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	<title>WWF Archivi - Eco dalle Città</title>
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	<description>ambiente urbano</description>
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	<title>WWF Archivi - Eco dalle Città</title>
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		<title>WWF: il 2025 è l’anno nero dell’Europa che smantella il Green Deal</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/europa-2025-smantellamento-green-deal-wwf/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 10:32:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[green deal]]></category>
		<category><![CDATA[smantellamento green deal]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 2025 è stato l’anno della retromarcia dell’Unione europea sui temi ambientali e climatici. Le istituzioni europee, sotto la pressione degli Stati membri (a partire dal Governo Meloni), di grandi gruppi industriali e di ingerenze esterne all’Unione (a partire dall’amministrazione di Trump), stanno smantellando il Green Deal per inaugurare un Black and War Deal. Questo [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il 2025 è stato l’anno della <strong>retromarcia dell’Unione europea sui temi ambientali e climatici</strong>. Le<strong> istituzioni europee</strong>, sotto la pressione degli Stati membri (a partire dal Governo Meloni), di grandi gruppi industriali e di ingerenze esterne all’Unione (a partire dall’amministrazione di Trump), <strong>stanno smantellando il Green Deal per inaugurare un Black and War Deal</strong>. <strong>Questo in nome di una &#8220;semplificazione&#8221; che in realtà nasconde una sistematica distruzione delle tutele dell’ambiente e della salute</strong> dei cittadini conquistate negli ultimi decenni. Gli investimenti si sono spostati sull’acquisto e sulla produzione di nuove armi e non sui reali bisogni degli europei.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dagli animali alle foreste, passando per gli obiettivi climatici e l’agricoltura, il WWF Italia, nel suo bilancio di fine anno, denuncia le 8 orribili mosse con cui l’Europa rischia di cancellare leggi, regole e progetti che tutelano non solo l’ambiente, ma anche la salute umana e l’economia. &nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Abbiamo passato il 2025 a cercare di contrastare singoli passi indietro nella legislazione europea, ma&nbsp;solo vedendoli tutti insieme&nbsp;ci si rende conto della trasformazione in atto-<strong>dichiara&nbsp;Alessandra Prampolini, direttrice generale&nbsp;del&nbsp;WWF&nbsp;Italia</strong>-. Il secondo mandato della Presidente von der Leyen si caratterizza per scelte che segnano un pericoloso allontanamento dai valori fondanti dell’Unione europea che hanno storicamente coniugato integrazione, diritti, qualità della vita e protezione della natura, e che oggi dovrebbero essere rafforzati, non indeboliti”.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. Rinvio del regolamento per fermare la deforestazione (EUDR)</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’EUDR è nato per garantire trasparenza, tracciabilità e responsabilità per le imprese così da impedire che prodotti legati alla distruzione delle foreste entrino nel mercato UE. Dopo un primo rinvio deciso a fine 2024, nell’ottobre 2025 la Commissione europea ha proposto nuove modifiche</strong> e un ulteriore slittamento a dicembre 2026, per micro e piccole imprese. Parlamento e Consiglio hanno poi di fatto affossato il regolamento, approvando nuovi rinvii per tutte le imprese escludendo categorie di prodotti e riducendo gli obblighi lungo le filiere. Ogni anno di ritardo comporta la perdita di circa 50 milioni di alberi e l’emissione di 16,8 milioni di tonnellate di gas serra. Nonostante le evidenze scientifiche, come l’<em>Amazon Footprint Report 2025</em>, sottolineino il peso dei consumi europei nella deforestazione globale, a partire dall’Amazzonia, l’UE non sembra preoccupata. </p>



<h3 class="wp-block-heading">2.  Omnibus ambiente: a rischio biodiversità, acqua pulita, salute pubblica</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Con l’Omnibus Ambiente di dicembre 2025, la Commissione europea mette in discussione pilastri fondamentali della protezione ambientale dell’UE. </strong>Intervenire sulle Direttive Habitat e Uccelli mette a rischio le norme che tutelano ecosistemi, specie e aree naturali da cui dipendono servizi essenziali come qualità dell’acqua e dell’aria, regolazione del clima e prevenzione del dissesto idrogeologico. Allo stesso tempo, la revisione al ribasso della Direttiva Quadro sulle Acque minaccia la protezione di fiumi e falde, compromettendo sicurezza idrica, salute pubblica e resilienza a siccità e alluvioni. Smantellare queste tutele significa esporre cittadini e territori a rischi ambientali e sanitari sempre maggiori. </p>



<h3 class="wp-block-heading">3. Declassamento nella protezione del lupo</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Commissione europea ha proposto a marzo, dopo il declassamento dello stato di protezione del lupo nella Convenzione di Berna, di adeguare anche la Direttiva Habitat</strong>. Nei mesi successivi Consiglio e Parlamento hanno sostenuto la revisione, accelerando l’iter legislativo che si è poi concluso a luglio. Ora gli Stati membri hanno tempo fino a inizio 2027 per decidere se recepire la modifica nelle rispettive legislazioni nazionali o mantenere il lupo rigorosamente protetto. Il declassamento va contro le evidenze scientifiche più recenti, che dimostrano come l’impatto del lupo sul settore zootecnico sia trascurabile e che gli abbattimenti non sono efficaci quanto le strategie di prevenzione per diminuire le predazioni sul bestiame. In Alto Adige, intanto, si è registrato il primo abbattimento legale di un lupo dopo oltre 50 anni.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il WWF ha lanciato una petizione per fermare la caccia selvaggia e sono già state superate le 100mila firme:&nbsp;<a href="https://astral.emcaction.com/trk/click/@f*025j2F7ib38j2f2S1*3=0*85f0f9e1b8f6b*6,3*8efr2fbs9d3a9ffs0d1f9*f=0*552371b8892526103*0,8*f7f@elb3fib36x3b8af42*b=9*3396f0011391f0065*2,7*bn8l2i2d1*3=0989f4f9e0b8f1b46,3*8cfi2db*9=3496f8011094f4005,2*7lbi8d2*2=16330988f6f8e9b4f,b*6k3U83fL2Ib39f3n9of30*1=92f-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>https://attivati.wwf.it/stop-caccia-selvaggia</u></a>&nbsp;&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">4. Politica agricola comune (PAC): addio Green Deal</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel 2025 si è conclusa la controriforma della PAC 2023-2027, avviata dopo le proteste dei trattori nel 2024. Le associazioni agricole, con il sostegno della Commissione europea, hanno smantellato l’architettura verde</strong>: abolito l’obbligo di destinare il 4% dei seminativi alla natura, ridotta la tutela dei prati stabili anche all’interno dei siti Natura 2000, ridotti gli impegni ambientali per le aziende agricole certificate in biologico. A febbraio la Commissione ha presentato la Visione 2040 ignorando Farm to Fork e Biodiversità 2030, due strategie fondamentali per rendere l’agricoltura europea più sana e più sostenibile. A luglio la Commissione ha poi proposto una PAC 2028-2034 con la previsione di un taglio netto del 23% delle risorse e la creazione di un “Fondo Unico”, che metterà in competizione l’agricoltura con altri settori come l’industria, il commercio, il turismo, i servizi sociali, scatenando nuove proteste degli agricoltori a Bruxelles. Evidentemente non è sufficiente aver affossato le riforme verdi. </p>



<h3 class="wp-block-heading">5. Obiettivi climatici deludenti</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le politiche UE nel 2025 non sono all’altezza delle sfide climatiche. Il target -90% al 2040, indebolito da compensazioni, scende sotto l’85%. L’NDC (impegno climatico) europeo arriva in ritardo e con obiettivi insufficienti</strong>. Marcia indietro sul phase-out europeo del 2035 per la vendita dei motori endotermici, riducendo l&#8217;obiettivo di abbattimento delle emissioni di CO₂, per i carmaker, dal 100% al 90% entro il 2035 e aprendo alla follia del biometano per il settore auto e il trasporto su strada. La Commissione europea nel valutare i PNIEC non ha richiesto agli Stati Membri azioni di implementazione, né ha attivato procedure di infrazione su sollecitazione di numerosi ricorsi pervenuti dalle associazioni ambientaliste. Passo indietro anche sul sistema ETS2, rimandando l’entrata in vigore dal 2027 al 2028 e proponendo una revisione peggiorativa dell’Market Stability Reserve (MSR), che priva di efficacia sostanziale la misura, mettendo a rischio il raggiungimento degli obiettivi climatici. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il WWF continua a chiedere di rafforzare strumenti vincolanti in linea con l’Accordo di Parigi, anche con la petizione:&nbsp;<a href="https://astral.emcaction.com/trk/click/@f*025j2F7ib38j2f2S1*3=0*85f0f9e1b8f6b*6,3*8efr2fbs9d3a9ffs0d1f9*f=0*552371b8892526103*0,8*f7f@elb3fib36x3b8af42*b=9*3396f0011391f0085*2,7*bn8l2i2d1*3=0989f4f9e0b8f1b46,3*8cfi2db*9=3496f8011094f4005,2*7lbi8d2*2=16330988f6f8e9b2f,b*6k3U83fL2Ib39f3n9of30*1=93f-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">attivati.wwf.it/zero-scuse-sul-clima</a>&nbsp;&nbsp; &nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">6. Cancellato il programma Life</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il nuovo bilancio UE rappresenta un duro colpo per clima e natura. La proposta della Commissione mantiene un obiettivo di spesa ambientale al 35%</strong>, ma senza criteri vincolanti né target settoriali chiari, rischiando di marginalizzare gli investimenti per la biodiversità e la protezione degli ecosistemi. La cancellazione del programma LIFE, l’unico strumento UE dedicato esclusivamente all’ambiente e all’azione climatica, è motivo di grave preoccupazione: senza un Programma LIFE autonomo, progetti per la natura e la biodiversità rischiano di perdere sostegno stabile e mirato, riducendo l’efficacia complessiva delle politiche europee per l’ambiente e la qualità della vita dei cittadini. </p>



