Finanziare la riduzione dei rifiuti attraverso sistemi di responsabilità estesa del produttore. Lo propone la rete ambientalista Zero Waste Europe (ZWE) nel brief “Extendeded Producer Responsibility for waste reduction” pubblicato il 17 febbraio, in occasione del nuovo Circular Economy Act (CEA) che la Commissione Ue sta elaborando.
Secondo il documento, le tariffe EPR dovrebbero essere convogliate in due bilanci distinti: uno destinato alle gestione dei rifiuti, per coprire i costi necessari per raggiungere gli obiettivi di raccolta e riciclo e un altro alla riduzione, per coprire i costi dei sistemi di riparazione e riutilizzo. In generale si tratterebbe quindi di finanziare la transizione alla circolarità dell’Ue che sta andando troppo a rilento.

A causa della mancanza di dati sui costi dei sistemi di riduzione e riutilizzo in alcuni Stati membri, spiega Zero Waste, definire una specifica “tassa di riduzione dei rifiuti” può essere difficile. La rete propone quindi una misura ponte per un periodo intermedio fino al 2030: un “fondo temporaneo per la transizione alla circolarità” ricavato da una percentuale minima del bilancio delle imprese.
”La maggior parte delle iniziative per promuovere il riutilizzo e la riparazione oggi – dice Theresa Mörsen di ZWE – che si tratti di buoni di riparazione o sistemi di imballaggio riutilizzabili locali, sono finanziate dai bilanci pubblico. Poiché questi sono sempre più sotto pressione, i produttori devono, in linea con il principio “chi inquina paga”, sostenere una quota maggiore dei costi della transizione alla circolarità. La mentalità generale è ancora praticamente bloccata con la protezione dei modelli di business lineari obsoleti invece di aiutare quelli nuovi a prosperare”.
L’Unione europea si è posta un chiaro obiettivo di circolarità del 22,4% entro il 2030. Tuttavia, dato che ha raggiunto solo il 12,2% nel 2024, ciò non sarà possibile a meno che non vengano resi disponibili i fondi necessari.











