Dopo aver denunciato la presenza di grandi sponsor responsabili della crisi climatica ai Giochi olimpici e paralimpici di Milano-Cortina, Greenpeace Italia torna a denunciare l’ingombrante presenza di Eni al Festival di Sanremo. L’azienda è stata confermata tra i “main partner” dell’evento: dal 2022, il colosso italiano del petrolio e del gas domina la comunicazione del Festival, con spot che pubblicizzano presunti impegni per la sostenibilità. Non solo: tra i main partner di questa edizione troviamo anche altre aziende fortemente inquinanti, come Suzuki e Costa Crociere, coinvolte nell’evento diffuso “Tra palco e città” di Rai Pubblicità.
“Ci troviamo di fronte a un paradosso – commenta Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia -: un evento che dovrebbe celebrare la musica italiana diventa il palcoscenico per il greenwashing di colossi industriali che inquinano il pianeta. Sponsor come Eni sfruttano la vetrina del Festival per confondere il pubblico e trasmettere un’immagine di aziende verdi e attente all’ambiente, anche se la realtà è ben diversa. E come se non bastasse, sui rapporti di queste aziende con la Rai e con il Comune di Sanremo c’è una mancanza totale di trasparenza”.
Greenpeace denuncia la mancanza di trasparenza nei finanziamenti del Festival di Sanremo
Lo scorso anno Greenpeace Italia aveva inviato una richiesta di accesso civico generalizzato (Foia) nei confronti di Rai e Rai Pubblicità, per ottenere informazioni sui finanziamenti elargiti al Festival di Sanremo dai principali sponsor e partner e conoscere gli spazi ottenuti in cambio da quest’ultimi. La richiesta era stata poi estesa al Comune di Sanremo, al Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il Ministero dell’Economia, infatti, controlla direttamente la Rai, mentre il Ministero delle Imprese definisce le linee guida che stabiliscono gli obblighi del servizio pubblico. La deputata Rachele Scarpa del Partito democratico aveva anche richiamato la richiesta di Greenpeace in una interrogazione parlamentare.
Tuttavia, da allora Greenpeace non ha ricevuto nessuna risposta soddisfacente. Anche dopo una serie di richieste di riesame, Rai e Rai Pubblicità hanno sostenuto di non dover rendere conto pubblicamente della questione. Il Mef ha precisato che quanto non pubblicato dalla Rai è oggetto di segreto industriale e commerciale, mentre il Ministero del Made in Italy ha condiviso con Greenpeace dei documenti prevalentemente oscurati. Secondo Greenpeace, il Comune di Sanremo ha scelto di non condividere la documentazione per “clausole di riservatezza, ma anche e soprattutto per la motivata opposizione da parte delle controinteressate”.
“L’assenza di trasparenza da parte di Rai e Comune, che sono di fatto enti pubblici, – conclude Spadini – rende le sponsorizzazioni di soggetti come Eni al Festival ancora più problematica, soprattutto se consideriamo il fatto che il totale della raccolta pubblicitaria del Festival di Sanremo è in continua crescita, con stime di 70 milioni di euro investiti da partner e sponsor per questa edizione. La trasparenza sarebbe il primo passo per liberare il mondo dello spettacolo, della cultura e dello sport dal greenwashing delle aziende inquinanti”.