<h3 class="wp-block-heading">7. Via libera senza limiti ai pesticidi</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dopo il ritiro del Regolamento SUR nel 2024 per la riduzione del 50% dei pesticidi entro il 2030, nel 2025 la Commissione europea ha proposto, con il pacchetto “Omnibus”,</strong> l’estensione illimitata delle autorizzazioni per l’immissione sul mercato di tutti i pesticidi, biocidi e additivi mangimistici, abolendo i limiti temporali (oggi la prima autorizzazione di un pesticida scade dopo 10 anni e il suo rinnovo, dopo un riesame, dopo altri 15). Anche i rinnovi diventeranno permanenti e in caso di divieto per rischi accertati i pesticidi resteranno in circolazione fino a tre anni con il pretesto dello smaltimento delle scorte. Una sostanziale liberalizzazione dell’uso dei pesticidi, che riduce drasticamente le tutele per ambiente e salute. Nel 2025, due sentenze della Corte di Giustizia europea hanno condannato le proroghe sul glifosato, mentre una nota rivista scientifica ha ritirato lo studio determinante per il suo rinnovo, a causa di accertati condizionamenti illeciti da parte delle industrie dell’agrochimica.   </p>



<h3 class="wp-block-heading">8. Indebolite le regole su trasparenza e responsabilità delle imprese </h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sono state indebolite le regole pensate per rendere le imprese più trasparenti e responsabili. Queste norme avrebbero obbligato le aziende a dichiarare gli impatti delle proprie attività e a prevenire danni ambientali e violazioni dei diritti umani</strong> lungo l’intera filiera produttiva, come inquinamento, uso non sostenibile delle risorse, condizioni di lavoro pericolose o sfruttamento. Le modifiche approvate riducono drasticamente il numero di imprese obbligate a rispettare le regole, limitano le informazioni che le aziende devono rendere pubbliche e indeboliscono gli obblighi di prevenire e correggere danni ambientali e violazioni dei diritti umani. </p>



<h3 class="wp-block-heading">L’azione della società civile </h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A settembre è arrivata una forte risposta civile: quasi 200.000 cittadini europei hanno chiesto alla Commissione di non indebolire le leggi che proteggono la natura, l’acqua e la salute delle persone con la campagna #HandsOffNature</strong>. Una mobilitazione ampia e trasversale, promossa dal WWF e da numerose organizzazioni, che dimostra come i cittadini non considerino le tutele ambientali un ostacolo, ma una garanzia essenziale per il loro benessere e per il futuro dell’Europa. Questa voce non può essere ignorata: l’Unione europea deve tornare a difendere i beni comuni, far applicare le leggi esistenti e rafforzare la protezione della natura. </p>
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		<item>
		<title>Secondo anno più caldo di sempre, WWF: “Basta negare la crisi climatica”</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/wwf-su-secondo-anno-piu-caldo-di-sempre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 10:13:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[caldo]]></category>
		<category><![CDATA[crisi climatica]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>
		<category><![CDATA[Secondo anno più caldo]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I nuovi dati pubblicati del Servizio Cambiamento Climatico di Copernicus lo confermano: il 2025 è avviato a essere il secondo anno più caldo mai registrato, al pari del 2023 e dopo il 2024.  Il mese di novembre 2025 è stato il terzo mese più caldo a livello globale, con temperature notevolmente superiori alla media registrate [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/wwf-su-secondo-anno-piu-caldo-di-sempre/">Secondo anno più caldo di sempre, WWF: “Basta negare la crisi climatica”</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">I nuovi dati pubblicati del Servizio Cambiamento Climatico di Copernicus lo confermano: il 2025 è avviato a essere il secondo <a href="https://www.ecodallecitta.it/2025-secondo-o-terzo-anno-piu-caldo-mai-registrato/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">anno più caldo </a>mai registrato, al pari del 2023 e dopo il 2024. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mese di novembre 2025 è stato il terzo mese più caldo a livello globale, con temperature notevolmente superiori alla media registrate in tutto a livello globale e in particolare Canada settentrionale, nell&#8217;Oceano Artico e in Antartide. A novembre, le temperature globali sono state di 1,54 gradi superiori ai livelli preindustriali e la media triennale 2023-2025 potrebbe essere sulla buona strada per superare per la prima voltagli 1,5 gradi centigradi. Il mese è stato, poi, caratterizzato da una serie di fenomeni climatici estremi, tra cui cicloni tropicali nel Sud-Est asiatico, che hanno causato alluvioni catastrofiche e perdite di vite umane.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">“La follia collettiva che nega l’evidenza della crisi climatica e rinvia la rimozione delle sue cause deve finire: occorre smettere di bruciare combustibili fossili e fermare la deforestazione. A valle della COP30, il mondo deve sostenere i processi che questa ha messo in moto, ma soprattutto ogni singolo Paese deve fare la propria parte. Senza un percorso coraggioso per uscire dai combustibili fossili assisteremo sempre più spesso a eventi climatici estremi intensi e devastanti come quelli che hanno colpito di recente il Sud- Est asiatico e lo scorso anno colpirono la Spagna. Secondo il recente, ponderoso rapporto dell’UNEP (il programma ambientale delle Nazioni Unite)&nbsp;<a href="https://astral.emcaction.com/trk/click/@f*025j2F7ib38j2f2S1*3=0*85f0f5e6b3f6b*6,3*8efr2fbs9d3a9ffs0d1f9*f=0*552371b8892526103*0,8*f7f@elb3fib36x3b8af42*b=9*3395f9061696f2065*2,7*bn8l2i2d1*3=0989f4f9e4b3f6b46,3*8cfi2db*9=3496f8011094f4005,2*7lbi8d2*2=16340083f3f3e7b4f,b*6k3U83fL2Ib39f3n9of30*1=92f-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>‘Global&nbsp;Environmental&nbsp;Outlook’</u></a>&nbsp;dal titolo significativo ‘Un futuro che scegliamo’, oggi a causa dei sistemi di produzione alimentare non sostenibili e dell’uso dei combustibili fossili perdiamo 5 miliardi di dollari ogni ora. Stiamo minando le basi della nostra economia e ancora perdiamo tempo per egoismi individuali o incapacità dei governi di tutelare la prosperità collettiva”, afferma&nbsp;<strong>Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In Europa,&nbsp;la temperatura media sul territorio europeo nel novembre 2025 è stata di 5,74 °C, 1,38 °C al di sopra della media del periodo 1991-2020 per il mese di novembre, rendendolo il quinto novembre più caldo mai registrato. L&#8217;autunno 2025 è invece il quarto più caldo mai registrato. L&#8217;estensione del ghiaccio marino artico si è ridotta del 12% rispetto alla media (secondo valore più basso per novembre). In Antartide la riduzione del 7% rispetto alla media fa registrare il quarto valore più basso.&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Investimenti UE in Natura e Clima: Wwf Italia chiede più fondi e rafforzamento del Programma LIFE</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/wwf-italia-continuiamo-a-investire-in-clima-e-natura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2025 15:03:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[cilma e natura]]></category>
