Il mar Mediterraneo contiene appena l’1% dell’acqua marina mondiale ma concentra circa il 7% delle microplastiche in essa presenti. Questo perché è un bacino semi-chiuso dove la plastica che entra (ogni anno oltre 100.000 tonnellate) fatica a uscire, accumulandosi lungo le coste e nei fondali. Preoccupano i lunghi tempi di degradazione dei materiali plastici, ma anche i danni che le microplastiche provocano agli organismi marini e, indirettamente, alla salute umana, visto che possono rilasciare additivi tossici, trasportare inquinanti, patogeni e geni di resistenza agli antibiotici, e, una volta ingerite da fauna marina e anche dall’uomo attraverso la catena alimentare, sono difficilmente eliminabili.
Sebbene la presenza di plastiche nel mare e negli organismi marini sia ormai ampiamente documentata, restano ancora limitate le conoscenze sui meccanismi che ne regolano il trasporto e la distribuzione nell’ambiente marino. In particolare, non è chiaro quali siano le rotte percorse dalle particelle plastiche né come le correnti marine, i venti e i processi di circolazione costiera ne influenzino lo spostamento e l’accumulo in specifiche aree marine.
Per affrontare questa problematica complessa, in quanto di natura sistemica, nasce MAESTRI, acronimo di “Modelli previsionali di accumulo di microplastiche in aree marine costiere, effetti sulla biodiversità e strategie per ridurre l’inquinamento”, progetto ideato e coordinato dall’Università di Palermo che svilupperà il primo modello previsionale di accumulo di microplastiche nel Mediterraneo centrale. Il modello sarà capace di descrivere, simulare e prevedere la distribuzione delle MP nei prossimi dieci anni in questa area, individuando le zone costiere più vulnerabili all’accumulo e chiarendo le dinamiche che ne determinano la concentrazione.
MAESTRI è finanziato con 1,5 milioni di euro nell’ambito del Programma INTERREG Italia–Malta. Avviato a maggio 2025, si concluderà nel 2027. Il progetto è stato presentato ufficialmente il 19 febbraio 2026 nella sede del Rettorato dell’Università di Palermo nel corso di una giornata di interventi istituzionali e scientifici.
A guidare i lavori sono i professori Fabrizio Pepe e Gianluca Sarà e la dott.ssa Marta Corradino del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’ateneo palermitano, promotori dello studio, in collaborazione con le Università di Messina (Dipartimento di Ingegneria), Catania (Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e dell’Ambiente) e inoltre il CNR di Messina, il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Malta e il Ministero dei Lavori Pubblici di Malta.
“Il Mar Mediterraneo è oggi uno degli hotspot mondiali dell’inquinamento da microplastiche. Con MAESTRI, grazie alla multidisciplinarietà che integra competenze di geologia, biologia marina, ingegneria e chimica, vogliamo fornire strumenti scientifici concreti per prevedere dove le microplastiche si accumuleranno. Comprendere le dinamiche di trasporto e concentrazione delle plastiche è essenziale per individuare le aree più vulnerabili, stimare i tempi di permanenza della plastica in mare e anticiparne l’ingresso nelle reti trofiche, così da poter valutare e mitigare i rischi ecologici e sanitari”, spiegano i coordinatori del progetto.
Le aree pilota e le tecnologie in campo
Il monitoraggio costiero interesserà 8 km di coste della Sicilia sud-orientale (Isola delle Correnti e Vendicari) e 9 km di coste maltesi (Ghadira Bay, Golden Bay, Riviera Bay, Gnejna Bay, Ramla Bay e Salina Bay).
Durante il primo anno (da maggio 2025 a maggio 2026) verranno raccolti dati con strumenti ad alta tecnologia e metodologie di calcolo evolute: droni dotati di sensori avanzati per analizzare le spiagge, strumenti geofisici per studiare i fondali fino a 50 metri di profondità, tecniche spettroscopiche FT-IR per identificare la composizione chimica delle MP, modelli numerici lagrangiani per simulare il movimento delle MP in mare.
Saranno raccolti oltre 200 campioni di sedimenti e più di 100 campioni d’acqua da cui verranno estratte le MP per essere studiate chimicamente (con metodiche spettroscopiche) al fine di identificarne le varie tipologie e risalire alla loro origine. Si studierà la plastisfera (comunità microbiche che colonizzano le superfici plastiche) per un censimento dei batteri e dei funghi che sembrano essere capaci di degradare i polimeri della plastica.
Le attività del progetto includono anche la raccolta di dati sugli organismi bentonici (vivono a contatto con il fondale marino) e planctonici (vivono nella colonna d’acqua) per quantificare la presenza dei polimeri in tali organismi e capire come le MP interferiscano con i processi fisiologici e metabolici degli stessi.
In uno dei siti maltesi sarà inoltre installato un sistema di monitoraggio con telecamere ad alta risoluzione per studiare l’arrivo e l’accumulo dei rifiuti plastici dopo le mareggiate, dati fondamentali per validare i modelli previsionali.











