Le mele convenzionali vendute in Europa presentano nella maggior parte dei casi residui multipli di pesticidi. È quanto emerge da un’analisi condotta su 59 campioni raccolti in 12 Paesi dell’Unione europea e in Svizzera, che mostra come l’85% delle mele esaminate contenga cocktail di sostanze chimiche, mentre solo il 7% risulti privo di residui rilevabili.
I dati dell’indagine, pubblicata il 29 gennaio 2026, indicano che il 64% dei campioni contiene almeno un pesticida PFAS, mentre il 36% presenta residui di pesticidi neurotossici. Inoltre, il 71% delle mele analizzate contiene almeno una sostanza appartenente alla categoria europea dei pesticidi più pericolosi, i cosiddetti Candidates for Substitution.
Effetti cumulativi ancora non valutati
Lo studio mette in evidenza un aspetto critico del quadro normativo europeo: sebbene la presenza simultanea di più residui sia prevista dalla legislazione, l’Unione europea non valuta attualmente la tossicità dell’esposizione combinata a più pesticidi attraverso l’alimentazione.
Secondo i promotori dell’indagine, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare avrebbe ricevuto già vent’anni fa il mandato di sviluppare una metodologia per valutare gli effetti cumulativi, senza che tale obbligo sia stato finora pienamente attuato.
Il caso dei PFAS e delle sostanze neurotossiche
Tra i pesticidi più frequentemente rilevati figura fludioxonil, presente in circa il 40% dei campioni. Si tratta di un pesticida appartenente alla famiglia dei PFAS, classificato come interferente endocrino a livello europeo nel 2024. Nonostante ciò, la sostanza risulta ancora autorizzata, a causa del mancato accordo tra gli Stati membri su un divieto.
Altre sostanze segnalate includono acetamiprid, associato a effetti sullo sviluppo neurologico del feto, e difenoconazolo, riconosciuto come interferente endocrino e neurotossico.
Differenze con gli alimenti per l’infanzia
Un elemento rilevante riguarda i limiti normativi applicati agli alimenti destinati ai bambini sotto i tre anni. Secondo i ricercatori, molte delle mele analizzate non sarebbero commercializzabili se destinate alla produzione di alimenti trasformati per l’infanzia, per via di soglie di sicurezza più restrittive.
Questo approccio precauzionale, tuttavia, non si applica alla frutta fresca, con il risultato che l’esposizione dei bambini ai pesticidi attraverso il consumo di prodotti convenzionali può risultare decine o centinaia di volte superiore rispetto a quella consentita negli alimenti dedicati.
Il contesto normativo europeo
I risultati dell’indagine vengono pubblicati in un momento di revisione del quadro regolatorio europeo. Nel dicembre 2025, la Commissione europea ha proposto modifiche che prevedono periodi di autorizzazione più lunghi per i pesticidi e una riduzione degli obblighi di rivalutazione alla luce delle nuove evidenze scientifiche.
Secondo le organizzazioni promotrici dello studio, tali proposte rischiano di indebolire la tutela della salute e dell’ambiente, mentre i dati raccolti indicano la necessità di un rafforzamento, e non di un allentamento, delle regole esistenti.
L’indagine conclude sottolineando l’importanza di una maggiore informazione ai consumatori, in particolare alle famiglie con bambini piccoli, e di politiche pubbliche orientate a ridurre l’esposizione alimentare ai pesticidi, anche attraverso il sostegno all’agricoltura biologica.