		<category><![CDATA[programma life]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un coro unanime per chiedere più investimenti europei in clima e natura. L’Italia delle istituzioni, della scienza, delle imprese e della società civile si è unita al WWF Italia per lanciare un messaggio chiaro all’Europa: rafforzare gli investimenti in natura e clima è una priorità strategica per l’Europa e il nostro Paese. È questo il segnale forte [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/wwf-italia-continuiamo-a-investire-in-clima-e-natura/">Investimenti UE in Natura e Clima: Wwf Italia chiede più fondi e rafforzamento del Programma LIFE</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Un<strong> coro unanime per chiedere più investimenti europei in clima e natura.</strong> L’Italia delle istituzioni, della scienza, delle imprese e della società civile si è unita al WWF Italia per lanciare un messaggio chiaro all’Europa: rafforzare gli investimenti in natura e clima è una priorità strategica per l’Europa e il nostro Paese. È questo il segnale forte emerso dal <strong>convegno “It’s Your LIFE! Investire nella Natura e nel Clima: il Futuro del Programma LIFE nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell’UE”, organizzato a Roma dal WWF Italia</strong>, in collaborazione con l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, Legambiente e Lipu-BirdLIfe Italia. L’evento si è svolto presso la Sala Conferenze Europa Experience, a poche settimane dalla presentazione da parte della Commissione europea, attesa per il 16 luglio, della proposta per il Quadro Finanziario Pluriennale 2028–2034, che potrebbe ridefinire profondamente la natura e la dotazione del Programma LIFE, l’unico strumento dell’UE interamente dedicato ad ambiente, natura e clima. Il rischio è che si verifichi uno smembramento del Programma LIFE. Da una parte il sottoprogramma “natura e biodiversità” potrebbe confluire nei nuovi Piani nazionali a gestione condivisa creando il rischio di assoggettare il LIFE a scelte di carattere politico da parte degli Stati membri sulle priorità e sui beneficiari del programma. Dall’altra, i sottoprogrammi “clima” ed “economia circolare” potrebbero confluire nel nuovo Fondo per la Competitività. Questa ipotesi, se si concretizzerà, indebolirebbe il carattere trasversale del programma e ridurrebbe l’accessibilità ai finanziamenti da parte di tutti gli stakeholder. A questo si aggiunge la crescente preoccupazione per la fase di deregolamentazione ambientale in corso nell’Unione europea che rischia di minare i passi in avanti fatti su clima e natura nella scorsa legislatura. LIFE: Un patrimonio da difendere Nato oltre trent’anni fa, il programma LIFE ha permesso di realizzare migliaia di progetti in tutta Europa. In Italia ha favorito collaborazioni solide tra enti pubblici, università, imprese, aree protette e ONG, generando risultati tangibili e scalabili in settori cruciali come la tutela della biodiversità, l’adattamento al cambiamento climatico e l’economia circolare con impatti rilevanti per il benessere delle comunità coinvolte. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’analisi presentata dal WWF Italia sul periodo 1992–2023&nbsp;</strong>mostra chiaramente l’ampiezza e la diversificazione dei beneficiari del Programma LIFE: solo il 5% dei beneficiari sono ONG, mentre le imprese rappresentano il 38%, gli enti pubblici il 32%, le università il 14%, le aree protette il 6%. Anche in termini di fondi ricevuti – per un totale di 1,04 miliardi di euro a favore dell’Italia – il quadro è altrettanto chiaro: 40% è andato alle imprese, 29% agli enti pubblici, 14% alle università, 7% alle aree protette, solo il 6% alle ONG. Questi numeri smentiscono la narrazione strumentale che dipinge il Programma LIFE come un canale privilegiato per le ONG. Al contrario, LIFE è un programma trasversale e sistemico, che incarna il vero valore aggiunto dell’azione europea sul territorio per imprese, enti locali, università e cittadini. La recente proposta di istituire un gruppo di lavoro al Parlamento europeo per indagare esclusivamente sui fondi UE ricevuti dalle organizzazioni della società civile, escludendo tutti gli altri beneficiari, è una distorsione inaccettabile e pericolosa per il processo democratico europeo e nasconde, neppure troppo velatamente, la volontà di condurre un attacco ideologico verso le organizzazioni che garantiscono la partecipazione dei cittadini che vogliono impegnarsi nella difesa dei beni comuni. Un fronte comune per difendere il Programma LIFE Nel corso dell’incontro, è emerso con forza un messaggio: per l’Italia il Programma LIFE è un pilastro per affrontare le emergenze ambientali e climatiche e deve essere non solo mantenuto autonomo e accessibile, ma anche rafforzato. Il prossimo bilancio UE dovrà riconoscere la natura, il contrasto al cambiamento climatico e la decarbonizzazione come leve strategiche per la competitività, la sicurezza, la salute e la qualità della vita dei cittadini europei.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;<strong>Programma LIFE è uno strumento irrinunciabile in questa direzione. Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica</strong>&nbsp;ha dichiarato: “Per rispondere alla crisi climatica e proteggere gli ecosistemi e la biodiversità, il Programma LIFE ha finanziato solo in Italia migliaia di progetti che hanno permesso di ottenere risultati concreti e tangibili. Sono progetti che raccontano storie di territori, comunità e partenariati virtuosi. In vista delle decisioni sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione europea, è essenziale ribadire la necessità di investire con forza in natura e clima. Il Programma LIFE ha dimostrato di essere un volano straordinario per l’innovazione ambientale e la coesione sociale e territoriale. Dalla divulgazione di informazioni e conoscenze, tutto concorre alla transizione ambientale che ha bisogno anche del consenso sociale. Rinnovo l’impegno del Ministero a lavorare insieme per rafforzare queste politiche e sostenere nuove progettualità. E auspico che oggi sia occasione per promuovere sinergie sempre più efficaci tra istituzioni, imprese e società civile. Un grazie agli organizzatori e ai partecipanti per il contributo che date al lavoro del Governo italiano”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Antonio Decaro, Presidente Commissione Ambiente del Parlamento europeo ha dichiarato</strong>: “Il Green Deal è un piano per la tutela dell’ambiente, ma anche un piano importante per la competitività delle imprese. Il programma LIFE è un motore operativo del Green Deal, una sorta di laboratorio di innovazione territoriale e istituzionale. Rappresenta molto per le città, gli enti gestori dei parchi, le organizzazioni della società civile. È preoccupante che da alcune forze politiche del Parlamento europeo ci siano richieste di limitare se non eliminare l’accesso delle ONG al Programma LIFE e ai fondi europei. Le ONG danno voce ai cittadini, ai territori, alle future generazioni. Escluderle dall’accesso ai fondi europei significa minare la democrazia europea. Il dialogo tra Parlamento europeo e le ONG è fondamentale per bilanciare e rendere più aperto e informato il dialogo con tutte le altre parti interessate e con il settore privato”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alessandra Prampolini, Direttrice Generale del WWF Italia&nbsp;</strong>ha dichiarato: “Oggi imprese, istituzioni, università e società civile si uniscono al WWF Italia per chiedere all’Unione europea di rafforzare gli investimenti in natura e clima. L’emergenza climatica e ambientale non permette passi indietro. Serve agire ora, affrontando in modo equo i costi della transizione attraverso investimenti di lungo periodo in natura e clima che possano generare sicurezza per i cittadini e competitività sostenibile per le imprese. Se non agiamo ora questi costi si moltiplicheranno, con impatti rilevanti sulla nostra economia, sulle imprese e sui cittadini. Il Programma LIFE è uno strumento essenziale per continuare ad affrontare queste sfide e intraprenderne di nuove, a partire dalla&nbsp;<strong><em>Nature Restoration Law l</em></strong>a cui attuazione richiede fondi aggiuntivi che beneficeranno non solo all’ambiente, ma avranno un impatto diretto per le persone e per chi lavora costantemente con e nella natura, a partire dagli agricoltori. Chiediamo quindi con forza che l’Unione europea continui a investire in natura e clima, con target di spesa ambiziosi e con programmi, come quello LIFE, che siano autonomi, rafforzati e accessibili”.&nbsp;</p>
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		<title>Approvazione Nature Restoration Law, Wwf: &#8220;Una vittoria europea, no dell&#8217;Italia anacronistico&#8221;</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/regolamento-ripristino-aree-terrestri-e-marittime-wwf-una-vittoria-per-la-natura-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2024 12:10:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[adozione formale consiglio europeo]]></category>
