dell’oceano mai registrato e questa tendenza è probabilmente continuata nel 2020”. Il tasso di riscaldamento degli oceani nell’ultimo decennio “è stato superiore alla media a lungo termine, indicando un continuo assorbimento di calore intrappolato dai gas serra”, secondo il Copernicus Marine Service dell’UE. Oltre l’80% della superficie oceanica ha subito almeno un’ondata di calore nel 2020. La percentuale dell’oceano che ha subito ondate di calore marine ‘forti’ (45%) è stata maggiore di quella che ha subito ondate di calore marine ‘moderate’ (28%).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’aumento del livello medio globale dei mari</strong>, rilevato dal 1993 da osservazioni satellitari, “<strong>recentemente è cresciuto a un ritmo più elevato</strong>, in parte a causa dell’aumentato scioglimento delle calotte glaciali in Groenlandia e in Antartide”. Un piccolo calo del livello medio globale del mare nell’estate del 2020 è stato probabilmente associato allo sviluppo delle condizioni di La Niña. Nel complesso, il livello medio globale del mare, però, “ha continuato ad aumentare nel 2020”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="980" height="596" src="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/ghiacci.png" alt="" class="wp-image-3789" srcset="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/ghiacci.png 980w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/ghiacci-300x182.png 300w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/ghiacci-768x467.png 768w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/ghiacci-150x91.png 150w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/ghiacci-696x423.png 696w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/ghiacci-691x420.png 691w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda lo stato dei ghiacci, prosegue lo ‘State of the Global Climate 2020’ WMO, dalla metà degli anni 80, “<strong>le temperature dell’aria superficiale artica si sono riscaldate almeno due volte più velocemente della media globale</strong>“. Ciò ha potenzialmente “grandi implicazioni non solo per gli ecosistemi artici, ma anche per il clima globale attraverso varie conseguenze come lo scongelamento del permafrost, che rilascia metano nell’atmosfera”, accelerando ulteriormente la crisi climatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2020 l’estensione minima del ghiaccio marino artico dopo lo scioglimento estivo è risultata di 3,74 milioni di km2, “l’unica volta da quando esistano registri in cui è scesa sotto i 4 milioni di km2”. Nei mesi di luglio e ottobre sono stati osservati “livelli record di ridotta estensione del ghiaccio marino”. Le alte&nbsp;<strong>temperature senza precedenti a nord del Circolo Polare Artico</strong>&nbsp;in Siberia “hanno innescato un’accelerazione dello scioglimento del ghiaccio marino nei mari della Siberia orientale e nel mare di Laptev”, una sezione del Mar Glaciale Artico, che hanno subito un’ondata di caldo marino prolungato. Il ritiro del ghiaccio marino durante l’estate 2020 nel mare di Laptev è stato “il primo osservato nell’era dell’osservazione da satelliti”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La calotta glaciale della Groenlandia ha continuato a perdere massa</strong>. Sebbene il bilancio di massa superficiale fosse vicino alla media a lungo termine, “la perdita di ghiaccio legata al distacco di iceberg è stata al limite massimo delle osservazioni satellitari di 40 anni”. In totale, “circa 152 Gt (Gigatonellate, 152 miliardi di tonnellate) di ghiaccio sono state perse dalla calotta glaciale della Groenlandia tra settembre 2019 e agosto 2020”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’estensione del ghiaccio marino antartico è rimasta vicina alla media a lungo termine. Tuttavia, “la calotta glaciale antartica ha mostrato una forte tendenza alla perdita di massa dalla fine degli anni 90”. Questa tendenza “ha accelerato intorno al 2005 e attualmente l’Antartide perde circa da 175 a 225 Gt all’anno, a causa dell’aumento delle portate dei principali ghiacciai nell’Antartide occidentale e nella penisola antartica”. È importante notare che “una perdita di 200 Gt di ghiaccio all’anno corrisponde a circa il doppio della portata annuale del fiume Reno in Europa”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte di inondazioni e siccità, prosegue lo ‘State of the Global Climate 2020’ WMO, nel 2020&nbsp;<strong>si sono verificate forti piogge e vaste inondazioni su gran parte dell’Africa e dell’Asia</strong>. Forti piogge e inondazioni hanno colpito gran parte del Sahel e del Grande Corno d’Africa, provocando un’epidemia di locuste del deserto. Anche il subcontinente indiano e le aree limitrofe, la Cina, la Repubblica di Corea e il Giappone e parti del sud-est asiatico hanno visto precipitazioni eccezionalmente elevate in vari periodi dell’anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una&nbsp;<strong>grave siccità ha colpito molte parti dell’interno del Sud America nel 2020</strong>, con le aree più colpite che vanno dall’Argentina settentrionale, al Paraguay e alle aree di confine occidentale del Brasile. “Le perdite agricole stimate sono state prossime ai 3 miliardi di dollari in Brasile, con ulteriori danni in Argentina, Uruguay e Paraguay”. Una siccità di lunga durata ha continuato a persistere&nbsp;<strong>in alcune parti dell’Africa meridionale</strong>, in particolare nelle Province del Capo settentrionali e orientali del Sudafrica, sebbene le piogge invernali abbiano dato un contributo alla ripresa dalla situazione di siccità estrema che ha raggiunto il picco nel 2018.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte delle ondate di calore e degli incendi, continua lo ‘State of the Global Climate 2020’ WMO,&nbsp;<strong>in una vasta regione dell’Artico siberiano le temperature nel 2020 sono state di oltre 3 gradi sopra la media</strong>, con una temperatura record di 38 gradi nella città di Verkhoyansk, il tutto accompagnato da incendi prolungati e diffusi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Negli Stati Uniti, i più grandi incendi mai registrati</strong>&nbsp;si sono verificati a fine estate e autunno. La siccità diffusa ha contribuito agli incendi e i mesi da luglio a settembre sono stati i più caldi e secchi mai registrati per il sud-ovest. La Death Valley in California ha raggiunto i 54,4 gradi il 16 agosto, la temperatura più alta conosciuta al mondo almeno negli ultimi 80 anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nei Caraibi</strong>, ad aprile e settembre si sono verificate&nbsp;<strong>grandi ondate di caldo</strong>. Cuba ha visto un nuovo record nazionale di temperatura di 39,7 gradi il 12 aprile. Un ulteriore caldo estremo a settembre ha visto stabilire record nazionali o territoriali in Dominica, Grenada e Porto Rico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’Australia ha battuto i suoi record di calore</strong>&nbsp;all’inizio del 2020, inclusa la temperatura più alta osservata in un’area metropolitana australiana, nella parte occidentale di Sydney, quando Penrith ha raggiunto i 48,9 gradi. L’estate è stata molto calda anmche in alcune parti dell’Asia orientale. Hamamatsu con 41,1 gradi ha eguagliato il record nazionale del Giappone il 17 agosto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’Europa ha sperimentato siccità e ondate di caldo durante l’estate 2020</strong>, anche se generalmente non così intense come nel 2018 e nel 2019. Il Mediterraneo orientale ha fatto segnare i record assoluti stabiliti a Gerusalemme (42,7 gradi) ed Eilat (48,9 gradi) il 4 settembre, a seguito di un’ondata di caldo di fine luglio in Medio Oriente, nel corso della quale al Kuwait international airport si sono toccati i 52,1 gradi e a Baghdad i 51,8 gradi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="567" height="425" src="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/ciclone.gif" alt="" class="wp-image-3790"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Con&nbsp;<strong>30 tempeste ‘battezzate’, la stagione degli uragani del Nord Atlantico del 2020 ha fatto segnare un record</strong>, prosegue lo ‘State of the Global Climate 2020’ WMO. Altro primato il fatto che ben 12 di essi abbiano toccato terra negli Stati Uniti d’America, battendo il precedente record di 9. L’uragano ‘Laura’ ha raggiunto l’intensità di categoria 4 ed è arrivato sulla terraferma il 27 agosto nella Louisiana occidentale, causando danni ingenti e perdite economiche per 19 miliardi di dollari. ‘Laura’ è stata anche associata a ingenti danni provocati dalle inondazioni ad Haiti e nella Repubblica Dominicana nella sua fase di sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’ultima tempesta della stagione, ‘Iota’, è stata anche la più intensa</strong>, raggiungendo la categoria 5 prima dell’arrivo su terra in Centro America.