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	<title>kyoto club Archivi - Eco dalle Città</title>
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	<description>ambiente urbano</description>
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	<title>kyoto club Archivi - Eco dalle Città</title>
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		<title>Emissioni edilizia, Kyoto Club sul rapporto Ramboll: &#8220;L&#8217;Italia introduca una normativa adeguata&#8221;</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/emissioni-e-edilizia-kyoto-club-sul-rapporto-ramboll-litalia-introduca-una-normativa-adeguata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Feb 2024 16:39:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni e edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[green building council italia]]></category>
		<category><![CDATA[kyoto club]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto ramboll]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le associazioni ambientaliste Green Building Council Italia (GBC Italia) e Kyoto Club, durante il convegno organizzato dal Coordinamento FREE a &#8220;The Energy Transition Expo &#8211; KEY 2024” hanno presentato la versione italiana del rapporto “Strumenti normativi EU27 per la riduzione delle emissioni di carbonio nel ciclo di vita dei nuovi edifici” pubblicato da Ramboll, la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le associazioni ambientaliste <strong>Green Building Council Italia (GBC Italia) e Kyoto Club</strong>, durante il convegno organizzato dal <strong>Coordinamento FREE</strong> a &#8220;The Energy Transition Expo &#8211; KEY 2024” hanno presentato la versione italiana del rapporto “Strumenti normativi EU27 per la riduzione delle emissioni di carbonio nel ciclo di vita dei nuovi edifici” pubblicato da Ramboll, la multinazionale danese di architettura, ingegneria e consulenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come spiega una nota di Kyoto Club: &#8220;Se vogliamo raggiungere gli obiettivi climatici europei al 2030 e al 2050 è necessario accelerare il processo di riqualificazione profonda del nostro parco immobiliare, altamente inefficiente e vetusto. Le emissioni climalteranti nel corso dell&#8217;intero ciclo di vita di un edificio, note come&nbsp;<strong>&#8220;whole-life carbon&#8221; (WLC),</strong>&nbsp;dipendono sia dalla fase di utilizzo degli immobili che dalle&nbsp;<strong>emissioni “incorporate”</strong>&nbsp;derivanti dalla produzione dei materiali, prodotti e componenti, dai processi di trasporto e costruzione del manufatto, dai trattamenti a fine vita dei rifiuti&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Fino a ora &#8211; continua la nota -, gli Stati membri dell&#8217;UE si sono concentrati principalmente sulla riduzione dei consumi energetici derivanti dall’utilizzo degli edifici, mentre solo&nbsp;<strong>Danimarca, Finlandia, Francia, Paesi Bassi e Svezia</strong>&nbsp;hanno adottato normative politiche nazionali per limitare le emissioni di carbonio incorporate. Tuttavia, la proposta di revisione della Direttiva “Case verdi” sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD) propone una valutazione complessiva delle emissioni totali&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;I cinque Paesi citati dimostrano che è possibile regolamentare l’impronta di carbonio degli edifici, contemplando non solo le emissioni operative, ma anche quelle incorporate, e che ciò può essere attuato in tutti i Paesi dell’UE. <strong>Questa è la conclusione a cui giunge il rapporto “<a href="https://gbcitalia.org/area-download/roadmap/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Strumenti normativi EU27 per la riduzione delle emissioni di carbonio nel ciclo di vita dei nuovi edifici. Repertorio di esperienze Europee</a>” della società Ramboll, la cui traduzione in italiano è stata curata da GBC Italia e presentata stamattina alla kermesse “The Energy Transition Expo &#8211; KEY 2024” in occasione del convegno “Post superbonus. Proposte per riqualificazione energetica degli immobili” organizzato da Coordinamento FREE</strong>. Lo studio mette a confronto i cinque modelli nazionali per evidenziare somiglianze, differenze e best practice nell’approccio alle metodologie WLC, focalizzandosi sugli elementi e i processi che necessitano di un ulteriore sviluppo per la legislazione nazionale in materia&#8221;, ha spiegato Kyoto Club.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo&nbsp;<strong>Clementina Taliento, responsabile ufficio stampa e comunicazione di Kyoto Club</strong>, “Attualmente in Italia non esiste una normativa volta a quantificare e limitare le emissioni di WLC per i nuovi edifici, sull’esempio dei cinque Paesi membri UE già citati. A tal proposito, è necessario che il Governo e il Parlamento italiani sostengano la revisione della direttiva “Case verdi” – che sarà discussa e, auspichiamo, approvata dal Parlamento europeo nella prossima sessione plenaria di marzo &#8211; e, come già avvenuto in Francia e in altri Paesi europei, vari una normativa nazionale per la riduzione delle emissioni di carbonio incorporate. Con il progetto ‘Per un salto di classe’, in partnership con Legambiente, chiediamo che venga impressa una forte accelerazione alla decarbonizzazione del settore edile – dato il suo contributo sostanziale a emissioni di gas serra e consumo di energia – in quanto questa sarebbe un trampolino di lancio verso il raggiungimento dagli obiettivi climatici dell’Unione europea”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Marco Caffi, Direttore di Green Building Council Italia</strong>, poi, ha&nbsp;dichiarato: &#8220;In futuro la riqualificazione degli edifici dovrà traguardare sempre più l’obiettivo di efficienza e qualità dell’abitare tenendo in considerazione l&#8217;intero ciclo di vita. Questo rende necessario l’utilizzo di strumenti adeguati, come i protocolli energetico-ambientali che supportano l’integrazione delle strategie progettuali e le metodologie LCA permettendo il calcolo dell&#8217;impatto complessivo degli interventi costruiti. Da sempre GBC Italia si occupa di questi temi e recentemente ha pubblicato una metodologia italiana LCA per il calcolo delle emissioni di carbonio sull’intero ciclo di vita degli edifici. A Key Energy abbiamo presentato la traduzione in lingua italiana del Rapporto &#8220;Strumenti normativi EU27 per la riduzione delle emissioni di carbonio nel ciclo di vita dei nuovi edifici. Repertorio di esperienze Europee&#8221;, pubblicato da Ramboll, nel quale è illustrato lo stato dell’arte nei Paesi dell&#8217;Unione &#8211; Danimarca, Finlandia, Francia, Paesi Bassi e Svezia &#8211; che in tale ambito hanno la normativa più avanzata. Il lavoro è stato possibile grazie alla collaborazione con Kyoto Club e con la stessa società Ramboll; quest&#8217;ultima partner della rete Europea dei Green Building Council.&#8221;</p>
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		<item>
		<title>Piano nazionale energia e clima, associazioni escluse dai tavoli tecnici: il comunicato congiunto</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/piano-nazionale-energia-e-clima-associazioni-escluse-dai-tavoli-tecnici-il-comunicato-congiunto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2024 09:42:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Associazioni ambientaliste]]></category>
		<category><![CDATA[greenpeace]]></category>
		<category><![CDATA[kyoto club]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[piano nazionale energia e clima]]></category>
		<category><![CDATA[Piano Nazionale Integrato Energia e Clima]]></category>
		<category><![CDATA[PNIEC]]></category>
		<category><![CDATA[tavoli tecnici]]></category>
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		<category><![CDATA[WWF]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un comunicato congiunto, le associazioni WWF Italia, Greenpeace Italia, Legambiente, Kyoto Club e Transport&#38;Environment hanno fatto sapere di essere state escluse dal tavolo dove si sta scrivendo il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC). &#8220;Il tempo per cambiare e migliorare l’aggiornamento del Piano &#8211; spiega il comunicato congiunto &#8211; è sempre più breve [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In un comunicato congiunto, le associazioni WWF Italia, Greenpeace Italia, Legambiente, Kyoto Club e Transport&amp;Environment hanno fatto sapere di essere state escluse dal tavolo dove si sta <a href="https://www.ecodallecitta.it/piano-nazionale-energia-e-clima-il-mase-avvia-la-consultazione/">scrivendo il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC)</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il tempo per cambiare e migliorare l’aggiornamento del Piano &#8211; spiega il comunicato congiunto &#8211; è sempre più breve e il Piano, che deve essere completato nei prossimi quattro mesi, a oggi presenta ancora <strong>profonde criticità </strong>nella definizione dei suoi obiettivi strategici, nell’individuazione delle giuste politiche per il raggiungimento degli stessi e in un <strong>anacronistico ancoraggio al mondo delle energie fossili.