Smog Torino: 12% dei decessi non traumatici tra gli adulti attribuibile al Pm2,5

"Torino è ancora una delle città più inquinate d’Italia. Eppure la Regione Piemonte ha dichiarato che l’inquinamento è in calo e che la qualità dell’aria è migliorata. Ma la realtà è ben diversa". Così il Comitato Torino Respira in una nota a commento della ricerca sull'inquinamento appena pubblicata dai Medici per l’Ambiente. "Dietro ogni dato ci sono persone, famiglie, vite. Secondo le stime epidemiologiche, circa il 12% dei decessi non traumatici tra le persone adulte torinesi è attribuibile all’esposizione cronica al Pm2,5"

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“I dati del progetto nazionale “Cambiamo Aria” parlano chiaro: nel 2025 Torino è ancora una delle città più inquinate d’Italia. Eppure, nei giorni scorsi, il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’Assessore all’Ambiente Matteo Marnati hanno dichiarato che l’inquinamento è in calo e che la qualità dell’aria è migliorata. Ma la realtà è ben diversa”. Così il Comitato Torino Respira in una nota a commento della ricerca nazionale sull’inquinamento atmosferico e la salute pubblica, appena pubblicata da Isde – Medici per l’Ambiente, in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign.

Nel 2025 Torino ha registrato una media annua di PM2,5 pari a 20 µg/m³, quattro volte superiore al valore raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (5 µg/m³) e quasi il doppio del nuovo limite europeo che entrerà in vigore nel 2030. Ancora più allarmanti i superamenti giornalieri: 106 giorni oltre i 25 µg/m³ (contro un massimo di 18 consentiti dalla futura normativa UE) e 173 giorni oltre i 15 µg/m³, quando l’OMS ne consente solo 4. Per il biossido di azoto (NO₂), Torino ha superato i limiti OMS per 293 giorni su 365.

“Questi numeri non sono solo statistiche – prosegue Torino Respira –  Dietro ogni dato ci sono persone, famiglie, vite. Secondo le stime epidemiologiche, circa il 12% dei decessi non traumatici tra le persone adulte torinesi è attribuibile all’esposizione cronica al PM2,5. Parliamo di centinaia di morti premature ogni anno. Parliamo di bambini che sviluppano asma, di persone anziane che vedono peggiorare le loro patologie respiratorie e cardiovascolari, di famiglie che affrontano lutti evitabili. Parliamo di un costo umano altissimo, che si traduce anche in un peso crescente per il nostro sistema sanitario, con ricoveri, terapie e cure per malattie croniche che potrebbero essere prevenute.

Come ha dichiarato Fabrizio Bianchi, epidemiologo ambientale CNR Pisa: “Si stimano da decine a centinaia di casi di morte prematura che sarebbero evitabili abbassando l’inquinamento verso la soglia critica di 5 microgrammi/metro cubo raccomandati dall’OMS nel 2021. La diminuzione di polveri e ossidi di azoto registrata in alcune aree del Paese negli anni più recenti, seppure sia un dato importante, è lontana da produrre quel miglioramento necessario per proteggere la salute della popolazione nel suo complesso e di sotto-popolazioni più vulnerabili (anziani, bambini, ecc. ndr) per maggiore esposizione e condizioni socio-economiche svantaggiate”.

“È inaccettabile che, di fronte a un’emergenza sanitaria strutturale, si continui a minimizzare il problema. È vero che nel 2025 si è registrata una lieve riduzione di alcuni inquinanti rispetto al 2024, ma ciò è dovuto in gran parte a condizioni meteorologiche favorevoli. Parlare genericamente di “aria più pulita” è fuorviante e pericoloso. I limiti di legge attuali sono obsoleti e non garantiscono una protezione adeguata della salute. La scienza è unanime: non esiste una soglia sicura per l’esposizione al particolato fine. Anche concentrazioni inferiori ai limiti legali possono causare danni gravi e permanenti”, commenta Roberto Mezzalama, presidente del Comitato Torino Respira.

“Per replicare a chi sostiene che la situazione locale adesso è tranquilla basta dire che confrontare con questi limiti di legge è scientificamente non sostenibile e eticamente discutibile perché i dati torinesi rimangono da 2 a 4 volte superiori ai valori limite protettivi per la salute, non qualche microgrammo in più” aggiunge Marina Pastena, presidente di Isde Torino.

Per questo, Torino Respira e Isde chiedono alle istituzioni locali di abbandonare ogni trionfalismo e di adottare misure urgenti, concrete e strutturali per ridurre l’inquinamento atmosferico. In particolare: Ridurre drasticamente il traffico privato, estendendo le zone a basse emissioni e le “Zone 30”; Potenziare il trasporto pubblico locale e la mobilità attiva (biciclette, pedonalità); Accelerare la transizione verso sistemi di riscaldamento domestico non inquinanti; Recepire subito i nuovi limiti europei e aggiornare i piani regionali e comunali sulla qualità dell’aria; Integrare le politiche ambientali con la pianificazione urbana, aumentando le aree verdi e riducendo le fonti emissive.

Non possiamo più permetterci di rimandare. Ogni giorno di inazione significa nuove malattie, nuove sofferenze, nuove perdite. Cambiare aria non è un’opzione: è un dovere morale e sanitario. Chiediamo alle istituzioni di agire con coraggio e responsabilità per garantire a tutti – oggi, non nel 2030 – il diritto fondamentale a respirare aria pulita.

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