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il ciclone ‘Amphan’</strong>, che è arrivato a terra il 20 maggio vicino al confine tra India e Bangladesh, è stato il ciclone tropicale più costoso mai registrato per l’Oceano Indiano settentrionale, con perdite economiche segnalate in India per circa 14 miliardi di dollari.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il ciclone tropicale più forte della stagione è stato il tifone ‘Goni’</strong>&nbsp;(‘Rolly’). Ha attraversato le Filippine settentrionali il primo novembre con una velocità media del vento sui 10 minuti di 220 km/h (o superiore) al suo approdo iniziale, rendendolo uno dei più intensi mai registrati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il<strong>&nbsp;ciclone tropicale ‘Harold’</strong>&nbsp;ha avuto impatti significativi nelle isole settentrionali di Vanuatu il 6 aprile, colpendo circa il 65% della popolazione e provocando danni anche a Fiji, Tonga e Isole Salomone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La t<strong>empesta ‘Alex’</strong>&nbsp;all’inizio di ottobre ha portato venti estremi nella Francia occidentale con raffiche fino a 186 km/h, mentre forti piogge si sono estese su una vasta area. Il 3 ottobre è stata la giornata più piovosa da quando se ne tenga registro per il Regno Unito, con una media nazionale di 31,7 mm di pioggia, mentre precipitazioni estreme si sono verificate vicino alla costa mediterranea su entrambi i lati del confine Francia-Italia, con il totale delle 24 ore superiore a 600 mm in Italia e 500 mm in Francia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altre forti tempeste includono una grandinata a Calgary (Canada) il 13 giugno, con danni assicurativi superiori a un miliardo di dollari USA e una grandinata a Tripoli (Libia) il 27 ottobre, con chicchi di grandine fino a 20 cm, accompagnati da condizioni insolitamente fredde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto, in tempi di pandemia, “<strong>più di 50 milioni di persone sono state doppiamente colpite nel 2020 da disastri legati al clima</strong>&nbsp;(inondazioni, siccità e tempeste)&nbsp;<strong>e dalla pandemia CoViD-19</strong>“, secondo la Federazione internazionale delle società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, riporta lo ‘State of the Global Climate 2020’ WMO. Ciò “ha peggiorato l’insicurezza alimentare e ha aggiunto un ulteriore livello di rischio alle operazioni di evacuazione, recupero e soccorso in relazione a eventi ad alto impatto”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tutto ciò, “dopo decenni di declino,&nbsp;<strong>l’aumento dell’insicurezza alimentare a partire dal 2014 è guidato da conflitti e rallentamento economico, così come da variabilità climatica ed eventi meteorologici estremi</strong>“. Nel 2019 “quasi 690 milioni di persone, ovvero il 9% della popolazione mondiale, erano denutrite e circa 750 milioni, quasi il 10%, sono state esposte a gravi livelli di insicurezza alimentare”.<br>Tra il 2008 e il 2018, “le conseguenze dei disastri sono costate ai settori agricoli delle economie dei Paesi in via di sviluppo oltre 108 miliardi di dollari in raccolti danneggiati o persi e produzione di bestiame”. Nel 2019 il numero di persone classificate “in condizioni di crisi, emergenza e carestia è aumentato a quasi 135 milioni di persone in 55 paesi”, secondo Food and Agriculture Organization (FAO) e World food program (WFP).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’ultimo decennio (2010-2019), “<strong>gli eventi meteorologici hanno causato in media 23,1 milioni di sfollati ogni anno</strong>, la maggior parte dei quali all’interno dei confini nazionali”, secondo l’Internal Displacement Monitoring Centre. Durante la prima metà del 2020 sono stati registrati “circa 9,8 milioni di spostamenti, in gran parte dovuti a pericoli idrometeorologici e disastri, concentrati principalmente nell’Asia meridionale e sud-orientale e nel Corno d’Africa”. Si prevede che gli eventi nella seconda metà dell’anno, inclusi gli spostamenti legati alle inondazioni nella regione del Sahel, l’attiva stagione degli uragani nell’Atlantico e gli impatti dei tifoni nel sud-est asiatico, “porteranno il totale dell’anno vicino alla media del decennio”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), “molte situazioni di sfollamento innescate da eventi idrometeorologici si sono prolungate o protratte per le persone impossibilitate a tornare alle loro case precedenti o senza opzioni per integrarsi localmente o stabilirsi altrove”. Le persone possono anche essere soggette “a spostamenti ripetuti e frequenti, lasciando poco tempo per il recupero tra un evento e l’altro”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tutto ciò “<strong>le politiche di adattamento volte a migliorare la resilienza ai cambiamenti climatici</strong>, come investire in infrastrutture a prova di disastro e sistemi di allerta precoce, condivisione del rischio attraverso i mercati finanziari e lo sviluppo di reti di sicurezza sociale- conclude lo ‘State of the Global Climate 2020’ WMO-&nbsp;<strong>possono limitare l’impatto degli shock legati alle condizioni meteorologiche e aiutare l’economia a riprendersi più velocemente</strong>“.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>ANTARTIDE SI SCIOGLIE, ‘DUE FIUMI RENO’ DI ACQUA IN MARE L’ANNO</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">L’estensione del ghiaccio marino antartico è rimasta vicina alla media a lungo termine ma “<strong>la calotta glaciale antartica mostra una forte tendenza alla perdita di massa</strong>&nbsp;dalla fine degli anni 90″. Questa tendenza “<strong>ha accelerato intorno al 2005</strong>&nbsp;e attualmente l’Antartide perde circa da 175 a 225 Gt l’anno, a causa dell’aumento delle portate dei principali ghiacciai nell’Antartide occidentale e nella penisola antartica”. Ciò detto, “<strong>una perdita di 200 Gt di ghiaccio l’anno corrisponde a circa il doppio della portata annuale del fiume Reno in Europa</strong>“. Lo segnala il rapporto ‘State of the Global Climate 2020’ della World Meteorological Organization (WMO), l’agenzia meteo-climatica delle Nazioni unite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla metà degli anni 80 “<strong>le temperature dell’aria superficiale artica si sono riscaldate almeno due volte più velocemente della media&nbsp;</strong>globale”. Ciò ha potenzialmente “<strong>grandi implicazioni non solo per gli ecosistemi artici, ma anche per il clima globale</strong>&nbsp;attraverso varie conseguenze come lo scongelamento del permafrost, che rilascia metano nell’atmosfera”, accelerando ulteriormente la crisi climatica. Nel 2020 l’estensione minima del ghiaccio marino artico dopo lo scioglimento estivo è risultata di 3,74 milioni di km2, “l’unica volta da quando esistano registri in cui sia scesa sotto i 4 milioni di km2”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei mesi di luglio e ottobre sono stati osservati “<strong>livelli record di ridotta estensione del ghiaccio marino</strong>“. Le alte temperature senza precedenti a nord del Circolo Polare Artico in Siberia “hanno innescato un’accelerazione dello scioglimento del ghiaccio marino nei mari della Siberia orientale e nel mare di Laptev”, una sezione del Mar Glaciale Artico, che hanno subito un’ondata di caldo marino prolungato. Il ritiro del ghiaccio marino durante l’estate 2020 nel mare di Laptev è stato il primo osservato nell’era dell’osservazione da satelliti.