Gli ambientalisti bocciano il regolamento Ue sulla circolarità dei veicoli

La norma proposta da Consiglio e Parlamento Ue viene pubblicizzata come "un'opportunità per rafforzare il mercato unico, aumentare circolarità e ridurre impatti ambientali" rispetto a come le auto sono progettate, costruite, utilizzate e trattate una volta dismesse. "Tuttavia - spiegano Eeb e Duh - rimangono alcune lacune chiave: nessuna azione per ridurre il numero e le dimensioni dei veicoli, priorità data al riciclo rispetto a durata, riutilizzo e riparazione; misure insufficienti per ritenere i produttori responsabili dei veicoli esportati"

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Il 12 dicembre il Consiglio e il Parlamento Ue hanno raggiunto un accordo politico su nuove regole volte a rendere il settore automobilistico più circolare, ma l’intesa non è all’altezza della sua promessa secondo gli ambientalisti europei.

Lo European Environmental Bureau (EEB) e l’Environmental Action Germany (Deutsche Umwelthilfe, DUH) spiegano che il testo concordato unisce l’obsoleta direttiva sui veicoli a fine vita e la direttiva 3R Type-Approval in un unico regolamento, che riguarda i requisiti di circolarità sulla progettazione dei mezzi e sulla loro gestione a fine vita [1]. 

La norma, che dovrà ricevere l’approvazione di entrambe le istituzioni, viene pubblicizzata come “un’opportunità per rafforzare il mercato unico dell’Ue, aumentare la circolarità e ridurre gli impatti ambientali” rispetto a come le auto sono progettate, costruite, utilizzate e trattate una volta dismesse. Secondo Eeb e Duh, introduce effettivamente strumenti promettenti, tra cui un passaporto per veicoli circolari, un sistema di responsabilità estesa del produttore alivello europeo, requisiti minimi di contenuto riciclato e regole più severe sul riutilizzo delle parti e sulla raccolta e il trattamento dei veicoli. “Misure che in linea di principio potrebbero aiutare a guidare decarbonizzazione e circolarità” dicono gli ambientalisti.

“Tuttavia – spiegano – rimangono alcune lacune chiave. Non c’è infatti nessuna azione per ridurre il numero e le dimensioni dei veicoli, che è un importante fattore di uso insostenibile di materiali. Viene data continua priorità data al riciclo rispetto a strategie più efficaci come la durata, il riutilizzo e la riparazione. E ci sono misure insufficienti per ritenere i produttori responsabili dei veicoli usati esportati fuori dall’Ue“.

Cedendo alle pressioni dell’industria automobilistica, i negoziatori hanno ulteriormente indebolito la proposta” accusano Eeb e Duh. “I legislatori hanno ridotto gli obiettivi di contenuto di plastica riciclata dal 25% al 15% sei anni dopo l’entrata in vigore, posticipando il requisito del 25% fino a un decennio dopo l’entrata in vigore del regolamento. Allo stesso tempo, i requisiti di trattamento obbligatori sono stati diluiti e le disposizioni chiave, comprese le garanzie contro l’esportazione di veicoli vecchi sono state ritardate”.

Fynn Hauschke, Senior Policy Officer per l’economia circolare e i rifiuti di Eeb: “Questo accordo è un caso da manuale di retroscienza politica sotto la pressione dell’industria. Invece di guidare il settore automobilistico verso veicoli meno impattanti, più piccoli e più riparabili, i legislatori dell’UE hanno scelto di riciclare vecchi errori. Indebolendo i requisiti chiave di circolarità e ridimensionando l’ambizione sulle materie plastiche riciclate, hanno perso un’opportunità cruciale per mettere il settore automobilistico su un percorso veramente circolare”.

Barbara Metz, amministratrice delegata di Duh: “È scandaloso che il regolamento contenga requisiti così deboli per la responsabilità dei produttori nel settore automobilistico. Il cartello anti-riciclaggio scoperto dalla Commissione Ue quest’anno dimostra che i produttori devono essere soggetti a requisiti efficaci per soddisfare i loro obblighi di riciclaggio e riutilizzo. Per ridurre l’impatto ambientale delle auto durante il loro intero ciclo di vita, i produttori devono essere obbligati a utilizzare progetti a risparmio di risorse, garantire la riparabilità e investire sufficientemente nel riutilizzo e nel riciclaggio di alta qualità dei veicoli a fine vita”.

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