</strong> Ad avere una posizione critica sul PNIEC non sono solamente le associazioni ambientaliste, ma anche la Commissione Europea, che attraverso le sue raccomandazioni ha richiesto una significativa revisione del Piano, che doveva passare anche attraverso un procedimento partecipativo effettivo&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Invece, incurante delle critiche già ricevute,<strong> il MASE ha deciso di procedere alla consultazione della società civile nuovamente e solamente con un altro questionario: </strong>ventuno domande aperte (ma per lo più circostanziate e indirizzate, non sempre in maniera neutra) in relazione a diversi ambiti del PNIEC, dove si chiede a istituzioni, privati, associazioni e stakeholder di indicare cosa si ritiene prioritario inserire nel Piano. Il questionario non offre reale opportunità per assegnare un peso e un indirizzo a ciascuna delle tecnologie che possono concorrere alla decarbonizzazione e alla transizione energetica. Ma senza un concorso bilanciato di più misure, opportunamente integrate, sarà impossibile conseguire obiettivi di decarbonizzazione almeno coerenti con i target europei e quindi con l’accordo di Parigi&#8221;, continua il comunicato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La consultazione predisposta dal MASE vorrebbe apparire neutra, ma omette di indicare che molte scelte già sono state fatte nella bozza di aggiornamento presentata alla Commissione; e rispetto a quella bozza si manca, qui, di richiedere un sostanziale contributo di visione sui punti chiave per la transizione energetica, come la roadmap per l’effettivo phase out da tutte le fonti fossili (compreso il gas naturale) assolutamente assente nel presente Piano. Questa seconda consultazione, inoltre, dovrebbe avere come riferimento anche le numerose raccomandazioni formalmente pervenute dalla Commissione europea, che, ben lontane dal rappresentare una luce verde sul PNIEC italiano, ne hanno piuttosto evidenziato i numerosi profili di carenza, non ultimo proprio quello che riguarda il processo di partecipazione, ma anche la non adeguata chiarezza su obiettivi e misure e sugli strumenti posti in essere per conseguirli, e ancora su target di riduzione delle emissioni non coerenti con quelli comunitari, ecc&#8221;, hanno precisato le associazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>WWF Italia, Greenpeace Italia, Legambiente, Kyoto Club e Transport&amp;Environment, poi, osservano </strong>che: &#8220;Il Regolamento sulla Governance dell&#8217;Unione dell&#8217;energia e dell&#8217;azione per il clima richiede a ciascuno Stato membro di offrire al pubblico tempestive ed effettive opportunità di partecipare all&#8217;elaborazione del piano. Nonostante le numerose richieste di interlocuzione e di partecipazione ai tavoli tecnici, dove effettivamente si sta scrivendo il PNIEC e si stanno definendo scelte che influenzeranno la politica energetica e climatica almeno fino al 2030, le richieste delle associazioni ambientaliste – supportate da position papers con dati scientifici e argomentativi &#8211; sono rimaste del tutto inascoltate&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il<strong> 30 giugno 2024, data entro la quale è previsto l’invio della versione definitiva dell’aggiornamento del PNIEC alla Commissione, </strong>è sempre più vicino e WWF Italia, Greenpeace Italia, Legambiente, Kyoto Club e Transport&amp;Environment chiedono nuovamente di poter interloquire in maniera diretta e approfonditamente con il MASE e con gli altri stakeholder; e di poter effettivamente contribuire all’elaborazione del PNIEC, partendo dal confronto sulle numerose criticità presenti nel Piano. La partecipazione va presa seriamente e implica l’effettivo confronto su scelte che già sono state, almeno in buona parte, prese e sulle quali non si vedono ad oggi significativi miglioramenti&#8221;, conclude il comunicato congiunto. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/piano-nazionale-energia-e-clima-associazioni-escluse-dai-tavoli-tecnici-il-comunicato-congiunto/">Piano nazionale energia e clima, associazioni escluse dai tavoli tecnici: il comunicato congiunto</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
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		<item>
		<title>Incentivi edilizia, Kyoto Club e Legambiente: siano razionalizzati per decarbonizzare e contrastare povertà energetica</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/kyoto-club-e-legambiente-sugli-incentivi-edilizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Oct 2023 15:16:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[incentivi edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[kyoto club]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Gli schemi di incentivazione fiscale sono uno strumento indispensabile per il conseguimento degli ambiziosi obiettivi di autonomia energetica, decarbonizzazione ed efficienza energetica assunti a livello nazionale ed europeo nel settore dell’edilizia&#8221;. Lo ha sottolineato il Kyoto Club &#8211; partner insieme a Legambiente del progetto “Per la decarbonizzazione: efficienza energetica e riscaldamento degli edifici in Italia” [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Gli schemi di<strong> incentivazione fiscale</strong> sono uno strumento indispensabile per il conseguimento degli ambiziosi obiettivi di <strong>autonomia energetica, decarbonizzazione ed efficienza energetica </strong>assunti a livello nazionale ed europeo nel settore dell’edilizia&#8221;. Lo ha sottolineato il <strong>Kyoto Club</strong> &#8211; partner insieme a <strong>Legambiente </strong>del progetto “Per la decarbonizzazione: efficienza energetica e riscaldamento degli edifici in Italia” – nel corso di una serie di convegni, incentrati sul futuro del settore edilizio e sulla necessità di una sua ristrutturazione profonda, tenuti con diversi attori del settore nell’ambito della kermesse<a href="https://www.ecodallecitta.it/milano-green-week-2023-oltre-350-appuntamenti-crisi-climatica-e-territori-urbani-al-centro/">&nbsp;Milano Green Week</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare, dicono le associazioni,<strong> &#8220;il Superbonus 110% ha rappresentato uno dei più fondamentali interventi nel settore edilizio da diversi decenni</strong>, in grado di fornire una visione integrale dell’intervento di riqualificazione: stiamo parlando di una misura capace di sostenere i livelli di investimento delle&nbsp;<strong>famiglie</strong>, soprattutto quelle più precarie, e di incidere profondamente sul processo di&nbsp;<strong>decarbonizzazione degli edifici</strong>&nbsp;e della&nbsp;<strong>messa in sicurezza</strong>&nbsp;da un punto di vista sismico&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora: &#8220;Lo stop alla&nbsp;<strong>cessione del credito</strong>&nbsp;<strong>e allo</strong>&nbsp;<strong>sconto in fattura</strong>&nbsp;annunciato dal Governo a fine febbraio e la&nbsp;<strong>compressione del Superbonus</strong>&nbsp;sono azioni sbagliate ed inaccettabili: in questo modo viene affossato uno tra i provvedimenti essenziali per ridurre i consumi energetici, le emissioni climalteranti del settore edilizio, contrastare la povertà energetica e rilanciare gli investimenti del comparto in chiave green&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Kyoto Club e Legambiente, nel “<em><a href="https://www.kyotoclub.org/it/media-e-documenti/rapporti-e-documenti/2023/10/02/position-paper-per-la-revisione-degli-incentivi-e-il-rilancio-del-settore-delledilizia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Position paper per la revisione degli incentivi e il rilancio del settore dell’edilizia</a></em><em>”</em>&nbsp;pur dichiarando il proprio sostegno agli strumenti di accesso e facilitazione ai sussidi all’edilizia, affermano che il sistema incentivante italiano dedicato alla riqualificazione energetica degli edifici ha certamente bisogno di essere riformato. In questo contesto, si chiede che venga attuata una&nbsp;<strong>razionalizzazione degli incentivi esistenti</strong>&nbsp;che dovrà garantire un orizzonte applicativo degli strumenti a disposizione stabile nel medio-lungo termine, a beneficio di cittadini e imprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo&nbsp;<strong>Giacomo Pellini</strong>, responsabile comunicazione e ufficio stampa di Kyoto Club e <strong>Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente Onlus</strong>,&nbsp;“è necessaria una rimodulazione degli schemi di incentivazione attualmente esistenti, individuando, anche a livello UE adeguati fondi e risorse finanziarie che ne garantiscano la sostenibilità economica. Le misure proposte dovranno ridurre l’impatto sui conti pubblici, rispetto a quanto registrato con gli incentivi erogati nel periodo 2014-2021, attuando una più efficiente allocazione delle risorse su interventi davvero meritevoli del sostegno pubblico, con gli obiettivi nobili della decarbonizzazione, del risparmio energetico e del contrasto alla povertà energetica”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare, si ritiene opportuno introdurre:</p>



