Tessile, firmato protocollo a Prato per l’economia circolare

Lo scorso 6 marzo, Confindustria Toscana nord e le associazioni del settore del tessile hanno firmato un protocollo per promuovere concretamente l'economia circolare. Il testo prevede progetti e azioni per ridurre gli sprechi nelle lavorazioni tessili e per favorire l'adozione di normative che favoriscano recupero, riuso e riciclo dei materiali sia pre-consumo che post-consumo

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Prato fa squadra per sostenere le posizioni del distretto sul riciclo tessile. È questo l’obiettivo del protocollo firmato lo scorso 6 marzo da Confindustria Toscana nord (sezione Sistema moda) e le associazioni del settore. Il testo, si spiega in una nota, stabilisce un’unione di intenti tra i firmatari allo scopo di promuovere concretamente l’economia circolare.

Alla base c’è l’idea di realizzare progetti e azioni per ridurre gli sprechi nelle lavorazioni tessili e per favorire l’adozione di normative che favoriscano recupero, riuso e riciclo dei materiali sia pre-consumo (gli scarti delle stesse lavorazioni) che post-consumo (gli abiti usati).

Un percorso che Prato ha già avviato da tempo e che si è sostanziato in operazioni come le missioni del Tavolo di distretto a Bruxelles, l’ultima delle quali lo scorso giugno, e la successiva visita di una rappresentanza della Commissione europea a Prato, congiuntamente a funzionari dei Ministeri italiani dell’Ambiente e del Made in Italy. Sulla stessa lunghezza d’onda c’è anche l’impegno comune per l’ottenimento del marchio Igp per il cardato riciclato pratese e per il relativo disciplinare.

Da sottolineare anche il lavoro in corso con l’organizzazione Textile Exchange per la definizione dei criteri di attribuzione della futura certificazione Material Matters, che assorbirà l’attuale Global Recycle Standard (Grs). Su questo tema, di grande importanza è la questione della valorizzazione, ai fini del riconoscimento dello status di prodotto riciclato, dei sottoprodotti di lavorazione. Ad esempio, i cascami di filatura sono rifiuti che possono essere riutilizzati per fabbricare prodotti come spaghi e cordami nel settore chimico e della carta, ma anche per la creazione di nuovi filati, con un livello qualitativo leggermente inferiore.

Le criticità del tessile riciclato

I temi cruciali per il tessile riciclato riguardano per lo più norme europee che presentano per il sistema pratese delle potenziali, se non molto probabili, insidie. È il caso dell’End of Waste: se il passaggio di un materiale di scarto dallo status di rifiuto a quello di materia prima secondaria venisse collocato in un punto troppo avanzato del ciclo, ciò penalizzerebbe sfilacciature e altre lavorazioni declassando la loro attività a trattamento rifiuti, con tutte le conseguenze del caso sul piano burocratico.

Criticità importanti riguardano anche la Responsabilità estesa del produttore (Epr), una politica ambientale europea che impone ai produttori la responsabilità finanziaria e operativa dell’intero ciclo di vita dei propri prodotti, inclusa la gestione del fine vita (raccolta, riciclo, smaltimento). Dall’Epr si genererà un business sul piano non solo ambientale, ma anche economico, che rischia di tagliare fuori proprio le fasi produttive in cui risiedono le tecnologie e i processi decisivi ai fini della sostenibilità.

Oltre a Confindustria Toscana nord, a firmare l’accordo al Museo del Tessuto di Prato c’erano l’associazione Astri, il Consorzio italiano Implementazione Detox (Cid), la Confederazione nazionale dell’Artigianato (Cna Toscana centro), Confartigianato imprese Prato, e l’associazione Cardato riciclato pratese.

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