<br><strong>La calotta glaciale della Groenlandia ha continuato a perdere massa</strong>. Sebbene il bilancio di massa superficiale fosse vicino alla media a lungo termine, “la perdita di ghiaccio legata al distacco di iceberg è stata al limite massimo delle osservazioni satellitari di 40 anni”. In totale, “circa 152 Gt (Gigatonellate, 152 miliardi di tonnellate) di ghiaccio sono state perse dalla calotta glaciale della Groenlandia tra settembre 2019 e agosto 2020”.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>GUTERRES (ONU): “SIAMO SULL’ORLO DELL’ABISSO, SERVE AZIONE COMUNE”</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">“Questo è&nbsp;<strong>un rapporto spaventoso</strong>&nbsp;e<strong>&nbsp;dovrebbe suscitare allarme</strong>&nbsp;in tutti i decisori politici nel mondo”, un rapporto che dimostra come “il mutamento climatico causato dall’uomo ha effetti disastrosi”, e “dovrebbe allarmarci tutti”. Infatti “siamo&nbsp;<strong>pericolosamente vicini a un aumento della temperatura di +1.5 gradi</strong>“, limite indicato dalla comunità scientifica come la&nbsp;<strong>soglia oltre la quale si rischia una catastrofe climatica</strong>. Insomma, “<strong>siamo sull’orlo dell’abisso</strong>“.<strong>&nbsp;Antonio Guterres</strong>,&nbsp;<strong>segretario generale delle Nazioni Unite</strong>, lo dice in conferenza stampa da New York presentando lo ‘State of the Global Climate 2020’ della World Meteorological Organization (WMO), l’agenzia meteorologico-climatica delle Nazioni unite.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.dire.it/wp-content/uploads/2021/04/guterres-onu.jpeg" alt="Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite" class="wp-image-623513"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">“La sfida è chiara, la scienza è chiara,&nbsp;<strong>dobbiamo limitare l’aumento della temperatura</strong>“, per riuscirci&nbsp;<strong>dobbiamo tagliare le emissioni di gas serra</strong>”&nbsp;<strong>del 45%</strong>&nbsp;al 2030&nbsp;<strong>per arrivare a zero emissioni nette al 2050</strong>” ma “noi&nbsp;<strong>siamo beni lontani dal riuscirci</strong>“, avverte Guterres.<br>Questo “è l’anno dell’azione, l’anno in cui o si riesce o si fallisce”, sottolinea il segretario generale delle Nazioni Unite, quindi “<strong>dobbiamo trovare un accordo su un’azione comune</strong>” e farlo anche prima della COP26 di novembre. “I Paesi del mondo devono proporre contributi nazionali” significativi nella lotta ai mutamenti climatici e “i piani per prossimi 10 anni devono essere molto più ambiziosi”, dice Guterres, per cui “<strong>serve un’azione immediata</strong>” e “i sussidi alle fonti fossili devono essere dedicati alle fonti rinnovabili”. Ad esempio “non si dovrebbero costruire più impianti a carbone” e si dovrebbero utilizzare meccanismi di “transizione giusta per creare posti di lavoro” che sostituiscano quelli legati all’energia fossile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto “<strong>i Paesi sviluppati devono fornire sostegni finanziari ai Paesi in via di sviluppo</strong>“, dirigendo “i fondi della Banca mondiale a iniziative per la resilienza e l’adattamento”, prosegue il segretario generale Onu, che sono “necessarie per proteggere le nostre società da eventi climatici disastrosi che sono qui per restare”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorrono quindi “<strong>radicali cambiamenti da parte di tutte le istituzioni</strong>&nbsp;finanziari, pubbliche e private, per uno sviluppo sostenibile per tutti, allontanandosi da modelli non sostenibili” e su questo “il G20 deve prendere un impegno”, segnala Guterres.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è “<strong>un anno fondamentale per il futuro dell’umanità</strong>” e “non abbiamo tempo da perdere”, conclude il segretario generale dell’Onu, “lo sconvolgimento del clima è davanti ai nostri occhi”, quindi “<strong>deve terminare la guerra alla natura</strong>“.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(fonte Agenzia DiRE, www.dire.it)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/cambiamenti-climatici/">Allarme Onu: cambiamenti climatici inarrestabili, nonostante il &#8220;rallentamento&#8221; dovuto al Covid</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
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		<title>Spreco Alimentare. Con la Carovana Salvacibo distribuite 246 tonnellate di frutta e verdura alla popolazione torinese</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/spreco-alimentare-la-carovana-salvacibo-246-tonnellate-di-frutta-e-verdura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Vendola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2021 08:12:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carovana Salvacibo]]></category>
		<category><![CDATA[Cibo]]></category>
		<category><![CDATA[L'Associazione]]></category>
		<category><![CDATA[Battaglio]]></category>
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		<category><![CDATA[Torino]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Buddhisti Italiani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>246 tonnellate di frutta e verdura recuperata e ridistribuita a più di 50 tra associazioni, enti e gruppi informali che si occupano di sostenere la popolazione torinese e fronteggiare una emergenza alimentare che si fa sempre più pesante. Questo è il bilancio del primo anno di attività della Carovana Salvacibo a Torino, il progetto che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/spreco-alimentare-la-carovana-salvacibo-246-tonnellate-di-frutta-e-verdura/">Spreco Alimentare. Con la Carovana Salvacibo distribuite 246 tonnellate di frutta e verdura alla popolazione torinese</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>246 tonnellate di frutta e verdura</strong> recuperata e ridistribuita a più di 50 tra associazioni, enti e gruppi informali che si occupano di sostenere la popolazione torinese e fronteggiare una emergenza alimentare che si fa sempre più pesante. Questo è il bilancio del primo anno di attività della <strong>Carovana Salvacibo</strong> a Torino, <a href="https://www.ecodallecitta.it/vi-presento-la-carovana-salvacibo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">il progetto che mette insieme la solidarietà e l’ambiente attraverso il contrasto allo spreco di cibo</a> promosso dall’Associazione Eco dalle Città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nata a causa della chiusura del mercato di Porta Palazzo in occasione del primo lockdown e supportata dal <strong>Comune di Torino </strong>e dall’<strong>Unione Buddhisti Italiani</strong>, la Carovana Salvacibo in un anno di attività ha sostenuto concretamente tutte quelle realtà che nella città di Torino stanno contrastando, con la distribuzione di aiuti alimentari, la crisi generata dalla pandemia. Una attività che vede gli <strong>Ecomori</strong> (migranti e richiedenti asilo impegnati in azioni e progetti ambientali) e le Sentinelle dei Rifiuti recuperare l’invenduto del <strong>CAAT</strong> (Centro Agro Alimentare di Torino) e di <strong>Battaglio</strong> per poi distribuirlo nella città di Torino grazie al furgone della Rete delle Case del Quartiere di Torino.