		<category><![CDATA[ripristino aree terrestri e marittime]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lunedì 17 giugno il Consiglio Ue ha adottato formalmente il Regolamento – il primo del suo genere – che punta a mettere in atto misure per ripristinare almeno il 20% delle aree terrestri e marittime dell&#8217;Ue entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitano di &#8220;restauro&#8221; entro il 2050. In una nota, il WWF [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Lunedì 17 giugno il Consiglio Ue ha adottato formalmente il Regolamento – il primo del suo genere – che punta a mettere in atto misure per <a href="https://www.ecodallecitta.it/via-libera-definitivo-dal-consiglio-ue-alla-legge-sul-ripristino-della-natura/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ripristinare almeno il 20% delle aree terrestri e marittime dell&#8217;Ue</a> entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitano di &#8220;restauro&#8221; entro il 2050. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In una nota, il WWF ha commentato positivamente il voto, dichiarando che: &#8220;Gli Stati membri dell’UE hanno mantenuto i loro impegni e, rispettando il precedente voto dell’Europarlamento, hanno approvato con una maggioranza qualificata il Regolamento sul ripristino della natura. Decisivo il voto dell’Austria che ha cambiato la propria posizione precedente e ha consentito l’approvazione&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Un risultato straordinario che premia l’impegno della coalizione #RestoreNature, composta da BirdLife Europe, ClientEarth, EEB e WWF Europa, e che raccoglie l’invito della società civile e del mondo della ricerca scientifica. Questo risultato, infatti, è il risultato di una massiccia mobilitazione pubblica: negli ultimi anni sono state raccolte oltre un milione di firme e messaggi di cittadini, ripetuti appelli da parte di oltre 6000 scienziati, 100 imprese, organizzazioni giovanili e della società civile a difesa dell&#8217;integrità del Green Deal dell&#8217;UE&#8221;, continua l&#8217;associazione ambientalista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il voto di oggi &#8211; spiega la nota &#8211; è una vittoria a lungo attesa per la natura europea e per i cittadini che da tempo chiedono un&#8217;azione immediata per affrontare l&#8217;allarmante declino della natura che sta danneggiando la salute del Pianeta e dei suoi abitanti. La <em>Nature Restoration Law </em>potrà fare una grande differenza per gli ecosistemi degradati d’Europa, ma ora inizia il lavoro &#8220;vero&#8221;: abbiamo bisogno che gli Stati membri attuino correttamente questa legge nei loro Paesi, in stretta collaborazione con tutte le parti interessate. La legge ha affrontato uno dei viaggi più tumultuosi nella storia della legislazione europea. Dopo essere sopravvissuta a una campagna di disinformazione senza precedenti, volta a minarne l’intero impianto in seno al Parlamento europeo, la legge ha rischiato di essere respinta all&#8217;ultimo passaggio nel Consiglio Ambiente. Si tratta di un risultato importante da presentare all&#8217;imminente Conferenza delle Nazioni Unite sulla Biodiversità (CBD COP16) che si terrà a fine anno, a dimostrazione del fatto che l&#8217;Europa può assumere un ruolo di leadership nell&#8217;affrontare le crisi del clima e della biodiversità, tenendo fede ai propri impegni globali. È anche un messaggio molto chiaro in vista dei prossimi 5 anni del Parlamento e della Commissione europei: biodiversità e clima sono e devono restare una priorità strategiche della nuova legislatura&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dante Caserta, responsabile Affari Legali e Istituzionali del WWF Italia, dichiara</strong>: “Siamo molto soddisfatti per l’approvazione della Nature Restoration Law, una vittoria storica della società civile europea che difende l’ambiente e vuole costruire un rapporto equilibrato tra uomo e natura. Spiace che in un passaggio cruciale per la tutela della natura in Europa, il Governo Meloni abbia clamorosamente mancato l’appuntamento con la storia, opponendosi ideologicamente ad un provvedimento cardine del Green Deal europeo e scegliendo la disinformazione delle lobby dell’agroindustria contro gli interessi dei cittadini. In ogni caso, il Governo non potrà ora evitare di dare attuazione al Regolamento a livello nazionale definendo un piano nazionale con obiettivi chiari, concreti e vincolanti. Il WWF monitorerà da vicino questo lungo processo di applicazione della Nature Restoration Law e confida che il Governo e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica vogliano aprire un dialogo serio e partecipato con tutte le parti interessate per intraprendere un percorso comune che porti ad un’effettiva tutela dell’ambiente a vantaggio di tutti i cittadini”.</p>
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		<title>Le associazioni ambientaliste chiedono la revoca di Lucia Lo Palo come presidente di Arpa Lombardia</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/le-associazioni-ambientaliste-chiedono-la-revoca-di-lucia-lo-palo-come-presidente-di-arpa-lombardia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 May 2024 15:36:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[arpa lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[associazione ambiente e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[lipu]]></category>
		<category><![CDATA[richiesta revoca lucia lo palo]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Legambiente Lombardia e altre associazioni ambientaliste tra cui Lipu, Associazione Ambiente e Lavoro e WWF hanno chiesto al presidente Attilio Fontana la revoca di Lucia Lo Palo dall&#8217;incarico di presidente Arpa Lombardia. &#8220;Il presidio istituzionale sulle questioni ambientali in Lombardia è una funzione tanto più delicata quanto più si pensi alle continue sollecitazioni che gli ecosistemi soffrono, in [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Legambiente Lombardia e altre associazioni ambientaliste tra cui Lipu, Associazione Ambiente e Lavoro e WWF <a href="https://www.legambientelombardia.it/wp-content/uploads/2024/05/CS_LL_Lo-Palo-9-mag-DEF.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hanno chiesto al presidente Attilio Fontana la<strong> revoca </strong></a><strong>di Lucia Lo Palo dall&#8217;incarico di presidente Arpa Lombardia</strong>.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il <strong>presidio istituzionale sulle questioni ambientali in Lombardia</strong> è una funzione tanto più delicata quanto più si pensi alle <strong>continue sollecitazioni che gli ecosistemi soffrono</strong>, in una delle regioni a maggiore carico antropico del paese. <strong>ARPA Lombardia, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale</strong>, ha sempre svolto un ruolo chiave in tal senso, mostrando competenze e professionalità fuori di dubbio, che in molte occasioni hanno sopperito all’insufficiente dotazione dell’agenzia in termini di risorse e personale per i controlli e gli accertamenti degli illeciti&#8221;, spiega una nota delle associazioni firmatarie. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;In questo contesto, la nomina della presidente Lucia Lo Palo, insediata nell’agosto dello scorso anno, è sembrata subito poco opportuna, principalmente per <strong>un profilo poco coerente con i delicati compiti dell’Agenzia</strong>. Le sorprendenti dichiarazioni in materia di cambiamento climatico rese a novembre hanno <strong>sollevato ulteriori dubbi sull’opportunità del suo ruolo</strong>, con una sostanziale sfiducia espressa anche dal consiglio regionale, <strong>che per un solo voto non l’ha rimossa dall’incarico</strong>&#8220;, continuano le associazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il nuovo caso &#8211; dichiarano &#8211; balzato agli onori della cronaca, è il <strong>‘blocco’ del nuovo regolamento ARPA</strong>, essenziale per le nomine nelle articolazioni dell’agenzia a cui sono affidate le complesse funzioni di tutela dell’ambiente in Lombardia. <strong>La presidente di ARPA è quindi nuovamente sotto i riflettori</strong>, ancora una volta per motivi che pongono <strong>forti interrogativi sul profilo di adeguatezza e responsabilità</strong> che la sua carica prevede. Il regolamento interno, già valutato positivamente dal Comitato di Indirizzo dell’Agenzia, per quanto si sa è fermo, da tempo, sulla scrivania della Presidente&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">“Se le prime uscite pubbliche della presidente ci avevamo fatto alzare il livello di guardia, oggi la misura è colma &#8211; <strong>concludono Legambiente, Associazione Ambiente e Lavoro, LIPU, WWF</strong> -. È inaccettabile che la funzione operativa di ARPA Lombardia sia tenuta in scacco, in una Regione in cui le funzioni di monitoraggio e controllo ambientale sono così cruciali e, anzi, andrebbero adeguatamente potenziate e aggiornate negli strumenti. È in atto un gioco pericoloso ai danni dell’ambiente e della credibilità dell’Agenzia. Abbiamo scritto al presidente Fontana perché intervenga per ripristinare il buon funzionamento dell’Agenzia, rimuovendo la presidente dal suo incarico e trovando una figura finalmente adeguata a un ruolo così delicato.”</p>
