Osterie d’Italia 2026, il premio Biorepack all’Hostaria Viola di Castiglione delle Stiviere

Il riconoscimento di Biorepack per il Piatto dell’Anno 2026 va al Tris di tortelli dell’Hostaria Viola, nel Mantovano. Al centro della partnership con Slow Food il legame tra tradizione gastronomica, recupero degli scarti alimentari, riciclo organico e fertilità dei suoli

Osterie d’Italia 2026, il premio Biorepack all’Hostaria Viola di Castiglione delle Stiviere

Recuperare le materie prime, valorizzare gli ingredienti e ridurre gli sprechi sono principi che accomunano la cucina tradizionale italiana e l’economia circolare. Da questo parallelismo nasce il premio Piatto dell’Anno 2026 assegnato da Biorepack all’Hostaria Viola di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, per il suo Tris di tortelli. Il riconoscimento è stato conferito in occasione della presentazione della nuova edizione di Osterie d’Italia, la storica guida di Slow Food dedicata alla ristorazione legata al territorio e alle tradizioni gastronomiche.

La scelta valorizza un piatto che esprime la capacità di trasformare ingredienti semplici in una preparazione di qualità, mantenendo vivi i saperi della cucina italiana. L’Hostaria Viola porta avanti questa tradizione attraverso una storia familiare che conta quasi 120 anni di esperienza nella ristorazione.

Dalla cucina al riciclo della materia organica

Il premio si inserisce nella collaborazione tra Biorepack, il consorzio nazionale per il riciclo organico degli imballaggi in bioplastica compostabile, e Slow Food. La partnership si fonda su una visione che collega la qualità del cibo alla gestione delle risorse naturali e degli scarti che si generano lungo la filiera alimentare.

Il valore di un piatto, infatti, non si esaurisce con il suo consumo: una gestione corretta dei residui di cucina permette di recuperare materia organica e restituirla al suolo sotto forma di compost, contribuendo a preservare la fertilità dei terreni agricoli.

“Una cucina attenta al territorio ci ricorda che il valore del cibo non termina nel momento in cui viene consumato. Anche ciò che non può più essere utilizzato come alimento può diventare una risorsa, a condizione che venga raccolto e trattato correttamente”, sottolinea Carmine Pagnozzi, direttore generale di Biorepack.

“È la logica dell’economia circolare applicata alla materia organica: ridurre gli sprechi, recuperare gli scarti e contribuire a restituire sostanza organica ai suoli dai quali dipende la produzione del nostro cibo”, aggiunge.

Bioplastiche compostabili e fertilità dei suoli

Il collegamento tra cucina ed economia circolare riguarda anche gli imballaggi in bioplastica compostabile, compresi i sacchetti utilizzati per raccogliere i rifiuti organici. Dopo l’uso, questi prodotti devono essere conferiti insieme agli scarti alimentari e avviati agli impianti di riciclo organico, dove vengono trattati attraverso processi industriali controllati.

Il risultato è il compost, un fertilizzante naturale ottenuto dalla trasformazione della frazione organica dei rifiuti. Il suo impiego permette di apportare nutrienti al terreno e contribuisce a mantenerne la fertilità e le funzionalità.

Gli imballaggi compostabili progettati per il contatto con gli alimenti possono inoltre facilitare la separazione dei residui di cucina e contribuire alla qualità della raccolta differenziata.

Il percorso descritto da Biorepack è quindi circolare: parte dalle risorse del suolo, passa attraverso la produzione e il consumo degli alimenti e ritorna alla terra grazie al recupero della materia organica. Un principio che unisce la valorizzazione della tradizione gastronomica alla gestione sostenibile delle risorse.

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