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-3-1024x492.jpg" alt="" class="wp-image-3395" width="392" height="176"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">“Era solo questione di tempo – dice <strong>Giulio Baroni</strong>, ideatore e coordinatore del progetto &#8211; e prima o poi azioni e come quella della Carovana Salvacibo sarebbero entrate nei centri di distribuzione all’ingrosso di prodotti alimentari deperibili come la frutta e verdura. Quindi la Carovana nasce dal bisogno di combattere e contrastare lo spreco alimentare, come già facciamo da tempo nei mercati di Torino con RePoPP, e il Covid ha accelerato questo processo unendo l’aspetto puramente ambientale a quello della solidarietà per contrastare l’emergenza alimentare che, giorno dopo giorno, continua aa abbattersi sulle fasce più povere della popolazione torinese”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“La Carovana è nata quasi per caso – spiega <strong>Paolo Hutter </strong>presidente di Eco dalle Città -. Con la chiusura del mercato in piazza della Repubblica avevamo saputo che due ambulanti di Porta Palazzo (Youness e Abdelmoullah) facevano delle distribuzioni quasi a sorpresa di ortofrutta recuperata o comprata sottocosto al Caat e da Battaglio. Ci siamo ‘infilati’ con loro, orientandoli e creando punti di consegna un po&#8217; più organizzati come Arci, moschee, parrocchie. Così alla garibaldina è nata la Carovana Salvacibo. Siamo stati anche multati dai vigili per una distribuzione improvvisata in via Maddalene – ricorda Hutter &#8211; multa poi ritirata con tante scuse. Successivamente il progetto ha preso piede e si è strutturato. Abbiamo cominciato a utilizzare altri furgoni, inizialmente anche con la collaborazione dell’Associazione con Vivi Balon, fino alla formula attuale di Carovana Salvacibo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Proprio nel corso del 2020, e con il primo lockdown – commenta <strong>Gianluca Cornelio Meglio</strong>, Direttore generale del Centro Agro Alimentare Torinese, che ad aprile dello scorso anno ha aperto del porte del CAAT alla Carovana &#8211; quella che era la realtà storicamente presente all’interno del Caat e che svolgeva una attività di recupero di eccedenze alimentare e donazioni per poi favorire la ridistribuzione sul territorio come il Banco Alimentare, ha visto affiancarsi nuove esperienze come quella della Carovana Salvacibo. Queste realtà oggi hanno permesso di raggiungere, in maniera molto più capillare di prima, le singole famiglie in difficoltà che talvolta nell’ambito di organizzazioni più strutturate avevano concrete difficoltà ad accedere a queste forme di aiuto”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Per noi il l’apporto di cibo che arriva dalla Caravona è importante – dice l’Imam <strong>Said Alajdi El Idrissi</strong>, presidente della moschea di via Baretti &#8211; Parliamo di circa il 50% di tutti gli aiuti che ridistribuiamo a una comunità che riunisce cinque moschee da San Salvario a Porta Palazzo. Sono più di 500 persone e quasi tutti disoccupati, famiglie numerose, anziani e malati. Da quando è cominciata la pandemia le richieste di cibo sono aumentate e continuano a farlo”</p>



<h2 class="wp-block-heading"><em><strong>I dati della Carovana Salvacibo</strong></em></h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/mappa-distribuzione-.jpg" alt="carovana salvacibo mappa distribuzione" class="wp-image-3397" width="436" height="313" srcset="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/mappa-distribuzione-.jpg 757w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/mappa-distribuzione--300x216.jpg 300w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/mappa-distribuzione--150x108.jpg 150w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/mappa-distribuzione--696x500.jpg 696w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/mappa-distribuzione--584x420.jpg 584w" sizes="auto, (max-width: 436px) 100vw, 436px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro svolto quotidianamente dalla Carovana a Torino permette di fornire una prima valutazione, non esaustiva, dell’impatto dell’emergenza alimentare in città. Dai dati raccolti e sviluppati emerge che la maggiore richiesta di cibo proviene dai quartieri a nord-est della città. Infatti ben il 68% del cibo recuperato viene distribuito tra le circoscrizioni 6, 7 e 8. Parliamo principalmente dei quartieri di <strong>Aurora</strong>, <strong>Barriera di Milano</strong> e <strong>San Salvario</strong> dove la crisi sta mettendo a dura prova le aree dove il reddito pro capite dei residenti è tra i più bassi della città. Emerge con forza l’assunto che vede i ceti più bassi essere tra i soggetti che maggiormente vengono colpiti dalla crisi e specialmente, come sempre accade nelle aree fortemente urbanizzate, la crisi economica è sempre legata a quella alimentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quando, il 7 aprile 2020, è cominciata l’azione della Carovana sono state distribuite 246 tonnellate di frutta e verdura. In cima alla classifica del prodotto più recuperato e distribuito ci sono le banane con 58,4 tonnellate, seguite a distanza dai pomodori (22,2 tonnellate) e dalle patate (20,9 tonnellate). Mentre i prodotti meno distribuiti sono stati i piselli (6 kg), barba di frate (6 kg) e olive (2 kg). Se da un lato la frutta e la verdura recuperata segue un andamento legato alla stagionalità dei prodotti e alle produzioni agricole europee, dall’altro emerge con forza come il prodotto più distribuito siano proprio le banane e quindi un prodotto non di produzione europea e disponibile tutto l’anno. Questa apparente “stortura” del flusso di cibo recuperato e distribuito in città è legata la fatto che il principale (intenso come singola azienda) sostenitore della Carovana Salvacibo sia Battaglio S.p.a. uno delle più importanti aziende italiane che commercializzano frutta esotica e che proprio a Torino ha sede uno centri italiani di maturazione delle banane.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><em><strong>Dove va a finire il cibo recuperato dalla Carovana Salvacibo?</strong></em></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Da quando è cominciata l’azione della Carovana Salvacibo <strong>sono state 54 le realtà che hanno ricevuto aiuti alimentar</strong><strong>i con una media di 1800 beneficiari a settimana.</strong> La forza dell’iniziativa ha permesso di creare una rete di muto soccorso che ha messo insieme enti e organizzazioni molto diverse tra loro ma accomunate dalla necessità di soccorrere la popolazione torinese. Dalle parrocchie alle moschee, dai centri sociali ai progetti istituzionali la Carovana Salvacibo, ma soprattutto lo spirito che anima e ha animato queste realtà, è riuscita a portare cibo a tutti “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, come piace dire a Oumar Fofana (migrante della Costa d’Avorio che lavora fin dal primo giorno all’avventura della Carovana).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante l’anno molte di queste organizzazioni hanno dovuto fermarsi a loro malgrado. Attualmente la Carovana Salvacibo distribuisce tutte le settimane frutta e verdura alle seguenti realtà: <em><strong>Arci Torino, Associazione dei Sardi in Torino “Antonio Gramsci”, Associazione Aizo, Acfil, Associazione Husson, Bagni Pubblici di Via Agliè, Casa del Quartiere di San Salvario, Cecchi Point, Presenza Solidare, Associazione Cenacolo Eucaristico della Transfigurazione, Comitato Inquilini Case Bianche, Cottolengo, Cucine Solidali Torino, Associazione Amici di via Revello, Parrocchia Gesù Salvatore, Parrocchia Sacro Cuore di Maria, Parrocchia Santa Croce, Parrocchia Santa Maria di Nazaret, Parrocchia Maria Speranza Nostra, Sermig, Ristorante Il Giardino, Associazione Islamica di Torino</strong></em>.