<p class="wp-block-paragraph">1.&nbsp;<strong>Obiettivo minimo di efficienza energetica del 50%</strong>&nbsp;per aver accesso a qualunque tipo di incentivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">2.&nbsp;<strong>Proporzionalità degli incentivi</strong>&nbsp;in base all’energia primaria fossile risparmiata e alla messa in sicurezza sismica; attraverso una differenziazione delle aliquote per la detrazione commisurate ai risparmi energetici conseguiti e alle classi sismiche raggiunte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">3. Premio incrementale per le soluzioni che attuano l’<strong>elettrificazione dei consumi termici</strong>&nbsp;(anche con fotovoltaico), rafforzando gli indirizzi di autonomia energetica e permettendo una maggiore riduzione degli impatti ambientali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">4.&nbsp;<strong>Esclusione delle caldaie a condensazione</strong>&nbsp;e di ogni tecnologia inquinante dalle misure di sostegno.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">5.&nbsp;<strong>Cessione del credito per i redditi medio bassi</strong>&nbsp;e per gli interventi di riqualificazione che consentano di raggiungere le classi energetiche superiori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">6. Introduzione di un&nbsp;<strong>Fondo dedicato alle famiglie a medio e basso reddito</strong>&nbsp;per la copertura dei costi non coperti dal sistema incentivante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">7. Sviluppo di una politica mirata di&nbsp;<strong>riqualificazione&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>rigenerazione urbana</strong>&nbsp;delle periferie, in collaborazione con le Amministrazioni comunali e i soggetti gestori del patrimonio edilizio pubblico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/kyoto-club-e-legambiente-sugli-incentivi-edilizia/">Incentivi edilizia, Kyoto Club e Legambiente: siano razionalizzati per decarbonizzare e contrastare povertà energetica</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Superbonus, associazioni ambientaliste contro lo stop alla cessione del credito e allo sconto in fattura</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/superbonus-associazioni-ambientaliste-contro-lo-stop-alla-cessione-del-credito-e-allo-sconto-in-fattura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Feb 2023 11:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[AzzeroCO2]]></category>
		<category><![CDATA[cgil roma e lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Forum diseguaglianze e diversità]]></category>
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		<category><![CDATA[Superbonus110%]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È una inedita forma di protesta quella di Legambiente, WWF Italia, Kyoto Club, AzzeroCO2, Fillea Cgil Roma e Lazio, Forum Disuguaglianze e Diversità e InsulaNet e altre associazioni in piazza, davanti al Ministero dell’Economia e delle Finanze, per celebrare il Requiem per il Superbonus e ribadire il grave errore che il Governo Meloni sta commettendo. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/superbonus-associazioni-ambientaliste-contro-lo-stop-alla-cessione-del-credito-e-allo-sconto-in-fattura/">Superbonus, associazioni ambientaliste contro lo stop alla cessione del credito e allo sconto in fattura</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È una inedita forma di protesta quella di <strong>Legambiente, WWF Italia, Kyoto Club, AzzeroCO2, Fillea Cgil Roma e Lazio, Forum Disuguaglianze e Diversità e InsulaNet e altre associazioni </strong>in piazza, davanti al Ministero dell’Economia e delle Finanze, per celebrare il Requiem per il Superbonus e ribadire il grave errore che il Governo Meloni sta commettendo. È la veglia funebre, con fiori alla mano, che alcune associazioni hanno organizzato per esprimere il proprio <strong>dissenso allo <a href="https://www.ecodallecitta.it/blocco-superbonus-il-commento-di-coordinamento-free/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">stop alla cessione del credito e allo sconto in fattura</a></strong> e per ribadire che, mentre si affossano le politiche di efficienza energetica, sul superbonus si stanno raccontando <strong>diverse fake news</strong>. Per le associazioni la decisione adottata dal Governo è sbagliata ed è inaccettabile cancellare in questo modo <strong>l’unica politica per l’efficienza energetica e la riqualificazione del patrimonio edilizio, pubblico e privato</strong>. Per questo auspicano un passo indietro a tutela del lavoro di qualità, dell’ambiente, dei meno ricchi e ribadiscono <strong>l’urgenza di avviare una vera e propria revisione dei sistemi incentivanti</strong>; consentendo soprattutto alle famiglie in difficoltà un accesso garantito a questi strumenti a costo zero, differenziando percentuali e mantenendo la cessione del credito e lo sconto in fattura per chi non ha capacità di anticipo ed eliminando dai sistemi incentivanti tutte le tecnologie a fonti fossili, come le caldaie a gas, oltre a spingere, nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni l’utilizzo di materiali innovativi e sostenibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<strong>Le nostre abitazioni</strong> – dichiarano le associazioni – <strong>sono responsabili del 17% delle emissioni climalteranti del nostro Paese e del 30% dei consumi finali di energia</strong>. Che il sistema incentivante italiano dedicato al settore edilizio e alla riqualificazione energetica degli edifici avesse bisogno di essere riformato era un evidente stato di fatto. Ma tutto ci saremmo potuti aspettare tranne uno stop alla cessione del credito, uno strumento pensato per le famiglie con meno capacità di investimento e che permette alle imprese di riconvertire in modo strutturale l’attività edilizia, in ottica di rigenerazione urbana senza consumare nuovo suolo, che avrà solo la conseguenza di affossare il Superbonus e tutti gli incentivi e le detrazioni fiscali previste. Eppure, la Presidente Meloni, alla COP27, aveva dichiarato massima attenzione al raggiungimento degli obiettivi climatici. A tale scopo l’efficienza energetica rappresenta un elemento fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi climatici, ma anche un elemento da perseguire nell’interesse del Paese, per rinforzarne l’indipendenza energetica, delle imprese e delle famiglie, per abbattere i costi della bolletta e contrastare il sempre più preoccupante fenomeno della povertà energetica. Sicuramente importante sbloccare gli attuali crediti maturati e i cantieri attivi, ma senza cessione del credito e senza una riforma degli incentivi per riqualificare il settore edilizio il Governo Meloni deve spiegare a cittadini e cittadine non solo come intende raggiungere gli obiettivi della direttiva europea in tema di case green, ma anche come intende ridurre i costi in bolletta e mettere in sicurezza il patrimonio edilizio, senza aumentare le disuguaglianze già in essere”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Basta fake news sul <a href="https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/superbonus-110%25" target="_blank" rel="noreferrer noopener">superbonus</a></strong>. Non è raccontando che l’unica politica strategica, sicuramente piena di difetti, in tema di edilizia è costata 2.000 euro a persona che si può alimentare un dibattito su un tema così centrale. <strong>Ormai sono diversi gli studi che raccontano i benefici del Superbonus</strong>. Secondo i numeri elaborati dal Consiglio nazionale dei commercialisti, <strong>45 miliardi di extra gettito nel 2022, contribuendo ad un terzo del PIL italiano, 250mila posti di lavoro</strong>. <strong>2 i miliardi di metri cubi di gas risparmiati l’anno</strong> contro gli appena 700milioni di metri cubi risparmiati una tantum attraverso le centrali a carbone con il loro carico inquinante. <strong>Risparmi pari a circa 29 miliardi di euro</strong>, e per chi ha beneficiato del 110% il risparmio medi tra i 500 e 964 euro all’anno. In Italia, ci sono oltre 14milioni di abitazioni residenziali, di cui solo il 12,8% è considerato da Istat patrimonio storico. Di questi 9,7 milioni di edifici sono nelle classi energetiche E, F o G. Ovvero il 75% del patrimonio edilizio residenziale su cui sarebbe necessario e urgente intervenire, non solo per contribuire in modo importante alla lotta contro l’emergenza climatica, ma anche per aiutare a vivere meglio le famiglie, creare nuovi posti di lavoro e portare innovazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/superbonus-associazioni-ambientaliste-contro-lo-stop-alla-cessione-del-credito-e-allo-sconto-in-fattura/">Superbonus, associazioni ambientaliste contro lo stop alla cessione del credito e allo sconto in fattura</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
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		<title>Mobilità sostenibile, lettera al ministro Salvini sul modello di città 30 km/h</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/mobilita-sostenibile-lettera-a-salvini-sul-modello-di-citta-30-km-h/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2023 09:44:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mobilità]]></category>
		<category><![CDATA[#vivinstrada]]></category>
