La Commissione Ambiente della Camera sta consultando in queste settimane le categorie del settore su un nuovo progetto di legge, volto a introdurre maggiori vincoli alla messa in commercio dei sacchetti monouso in plastica non compostabili: dopo Corepla e riciclatori, il 20 gennaio è stata la volta delle associazioni e dei rappresentanti della filiera delle bioplastiche, tra cui Assobioplastiche.
La proposta di legge era stata presentata da sette deputati il 22 settembre 2025 ed era stata assegnata alla Commissione Ambiente il 27 ottobre scorso. Il testo introduce due correttivi al decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 in materia di detenzione e commercializzazione delle borse di plastica, entrato in vigore nel 2011, che aveva messo al bando questi shopper introducendo sanzioni a partire dal 2014. I vincoli erano stati estesi nel 2018 anche ai sacchetti ultraleggeri per l’ortofrutta.
Nonostante siano passati quasi 15 anni, la norma viene rispettata solo in parte, arrecando danni alla filiera che Eco dalle Città ha più volte documentato. Assobioplastiche stima che in Italia oltre 20mila tonnellate di sacchetti distribuiti sia fuori legge: si tratta di circa un sacchetto su quattro.
Il primo correttivo, il più rilevante, prevede il divieto di detenere – e non solo di commercializzare – borse di plastica in materiale leggero non rispondenti alle caratteristiche previste dalla legge. Verranno fatte delle eccezioni nel caso in cui si dimostri, esibendo gli ordinativi, la destinazione del prodotto ai mercati esteri. Le sanzioni vanno da 2.500 a 25mila euro e sono estese a tutti gli operatori della filiera.
Il secondo prevede invece l’obbligo per produttori, importatori e distributori dei sacchetti di rilasciare all’utente finale (il commerciante) una dichiarazione attestante gli utilizzi consentiti dalla legge e quelli invece vietati.











