Dopo vari stop il decreto Energia sarà approvato entro febbraio

A margine degli Eu-Italy Energy Days 2026 di Torino, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha annunciato l'approvazione del decreto Energia entro febbraio. Il provvedimento aveva subito diversi rallentamenti nel corso del 2025 a causa di dissidi sulle "aree idonee" per gli impianti fotovoltaici. Pichetto Fratin: "Stiamo andando avanti articolo per articolo, ormai sta diventando un treno con tanti, tantissimi vagoni"

decreto Energia

Il decreto Energia, pensato per contenere i prezzi e regolamentare il settore, sembra vicino al traguardo. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha ipotizzato il mese di febbraio come data per l’approvazione del testo da parte del Consiglio dei ministri, dopo una fase di concerto tra le diverse amministrazioni. “Stiamo andando avanti articolo per articolo, ormai sta diventando un treno con tanti, tantissimi vagoni”, ha detto il ministro a margine della terza edizione degli Eu-Itay Energy Days organizzati dal Politecnico di Torino.

“La parte tecnica – spiega Pichetto Fratin – è sostanzialmente chiusa, ma non è ancora stata pubblicata per evitare di riaprire nuovi fronti di confronto: ogni regola crea automaticamente nuovi dibattiti. Resta il nodo dei costi dell’energia: il principale termine di paragone è la Germania, che ha messo in campo un piano da 26 miliardi di euro. Non può essere la Francia perché ha il nucleare ed è in grado di dare l’energia a metà prezzo. Neanche la Spagna, che ha il nucleare e tutta l’Andalusia fotovoltaica. Noi dipendiamo ancora molto dal gas e aumentare le rinnovabili non è semplice. Ho incontrato il governo tedesco la settimana scorsa: la salvezza dei nostri Paesi è restare agganciati”.

Il ministro è poi tornato a parlare della localizzazione del deposito dei rifiuti nucleari: “Tutta l’Italia è in gioco. E io dico: deve esserci un interesse dei territori ad avere il deposito. Soprattutto perché l’Italia produrrebbe un quantitativo di media e bassa intensità di rifiuti radioattivi tutti i giorni. Io li metterei nel mio cortile. Quelli ad alta intensità, invece, sono destinati all’estero: abbiamo firmato ieri il rinnovo dell’accordo di Lucca con la Francia che prevede il totale del riprocessamento al 2056″, ha concluso Pichetto Fratin.

Il percorso a ostacoli del decreto Energia

Da oltre otto mesi le aziende del settore attendono l’approvazione del decreto Energia, che nel corso del 2025 ha subito forti rallentamenti a causa di incertezze relative soprattutto alle norme sul fotovoltaico. Si è creato così uno stallo politico e giuridico: il governo aveva annunciato il decreto a maggio e poi a giugno scorso, ma a luglio, nel corso dell’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa estiva, si era deciso di rimandare tutto alla fine delle vacanze.

I motivi dei continui ritardi riguardano una diatriba sulla definizione delle “aree idonee” all’installazione degli impianti fotovoltaici. Nel luglio del 2024 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) aveva pubblicato il decreto “aree idonee”, nel quale definiva come individuare i terreni adatti a questa destinazione d’uso. Tante aziende lo avevano però ritenuto troppo restrittivo: rendeva troppo ampie le zone interdette ai nuovi impianti, introducendo parametri poco chiari e dando un eccessivo potere decisionale alle Regioni con conseguente disomogeneità sul territorio nazionale. Le aziende del settore, sostenute da Pichetto Fratin, chiedevano autorizzazioni più agevoli per questi impianti, in contrasto con le idee del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che assecondava invece le associazioni di categoria degli agricoltori e allevatori, in particolare Coldiretti.

Alcune aziende avevano quindi fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) del Lazio, che il 13 maggio scorso aveva accolto in larga parte il ricorso. Il Tar aveva individuato due aspetti illegittimi: il Mase aveva definito una serie di aree non idonee in virtù di principi di tutela del paesaggio discutibili e aveva consentito alle Regioni di applicare regolamenti che potevano essere ancora più severi di quelli definiti in linea generale dal decreto.

Il Tar aveva anche dovuto affrontare i nodi del decreto Agricoltura, promosso da Lollobrigida nel maggio 2024. Il provvedimento escludeva le zone classificate come agricole dalla possibilità di essere inserite tra le aree idonee all’installazione di impianti per le rinnovabili. Il Tar aveva incaricato la Corte costituzionale di esprimersi sull’effettiva legittimità della norma: la pronuncia sarà nel 2026.

Sulle altre due questioni, però, il Ministero avrebbe potuto agire subito: Pichetto Fratin, dopo la sentenza del Tar di maggio, aveva annunciato un provvedimento per superare le obiezioni. Ma anche in questo caso si è creato uno stallo dato dall’opposizione di Lollobrigida e del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che voleva evitare eventuali rischi dati dall’installazione di impianti a ridosso di siti d’interesse architettonico o paesaggistico.

Entro il 13 luglio 2025 il governo avrebbe dovuto recepire le obiezioni del Tar. Ma a quel punto i tre ministeri decisero di impugnare la sentenza del Tar, ricorrendo al Consiglio di Stato. Il massimo organo della giustizia amministrativa si era quindi espresso il 30 dicembre scorso, affermando che i criteri per individuare le aree idonee non vanno cumulati, ma applicati in modo alternativo. Ora, considerando l’annuncio di Pichetto Fratin, le difficoltà sembrano essere superate.

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