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		<title>Clima, Wwf su report Copernicus: &#8220;Occorre accelerare e uscire dai combustibili fossili&#8221;</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/wwf-su-report-copernicus-sullo-stato-del-clima-europeo-occorre-accelerare-e-uscire-dai-combustibili-fossili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2024 13:52:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale della terra]]></category>
		<category><![CDATA[report copernicus]]></category>
		<category><![CDATA[stato del clima in europa]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>
		<category><![CDATA[wwf su report copernicus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata Mondiale della Terra del 22 aprile, Copernicus ha pubblicato il nuovo report annuale sullo Stato del Clima in Europa. A valle della lettura del report, il WWF ha fatto sapere che: &#8220;Occorre accelerare l’azione climatica e uscire dai combustibili fossili producendo l’energia con le fonti rinnovabili, rischiamo altrimenti di arrivare fuori [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/wwf-su-report-copernicus-sullo-stato-del-clima-europeo-occorre-accelerare-e-uscire-dai-combustibili-fossili/">Clima, Wwf su report Copernicus: &#8220;Occorre accelerare e uscire dai combustibili fossili&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In occasione della Giornata Mondiale della Terra del 22 aprile, Copernicus ha pubblicato il nuovo <a href="https://www.ecodallecitta.it/leuropa-e-il-continente-che-si-sta-riscaldando-di-piu-mortalita-30-in-ventanni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">report annuale sullo Stato del Clima in Europa</a>. A valle della lettura del report, il WWF ha fatto sapere che: &#8220;Occorre accelerare l’azione climatica e uscire dai combustibili fossili producendo l’energia con le fonti rinnovabili, rischiamo altrimenti di arrivare fuori tempo massimo. A destare particolare preoccupazione il numero record di giorni con &#8220;stress da caldo estremo&#8221; o &#8220;forte stress da caldo&#8221; in tutta Europa, l’aumento del 30% della mortalità legata al caldo&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">“La crisi climatica è sempre più anche crisi per la salute, umana, di animali e piante, degli ecosistemi –<strong>commenta Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia</strong>&#8211; Questo rischio viene ancora poco e mal rappresentato da parte dei media e dei decisori politici nel dibattito pubblico e nelle decisioni”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Forte preoccupazione anche per il calore accumulato nelle acque marine superficiali: per tutto il 2023, la temperatura media della superficie del mare in Europa è stata la più alta mai registrata. Questo calore/energia ha un impatto fortissimo sugli ecosistemi marini e rischia di esacerbare gli eventi estremi. A rischio anche le nostre riserve idriche: anche se nel 2023 ha piovuto mediamente di più in Europa &#8211; molte volte si è trattato di alluvioni ed eventi estremi, alcuni catastrofici- i giorni di neve sono stati meno numerosi della media, in particolare sulle Alpi dove si è registrata un&#8217;eccezionale perdita di ghiaccio (il 10% del volume residuo nel corso del periodo 2022-23) legata a un accumulo di neve invernale inferiore alla media e a un forte scioglimento estivo dovuto alle ondate di calore&#8221;, continua la nota del WWF. </p>



<p class="wp-block-paragraph">“L’Europa ha tutto l’interesse, oltre che il dovere, di accelerare la transizione energetica ed ecologica –<strong>sottolinea Midulla</strong>&#8211; L’unico modo efficace di indurre tutti i Paese a muoversi per cercare di contenere la crisi climatica, verso un divello modello di produzione e consumo delle risorse e dell’energia, è quello di dare il buon esempio. Tanto in tempi così difficili dal punto di vista internazionale. Dobbiamo uscire dai combustibili fossili e dobbiamo studiare il modo per riconvertire subito, non tra 50 anni, le aziende oil and gas, anche per poter gestire l’impatto sociale. È una sfida per tutti, ma per l’Europa di più. Mentre in Italia si discute di false soluzioni, che ci faranno solo perdere tempo –il nucleare- dalla California arriva la notizia che la produzione da rinnovabili soddisfa tutta la domanda elettrica in modo sempre più stabile, addirittura i dati del&nbsp;<em>California Independent System Operator&nbsp;</em>mostrano che l&#8217;offerta di energia geotermica, idroelettrica, solare ed eolica ha superato la domanda per un periodo compreso tra 0,25 e 6 ore al giorno per più di tre quarti dei giorni dall&#8217;inizio di marzo: e la California sta attuando il decomissioning del nucleare. La transizione sta già raggiungendo i suoi traguardi, dobbiamo correre”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/wwf-su-report-copernicus-sullo-stato-del-clima-europeo-occorre-accelerare-e-uscire-dai-combustibili-fossili/">Clima, Wwf su report Copernicus: &#8220;Occorre accelerare e uscire dai combustibili fossili&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
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		<item>
		<title>Acqua, WWF: &#8220;Italia tra i paesi a maggior rischio per l&#8217;impatto del cambiamento climatico&#8221;</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/giornata-mondiale-dellacqua-lallarme-del-wwf/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2024 12:23:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata Mondiale dell&#039;Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[world water day]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>
		<category><![CDATA[WWF Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata Mondiale dell&#8217;Acqua del 22 marzo, il WWF ribadisce con forza l&#8217;allarme: l&#8217;Europa, compresa l&#8217;Italia, non è adeguatamente preparata ad affrontare le sfide del cambiamento climatico, con l&#8217;acqua che emerge come uno dei principali attori negativi in questo contesto. Il recente VI rapporto del IPCC e numerosi studi, anche italiani, unitamente alla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/giornata-mondiale-dellacqua-lallarme-del-wwf/">Acqua, WWF: &#8220;Italia tra i paesi a maggior rischio per l&#8217;impatto del cambiamento climatico&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In occasione della <strong><a href="https://www.un.org/en/observances/water-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giornata Mondiale dell&#8217;Acqua del 22 marzo</a></strong>, il WWF ribadisce con forza l&#8217;allarme: l&#8217;Europa, compresa l&#8217;Italia, non è adeguatamente preparata ad affrontare le sfide del cambiamento climatico, con l&#8217;acqua che emerge come uno dei principali attori negativi in questo contesto. Il recente VI rapporto del IPCC e numerosi studi, anche italiani, unitamente alla Valutazione del Rischio Climatico dell&#8217;Agenzia Europea dell&#8217;Ambiente, appena pubblicata, confermano l&#8217;incremento delle ondate di calore e delle siccità prolungate in Europa, soprattutto nei Paesi mediterranei, come risultato diretto del cambiamento climatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tale situazione potrebbe generare diffusi incendi, danni alle infrastrutture critiche, interruzioni di corrente e gravi conseguenze sia a livello sanitario che economico. L<strong>&#8216;intera Europa sta affrontando un aumento del rischio di siccità eccezionali</strong> che potrebbero colpire regioni estese, causando notevoli danni economici in diversi settori chiave, tra cui l&#8217;agricoltura, l&#8217;industria, le centrali elettriche, il trasporto fluviale e il benessere degli ecosistemi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Già oltre 20 anni fa, l&#8217;Autorità di Bacino del Po metteva in luce il superamento delle concessioni idriche rispetto alle disponibilità medie, evidenziando la fragilità del sistema di approvvigionamento idrico e la sua propensione alla crisi anche con minimi scostamenti. <strong>Le &#8220;straordinarie siccità&#8221; verificatesi negli ultimi 25 anni, soprattutto dopo il 2022</strong>, hanno inequivocabilmente dimostrato che la situazione è radicalmente diversa rispetto al passato, evidenziando in modo lampante l&#8217;inevitabile impatto del cambiamento climatico. È imperativo affrontare con serietà questa sfida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>agricoltura rappresenta il settore che richiede la maggiore quantità di acqua, con percentuali di utilizzo che oscillano tra il 50% e il 60%</strong>, seguita dal settore industriale, spesso sottovalutato, che include anche l&#8217;utilizzo di risorse idriche nel comparto energetico fossile, posizionandosi come il secondo maggiore utilizzatore di acqua dopo l&#8217;agricoltura. Infine, vi è il settore civile. Durante periodi sempre più frequenti di siccità, i diversi settori si trovano spesso in competizione a causa dell&#8217;aumento dei consumi e della riduzione delle disponibilità, con la conseguenza che non vi è abbastanza acqua per soddisfare tutti i bisogni. È fondamentale garantire una distribuzione equa e un utilizzo responsabile delle risorse idriche, assicurando contemporaneamente la tutela del benessere