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="540" src="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-5.jpg" alt="carovana salvacibo recupero" data-id="3413" data-full-url="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-5.jpg" data-link="https://www.ecodallecitta.it/spreco-alimentare-la-carovana-salvacibo-246-tonnellate-di-frutta-e-verdura/carovana-5/" class="wp-image-3413" srcset="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-5.jpg 960w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-5-300x169.jpg 300w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-5-768x432.jpg 768w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-5-150x84.jpg 150w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-5-696x392.jpg 696w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-5-747x420.jpg 747w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-4-1024x768.jpg" alt="carovana salvacibo recupero caat" data-id="3412" data-full-url="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-4.jpg" data-link="https://www.ecodallecitta.it/spreco-alimentare-la-carovana-salvacibo-246-tonnellate-di-frutta-e-verdura/carovana-4/" class="wp-image-3412" srcset="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-4-1024x768.jpg 1024w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-4-300x225.jpg 300w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-4-768x576.jpg 768w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-4-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-4-150x113.jpg 150w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-4-696x522.jpg 696w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-4-1068x801.jpg 1068w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-4-560x420.jpg 560w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-4-80x60.jpg 80w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-4-265x198.jpg 265w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-4.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="960" src="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-2.jpg" alt="carovana salvacibo distribuzione" data-id="3410" data-full-url="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-2.jpg" data-link="https://www.ecodallecitta.it/spreco-alimentare-la-carovana-salvacibo-246-tonnellate-di-frutta-e-verdura/carovana-2/" class="wp-image-3410" srcset="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-2.jpg 720w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-2-225x300.jpg 225w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-2-150x200.jpg 150w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-2-300x400.jpg 300w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-2-696x928.jpg 696w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/04/carovana-2-315x420.jpg 315w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></li></ul></figure>
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		<item>
		<title>I Nas trovano tracce di Sars-Cov2 sui mezzi pubblici ma non c&#8217;è &#8220;indice di effettiva virulenza&#8221;</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/coronavirus-mezzi-pubblici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2021 10:04:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mobilità]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[mezzi pubblici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I carabinieri del Nas, impegnati negli ultimi giorni in una serie di controlli anti Covid, hanno eseguito 756 tamponi di superficie su mezzi di trasporto e stazioni (obliteratrici, maniglie e barre di sostegno per i passeggeri, pulsanti di richiesta di fermata e sedute), svolti in collaborazione con i servizi locali di Asl, Agenzie di protezione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">I carabinieri del <strong>Nas</strong>, impegnati negli ultimi giorni in una serie di <strong>controlli anti Covid,</strong> hanno eseguito 756 tamponi di superficie su <strong>mezzi di trasporto e stazioni </strong>(obliteratrici, maniglie e barre di sostegno per i passeggeri, pulsanti di richiesta di fermata e sedute), svolti in collaborazione con i servizi locali di Asl, Agenzie di protezione ambientale ed enti universitari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i tamponi di superficie raccolti, sono stati<strong>&nbsp;rilevati 32 casi di positività&nbsp;per la presenza di materiale genetico riconducibile al virus</strong>, individuati in autobus, vagoni metro e ferroviari operanti su linee di trasporto pubblico di Roma, Viterbo, Rieti, Latina, Frosinone, Varese e Grosseto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il riscontro della presenza di materiale genetico del virus sulle superficie dei mezzi di trasporto &#8211; spiegano i carabinieri del Nas &#8211; <strong>seppur non indice di effettiva capacità di virulenza o vitalità dello stesso, rileva con certezza il transito ed il contatto di individui infetti a bordo del mezzo, determinando la permanenza di una traccia virale</strong>&#8220;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli obiettivi controllati, 65 (il 9,3%) ha evidenziato irregolarità, perlopiù connesse con l<strong>&#8216;inosservanza delle misure di prevenzione al contagio</strong> quali la mancata esecuzione delle operazioni di pulizia e sanificazione, l&#8217;omessa cartellonistica di informazione agli utenti circa le norme di comportamento ed il numero massimo di persone ammesse a bordo, l&#8217;assenza di distanziatori posti sui sedili e di erogatori di gel disinfettante o il loro mancato funzionamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Complessivamente sono stati <strong>denunciati 4 responsabili di aziende di trasporto</strong>, per non aver predisposto le procedure di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro a favore degli operatori, e sanzionati ulteriori 62 responsabili per irregolarità amministrative, con sanzioni pecuniarie pari a circa 25 mila euro. La campagna &#8211; spiegano i carabinieri &#8211; mira a verificare &#8220;la corretta applicazione delle misure di contenimento epidemico, allo scopo di tutelare la salute dei numerosissimi utenti che usufruiscono dei mezzi di trasporto&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(Agi)</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Impressioni di un Sabato Salvacibo a Torino</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/impressioni-di-un-sabato-salvacibo-a-torino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Mar 2021 15:47:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Associazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sabato Salvacibo]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[sabato salvacibo]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[spreco alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Irene Chiambretto È sabato. Sono le 15 ed il mercato di Via Porpora si sta svuotando. È l’ora delle offerte dell’ultimo minuto e di ritirare le bancarelle ma, mentre i rumori del mercato lentamente si spengono, cinque ragazzi mettono in piedi un piccolo banchetto ed iniziano a girare tra gli ambulanti indossando le loro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">di <strong>Irene Chiambretto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È </strong><strong>sabato</strong>. Sono le 15 ed il <strong>mercato di Via Porpora</strong> si sta svuotando. È l’ora delle offerte dell’ultimo minuto e di ritirare le bancarelle ma, mentre i rumori del mercato lentamente si spengono, cinque ragazzi mettono in piedi un piccolo banchetto ed iniziano a girare tra gli ambulanti indossando le loro riconoscibili pettorine rosse. Sono in cerca di <strong>frutta e verdura</strong>, quella che è ormai invendibile dai commercianti e che verrebbe altrimenti cestinata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta raccolto il loro piccolo tesoro, i ragazzi tornano al banchetto che hanno sistemato sul lato della via che dà su Corso Giulio Cesare; pesano la frutta e la verdura ed annotano le quantità dell’una e dell’altra su una vecchia agenda, accanto ai loro nomi. Li osservo mentre distribuiscono sorrisi e bigliettini di carta numerati, rigorosamente in ordine di arrivo, a coloro i quali sono venuti a ritirare la loro porzione di frutta e verdura: sono <strong>donne e uomini</strong> di tutte le età e nazionalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi avvicino anche io e saluto. Una donna dagli occhi grandi mi ascolta mentre le spiego chi sono. Riesco a capire che sta sorridendo al di sotto della mascherina. Mi spiega che hanno già pesato la frutta e la verdura di giornata, poi mi mostra la loro piccola bilancia e l’agenda su cui si