		<category><![CDATA[amodo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Legambiente, FIAB-Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, Asvis, Kyoto Club, Vivinstrada, ANCMA, Salvaiciclisti, Fondazione Michele Scarponi, AMODO, scrivono una una lettera al Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti (Mit), Matteo Salvini. Quello che chiedono è un incontro al Dicastero e l’apertura di tavolo di discussione sul tema della Città 30 km/h, promuovendo un modello che unisce [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Legambiente, FIAB-Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, Asvis, Kyoto Club, Vivinstrada, ANCMA, Salvaiciclisti, Fondazione Michele Scarponi, AMODO, </strong>scrivono una<strong> </strong>una lettera al <strong>Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti </strong>(Mit), Matteo Salvini. Quello che chiedono è un incontro al Dicastero e l’apertura di tavolo di discussione sul tema della Città 30 km/h, promuovendo un modello che unisce mobilità sostenibile e sicurezza stradale. Un modello, per altro, già realizzato in diverse città europee.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“L’istituzione delle Città 30 è il provvedimento più innovativo ed efficace per contrastare l’incidentalità sulle strade urbane, in quanto coniuga una drastica riduzione delle stragi stradali, l’integrazione tra le diverse composizioni modali di trasporto, il rispetto degli impegni climatici, il miglioramento della vivibilità, oltre che una significativa fluidificazione del traffico”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Anche in Italia &#8211;<strong> scrivono le associazioni</strong> &#8211; dopo Olbia e Cesena, anche Bergamo, Torino, Bologna e solo ultima Milano, stanno avviando percorsi per diventare Città 30, consapevoli che &#8211; in conformità a quanto richiesto dal Piano Nazionale Sicurezza Stradale 2030 (PNSS) &#8211; occorre trovare le risorse per pianificare interventi soprattutto strutturali e non solo di segnaletica, oltre che a monitorare i risultati”. Non dimentichiamo, aggiungono le associazioni, che “il bene vita messo ogni giorno a repentaglio sulle strade urbane può essere salvaguardato solo attraverso nuove politiche più rapide ed efficaci, in grado di cambiare le città, le strade, il sistema della mobilità, gli stili di vita e di guida, per fermare crisi climatica e strage stradale”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Infatti &#8211; ricordano le associazioni – con una media di 561 feriti e 7,9 vittime ogni giorno, 1 ogni 3 ore, soprattutto in ambito urbano, gli incidenti stradali attualmente sono in Italia la prima causa di morte per i giovani, oltre a essere la prima causa di morte del lavoratore in itinere, con un costo sociale complessivo pari a 16,4 miliardi di euro, pari allo 0,9% del PIL nazionale, secondo dati ACI-ISTAT 2021.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Moderare la velocità come previsto dalle Città 30 ―<strong> concludono le associazioni </strong>― non rappresenta un limite alla libera e celere circolazione delle persone e delle merci, in quanto attualmente com&#8217;è a tutti noto la velocità media all’interno delle città è di 29,4 km/h (secondo l’Osservatorio UnipolSai sulle abitudini al volante), scendendo fino a 7-8 km/h nelle ore di punta (secondo l’ultimo libro bianco dei trasporti di Confcommercio). L’automobile privata non è il mezzo più veloce e affidabile nei centri urbani, solo con l’intermodalità tra i vari mezzi di trasporto, quali trasporto pubblico urbano, sharing e mobilità attiva, si potrà ottenere una riduzione del tasso di motorizzazione di cui l’Italia detiene primato europeo con relativa congestione del traffico, difficoltà negli spostamenti e aumento degli agenti inquinanti, oggetto spesso di procedure di infrazione da parte dell’Europa”.</p>



<figure class="wp-block-embed-pdf-viewer-pdf wp-block-embed-pdf-viewer-pdf__content-wrapper aligncenter"><object class="embed-pdf-viewer" data="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2023/01/Lettera-FIAB.pdf#scrollbar=1&amp;toolbar=1" type="application/pdf" height="600" width="600"></object><iframe class="embed-pdf-viewer" src="https://docs.google.com/viewer?url=https%3A%2F%2Fwww.ecodallecitta.it%2Fwp-content%2Fuploads%2F2023%2F01%2FLettera-FIAB.pdf&amp;embedded=true" frameborder="0" height="600" width="600"></iframe></figure>
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		<title>Transizione energetica, le dieci proposte di Kyoto club per decarbonizzare la Legge di Bilancio 2023</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/dieci-proposte-di-kyoto-club-per-decarbonizzare-l-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2022 14:37:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[decarbonizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[kyoto club]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rinnovabili, efficienza energetica, economia circolare e mobilità sostenibile: questi i temi delle 10 proposte avanzate da Kyoto Club al Governo Meloni e al Parlamento da approvare durante la XIX legislatura. L&#8217;obiettivo è di affrontare in modo strutturale la crisi energetica e climatica e liberare l&#8217;Italia dalle energie fossili. Il conflitto in Ucraina, infatti, ha aggravato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Rinnovabili, efficienza energetica, economia circolare e mobilità sostenibile: questi i temi delle <a href="https://www.kyotoclub.org/it/news/news-dal-mondo/2022/12/12/un-decalogo-per-il-clima/">10 proposte avanzate da Kyoto Club</a> al Governo Meloni e al Parlamento da approvare durante la XIX legislatura. L&#8217;obiettivo è di affrontare in modo strutturale la crisi energetica e climatica e liberare l&#8217;Italia dalle energie fossili. Il conflitto in Ucraina, infatti, ha aggravato una crisi sui prezzi dell’energia che era già partita dopo la fine del lockdown dovuto alla pandemia. Nel frattempo, nel corso del 2022 molti Governi, compreso quello italiano, hanno stipulato nuovi contratti per comprare gas naturale e riaprire le centrali a carbone. Ma poco spazio viene dato alle politiche di&nbsp;<strong>efficienza energetica,</strong>&nbsp;allo sviluppo delle&nbsp;<strong>rinnovabili</strong>, alla&nbsp;<strong>mobilità elettrica e sostenibile</strong>. Ma come ha sottolineato l’Agenzia internazionale dell’energia, i prezzi alti dell’energia rendono le rinnovabili non solo più competitive, ma fanno in modo che la&nbsp;<strong>transizione green</strong>&nbsp;possa diventare una straordinaria opportunità di&nbsp;<strong>investimenti</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>occupazione</strong>. Serve quindi accelerare al più preso la transizione ecologica ed energetica del nostro Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare l’Associazione, chiede in primis di rivedere al più presto la <strong>Strategia energetica Nazionale (Sen),</strong> rimasta ferma a cinque anni fa; di <strong>aggiornare il Pniec (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima)</strong>, valutando l’obiettivo di aumentare la produzione di energia da rinnovabili al 2030 dal 37% al 55%; di intensificare l’azione contro i rischi idrogeologici e le politiche di adattamento emanando finalmente un nuovo Piano Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici (Pnacc) ancora fermo al 2018; di puntare all’obiettivo rifiuti zero; di supportare lo sviluppo della bioeconomia circolare; di sbloccare le <strong>autorizzazioni</strong> sulle rinnovabili e aggiornare il <strong>decreto Fer2</strong> del precedente Governo; di eliminare tutti i benefici fiscali per le caldaie a gas e gli altri impianti a combustibili fossili; di stabilizzare e decarbonizzare il Superbonus; di adottare una <strong>legge per fermare il consumo di suolo</strong>; di approvare i decreti attuativi delle <strong>Comunità Energetiche Rinnovabili</strong>; di supportare la trasformazione digitale e sostenibile; di investire nelle piste ciclabili e nei servizi per i ciclisti circa 3,2 miliardi di euro in 7 anni, pari a 500 milioni all’anno; di cancellare, progressivamente, i Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, ha avuto luogo in Egitto, a Sharm el-Sheikh, la <a href="https://www.ecodallecitta.it/dal-6-al-18-novembre-la-cop27-a-sharm-el-sheikh/">27ma Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP27)</a>, dove, tuttavia, la necessità di accelerare drasticamente la corsa di rinnovabili, efficienza ed elettrificazione, economia circolare e contemporaneamente ridurre l’impiego di combustibili fossili non ha trovato una spinta sufficiente, anche per la resistenza dei paesi produttori di gas, petrolio e carbone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento climatico sta peggiorando, con impatti sempre più drammatici – ultimi in ordine di tempo, i tremendi fatti di Casamicciola. Tra record di caldo, acquazzoni intensi, grandinate, trombe d’aria e alluvioni, l’impatto del cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti e i dati sull’accelerazione di questi fenomeni sono sempre più preoccupanti. «Siamo su un’autostrada per l’inferno climatico col piede sull’acceleratore» ha dichiarato in occasione dell’apertura della COP27 il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“L&#8217;accelerazione della crisi climatica è drammatica, come documentato dai dati più recenti presentati dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale alla COP27 di Sharm el-Sheikh e come dimostrano il prolungamento delle temperature estive fino ad autunno inoltrato e i recenti fatti delle Marche e di Ischia. Non occorrono scienziati per rendersi conto che c’è bisogno di un cambiamento radicale. L’ostacolo maggiore rimane di tipo culturale: costruire insieme un modello diverso attraverso la bioeconomia circolare, le energie rinnovabili, un’agricoltura a emissioni zero, la mobilità sostenibile e l&#8217;efficienza energetica con una forte azione di informazione e sensibilizzazione, è possibile. La parte privata dell’economia, come diciamo sempre, gioca un ruolo fondamentale, ma altrettanto centrale è il compito del pubblico e della politica. Ecco perché è importante coordinarsi per arrivare, insieme, quanto prima a risultati tangibili: per questo auspichiamo che la politica sia capace di lungimiranza e predisponga una Legge di Bilancio 2023 improntata alla de-carbonizzazione del nostro sistema economico, sostenendone il rafforzamento a livello di Unione europea. E proponiamo, con il “Decalogo per il clima” che presentiamo oggi, che la legislatura che si è appena aperta sia contrassegnata dalla collaborazione tra le forze di maggioranza e quelle di opposizione per accelerare la transizione ecologica del nostro Paese &#8211; una soluzione win – win, che fa bene all’economia, all’ambiente, all’occupazione e contribuisce a una migliore qualità della vita di tutte e tutti noi”. Lo dichiara la <strong>CEO di Novamont Presidente di Kyoto Club, Catia Bastioli</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed-pdf-viewer-pdf wp-block-embed-pdf-viewer-pdf__content-wrapper aligncenter"><object class="embed-pdf-viewer" data="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2022/12/13dic2022_locandina_banner_31x50_trace.pdf#scrollbar=1&amp;toolbar=1" type="application/pdf" height="600" width="600" title="Il decalogo di Kyoto club"></object><iframe class="embed-pdf-viewer" src="https://docs.google.com/viewer?url=https%3A%2F%2Fwww.ecodallecitta.it%2Fwp-content%2Fuploads%2F2022%2F12%2F13dic2022_locandina_banner_31x50_trace.pdf&amp;embedded=true" frameborder="0" height="600" width="600" title="Il decalogo di Kyoto club"></iframe></figure>