degli ecosistemi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie all&#8217;impegno dell&#8217;<strong>IRPI</strong>&#8211;<strong>CNR</strong>, in stretta collaborazione e coordinamento con altre istituzioni scientifiche nazionali ed europee, abbiamo acquisito conoscenze preziose sulle precipitazioni degli ultimi tempi. Queste piogge hanno certamente apportato un miglioramento alla situazione idrica, ma l&#8217;Italia rimane comunque in uno stato di deficit idrico, specialmente a profondità maggiori (fino a 100 metri), un fattore di particolare rilevanza per la <strong>Sicilia Sud Orientale</strong> e l&#8217;<strong>area orientale della Sardegna</strong>. È quindi di fondamentale importanza adottare misure strutturali preventive anziché attendere situazioni di emergenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="641" height="361" src="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2024/03/grafico-2-IRPI-CNR.png" alt="" class="wp-image-35855" srcset="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2024/03/grafico-2-IRPI-CNR.png 641w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2024/03/grafico-2-IRPI-CNR-300x169.png 300w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2024/03/grafico-2-IRPI-CNR-150x84.png 150w" sizes="(max-width: 641px) 100vw, 641px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="642" height="361" src="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2024/03/grafico-IRPI-CNR-Italia-Siccita.png" alt="" class="wp-image-35856" srcset="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2024/03/grafico-IRPI-CNR-Italia-Siccita.png 642w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2024/03/grafico-IRPI-CNR-Italia-Siccita-300x169.png 300w, https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2024/03/grafico-IRPI-CNR-Italia-Siccita-150x84.png 150w" sizes="(max-width: 642px) 100vw, 642px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le proposte del WWF</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È indispensabile cambiare rotta completamente e urgentemente. Rimettere al centro della pianificazione e della programmazione strategica del governo delle acque le Autorità di bacino, applicando fino in fondo le direttive europee (<strong><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:02000L0060-20141120" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Acque 2000/60/CE</a></strong> e <strong><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32007L0060" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alluvioni 2007/60/CE</a></strong>). È necessaria una visione spaziale e temporale unitaria. Il bacino idrografico è l’area più consona per un corretto governo delle acque e per garantirne un uso sostenibile in funzione delle sue reali disponibilità, per un’adeguata gestione del territorio che tenda a tutelarne i servizi ecosistemici e per la realizzazione di una diffusa azione di rinaturazione e di <strong>Nature Based Solutions</strong> volte a ridurre la vulnerabilità del nostro territorio che abbiamo finora solo aumentato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo è indispensabile <strong>realizzare e/o aggiornare i bilanci idrici da parte delle Autorità di bacino</strong> per conoscere la reale disponibilità idrica e verificare le numerose concessioni d’uso e per garantire il deflusso ecologico nei corsi d’acqua. Le concessioni in agricoltura, per l’idroelettrico, per l’industria devono essere coerenti con la disponibilità reale. Va assicurata la disponibilità di una risorsa indispensabile per la vita, assicurando equità e trasparenza. Ogni comparto deve avviare politiche di risparmio dell’acqua, di riduzione degli sprechi e di promozione di usi virtuosi, privilegiando ad esempio colture e attività a minor fabbisogno idrico. La <strong>riduzione degli sprechi</strong> deve avvenire attraverso la diffusione dei metodi più efficienti di irrigazione in agricoltura, l’ammodernamento della rete di distribuzione idrica per usi civili che ad oggi registra perdite fin oltre il 50% (una perdita “fisiologica” non dovrebbe superare il 12/15%). Inoltre, prima di pensare a realizzare nuovi invasi è indispensabile recuperare la capacità di quelli esistenti, che è gigantesca (oltre 8 miliardi di metri cubi), garantendone, innanzitutto, la corretta manutenzione fino ad ora mancata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È indispensabile <strong><a href="https://www.ecodallecitta.it/rapporto-ambiente-snpa-2023-emergono-luci-e-ombre-sullitalia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fermare il consumo di suolo</a></strong>, che amplifica le conseguenze delle precipitazioni più intense e avviare un’azione diffusa di rinaturazione, che dovrebbe essere favorita anche dalla Nature Restoration Law, la legge sul ripristino della natura, che dopo l’approvazione del Parlamento Europeo, deve avere il via libera degli Stati. Questa legge, infatti, dovrebbe fissare l’obiettivo per l’UE per ripristinare almeno il 20% delle sue aree terrestri e marittime entro il 2030, con l’impegno a riqualificare tutti gli ecosistemi bisognosi entro il 2050. Progetti come “la rinaturazione del Po”, proposto da <strong>WWF</strong> e <strong>ANEPLA</strong> e inserito nel PNRR per 357 milioni di euro per ripristinate lanche, rami laterali e boschi ripariali lungo il nostro più grande fiume, dovrebbero essere promossi e realizzati lungo tutti i più importanti fiumi italiani per ridar loro spazio e ridurre il rischio idrogeologico, ma anche per favorire il recupero della loro capacità autodepurativa, la tutela della biodiversità, la ricarica delle falde e i numerosi altri servizi ecosistemici. Gli strumenti e le leggi per realizzare questi interventi ci sono: da anni c’è la possibilità di realizzare “interventi integrati per ridurre il rischio idrogeologico e per il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d&#8217;acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità, promuovendo in via prioritaria gli interventi a tutela e recupero degli ecosistemi e della biodiversità” (L. 133/2014).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come sottolinea il WWF, &#8220;sono interventi fondamentali per l’adattamento al cambiamento climatico che le Regioni avrebbero potuto e dovuto avviare da tempo; purtroppo, ad oggi si contano sul palmo di una mano gli interventi messi in cantiere&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È anche importante un diffuso utilizzo di Nature Based Solutions (NBS) anche in aree urbanizzate; ad esempio è importante, come già si sta facendo in molte città europee e, timidamente, si inizia anche in Italia, avviare Piani di drenaggio urbano sostenibile in tutti i centri urbani, favorendo i “tetti verdi”, le aiuole drenanti o tanti altri interventi per contribuire a una gestione più sostenibile della risorsa idrica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><a href="https://www.dropbox.com/scl/fi/mnfie8lw4nezp5w44v01b/2024-Giornata-Mond-Acqua-Paper-WWF-Italia.pdf?rlkey=9rvcfhfyz6rlvnqsdknzm5hqw&amp;dl=0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Qui il paper completo del WWF per approfondire</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/giornata-mondiale-dellacqua-lallarme-del-wwf/">Acqua, WWF: &#8220;Italia tra i paesi a maggior rischio per l&#8217;impatto del cambiamento climatico&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
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		<item>
		<title>Piano nazionale energia e clima, associazioni escluse dai tavoli tecnici: il comunicato congiunto</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/piano-nazionale-energia-e-clima-associazioni-escluse-dai-tavoli-tecnici-il-comunicato-congiunto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2024 09:42:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Associazioni ambientaliste]]></category>
		<category><![CDATA[greenpeace]]></category>
		<category><![CDATA[kyoto club]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[piano nazionale energia e clima]]></category>
		<category><![CDATA[Piano Nazionale Integrato Energia e Clima]]></category>
		<category><![CDATA[PNIEC]]></category>
		<category><![CDATA[tavoli tecnici]]></category>
