Il futuro Circular Economy Act europeo può rappresentare un passaggio decisivo per accelerare la transizione verso un’economia più circolare, rafforzare il mercato delle materie prime seconde e sostenere la competitività del sistema produttivo italiano ed europeo. È quanto emerso il 14 settembre nella Sala Fregosi di Palazzo Valentini, a Roma, durante il convegno “Verso il ‘Circular Economy Act’: quali prospettive per l’Europa e l’Italia”, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico e produttivo ed esperti del settore per discutere opportunità, criticità e prospettive della futura legge quadro europea sull’economia circolare.
Al centro del confronto, il ruolo che il nuovo quadro normativo europeo potrà avere nel favorire un utilizzo più efficiente delle risorse, sviluppare il mercato delle materie prime seconde, ridurre la dipendenza europea dalle importazioni e accompagnare le imprese verso modelli produttivi sempre più circolari.
“L’adozione nei prossimi mesi del Circular Economy Act da parte dell’Unione Europea può rappresentare un vero cambio di paradigma. Da politica ambientale, il modello economico circolare può diventare la base per lo sviluppo di una politica industriale europea, capace di coniugare l’attenzione alla sostenibilità con le esigenze legate alla competitività del sistema d’impresa e con l’innovazione. Il nostro Paese gode di un vantaggio competitivo in questo settore, con un tasso di riutilizzo della materia quasi doppio rispetto alla media europea, ma serve accelerare verso una maggiore efficienza nell’uso delle risorse. In questo percorso di transizione ecologica le città, che sono i luoghi dove nel 2050 vivrà il 70% della popolazione mondiale, assumono un ruolo fondamentale. Roma, in particolare, è impegnata in progetti di rilevanza strategica nei settori della mobilità sostenibile, della gestione industriale dei rifiuti e, come una delle maggiori stazioni appaltanti del Paese, a orientare attraverso i CAM gli acquisti pubblici verso prodotti a ridotto impatto ambientale” ha dichiarato Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale.
“Il Circular Economy Act è una grande opportunità per una Europa più prospera e resiliente. La filiera italiana dell’economia circolare vale 433,3 miliardi € di produzione, cresce del 2,7% annuo, e sostiene 2 milioni di occupati, confermandosi una delle componenti più dinamiche e strategiche dell’industria nazionale. Con il Circular Economy Act, puntiamo a creare 120.000 nuovi posti di lavoro, a ottenere 80 miliardi € di fatturato in più entro il 2030, con 10–15 miliardi €/anno di risparmio potenziali tra imprese e consumatori. Il tutto diminuendo la nostra pericolosa dipendenza delle materie prime, e creando nuove opportunità: un mercato efficiente delle materie seconde. Infine, proteggendo le aziende che investono in innovazione e sostenibilità, garantiremo ai cittadini prodotti sicuri, tracciabili e conformi ai più alti livelli di tutela. Perché l’economia circolare è motore di sviluppo economico e promozione degli interessi di consumatori e famiglie”, ha dichiarato Letizia Magaldi, Presidente di Kyoto Club.
Nel corso dell’incontro è stata sottolineata la necessità di costruire un quadro europeo capace di coniugare gli obiettivi ambientali con le esigenze del sistema produttivo, creando condizioni favorevoli agli investimenti e superando gli ostacoli che ancora limitano lo sviluppo di un vero mercato europeo dei materiali circolari.
Il confronto ha inoltre evidenziato il ruolo che l’Italia può svolgere nel percorso verso il Circular Economy Act, valorizzando le esperienze già sviluppate nel riciclo, nel recupero di materia e nell’innovazione dei processi produttivi.
L’appuntamento romano ha rappresentato così un momento di confronto in vista della presentazione della proposta europea, chiamata a definire uno dei tasselli centrali delle future politiche dell’Unione in materia di economia circolare e competitività.