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		<title>Kyoto club boccia il piano rifiuti di Roma: non promuove l’economia circolare</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/kyoto-club-boccia-piano-rifiuti-di-roma-non-promuove-leconomia-circolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Oct 2022 13:42:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[francesco ferrante]]></category>
		<category><![CDATA[kyoto club]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Puntare tutto sull’inceneritore, scelta obsoleta e anti-europea, per gestire la crisi dei rifiuti di Roma ha un forte impatto negativo sulla crisi climatica in atto, dimostrato peraltro da chiare linee comunitarie. È questa una delle osservazioni critiche più rilevanti avanzate dal Kyoto Club al Piano di Gestione Rifiuti di Roma Capitale, nel partecipare alla procedura [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Puntare tutto sull’inceneritore, scelta obsoleta e anti-europea, per gestire la crisi dei rifiuti di Roma ha un forte impatto negativo sulla crisi climatica in atto, dimostrato peraltro da chiare linee comunitarie. È questa una delle osservazioni critiche più rilevanti avanzate dal<strong> Kyoto Club</strong> al Piano di Gestione Rifiuti di <strong>Roma Capitale</strong>, nel partecipare alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica; l&#8217;associazione sottolinea che il piano dell&#8217;amministrazione Gualtieri non risolve i problemi dell&#8217;emergenza legati al Giubileo e afferma che in sostanza <strong>non promuove l’economia circolare</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto dell’inceneritore, ad esempio, è stato inserito con il Decreto del Governo del maggio scorso che <a href="https://www.ecodallecitta.it/inceneritore-di-roma-gualtieri-entro-10-giorni-pronta-lagenda-per-il-giubileo/">nomina Roberto Gualtieri Commissario straordinario per il Giubileo del 2025</a>, mentre il Piano di Gestione Rifiuti è arrivato ad agosto, con la possibilità di formulare osservazioni alla Città Metropolitana solo entro il 30 settembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Come abbiamo già avuto modo di dire lo scorso aprile – spiega <strong>Francesco Ferrante, Vicepresidente del Kyoto Club</strong> – l’incenerimento dei rifiuti (con o senza recupero energetico, ed anche nella sua variante linguistica in uso a livello nazionale – termovalorizzatori – ma a assolutamente non codificata a nella architettura regolamentare dell’Unione Europea) è esclusa dagli impianti finanziabili con i fondi PNRR in quanto <strong>non rispettoso del principio <em>Do No Significant Harm</em> (DNSH), che rimarca in maniera esplicita l’esclusione dell’opzione inceneritori dal novero delle soluzioni che fanno parte dell’economia circolare</strong>. Tanto più che il Parlamento europeo ha votato a favore della proposta di estendere dal 1 gennaio 2026 anche agli inceneritori il sistema ETS, i cui costi (oggi circa 100 euro/tonnellata) non sono invece previsti nel Piano. Dal gennaio 2026, secondo la proposta approvata, le aziende che inceneriscono i rifiuti urbani dovranno acquistare sul mercato le quote di CO2/prezzo di carbonio ETS (tariffa) corrispondenti alle emissioni dell’impianto per ogni tonnellata di CO2 fossile che emettono. Da ciò ne conseguirà un ulteriore aggravio del quadro economico connesso alla realizzazione e alla gestione di nuovi inceneritori, favorendo piuttosto il riciclo e il recupero di materia in un’ottica di economia circolare”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le critiche avanzate da Ferrante c’è in primis il fatto che “il Piano in realtà vuole solo giustificare una scelta impiantistica già fatta dall’amministrazione, e fallisce nell’obiettivo dichiarato dal Decreto:&nbsp;<strong>affrontare il Giubileo con un sistema di raccolta e trattamento dei rifiuti in grado di restituire il decoro alla nostra città</strong>&nbsp;ed essere in grado di reggere la pressione dei visitatori previsti per l’anno giubilare”. Nel testo del Piano non si parla di interventi programmati per l’organizzazione della raccolta e di servizi da realizzare nelle aree giubilari entro il 2025. Tanto che la parola Giubileo nelle oltre 250 pagine del Piano compare una sola volta!”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il vicepresidente di Kyoto Club il Piano, inoltre, dimentica l’obiettivo dichiarato di “autosufficienza” ed evidenzia&nbsp;che&nbsp;anche lo smaltimento per tutto il 2025 è lasciato ad&nbsp;<strong>accordi con impianti italiani ed esteri</strong>&nbsp;(come allo stato attuale delle cose).</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Il Piano è, inoltre&nbsp;<strong>incongruente</strong>, – spiega Ferrante – rispetto allo stesso&nbsp;<strong>Codice dell’ambiente</strong>. Il testo non è chiaro sugli obiettivi di recupero di materia da aggiungere, non cita studi che prevedano scenari alternativi, non prevede il ricorso a tecnologie più innovative e meno impattanti. Inoltre, ci sono evidenti errori di metodo e di sostanza nella Life Cicle Analisys (LCA) su cui si basa: ad esempio, appare errato citare le “emissioni evitate da discarica”, come se le stesse andassero considerate in riferimento alla situazione attuale e non come sarebbe corretto relativamente alle&nbsp;<em>best available technologies</em>. Dalle nostre analisi risulta evidente che l’analisi ambientale portata a motivazione dell’incenerimento va riscritta completamente per valutare le alternative di trattamento.” Il nostro auspicio è che il Commissario /Sindaco voglia adesso – proprio grazie all’occasione che gli concede la procedura di Valutazione Ambientale Strategica – fermarsi a prendere in seria considerazioni le osservazioni critiche che gli arriveranno sul Piano per aggiornarlo, renderlo più moderno ed “europeo” e presentare ai cittadini romani una riorganizzazione del servizio che da subito restituisca il decoro alla Capitale, possa rapidamente portare i numeri della raccolta differenziata a percentuali in linea con le migliori esperienze italiane (Milano ad esempio) e preveda gli impianti davvero necessari e moderni per un trattamento dei rifiuti che privilegi sempre il recupero di materia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/kyoto-club-boccia-piano-rifiuti-di-roma-non-promuove-leconomia-circolare/">Kyoto club boccia il piano rifiuti di Roma: non promuove l’economia circolare</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
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		<title>I cantieri dell’economia circolare: al via la IX edizione di Ecoforum organizzato da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/ecoforum-legambiente-kyotoclub-nuovaecologia-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2022 11:56:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[kyoto club]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si tiene il 5 e il 6 luglio la IX edizione dell’Ecoforum la Conferenza nazionale dell’economia circolare, organizzata a Roma a Palazzo Falletti, da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club in collaborazione con CONAI e CONOU e con il patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica e della Regione Lazio. Obiettivo della due giorni, accendere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/ecoforum-legambiente-kyotoclub-nuovaecologia-2022/">I cantieri dell’economia circolare: al via la IX edizione di Ecoforum organizzato da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Si tiene il 5 e il 6 luglio la IX edizione dell’Ecoforum la Conferenza nazionale dell’economia circolare, organizzata a Roma a Palazzo Falletti, da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club in collaborazione con CONAI e CONOU e con il patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica e della Regione Lazio. Obiettivo della due giorni, accendere i riflettori sul grande tema dei cantieri aprendo un dibattito e un confronto con il mondo istituzionale e politico, con esperti e realtà del settore e associazioni sul presente e sul futuro dell’economia circolare, che in Italia ha trovato un terreno fertile come dimostrano le tante esperienze virtuose di green economy di diversi comuni ricicloni, consorzi pubblici e aziende private. Ricco il programma degli incontri (<a href="https://eco-forum.it/programma-ecoforum-2022/">qui il link al programma completo</a>), in particolare, il 6 luglio sono previste due sessioni “Dai processi di filiera ai progetti faro” e “La finanza a supporto dell’economia circolare” che si potranno seguire anche in diretta streaming su https://eco-forum.it e su <a href="https://lanuovaecologia.it">https://lanuovaecologia.it</a>. Nel pomeriggio ore 14.00 la premiazione dei Comuni ricicloni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l’occasione, sono stati presentati i pilastri su cui dovranno lavorare i primi cantieri italiani dell’economia circolare dopo la chiusura dei bandi e degli avvisi pubblici sul PNRR da parte del Ministero della Transizione Ecologica secondo Legambiente, Kyoto Club e Editoriale Nuova Ecologia: innovativi sistemi di raccolta differenziata, rete impiantistica di riciclo e progetti faro. Solo in questo modo si potrà far decollare davvero l’economia circolare in Italia costruendo innovazione, sviluppo e sostenibilità e allo stesso tempo raggiungendo i target europei e archiviando la stagione degli impianti di smaltimento. Una sfida importante che il nostro Paese non può e non deve assolutamente perdere e che Legambiente, Kyoto Club e La Nuova Ecologia hanno rilanciato oggi in occasione nella due giorni della Conferenza nazionale dell&#8217;economia circolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’economia circolare, inoltre, piace e convince sempre più cittadini, informati, attenti al tema e consapevoli dei benefici ad essa connessi a partire dall’occupazione. A parlar chiaro sono i dati del nuovo<strong><a href="https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2021/11/Ipsos-per-Ecoforum_Report-2022.