		<category><![CDATA[transport&environment]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un comunicato congiunto, le associazioni WWF Italia, Greenpeace Italia, Legambiente, Kyoto Club e Transport&#38;Environment hanno fatto sapere di essere state escluse dal tavolo dove si sta scrivendo il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC). &#8220;Il tempo per cambiare e migliorare l’aggiornamento del Piano &#8211; spiega il comunicato congiunto &#8211; è sempre più breve [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/piano-nazionale-energia-e-clima-associazioni-escluse-dai-tavoli-tecnici-il-comunicato-congiunto/">Piano nazionale energia e clima, associazioni escluse dai tavoli tecnici: il comunicato congiunto</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In un comunicato congiunto, le associazioni WWF Italia, Greenpeace Italia, Legambiente, Kyoto Club e Transport&amp;Environment hanno fatto sapere di essere state escluse dal tavolo dove si sta <a href="https://www.ecodallecitta.it/piano-nazionale-energia-e-clima-il-mase-avvia-la-consultazione/">scrivendo il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC)</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il tempo per cambiare e migliorare l’aggiornamento del Piano &#8211; spiega il comunicato congiunto &#8211; è sempre più breve e il Piano, che deve essere completato nei prossimi quattro mesi, a oggi presenta ancora <strong>profonde criticità </strong>nella definizione dei suoi obiettivi strategici, nell’individuazione delle giuste politiche per il raggiungimento degli stessi e in un <strong>anacronistico ancoraggio al mondo delle energie fossili.</strong> Ad avere una posizione critica sul PNIEC non sono solamente le associazioni ambientaliste, ma anche la Commissione Europea, che attraverso le sue raccomandazioni ha richiesto una significativa revisione del Piano, che doveva passare anche attraverso un procedimento partecipativo effettivo&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Invece, incurante delle critiche già ricevute,<strong> il MASE ha deciso di procedere alla consultazione della società civile nuovamente e solamente con un altro questionario: </strong>ventuno domande aperte (ma per lo più circostanziate e indirizzate, non sempre in maniera neutra) in relazione a diversi ambiti del PNIEC, dove si chiede a istituzioni, privati, associazioni e stakeholder di indicare cosa si ritiene prioritario inserire nel Piano. Il questionario non offre reale opportunità per assegnare un peso e un indirizzo a ciascuna delle tecnologie che possono concorrere alla decarbonizzazione e alla transizione energetica. Ma senza un concorso bilanciato di più misure, opportunamente integrate, sarà impossibile conseguire obiettivi di decarbonizzazione almeno coerenti con i target europei e quindi con l’accordo di Parigi&#8221;, continua il comunicato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La consultazione predisposta dal MASE vorrebbe apparire neutra, ma omette di indicare che molte scelte già sono state fatte nella bozza di aggiornamento presentata alla Commissione; e rispetto a quella bozza si manca, qui, di richiedere un sostanziale contributo di visione sui punti chiave per la transizione energetica, come la roadmap per l’effettivo phase out da tutte le fonti fossili (compreso il gas naturale) assolutamente assente nel presente Piano. Questa seconda consultazione, inoltre, dovrebbe avere come riferimento anche le numerose raccomandazioni formalmente pervenute dalla Commissione europea, che, ben lontane dal rappresentare una luce verde sul PNIEC italiano, ne hanno piuttosto evidenziato i numerosi profili di carenza, non ultimo proprio quello che riguarda il processo di partecipazione, ma anche la non adeguata chiarezza su obiettivi e misure e sugli strumenti posti in essere per conseguirli, e ancora su target di riduzione delle emissioni non coerenti con quelli comunitari, ecc&#8221;, hanno precisato le associazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>WWF Italia, Greenpeace Italia, Legambiente, Kyoto Club e Transport&amp;Environment, poi, osservano </strong>che: &#8220;Il Regolamento sulla Governance dell&#8217;Unione dell&#8217;energia e dell&#8217;azione per il clima richiede a ciascuno Stato membro di offrire al pubblico tempestive ed effettive opportunità di partecipare all&#8217;elaborazione del piano. Nonostante le numerose richieste di interlocuzione e di partecipazione ai tavoli tecnici, dove effettivamente si sta scrivendo il PNIEC e si stanno definendo scelte che influenzeranno la politica energetica e climatica almeno fino al 2030, le richieste delle associazioni ambientaliste – supportate da position papers con dati scientifici e argomentativi &#8211; sono rimaste del tutto inascoltate&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il<strong> 30 giugno 2024, data entro la quale è previsto l’invio della versione definitiva dell’aggiornamento del PNIEC alla Commissione, </strong>è sempre più vicino e WWF Italia, Greenpeace Italia, Legambiente, Kyoto Club e Transport&amp;Environment chiedono nuovamente di poter interloquire in maniera diretta e approfonditamente con il MASE e con gli altri stakeholder; e di poter effettivamente contribuire all’elaborazione del PNIEC, partendo dal confronto sulle numerose criticità presenti nel Piano. La partecipazione va presa seriamente e implica l’effettivo confronto su scelte che già sono state, almeno in buona parte, prese e sulle quali non si vedono ad oggi significativi miglioramenti&#8221;, conclude il comunicato congiunto. </p>
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		<title>Legge sul ripristino della natura, WWF: &#8220;La migliore risposta alla campagna di disinformazione sul Green Deal&#8221;</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/legge-sul-ripristino-della-natura-il-commento-del-wwf/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2024 15:17:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Legge sul ripristino della natura]]></category>
		<category><![CDATA[Nature Restoration Law]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Martedì 27 novembre, il Parlamento europeo ha ratificato la legge sul ripristino della natura (Nature Restoration Law) con un voto favorevole di 329, contrari 275, e 24 astenuti. Questa significativa adozione risponde alle richieste provenienti da oltre un milione di cittadini, 100 imprese, 600 scienziati e 200 organizzazioni non governative, tutti uniti nell&#8217;auspicio che questa [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Martedì 27 novembre, il <a href="https://www.ecodallecitta.it/via-libera-dal-parlamento-ue-alla-legge-sul-ripristino-della-natura-il-testo-approvato/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Parlamento europeo</a> ha ratificato la legge sul ripristino della natura (<em><a href="https://www.europarl.europa.eu/plenary/it/texts-adopted.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nature Restoration Law</a></em>) con un voto favorevole di 329, contrari 275, e 24 astenuti. Questa significativa adozione risponde alle richieste provenienti da oltre un milione di cittadini, 100 imprese, 600 scienziati e 200 organizzazioni non governative, tutti uniti nell&#8217;auspicio che questa legge pionieristica diventi una realtà tangibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La legge sul ripristino della natura &#8211; <strong>scrive in una nota il WWF</strong> &#8211; rappresenta un&#8217;opportunità storica per riportare la natura e il benessere delle persone al centro dei nostri valori. In un momento in cui l&#8217;Europa e l&#8217;Italia sono afflitte da eventi catastrofici come inondazioni, siccità e incendi, questa legislazione è destinata a contribuire significativamente a garantire un futuro più sicuro e sano per i cittadini europei&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Nonostante gli sforzi dei gruppi di estrema destra e dei conservatori, che sono stati alimentati dalla disinformazione orchestrata dalle lobby anti-ambientaliste nel tentativo di bocciare il provvedimento &#8211; prosegue l&#8217;organizzazione ambientalista &#8211; la maggioranza dei parlamentari ha mantenuto la fedeltà al processo democratico europeo, approvando l&#8217;accordo già adottato lo scorso novembre&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fase conclusiva del procedimento richiede ora l&#8217;approvazione formale da parte degli Stati membri, prevista tra marzo e aprile di quest&#8217;anno. Il WWF si domanda se &#8220;il Governo italiano e il Ministro dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, continueranno a opporsi all&#8217;approvazione di questa legge, rischiando un isolamento senza precedenti in Europa&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dante Caserta</strong>, Responsabile Affari Legali e Istituzionali del WWF Italia, ha dichiarato: &#8220;L&#8217;approvazione della legge sul ripristino della natura costituisce la risposta più efficace alla campagna di disinformazione condotta contro le politiche del Green Deal europeo negli ultimi mesi. Siamo soddisfatti della scelta degli Eurodeputati di ascoltare la scienza e respingere posizioni populiste e antiscientifiche. Ora chiediamo al Governo italiano di cambiare rotta e approvare una legge essenziale per il benessere della natura e delle persone&#8221;.</p>
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		<title>Oltre gli allevamenti intensivi: la proposta di legge presentata da Greenpeace, ISDE, Lipu, Terra! e WWF</title>
		<link>https://www.ecodallecitta.it/oltre-gli-allevamenti-intensivi-presentata-in-parlamento-la-pdl-di-greenpeace-isde-lipu-terra-e-wwf/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2024 14:11:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[greenpeace]]></category>
		<category><![CDATA[isde]]></category>