segnano le quantità. “Per distribuirle aspettiamo fino a quando i commercianti non hanno ritirato la loro merce” &#8211; mi spiega &#8211; “perché non vogliamo fare loro concorrenza sleale”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un fruttivendolo si avvicina e ci sporge qualche limone lievemente ammaccato. Lo ringraziamo. I ragazzi con le pettorine rosse monitorano l’orario e chiacchierano disinvolti con chi aspetta nei dintorni del banchetto, che è decorato soltanto da uno striscione sul quale si può leggere “<strong>Ecomori</strong>”. Alle 15:30 si scambiano un segno d’assenso ed iniziano a dividere frutta e verdura in dieci parti&nbsp; uguali. Tra loro c’è un ragazzo di 13 anni, il figlio di colei che mi ha accolta al mio arrivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto <strong>Sabato SalvaCibo</strong> è partito a novembre. Sotto alla pioggia battente, con il vento e con la neve, i ragazzi non si sono mai fermati. “Siamo un punto di riferimento per le persone che ci conoscono” – mi dicono – “e noi cerchiamo sempre di dare loro informazioni che possano aiutarli: molti non sapevano, ad esempio, di avere diritto al reddito di cittadinanza”. Si tratta quindi di un progetto che non si limita a redistribuire risorse ma che rappresenta una risorsa in sé per i più vulnerabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le mani abili dei ragazzi smistano patate, banane, rape e mandarini. Le scatole, ricolme di frutta e verdura colorate, vengono poi consegnate tra risate e convenevoli. <strong>Ne avanza una</strong> e si va a suonare al campanello della signora che “viene sempre ma ha problemi a camminare” perché nessuno deve essere lasciato indietro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre i ragazzi ritirano lo striscione “Ecomori”, io mi dirigo verso <strong>Borgo Vittoria</strong>: lì la raccolta deve ancora iniziare. Il mercato alimentare si sviluppa all’interno di piazza della Vittoria. Individuo facilmente i ragazzi con la <strong>pettorina rossa</strong>; mi avvicino, saluto e spiego loro chi sono. Mi mostrano con orgoglio le casse di pomodorini e broccoli che sono riusciti a recuperare e mi propongono di fare qualche ultimo giro tra le bancarelle con loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Lo faccio perché mi fa sentire una persona”, mi racconta il ragazzo al fianco del quale sto camminando per il mercato. Un fruttivendolo nota la pettorina rossa che indossa e richiama la sua attenzione con un cenno della mano: recuperiamo così qualche pera mentre il commerciante smantella il banco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alle 17:30</strong>, dopo aver pesato e minuziosamente appuntato su una piccola agenda le quantità di frutta e verdura recuperate, inizio a comporre le casette insieme ai ragazzi. Una testa d’insalata, tre rape, qualche pera, due kiwi e poi broccoli, pomodorini e patate. Un gruppetto di persone osserva il nostro lavoro con attenzione e, quando ultimiamo di sistemare le arance, i primi avventori iniziano ad avvicinarsi soddisfatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci si conosce. Ci si sorride. Ci si scambia battute e si chiacchiera. Si sa che il sabato pomeriggio i ragazzi saranno lì, con le loro pettorine rosse, e li si aspetta perché loro non regalano solo frutta e verdura. Loro regalano opportunità.</p>
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		<item>
		<title>PNRR e pandemia: 30 scienziati ed esperti di Ambiente e Salute scrivono a Draghi con valutazioni e proposte</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/pnrr-e-pandemia-30-scienziati-ed-esperti-di-ambiente-e-salute-scrivono-a-draghi-con-valutazioni-e-proposte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Mar 2021 10:19:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mobilità]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono state inviate al Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, una serie di raccomandazioni e proposte per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza legato al Recovery Plan, che invitano a non sottovalutare le cause ambientali della pandemia in atto e ad utilizzare i fondi europei con un approccio sistemico che promuova la salute [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Sono state inviate al Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, una serie di raccomandazioni e proposte per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza legato al Recovery Plan, che invitano a non sottovalutare le <strong>cause ambientali </strong>della pandemia in atto e ad <strong>utilizzare i fondi europei con un approccio sistemico che promuova la salute di persone, animali e ambiente</strong>. La lettera inviata a Draghi è stata promossa dalle seguenti figure appartenenti al mondo scientifico italiano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Simona Agger (Architetto, HCWH, SIAIS), Giulio Betti (meteorologo LAMMA-IBE/CNR), Paolo Barberi (agronomo, Scuola Superiore Sant&#8217;Anna, Pisa), Ugo Bardi (docente Università di Firenze), Fabrizio Bianchi (epidemiologo CNR), Antonio Bonaldi (medico, Slow Medicine), Roberto Buizza (fisico Scuola Superiore Sant’Anna), Mario Carmelo Cirillo (ingegnere, già ISPRA), Daniela D’Alessandro (medico Università Sapienza di Roma), Gianluigi De Gennaro (chimico Università di Bari), Aldo Di Benedetto (medico Ministero Salute), Francesco Forastiere (epidemiologo CNR), Andrea Gardini (medico Slow Medicine), Paolo Lauriola (epidemiologo RIMSA), Carmine Ciro Lombardi (chimico e tecnologo farmacologo Università di Roma Tor Vergata), Alberto Mantovani (tossicologo ISS), Vitalia Murgia (medico CESPER), Francesca Pacchierotti (biologa ENEA), Maria Grazia Petronio (medico, Università di Pisa), Pietro Paris (ingegnere ISPRA), Paolo Pileri (docente Politecnico di Milano), Roberto Romizi (medico ISDE), Marco Talluri (esperto comunicazione ARPAT) Gianni Tamino (biologo, già Università di Padova), Francesco Romizi (giornalista esperto comunicazione ambientale), Sandra Vernero (medico Slow Medicine), Giovanni Viegi (pneumologo ed epidemiologo CNR), Paolo Vineis (epidemiologo, Imperial College London).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><a href="https://click.mlsend.com/link/c/YT0xNjQ5MTgzNDIwMDQ5MjY2MzEzJmM9aTJnMSZlPTM5MjM3MDUmYj01NTcyMTI3ODMmZD1zMnE5czV3.oP-upcuGBOqApxJN0NzmIaOHzsJ9EmBrWglMZoq5Uz4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">QUA</a>&nbsp;è possibile leggere la lettera inviata al Presidente del Consiglio, di seguito un estratto</strong>:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Egr. Prof. Draghi,<br>Desideriamo condividere con Lei e i Ministri impegnati qualche elemento di valutazione generale e avanzare raccomandazioni e suggerimenti sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Siamo un gruppo di docenti, ricercatori ed esperti afferenti a diverse discipline accomunate dalle finalità di protezione sia degli ecosistemi e dell’ambiente in cui viviamo sia della salute umana e degli organismi viventi. Stiamo seguendo e studiando la pandemia dal suo arrivo e siamo preoccupati per il presente e per il futuro. Per questo, oltre a contribuire allo studio dei fenomeni collegati alla pandemia, siamo interessati alle elaborazioni ed alle scelte per la ripresa economica e sociale.