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;sondaggio Ipsos</a>&nbsp;dal titolo “L’Italia e l’economia circolare”&nbsp;</strong>a cura di CONOU, Legambiente, Editoriale Nuova Ecologia&nbsp;<strong>presentato oggi all’Ecoforum.&nbsp;</strong>In un contesto dominato da incertezze economiche, sanitarie e geopolitiche,&nbsp;<strong>quasi il 70% dei cittadini intervistati ritiene che lo sviluppo dell’economia circolare e l’energia da fonti rinnovabili possono contrastare l’aumento delle bollette.</strong>&nbsp;Positivo anche il giudizio sui&nbsp;<strong>green jobs</strong>, i lavori collegati alla sostenibilità, p<strong>er il 48% degli intervistati aumenteranno in futuro. &nbsp;</strong>I cittadini hanno poi le idee chiare anche su dove dovrebbero concentrarsi gli investimenti per aumentare la circolarità: i conoscitori (il 41%) mettono&nbsp;<strong>nelle prime 5 posizioni alcune azioni particolarmente drastiche&nbsp;</strong>come la chiusura di impianti a rischio e delle aziende inquinanti. E sulla pandemia, il 71% delle persone concorda sul fatto che la ripresa post- pandemia è un momento unico per costruire società più resistenti agli shock futuri. In sintesi, la crisi pandemica ha insegnato che cambiare si può, specie se la società civile diventa più attenta, se la burocrazia aiuta e se ci sono risorse adeguate. Il sondaggio è stato presentato da Luca Biamonte, direttore relazioni esterne e comunicazione Editoriale Nuova Ecologia e da Andrea Alemanno responsabile ricerche e sostenibilità Ipsos e ha visto anche la partecipazione di Domenico De Masi Sociologo e Professore di Sociologia del lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“L’economia circolare – dichiara&nbsp;<strong>Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente</strong>&nbsp;– è un settore cruciale per il Paese, in grado di creare investimenti, occupazione, economia sul territorio, e generare importanti benefici all’ambiente. Per questo è fondamentale che l’Italia acceleri il passo in questa direzione iniziando da quelle opere che servono per farla decollare. Il primo cantiere da avviare riguarda quello della rete impiantistica su cui oggi si registra una forte disparità tra il nord, dove è concentrata la maggioranza degli impianti, e il centro sud dove sono carenti. Per avvicinarsi all’obiettivo rifiuti zero a smaltimento servono mille nuove impianti di riciclo per rendere autosufficiente ogni provincia italiana, coinvolgendo nella fase autorizzativa i cittadini, le attività produttive e le istituzioni locali attraverso una fase di dibattito pubblico. E poi bisogna lavorare al meglio sull’ottimizzazione dei sistemi di raccolta, sui progetti faro che servono al Paese, semplificando gli iter autorizzativi, e sull’innalzamento qualitativo dei controlli ambientali pubblici in tutto il Paese”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“È un Paese strano il nostro: con imprese eccellenti nell’economia circolare e scelte politiche in quel campo non all’altezza della sfida. Ad esempio abbiamo il sistema di raccolta della frazione organica dei rifiuti più avanzato e facciamo invece ancora fatica a superare il Nimby e il Nimto che ostacola realizzazione dei biodigestori indispensabili per trattarlo e produrre biometano e compost. Potremmo e dovremmo emanare i decreti end of waste che consentirebbero il riutilizzo della materia e invece troppo spesso gli amministratori locali pensano di imboccare scorciatoie negative e ricorrere all’incenerimento sprecando risorse. Occorre cambiare marcia e sostenere davvero quella parte del mondo imprenditoriale, pubblico e&nbsp;privato, in grado di cogliere appieno la sfida dell’innovazione”, ha&nbsp;<strong>spiegato Francesco Ferrante Vicepresidente Kyoto Club</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“L’economia circolare come soluzione ai problemi economici e climatici è una delle risposte più efficaci, vieppiù nel contesto attuale caratterizzato da crisi e incertezze”, ha commentato&nbsp;<strong>Riccardo Piunti, Presidente del CONOU</strong>, Consorzio Nazionale degli Oli Usati. “Abbiamo bisogno di sostenere – favorendo la realizzazione di nuovi impianti di trattamento, l’innovazione tecnologica nei processi così come la semplificazione autorizzativa – tutte le iniziative che, ispirate alla circolarità, con la valorizzazione e il recupero dei rifiuti, possano contribuire al risparmio di risorse da un lato e alla salvaguardia dell’ambiente dall’altro. La realtà dei Consorzi di filiera, a partire dal CONOU, dimostra ampiamente che la conversione al modello circolare non solo è possibile, ma è in grado di apportare benefici durevoli a vantaggio di tutti. Più rifiuti rigenereremo, meno rifiuti saranno dispersi nell’ambiente e meno CO<sub>2</sub>&nbsp;produrremo. La posta in gioco è il nostro futuro e potremo farla nostra solo con il sostegno della cooperazione tra istituzioni, imprese e cittadini”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Focus sulla qualità della raccolta differenziata:&nbsp;</strong>la prima giornata dell’Ecoforum è stata anche l’occasione per presentare l’avvio di uno&nbsp;<strong>studio di Legambiente incentrato sulla qualità della raccolta differenziata con particolare attenzione ad alcune filiere</strong>, a partire da quella della&nbsp;<strong>raccolta dall’organico</strong>. Obiettivo dello studio mettere in evidenza criticità ed eccellenze nella modalità di gestione e raccolta dei rifiuti urbani, primo passo per garantire la qualità dei materiali che arrivano agli impianti. C<strong>aso studio di due realtà d’eccellenza come quella di Umbria e Marche.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante le percentuali della raccolta differenziata delle due Regioni siano su buoni livelli e con trend in crescita da diversi anni, nell’organico raccolto ancora ci sono percentuali significative di materiali non compostabili (MNC) che ne rovinano la qualità e che sono un problema per chi gestisce gli impianti. Grazie alle analisi merceologiche condotte da Arpa Umbria, tra le poche a rendere fruibile il dato in maniera completa, si vince come solo nel 46% delle analisi condotte dall’Arpa Umbria i MNC siano inferiori al 5% dell’organico raccolto; 36% delle analisi ha mostrato una contaminazione da MNC compresa tra il 5% e il 10% mentre il 18% del campione ha determinato una percentuale di MNC maggiore del 10%.&nbsp;<strong>Dove la modalità della raccolta avviene con il Porta a Porta (PAP) le impurità sono mediamente inferiori al 5%&nbsp;</strong>con<strong>&nbsp;percentuali che tendono a raddoppiare quando le modalità della raccolta sono miste (PAP e stradale) o solo stradali (rispettivamente 8,7% e 9,9%). La plastica è la frazione più presente tra le impurità dell’organico.</strong>&nbsp;Nelle Marche, laddove la modalità di raccolta dell’organico è prevalentemente stradale, gli scarti agli impianti arrivano fino al 28% del totale gestito.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;Anche tra i rifiuti ‘’indifferenziati’’</strong>, grazie ai dati pubblicati da Arpa Marche,&nbsp;<strong>ci sono percentuali significative di materiali che possono essere intercettati prima e differenziati correttamente</strong>: tra il 14% e il 33% di materiale organico, tra l’8% e il 26% di imballaggi in plastica, tra il 7% e il 18% di carta e cartone. Se consideriamo anche tessili (tra 2% e 16%), pannolini (tra 5% e 29%), i sottovagli (tra 4% e 11%) e la plastica rigida (tra 1% e 5%) si intuisce come debba ancora migliorare la modalità di gestione e raccolta delle filiere in una regione, comunque, avanti sotto questo punto di vista, per sottrarre materiali che in questa maniera vanno a finire in discarica o a incenerimento, restituendole invece agli impianti che ne permetterebbero correttamente il riciclo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa manca ancora?&nbsp;</strong>La quantità del riciclo dipende dalla qualità della raccolta differenziata e se vorremo essere allineati con gli obiettivi indicati dall’Europa occorrerà implementare una più corretta ed efficiente gestione dei rifiuti. In questo senso la trasparenza e fruibilità sulle analisi merceologiche sarà fondamentale per quantificare gli sforzi fatti e i risultati ottenuti ed infine occorre iniziare a ragionare in termini di residuo ‘’indifferenziabile’’ e non più solo di “indifferenziato” per ridurre sempre di più il conferimento in discarica o all’inceneritore dei materiali oggettivamente al momento non riciclabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">EcoForum 2022 è realizzato<em> c</em>on il patrocinio: Ministero della Transizione Ecologica, Regione Lazio e in collaborazione con: Conai, Conou Partner Principali: Assocarta, Contarina, Erion, Gruppo Fabbri, Gruppo Saviola, Itelyum, Lucart, Montello, Nespresso, NextChem, Novamont, Saint-Gobain Italia Partner Sostenitori: Aamps Livorno, Alia Servizi Ambientali, Barricalla, Ecopneus, Ersu, Gruppo Esposito, Iterchimica, Mich,ReLife, Resolfin. Partner: Alea Ambiente, Ascit, Cermec, CIC, Cosmari, Cribis, Ecomondo, Nuova CPlastica, Sartori Ambiente Media Partner: Eco dalle Città, E-gazzette, Green Report.it, Nonsoloambiente.it. Grazie ad AzzeroCO2 le emissioni di anidride carbonica dell’evento saranno compensate.</p>