		<category><![CDATA[lipu]]></category>
		<category><![CDATA[oltre gli allevamenti intensivi]]></category>
		<category><![CDATA[proposta di legge contro gli allevamenti intensivi]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 22 febbraio, in una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati, Greenpeace Italia, ISDE &#8211; Medici per l&#8217;ambiente, Lipu, Terra! e WWF Italia hanno presentato a parlamentari e giornalisti il testo della proposta di legge &#8220;Oltre gli allevamenti intensivi. Per una transizione agro-ecologica della zootecnica&#8221;. Si tratta, spiegano le associazioni nel loro comunicato stampa: [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/oltre-gli-allevamenti-intensivi-presentata-in-parlamento-la-pdl-di-greenpeace-isde-lipu-terra-e-wwf/">Oltre gli allevamenti intensivi: la proposta di legge presentata da Greenpeace, ISDE, Lipu, Terra! e WWF</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 22 febbraio, in una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati, <strong>Greenpeace Italia, ISDE &#8211; Medici per l&#8217;ambiente, Lipu, Terra! e WWF Italia</strong> hanno presentato a parlamentari e giornalisti il testo della proposta di legge <strong>&#8220;Oltre gli allevamenti intensivi. Per una transizione agro-ecologica della zootecnica&#8221;. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta, spiegano le associazioni nel loro comunicato stampa: &#8220;Una normativa per una transizione ecologica del nostro comparto zootecnico. Gli eventi climatici estremi sempre più frequenti e le pesanti ricadute sulla qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo impongano la ricerca di una nuova efficienza alimentare che prediliga produzioni a più basso consumo di risorse e con minori impatti ambientali, sociali e sanitari.&nbsp;La proposta di legge intende rendere protagoniste le piccole aziende agricole zootecniche, incoraggiando la transizione ecologica di quelle grandi e medie attraverso un&nbsp;<strong>piano di riconversione del sistema zootecnico italiano</strong>&nbsp;finanziato con un fondo dedicato e prevedendo nell’immediato una&nbsp;<strong>moratoria all’apertura di nuovi allevamenti intensivi</strong>&nbsp;e all’aumento del numero di animali allevati in quelli già esistenti&#8221;. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.ecodallecitta.it/wp-content/uploads/2024/02/Allevamenti_22022024_1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-35007"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;L’obiettivo &#8211; spiegano le associazioni proponenti &#8211; è promuovere la transizione ecologica del settore zootecnico, riconoscendo il giusto prezzo ai piccoli produttori e garantendo ai consumatori l’accesso a cibi sani e di qualità,&nbsp;secondo i&nbsp;valori positivi del “Made in Italy. Una transizione che richiede una riduzione dei consumi di carne e di prodotti di origine animale provenienti da allevamenti intensivi, considerando che il consumo medio di carne in Italia è superiore a quello consigliato dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Il cambiamento &#8211; sottolineano &#8211; non può che partire da un freno all’ulteriore espansione dei maxi-allevamenti intensivi, specie nelle zone che già subiscono le conseguenze ambientali e sanitarie di un eccessivo carico zootecnico&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La nostra proposta si rivolge ai soggetti istituzionali, economici e sociali, affinché tutte le parti siano impegnate per garantire la piena tutela dell’ambiente, della salute pubblica e dei lavoratori &#8211;&nbsp;<strong>dichiarano le associazioni</strong> -. Si tratta di una normativa che offre agli allevatori,&nbsp;soprattutto ai più piccoli, costretti a produrre sempre di più con margini di guadagno sempre più bassi, una via d’uscita che tuteli il nostro futuro e quello del pianeta. Proponiamo un piano nazionale basato su un adeguato sostegno pubblico per la riconversione in chiave agro-ecologica degli allevamenti intensivi&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Come rilevato nella relazione illustrativa della proposta di legge, per quanto riguarda l’<strong>inquinamento</strong>&nbsp;il sistema zootecnico è responsabile di oltre due terzi delle emissioni nazionali di ammoniaca e ha conseguenze dirette sulla&nbsp;<strong>salute umana</strong>, specie per quanto concerne le emissioni di polveri sottili: l’Italia è, infatti, seconda solo alla Polonia in Europa per morti premature da esposizione a PM2,5, con quasi 50 mila decessi prematuri nel 2021.&nbsp;L’enorme numero di animali allevati in modo intensivo nel nostro Paese, più di 700 milioni all’anno, richiede inoltre un&nbsp;<strong>grande uso di risorse</strong>, spesso sottratte al consumo diretto umano: due terzi dei cereali commercializzati nell’Unione Europea diventano mangime e circa il 70% dei terreni agricoli europei è destinato all’alimentazione animale, principalmente a coltivazioni come il mais che richiede tantissima acqua, una risorsa sempre più scarsa&#8221;, ha proseguito il comunicato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il&nbsp;<strong>comparto agro-zootecnico&nbsp;</strong>soffre anche di grandi iniquità &#8211; spiegano le associazioni -. L’80% dei fondi europei per l’agricoltura italiana finisce attualmente nelle casse di appena il 20% dei beneficiari. Il sistema, di fatto, penalizza le piccole aziende e favorisce quelle di maggiori dimensioni: secondo dati Eurostat, in poco più di dieci anni (tra il 2004 e il 2016) l’Italia ha perso oltre 320 mila aziende, ha assistito a un calo del 38% delle aziende più piccole, a un aumento del 23% di quelle più grandi e del 21% di quelle molto grandi&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Un ultimo importante aspetto che rende urgente una riconversione del sistema è quello degli accordi internazionali sottoscritti dal nostro Paese per il raggiungimento dei&nbsp;<strong>target in materia di inquinamento ambientale</strong>: tra questi, la Direttiva NEC che impegna l’Italia a diminuire, a partire dal 2030, le emissioni di ammoniaca del 16% e quelle di PM2,5 del 40% rispetto ai livelli del 2005; la Direttiva Nitrati, per il cui mancato rispetto è in corso una procedura d’infrazione a carico del nostro Paese con il rischio di pesanti sanzioni da parte della Corte di Giustizia europea. All’inquinamento da nitrati, data l’alta solubilità in acqua di questi composti azotati, è strettamente legato anche il rispetto della Direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE), secondo la quale gli Stati membri avrebbero dovuto raggiungere il “buono” stato ecologico delle acque, superficiali e sotterranee entro il 2015, scadenza poi rinviata al 2027. Inoltre, la proposta di legge è coerente con l’implementazione delle Strategie&nbsp;<em>Farm to Fork</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Biodiversità 2030</em>, secondo le quali i sistemi alimentari devono “urgentemente diventare sostenibili e operare entro i limiti ecologici del pianeta”. Infine, è coerente anche con gli impegni assunti dall’Italia alla COP28 sul Clima rispetto alla necessità di integrare i sistemi alimentari nei Piani di adattamento ai cambiamenti climatici&#8221;, concludono le associazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli obiettivi della proposta di legge sono riassunti in un manifesto pubblico:&nbsp;<strong>tutelare la salute pubblica riducendo gli impatti degli allevamenti intensivi</strong>, a partire dalle zone a più alta densità zootecnica;&nbsp;<strong>tutelare le risorse naturali a vantaggio della sicurezza alimentare</strong>&nbsp;delle generazioni presenti e future;&nbsp;<strong>contribuire al rispetto dei target in materia di clima, biodiversità e inquinamento</strong>;&nbsp;<strong>tutelare i piccoli allevamenti virtuosi garantendo un adeguato sostegno economico</strong>&nbsp;e promuovere la necessaria&nbsp;<strong>riconversione dei grandi allevamenti intensivi, tutelando in ogni caso i diritti delle lavoratrici e lavoratori</strong>;&nbsp;<strong>tutelare il benessere animale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://email.tmg.vrfy.email/c/eJxEzzGO6yAQgOHTQImGgYApKJ705GtEA4wdJDu2gKyVPf0q22z9N99fYrbIXnLUHiYH6JyVvFPd7v3kUr_r8eSIS3AZvF2CsLD31aHauVQqpXHvqg75iDqlKRBkXHyi5JOG5DQvPhjHTKHIGhHQAiJqfdNgFIUJIBi6pcXl5I2wMPZVfbXlrX4JcouPMc4uzD-Bs8D5ui61NubnyZRZHW0VONdB2_vTzXwK8x-185NsMbXX81CZ-msjYYHzUWjbONcx6CP-27vXEnWwYdJyxJ8AAAD__2rQVS0" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>QUI</strong></a>&nbsp;il manifesto pubblico e il testo integrale della proposta di legge.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecodallecitta.it/oltre-gli-allevamenti-intensivi-presentata-in-parlamento-la-pdl-di-greenpeace-isde-lipu-terra-e-wwf/">Oltre gli allevamenti intensivi: la proposta di legge presentata da Greenpeace, ISDE, Lipu, Terra! e WWF</a> proviene da <a href="https://www.ecodallecitta.it">Eco dalle Città</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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