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Siamo consapevoli della necessità di affrontare la sfida di una ripartenza che non sia basata sugli stessi modelli che hanno determinato la grave situazione in cui ci troviamo. Per imboccare una traiettoria diversa c’è bisogno di un cambio di paradigma del modello di sviluppo e di consumo oggi prevalente, ed è necessario che molte scelte siano fatte con immediatezza. Trattandosi di una profonda crisi sanitaria, sociale, economica, perfino esistenziale, un piano di ripresa post-pandemica deve necessariamente confrontarsi con una miriade di problemi, come illustrato dal Green Deal europeo. Osserviamo con grande interesse l’evoluzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ed apprezziamo gli sforzi fatti in molte direzioni, seguendo le indicazioni di quello<br>europeo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La nostra principale preoccupazione è che vengano sottovalutate le conoscenze scientifiche acquisite sulle cause che hanno portato alla pandemia, che la configurano come sindemia e che forniscono indicazioni chiare sulle azioni da compiere per evitare altre pandemie. Dal mondo scientifico già in passato erano stati lanciati allarmi, così come oggi sono numerose le segnalazioni della comunità scientifica sui rischida virus sconosciuti e pronti a fare il salto di specie o da batteri favoriti dal cambiamento climatico. Siamo convinti della necessità di mettere in atto prima di tutto azioni di mitigazione, ma anche azioni di adattamento al cambiamento climatico, incamminandosi senza indugio e senza passaggi intermedi in un percorso accelerato per il contenimento delle emissioni di gas climalteranti. Siamo ugualmente convinti che l’approccio “onehealth”, nella sua accezione di sforzi collaborativi a tutti i livelli per proteggeree promuovere la salute di persone, animali e ambiente, sia un concetto sistemico ed un riferimento fondamentale non solo per gli aspetti relativi alla riorganizzazione del servizio sanitario, ma per tutto il PNRR.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Riteniamo che siano da valorizzare i recenti studi che stimano come i costi per ridurre il rischio di pandemie siano oltre 100 volte inferiori a quelli necessari per la risposta alle pandemie stesse; quelli per la gestione del COVID-19 erano già arrivati a 8-16 trilioni di dollari a livello globale a luglio 2020 e sono destinati a crescere in modo abnorme.</em></p>
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		<title>Covid, a un anno dal lockdown il WWF ricorda l&#8217;importanza di un ambiente e una natura in salute</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/covid-a-un-anno-dal-lockdown-il-wwf-ricorda-limportanza-di-un-ambiente-e-una-natura-in-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 12:13:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[epidemie]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>
		<category><![CDATA[zoonosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È passato un anno dall’annuncio che ha cambiato le nostre vite, quello con cui il governo decise di bloccare la vita del Paese per salvaguardare la salute dei cittadini e provare ad arginare una pandemia (due giorni dopo l’OMS l’avrebbe certificata come tale) che ancora non siamo riusciti a cacciare via dal nostro presente. Per [&#8230;]</p>
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]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">È passato un anno dall’annuncio che ha cambiato le nostre vite, quello con cui il governo decise di bloccare la vita del Paese per <strong>salvaguardare la salute dei cittadini e provare ad arginare una pandemia</strong> (due giorni dopo l’OMS l’avrebbe certificata come tale) che ancora non siamo riusciti a cacciare via dal nostro presente. Per quanto la situazione continui ad essere gravissima, con la penisola che è tornata a colorarsi di rosso e restrizioni che si annunciano via via crescenti, la situazione oggi è molto diversa da quella di un anno fa: <strong>finalmente ci sono i vaccini</strong>, che rappresentano una robusta iniezione di fiducia per superare una emergenza che sembra non aver fine. Proprio in questo anniversario il<strong> WWF</strong> ha deciso di richiamare l’attenzione tra il legame che esiste tra la salute della natura e quello del genere umano, evidenziando come <strong>un rapporto “malato” con l’ambiente che ci circonda e con le specie che lo popolano, siano, spesso, alla base di epidemie e pandemie</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con oltre 2,5 milioni di morti nel mondo (di cui circa 100 mila in Italia), il<strong> COVID-19 è diventata una tra le epidemie più letali della storia</strong>: ma non è la prima e, purtroppo, rischia di non esser l’ultima. In meno di 20 anni, si sono verificate altre tre gravi epidemie che hanno toccato la popolazione umana: nel 2003 è comparsa la <strong>SARS</strong>, nel 2009 si è diffusa una epidemia di <strong>influenza aviaria H1N1</strong> e nel 2012 è comparsa la<strong> MERS</strong>. E ancora, Ebola, Zika, HIV/AIDS, febbre del Nilo occidentale sono altre gravissime epidemie degli ultimi decenni. Sebbene siano emerse in diverse parti del mondo, tutte queste malattie epidemiche hanno una caratteristica in comune: sono quelle che gli scienziati chiamano <strong>&#8220;zoonosi&#8221;</strong>, malattie presenti negli animali che hanno fatto il cosiddetto <strong>“salto di specie” (o “spillover”) verso l’uomo</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="512" height="285" src="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/03/covid-nel-mondo.jpg" alt="" class="wp-image-2453" srcset="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/03/covid-nel-mondo.jpg 512w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/03/covid-nel-mondo-300x167.jpg 300w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2021/03/covid-nel-mondo-150x83.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, le zoonosi rappresentano il 60% delle malattie infettive conosciute e il 75% delle malattie infettive emergenti.<strong> Il numero di zoonosi trasmesse da animale a uomo è quasi triplicato negli ultimi 40 anni, complice l&#8217;azione dell&#8217;essere umano sull&#8217;ambiente.</strong> La pandemia provocata dal COVID-19 ha permesso di capire quanto i sistemi naturali siano indispensabili per proteggere la nostra salute e per ridurre la diffusione di pericolose malattie. L’equazione è semplice: <strong>più distruggiamo la natura, più rischiamo di scatenare malattie infettive ricorrenti ed emergenti. </strong>Gli ecosistemi sani, grazie ai complessi meccanismi che mantengono l’equilibrio tra le varie specie e con l’ambiente, hanno infatti un ruolo importantissimo nel regolare la trasmissione di malattie, siano esse batteriche, virali o trasmesse da altri agenti patogeni, .  Quando l’uomo interviene su questi equilibri, alterandoli, aumenta il rischio di trasmissione di malattie che possono facilmente trasformarsi in epidemie o pandemie. Quando abbattiamo foreste, prosciughiamo habitat di acqua dolce, cancelliamo ecosistemi naturali, spingiamo gli animali in aree sempre più frammentate, li cacciamo, traffichiamo, sottoponiamo a stress, alteriamo gli equilibri naturali favorendo il salto di specie dei virus e la trasmissione di altri patogeni.</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><a href="http://emctrack.com/trk/click/@f*025j2F7ib38j2f2S1*3=0*81f6f4e9b2f8b*6,3*8efr2fbs9d3a9ffs0d1f9*f=0*522971b78424221*3,0*87f@fle3bif3bx6b3a84f*2=b*923899f9061692f60*5,2*7nbl8i2d2*1=390988f3f5e0b7f2b,6*3c8ifd2*b=993790f8021595f80,5*2l7ibd8*2=2711300083f3f7e4b,f*bk6U338LfI23bf9n3o93f*0=139-f" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/GcXbf15SKcArSiZp4JXOgSy6nlh-DCwJIMojQKe8xr6jUVBpw92YFeEQA-tPHdnuAtAcHNiq_MnLAcnqq9fiqS64qBrNQotrcBLT7kzEIYpGMn3bm2yk8YkgChE34UZ8gtkI=s0-d-e1-ft#https://mailchef.s3.amazonaws.com/uploads/800334/image/imageditor_1615282004.png" alt="Insert Alt text here" width="841" height="589"/></a></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><th>Efetto sapiens</th></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><th></th></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il fronte della minaccia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli esperti che hanno redatto il&nbsp;<strong><a href="http://emctrack.com/trk/click/@f*025j2F7ib38j2f2S1*3=0*81f6f4e9b2f8b*6,3*8efr2fbs9d3a9ffs0d1f9*f=0*522971b78424221*3,0*87f@fle3bif3bx6b3a84f*2=b*923899f9061692f80*5,2*7nbl8i2d2*1=390988f3f5e0b7f2b,6*3c8ifd2*b=993790f8021595f80,5*2l7ibd8*2=2711300083f3f7e2b,f*bk6U338LfI23bf9n3o93f*0=149-f" target="_blank" rel="noreferrer noopener">recente rapporto IPBES</a></strong>&nbsp;stimano che ci siano circa 1,7 milioni di virus che circolano fra mammiferi e uccelli, e di questi circa la metà potrebbe avere la capacità di trasferirsi all’uomo.