Meno piogge ma più intense in Italia: 200 anni di dati confermano il trend climatico

Lo studio condotto dall’Università di Pisa e pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Atmospheric Research ricostruisce l’evoluzione delle precipitazioni in sei aree climatiche italiane, evidenziando una riduzione delle piogge totali e un aumento degli eventi estremi legati ai cambiamenti della circolazione atmosferica e al riscaldamento globale

Meno piogge più intense Italia trend climatico

L’andamento delle precipitazioni in Italia negli ultimi due secoli evidenzia una trasformazione strutturale del regime pluviometrico: piove meno, ma le piogge risultano più concentrate e intense. È quanto emerge da uno studio condotto dall’Università di Pisa e pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Atmospheric Research, basato sull’analisi integrata di oltre 200 anni di dati provenienti da archivi storici e reti di misurazione moderne.

La ricerca, firmata da Marco Luppichini e Monica Bini del Dipartimento di Scienze della Terra, ricostruisce per la prima volta l’evoluzione delle piogge in sei grandi aree climatiche italiane, mettendo in evidenza differenze territoriali ma una tendenza comune: riduzione delle quantità medie e aumento dell’intensità degli eventi estremi.

Dall’analisi emerge che le minori quantità di pioggia si registrano soprattutto in Pianura Padana e nell’Alto Adriatico, con tre fasi di minimo storico collocate intorno al 1820, 1920 e 1980. Nelle stesse aree si concentrano anche i massimi di intensità delle precipitazioni, con picchi individuati attorno al 1870, 1930 e 2003. Un incremento significativo dell’intensità interessa inoltre le regioni liguri e tirreniche, comprese Toscana e Lazio, lungo l’intero arco temporale analizzato.

Secondo lo studio, il fattore principale alla base di questo cambiamento è il riscaldamento globale, che modifica la circolazione delle masse d’aria sull’Europa e sul Mediterraneo. Le perturbazioni atlantiche raggiungono meno frequentemente la penisola a causa del rafforzamento di alcune configurazioni atmosferiche persistenti, come l’anticiclone delle Azzorre, che tende a bloccare l’arrivo delle piogge. Parallelamente si osserva un indebolimento del sistema ciclonico del Golfo di Genova, tradizionalmente responsabile di una parte rilevante delle precipitazioni italiane. A questo quadro si aggiunge un Mediterraneo più caldo, che aumenta il contenuto di umidità ed energia dell’atmosfera, senza incrementare la quantità complessiva di pioggia ma rendendo i singoli eventi più violenti.

Questa combinazione produce effetti rilevanti sul territorio. La diminuzione delle precipitazioni medie riduce la ricarica delle falde, accentua la siccità estiva e mette sotto pressione i sistemi idrici, in particolare nelle aree più densamente popolate e agricole come la Pianura Padana, le regioni tirreniche e l’entroterra appenninico. Allo stesso tempo, l’aumento dell’intensità delle piogge amplifica il rischio di frane, alluvioni improvvise e sovraccarico delle infrastrutture urbane, con effetti già osservabili in diverse zone del Nord-Ovest e del Tirreno centrale.

Nel dettaglio territoriale, l’andamento delle sei aree climatiche mostra dinamiche simili ma con intensità differenti. Nelle Alpi la quantità complessiva di pioggia risulta nel lungo periodo sostanzialmente stabile, mentre aumentano gli episodi più intensi. In Pianura Padana e nell’Alto Adriatico il cambiamento appare più marcato, con un forte calo delle precipitazioni totali accompagnato da un incremento continuo dell’intensità. L’Adriatico centro-meridionale registra una diminuzione delle piogge e una forte variabilità dell’intensità, in crescita negli ultimi vent’anni. Le aree liguri e tirreniche mostrano un calo lieve ma costante delle quantità e un aumento regolare dell’intensità. Nell’Appennino centro-meridionale le precipitazioni diminuiscono nettamente a partire dal Novecento, mentre l’intensità cresce in modo disomogeneo. Anche il Sud e la Sicilia confermano il trend nazionale, con una stabilizzazione e successiva riduzione delle piogge totali dagli anni Ottanta e un aumento dell’intensità negli ultimi decenni.

Secondo gli autori, comprendere queste dinamiche rappresenta un passaggio essenziale per la definizione di strategie di adattamento. Le tendenze osservate nelle serie storiche potrebbero infatti accentuarsi nei prossimi decenni, delineando uno scenario caratterizzato da meno piogge complessive e eventi meteorologici sempre più estremi, con implicazioni dirette per la gestione delle risorse idriche, la sicurezza del territorio e la pianificazione infrastrutturale.

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