Una piazza aperta a tutte e tutti, per parlare di clima a partire dalla sicurezza delle persone, dalle esperienze dei territori e dalle soluzioni già disponibili. Sabato 5 dicembre, dalle 12.30 al tramonto, Piazza del Popolo a Roma ospiterà “La Terra chiamò“, la manifestazione nazionale “nata per riportare la crisi climatica al centro del dibattito pubblico dopo un’estate che ne ha mostrato ancora una volta gli effetti sulla salute, sui territori e sulla vita quotidiana”.
Sul palco si incontreranno scienza, amministrazioni locali, volontariato, imprese, nuove generazioni, arte e cultura, insieme alle testimonianze di chi ha vissuto direttamente gli effetti del caldo estremo e degli altri eventi meteorologici dell’estate 2026. Al centro della giornata, le risposte già possibili alla crisi climatica e quattro richieste rivolte al Governo e alle forze politiche italiane.
La manifestazione è promossa da ASviS, Fondazione Symbola, Future Food Institute, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Marevivo, Venice Climate Week e WWF Italia, con il sostegno di Green Heroes. L’obiettivo è costruire insieme una piazza dedicata agli effetti della crisi climatica e alle risposte possibili. L’appuntamento parte dalla necessità di riportare il clima al centro delle scelte pubbliche, accelerare l’uscita dai combustibili fossili, sviluppare le fonti rinnovabili e rafforzare la capacità di adattamento dei territori.
Il costo dell’estate 2026
Secondo nuove analisi pubblicate sulla rivista scientifica Nature Health, nell’estate del 2026 si sarebbero verificati oltre 50.000 decessi in eccesso dovuti al caldo nelle città europee. L’Italia è il Paese con il numero assoluto più alto tra quelli analizzati, con 13.303 decessi stimati nelle 87 aree urbane italiane comprese nello studio.
Un quadro che si inserisce nelle criticità richiamate anche dal think tank ECCO nel briefing Quanto si muore di caldo in Italia?, che evidenzia come l’impatto delle alte temperature sia distribuito in modo diseguale e risenta dell’età, delle condizioni socioeconomiche, della disponibilità di verde urbano e della possibilità di proteggersi dal caldo nelle proprie abitazioni.
Quattro richieste al governo e alle forze politiche
Da Piazza del Popolo partiranno quattro richieste: riportare il clima in cima all’agenda politica, riconoscendo la crisi climatica come una questione che riguarda la sicurezza del Paese; accelerare la mitigazione, abbandonando i combustibili fossili, aumentando la produzione da fonti rinnovabili e riducendo le emissioni; accelerare l’adattamento, proteggendo territori, mare e persone maggiormente esposte agli impatti di un clima che cambia; applicare il principio “chi inquina paga”, chiedendo alle aziende fossili di contribuire al finanziamento della transizione e delle politiche di adattamento. Nelle prossime settimane, le associazioni coinvolte lavoreranno per far confluire le richieste in un manifesto condiviso da presentare al Governo e alle forze politiche italiane.
La piazza aprirà alle 12.30, con accoglienza, area famiglie e attività. Dalle 14.30 inizieranno gli interventi dal palco, a partire dalle testimonianze di chi ha vissuto gli effetti dell’estate 2026: chi coltiva la terra, chi lavora all’aperto, chi cura, chi amministra i territori e chi interviene nelle emergenze. Seguiranno gli interventi scientifici, le esperienze delle nuove generazioni e dei territori, fino al momento collettivo previsto al tramonto. Musica, arte e cultura accompagneranno l’intera giornata, che si concluderà con la lettura delle richieste della manifestazione. Il programma completo, con gli ospiti, gli artisti e le personalità che prenderanno parte alla giornata, sarà annunciato nelle prossime settimane.
La scelta del 5 dicembre lega la manifestazione a due ricorrenze internazionali: la Giornata mondiale del suolo, promossa dalla FAO, e la Giornata internazionale del volontariato delle Nazioni Unite. Suolo, dissesto idrogeologico, agricoltura, adattamento e volontariato saranno così parte del racconto della piazza. La Terra chiamò vuole mettere al centro le persone prima delle sigle e costruire uno spazio comune in cui raccontare ciò che sta già accadendo, rendere comprensibili i dati e dare voce alle esperienze e alle soluzioni. Ascoltare. Unirsi. Rispondere.