&nbsp; Secondo l’OMS, nonostante siano ormai descritte oltre 200 patologie di origine animale (alcune delle quali note da secoli), le zoonosi rappresentano oggi più che mai una minaccia significativa per la salute pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le zoonosi emergenti sono quelle che più preoccupano l’umanità perché compaiono ad un ritmo che non ha precedenti nella nostra storia umana e perché hanno un impatto importante sulla salute umana, sui sistemi sociali e quelli economici. Un recente articolo rileva come, dal 1940 ad oggi, i cambiamenti nelle pratiche agricole siano associabili ad un aumento del 25% di tutte le malattie infettive e un aumento del 50% di quelle zoonotiche, percentuali che probabilmente aumenteranno con l’ulteriore espansione e intensificazione dell&#8217;agricoltura e dell’allevamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto costa non prevenire le pandemie?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre secondo l’IPBES (vedi sopra) &nbsp;si stima che i costi di prevenzione delle pandemie siano 100 volte inferiori al costo di risposta alle epidemie. Rispondere alle malattie o peggio, alle epidemie, dopo la loro comparsa, ricorrendo a misure di salute pubblica, soluzioni tecnologiche e in particolare alla ricerca, preparazione e alla distribuzione di nuovi vaccini e terapie, è molto dispendioso e lento; comporta inoltre una diffusa sofferenza umana, oltre a decine di miliardi dollari l’anno di danni all’economia globale. Ingenti sono anche i costi indiretti connessi con la riduzione delle attività aziendali e con altri impatti ambientali associati ad un evento epidemico. Vanno tenuti anche in considerazione gli alti costi di altre possibili misure da adottare all’insorgenza di un focolaio, come l&#8217;abbattimento di animali da allevamento e selvatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio di pandemie future può essere notevolmente contenuto, riducendo drasticamente gli effetti della lunga lista di fattori e attività umane che causano la perdita di biodiversità, aumentando il livello di conservazione della natura e diminuendo lo sfruttamento insostenibile delle regioni del Pianeta ad alta biodiversità e ricordandoci, come sintetizzato da Papa Francesco, che “non possiamo illuderci di rimanere sani in un Pianeta malato”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ecco alcune soluzioni per contenere il rischio, alcune delle quali rilanciate con la campagna ReNature promossa dal WWF, che prevede azioni concrete per rigenerare la natura entro i prossimi 10 anni</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li>Proteggere gli ultimi ecosistemi naturali, in particolare quelli a maggiore biodiversità</li><li>Ridurre i meccanismi che contribuiscono alla loro distruzione, tra cui agricoltura e allevamenti intensivi.</li><li>Modificare le nostre abitudini di consumo, scegliendo prodotti a minore impatto sulla biodiversità.</li><li>Ricostruire le connessioni e gli equilibri ecologici sul pianeta.</li><li>Applicare in maniera efficace e diffusa l’approccio One Planet Health</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per approfondire</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La relazione tra ambiente, biodiversità, società umana e malattie zoonotiche è molto complessa, come analizzato nel&nbsp;<strong><a href="http://emctrack.com/trk/click/@f*025j2F7ib38j2f2S1*3=0*81f6f4e9b2f8b*6,3*8efr2fbs9d3a9ffs0d1f9*f=0*522971b78424221*3,0*87f@fle3bif3bx6b3a84f*2=b*923899f9061693f00*5,2*7nbl8i2d2*1=390988f3f5e0b7f2b,6*3c8ifd2*b=993790f8021595f80,5*2l7ibd8*2=2711300083f3f7e0b,f*bk6U338LfI23bf9n3o93f*0=159-f" target="_blank" rel="noreferrer noopener">report del WWF &#8220;Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi</a>. Tutelare la salute umana conservando la biodiversità”&nbsp;</strong>e nel&nbsp;<strong><a href="http://emctrack.com/trk/click/@f*025j2F7ib38j2f2S1*3=0*81f6f4e9b2f8b*6,3*8efr2fbs9d3a9ffs0d1f9*f=0*522971b78424221*3,0*87f@fle3bif3bx6b3a84f*2=b*923899f9061693f20*5,2*7nbl8i2d2*1=390988f3f5e0b7f2b,6*3c8ifd2*b=993790f8021595f80,5*2l7ibd8*2=2711300083f3f6e8b,f*bk6U338LfI23bf9n3o93f*0=169-f" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto UNEP &#8220;Preventing the next pandemic”</a></strong>. Mentre gli animali selvatici possono essere un naturale serbatoio di malattie, anche gli animali domestici possono essere dei pericolosi amplificatori di patogeni generatesi in natura. La cosa importante da considerare è tuttavia che la gran parte delle malattie infettive, che originino da animali selvatici o da animali domestici, da piante o da altre persone, sono favorite da attività umane &#8211; come l’agricoltura intensiva, l’uso insostenibile o illegale della fauna selvatica, la distruzione e la trasformazione di ecosistemi naturali &#8211; producendo effetti spesso imprevedibili. Secondo uno studio pubblicato su Nature (Keesing et al. “Impacts of biodiversity on the emergence and transmission of infectious diseases.”, 2010) quasi il 50% delle malattie zoonotiche emergenti è in qualche modo collegato alla trasformazione di uso del suolo, ovvero alla distruzione degli ecosistemi naturali.</p>
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		<title>L’Arci e il contrasto all’emergenza alimentare. L’esperienza torinese tra recupero delle eccedenze e solidarietà</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/larci-e-il-contrasto-allemergenza-alimentare-lesperienza-torinese-tra-recupero-delle-eccedenze-e-solidarieta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Vendola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2021 13:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carovana Salvacibo]]></category>
		<category><![CDATA[Cibo]]></category>
		<category><![CDATA[L'Associazione]]></category>
		<category><![CDATA[arci]]></category>
		<category><![CDATA[arci torino]]></category>
		<category><![CDATA[carovana salvacibo]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[spreco alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’azione di contrasto allo spreco alimentare della Carovana Salvacibo di Torino, promossa da Eco dalle Città e supportata dall’Unione Buddhisti italiani e dal Comune di Torino, punta al recupero delle eccedenze all’interno del CAAT e dai principali grossisti di ortofrutta (come Battaglio) per poi ridistribuirlo a più di 20 realtà sul territorio cittadino che, dall’inizio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’azione di contrasto allo spreco alimentare della <strong>Carovana Salvacibo</strong> di Torino, promossa da Eco dalle Città e supportata dall’Unione Buddhisti italiani e dal Comune di Torino, punta al recupero delle eccedenze all’interno del CAAT e dai principali grossisti di ortofrutta (come Battaglio) per poi ridistribuirlo a più di 20 realtà sul territorio cittadino che, dall’inizio della pandemia nel 2020, sono in prima fila per contrastare l’<strong>emergenza alimentare</strong>. Tra questi c’è l’<strong>Arci Torino</strong> che, grazie ai due Snodi della rete Torino Solidale e al progetto ‘<a href="https://www.facebook.com/alimentalasolidarieta" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">Fooding – alimenta la solidarietà</a>’, assicura a circa 2000 persone un sostegno concreto durante l’emergenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo stati allo Snodo dell’<strong>Anatra Zoppa</strong>, un ex circolo Arci riconvertito in presidio alimentare (ma non solo), per capire meglio il lavoro che l’Arci territoriale di Torino sta svolgendo. A guidarci all’interno della struttura sono stati <strong>Elisabetta </strong><strong>Bosio</strong> e <strong>Marco </strong><strong>Neitzert</strong> che si occupano dell’organizzazione e della gestione delle attività di supporto alimentare.</p>
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