Il 4 febbraio è stata presentata l’istanza per l’avvio della fase di “scoping” del Piano Nazionale di Ripristino della Natura (PNR), il documento che l’Italia ha redatto per attuare la “Nature Restoration Law”, approvata nel 2024 dal Consiglio Ambiente dell’Unione europea.
L’obiettivo principale della legge è il ripristino, entro il 2030, del “buono stato di salute di almeno il 30% degli habitat” che attualmente versano in uno stato di conservazione “cattivo” o “inadeguato”. Una percentuale che dovrà raggiungere il 60% entro il 2040 e il 90% entro il 2050. Ogni Stato membro dell’Ue dovrà adottare, entro due anni dall’entrata in vigore del Regolamento, un proprio piano nazionale per il ripristino della natura, che indichi nel dettaglio gli strumenti, inclusi quelli finanziari, con cui intende raggiungere gli obiettivi posti dal Regolamento.
La fase di scoping del Piano, spiega il Ministero dell’Ambiente in una nota, “definisce i contenuti, il livello di dettaglio e l’ambito delle analisi da inserire nel futuro Rapporto Ambientale, include la consultazione con i Soggetti con Competenze Ambientali e ha l’obiettivo di focalizzare l’indagine sugli impatti significativi del PNR“.
Il PNR è, infatti, un piano in fase di predisposizione da parte di ISPRA su incarico del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica e del Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, in ottemperanza al Regolamento (UE) 2024/1991 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 24 giugno 2024 sul ripristino della natura.
Si tratta di un Piano di rilevanza strategica nazionale che genererà un impatto trasformativo sull’intero territorio del Paese attraverso misure di ripristino ambientale straordinarie. Il Piano integra ambiente e sviluppo sostenibile in sinergia con la pianificazione esistente, costituendo un riferimento nazionale per progetti e attività che produrranno benefici ambientali diffusi e duraturi.
È stabilito un tempo di 30 giorni per la presentazione dei contributi da parte dei Soggetti competenti in materia ambientale, a partire dalla data di comunicazione di avvio della consultazione da parte dell’Autorità procedente/proponente.