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<div class="youtube-embed" data-video_id="SLJfR03_9RE"><iframe title="I cantieri dell&#039;economia circolare" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/SLJfR03_9RE?start=30&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Plastiche monouso, Kyoto Club: &#8216;Siamo nella giusta direzione per ridurre drasticamente usa e getta, giusto esentare biodegradabile e compostabile&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2021 10:35:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[direttiva sup]]></category>
		<category><![CDATA[francesco ferrante]]></category>
		<category><![CDATA[kyoto club]]></category>
		<category><![CDATA[plastica monouso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Francesco Ferrante – Vicepresidente di Kyoto Club – è intervenuto in Audizione alla Camera dei deputati presso le Commissioni congiunte VIII Ambiente e X Attività produttive sullo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva europea 2019/904 sulla riduzione dell’incidenza dei prodotti di plastica sull’ambiente (SUP). Per Kyoto Club, nonostante il &#8220;consueto ritardo con cui [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Francesco Ferrante – Vicepresidente di Kyoto Club</strong> – è intervenuto in Audizione alla Camera dei deputati presso le Commissioni congiunte VIII Ambiente e X Attività produttive sullo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva europea 2019/904 sulla riduzione dell’incidenza dei prodotti di plastica sull’ambiente (SUP).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Kyoto Club, nonostante il &#8220;consueto <strong>ritardo</strong> con cui nel nostro Paese vengono recepite le direttive in difesa dell’ambiente (la direttiva, infatti, sarebbe dovuta entrare in vigore il 3 luglio),<strong> siamo nella giusta direzione</strong> e questo decreto riconosce che l’Italia esercita una <strong>leadership internazionale</strong> nel settore della bioeconomia, della produzione di plastiche compostabile, della raccolta differenziata dell’umido domestico e nel settore della filiera industriale del compostaggio&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Kyoto Club condivide l’impostazione dello schema di decreto predisposto dal MITE in cui viene confermato il <strong>divieto</strong> di immettere sul mercato i prodotti in plastica monouso come <strong>piatti, posate, cannucce e agitatori per bevande</strong>. Si legge nel commento a cura dell’Associazione che “lo schema di decreto, in linea con la direttiva SUP, è orientato a definire misure di prevenzione e di riduzione dell&#8217;incidenza di determinati prodotti di plastica sull&#8217;ambiente, nonché misure volte a promuovere la transizione verso un&#8217;economia circolare con modelli imprenditoriali, prodotti e materiali innovativi e sostenibili.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo <strong>Francesco Ferrante</strong> per promuovere una politica industriale orientata alla green economy è necessario “promuovere l&#8217;acquisto e l&#8217;utilizzo di materiali e prodotti alternativi a quelli in plastica monouso, attraverso <strong>credito d&#8217;imposta</strong> a tutte le imprese che provvedono all&#8217;acquisto e all&#8217;utilizzo di prodotti realizzati con materiale riciclato o <strong>biodegradabile</strong> o <strong>compostabile</strong> nonché di quelli volti a promuovere la modifica dei cicli produttivi e della riprogettazione di componenti, macchine e strumenti di controllo verso la produzione di prodotti riutilizzabili o alternativi”. Per promuovere questo nuovo corso, l’Associazione invita Parlamento e Governo ad aumentare tali risorse “anche facendo ricorso a quelle del PNRR, per assicurare che la necessaria transizione ecologica sia accompagnata da una, altrettanto indispensabile, riconversione industriale che possa garantire nuovo sviluppo e occupazione”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Ribadiamo essenziale per la difesa dell’ambiente e per accelerare la decarbonizzazione dell’economia – conclude il Vicepresidente di Kyoto Club &#8211; la <strong>misura</strong> che prevede l&#8217;esclusione dal <strong>divieto</strong> per <strong>l&#8217;immissione nel mercato dei prodotti realizzati in materiale biodegradabile e compostabile</strong>, con percentuali di materia prima rinnovabile progressivamente crescente “.</p>
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		<title>“Una strategia per la decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento degli edifici in Italia”, Legambiente-Kyoto Club</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/riscaldamento-decarbonizzazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Apr 2021 07:42:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[case]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[kyoto club]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il riscaldamento domestico oggi può puntare su tecnologie a emissioni zero e su fonti rinnovabili, ma ecobonus e sussidi spingono ancora impianti alimentati da combustibili fossili. Le proposte: “Stop agli incentivi del 110% per le caldaie a gas e ai sussidi ambientalmente dannosi. Dal 2025, come in Gran Bretagna e in Olanda, vietare anche in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>riscaldamento domestico</strong> oggi può puntare su tecnologie a emissioni zero e su fonti rinnovabili, ma ecobonus e sussidi spingono ancora impianti alimentati da <strong>combustibili fossili</strong>. Le proposte: “Stop agli incentivi del 110% per le caldaie a gas e ai sussidi ambientalmente dannosi. Dal 2025, come in Gran Bretagna e in Olanda, <strong>vietare anche in Italia l’installazione di caldaie a gas nei nuovi edifici</strong>. Sì a pompe di calore, solare termico e caldaie efficienti a biomassa legnosa”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2021 il riscaldamento domestico contribuisce ancora, in maniera significativa, a <strong>inquinare le nostre città e a surriscaldare il Pianeta</strong>, incentivato da una serie di sussidi ambientalmente dannosi e da misure che, ultimo l’<strong>ecobonus</strong>, anziché spingere unicamente gli impianti a fonti rinnovabili favoriscono anche quelli a combustibili fossili. Eppure, le alternative ai sistemi centralizzati alimentati a gas e gasolio, che nel nostro Paese caratterizzano soprattutto i grandi agglomerati urbani, esistono già e sono altamente competitive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quanto emerge dal&nbsp;<a href="https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2021/04/StrategiaDecarbonizzazioneRiscaldamento.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>nuovo studio</strong></a><strong>&nbsp;“Una strategia per la decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento degli edifici in Italia”</strong>&nbsp;realizzato da&nbsp;<strong>Elemens</strong>&nbsp;per&nbsp;<strong>Legambiente</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Kyoto Club</strong>&nbsp;e presentato in un incontro in diretta streaming&nbsp;<a href="http://kyotoclub.org/landingpages/15_aprile_2021_decarbonizzazione_riscaldamento_edifici/"><strong>sui canali di Kyoto Club</strong></a>. Coordinati dal vicepresidente di Legambiente,&nbsp;<strong>Edoardo Zanchini</strong>, intervengono&nbsp;<strong>Gianni Girotto</strong>&nbsp;(Presidente commissione industria del Senato),&nbsp;<strong>Rossella Muroni</strong>&nbsp;(Vicepresidente commissione ambiente della Camera dei Deputati),&nbsp;<strong>Pierfrancesco Maran</strong>&nbsp;(Assessore all’urbanistica del Comune di Milano),&nbsp;<strong>Riccardo Bani</strong>&nbsp;(Presidente di Arse),&nbsp;<strong>Gianni Silvestrini</strong>&nbsp;(Direttore scientifico del Kyoto Club) e&nbsp;<strong>Livio De Santoli</strong>&nbsp;(Presidente del Coordinamento Free). Presenta il rapporto&nbsp;<strong>Tommaso Barbetti&nbsp;</strong>di Elemens.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inserito nell’ambito di un progetto finanziato dalla&nbsp;<strong>European Climate Foundation</strong>&nbsp;finalizzato a eliminare gradualmente i combustibili fossili dagli edifici residenziali in Italia, lo studio di fattibilità indaga lo stato dei sistemi di riscaldamento nel Belpaese, il loro apporto in termini di emissioni di gas, nonché le priorità d’intervento, e presenta le proposte per decarbonizzare il settore elaborate da Legambiente e Kyoto Club, che puntano all’eliminazione immediata del superbonus per le caldaie a gas e al 2025 quale data strategica per vietare l’installazione di nuovi impianti alimentati da fossili.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Riscaldamento degli edifici e inquinamento atmosferico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In Italia il riscaldamento degli edifici residenziali, commerciali e pubblici pesa sulle emissioni di CO2&nbsp;per oltre il 17,7%</strong>, secondo i dati di Ispra. Particolarmente consistente il ruolo del&nbsp;<strong>riscaldamento residenziale</strong>&nbsp;nell’inquinamento atmosferico:&nbsp;<strong>da solo</strong>, infatti,<strong>&nbsp;è responsabile del 64% della quantità di PM2,5, del 53% di PM10&nbsp;e del 60% di CO emessi nel 2018</strong>, contribuendo al peggioramento della qualità dell’aria, specie nelle grandi città del Centro-Nord.&nbsp;<strong>Un impatto notevole confermato anche durante il primo lockdown del 2020</strong>: in Lombardia, ad esempio, uno studio dell’ARPA ha evidenziato come, nonostante lo stop delle attività produttive e di gran parte dei trasporti, le emissioni di PM10&nbsp;siano diminuite soltanto del 17% proprio a causa di un incremento nell’utilizzo dei riscaldamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’analisi per&nbsp;<strong>tipologia di combustibile</strong>&nbsp;evidenzia come&nbsp;<strong>la maggior parte delle abitazioni italiane (17,5 milioni su 25,5) utilizzi</strong>&nbsp;<strong>il metano</strong>, mentre i combustibili solidi (prevalentemente legname) sono impiegati in 3,6 milioni di abitazioni, il riscaldamento elettrico e il gasolio in 1,3 milioni, il GPL in 1,2 milioni di case.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sussidi ambientalmente dannosi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il settore energetico beneficia al contempo di rilevanti sussidi ambientalmente dannosi. Tre, nello specifico, quelli che interessano il riscaldamento residenziale. In primis, l<strong>’ecobonus</strong>&nbsp;– recentemente potenziato con l’aliquota del 110% (superbonus) – che incentiva non solo tecnologie rinnovabili, ma anche soluzioni che utilizzano combustibili fossili come il gas naturale: è il caso delle caldaie a condensazione, per le quali è previsto il totale rimborso delle spese da parte dello Stato. C’è poi&nbsp;<strong>l’agevolazione volta a ridurre il prezzo per l’acquisto di gasolio e GPL nelle aree non metanizzate</strong>&nbsp;(zone montane, Sardegna e isole minori) dove viene così rallentata la diffusione delle rinnovabili termiche. E ancora,&nbsp;<strong>l’aliquota IVA agevolata</strong>&nbsp;(pari al 10%)&nbsp;<strong>destinata ai consumi ad uso civile per il riscaldamento degli edifici</strong>, applicata limitatamente ai primi 480 metri cubi di gas consumato nell’anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analizzando, in particolare,&nbsp;<strong>i risultati ottenuti in questi anni grazie al meccanismo dell’Ecobonus</strong>&nbsp;con detrazione del 50-65% per lavori tesi al risparmio energetico, l’installazione di&nbsp;<strong>caldaie a condensazione</strong>&nbsp;rappresenta la categoria prevalente in termini di numero d’interventi effettuati (quasi 100 mila), seguita dalle&nbsp;<strong>pompe di calore</strong>&nbsp;(69 mila). L’installazione di&nbsp;<strong>pannelli solari termici</strong>&nbsp;resta invece marginale, con circa 5 mila interventi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sussidi e incentivi che dovrebbero spingere la transizione verso sistemi più efficienti e a emissioni zero, come purtroppo non avviene, e che si rivelano invece privi di senso in un Paese impegnato nella decarbonizzazione, rappresentando un danno per il clima e rallentando gli investimenti nelle tecnologie pulite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Lo studio presentato oggi affronta un tema di grande attualità come quello della decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento residenziali, in un Paese impegnato in questa direzione e con rilevanti problemi di inquinamento atmosferico – dichiarano&nbsp;<strong>il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini, e il direttore scientifico di Kyoto Club, Gianni Silvestrini</strong>&nbsp;– I dati evidenziano le contraddizioni di sussidi e incentivi in vigore che continuano a finanziare impianti alimentati da fonti fossili, nel momento in cui sono disponibili tecnologie a emissioni zero. Le proposte che presentiamo tracciano una road map per spingere efficienza e innovazione, cancellando da subito il superbonus per le caldaie a gas e fissando al 2025 la data per eliminare i sussidi al consumo di gas e vietare l’installazione di impianti che utilizzano fonti fossili nei nuovi edifici, sulla scia di quanto già fatto in diversi Paesi e città raccontati nel rapporto”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le proposte di Legambiente e Kyoto Club</strong>&nbsp;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per favorire la diffusione di sistemi di riscaldamento a zero emissioni, le associazioni suggeriscono di&nbsp;<strong>accompagnare la dismissione degli impianti inquinanti</strong>&nbsp;<strong>con l’obbligo di una loro sostituzione con soluzioni ad alta efficienza e basso impatto ambientale, come il solare termico e le pompe di calore&nbsp;</strong>(soprattutto geotermiche)<strong>&nbsp;e/o con l’introduzione di misure di supporto per queste tecnologie</strong>. Terza tecnologia da considerare per la decarbonizzazione del riscaldamento domestico è quella delle&nbsp;<strong>caldaie a biomassa legnosa</strong>. Legambiente e Kyoto Club propongono quindi delle&nbsp;<strong>modifiche sui sussidi alle fonti fossili</strong>:&nbsp;<strong>l’eliminazione</strong>, anzitutto,&nbsp;<strong>dell’accesso al superbonus per quegli impianti che le utilizzano</strong>, consentendo a queste tecnologie di beneficiare delle detrazioni al 50% per la sostituzione degli impianti fino al 2025;&nbsp;<strong>l’eliminazione progressiva dell’esenzione IVA agevolata gas</strong>, che svantaggia soluzioni a minor impatto ambientale, e il ritorno all’aliquota ordinaria;&nbsp;<strong>un cambio di destinazione del sussidio</strong>&nbsp;<strong>che prevede uno</strong>&nbsp;<strong>sconto per l’acquisto di gasolio e GPL nelle aree montane</strong>, in favore piuttosto di pompe di calore, solare termico o sistemi ibridi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Buone pratiche per la decarbonizzazione in Italia e nel mondo</strong>&nbsp;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i Paesi europei, l’<strong>Olanda</strong>&nbsp;ha annunciato l’uscita completa dal gas entro il 2050, introducendo già da metà 2018 il divieto di allacciamento alla rete gas per gli edifici di nuova costruzione che saranno quindi riscaldati con sistemi elettrici e/o impianti a fonti rinnovabili. Nel&nbsp;<strong>Regno Unito</strong>, invece, l’installazione di sistemi di riscaldamento a gas nei nuovi edifici sarà vietata dal 2025, a favore di soluzioni tecnologiche a minore impatto ambientale. Negli Stati Uniti,&nbsp;<strong>San Francisco</strong>&nbsp;introdurrà da giugno 2021 l’obbligo di realizzare nuovi edifici residenziali e commerciali senza sistemi di riscaldamento basati sul gas naturale: un’ordinanza che arriva sulla scorta di misure simili adottate in altre città della California per abbandonare i combustibili fossili e favorire il riscaldamento elettrico. Ma anche in Italia non mancano esempi virtuosi che vanno nella medesima direzione: la Giunta di&nbsp;<strong>Milano</strong>&nbsp;ha approvato un nuovo regolamento che prevede la messa al bando delle caldaie a gasolio da ottobre 2022: per favorirne la sostituzione, il Comune ha stanziato risorse a fondo perduto per l’acquisto d’impianti di nuova generazione, come pompe di calore e solare termico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dati su fonti e consumi per riscaldamento in Italia</strong>&nbsp;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il principale vettore energetico impiegato per il riscaldamento residenziale in Italia è il&nbsp;<strong>gas naturale</strong>&nbsp;(50% dell’energia fornita). Seguono le&nbsp;<strong>biomasse solide</strong>&nbsp;(il 28% del totale), soprattutto legname e cippato, e i&nbsp;<strong>prodotti petroliferi</strong>&nbsp;(8%), come nel caso delle caldaie a gasolio, ancora presenti in alcune grandi città e nelle aree montane non metanizzate. La&nbsp;<strong>cogenerazione</strong>&nbsp;pesa sul totale per il 5%, mentre sono marginali&nbsp;<strong>le</strong>&nbsp;<strong>pompe di calore, il riscaldamento elettrico (boiler) e il solare termico</strong>&nbsp;(1% del totale).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ridurre i consumi per il riscaldamento delle abitazioni è oggi possibile grazie all’efficienza energetica ed è fondamentale per limitare la spesa delle famiglie.<strong>&nbsp;Il riscaldamento domestico è</strong>&nbsp;infatti, di gran lunga,&nbsp;<strong>la voce più consistente nella lista dei consumi degli utenti residenziali</strong>: rappresenta&nbsp;<strong>il 67% del totale</strong>, pari a 893.196 TJ, mentre il restante 33% è destinato ad altri usi quali l’acqua calda sanitaria, il raffrescamento, l’illuminazione e le apparecchiature industriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.kyotoclub.org/wp-content/uploads/StrategiaDecarbonizzazioneRiscaldamento.pdf">Scarica lo studio (pdf)</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/riscaldamento-decarbonizzazione/">“Una strategia per la decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento degli edifici in Italia”, Legambiente-Kyoto Club</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
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