Riparte a Bari ‘MUVT in bici’ ma la Consulta chiede più mobility management

La Consulta della Mobilità Sostenibile esprime vivo apprezzamento per la riattivazione del programma che incentiva gli spostamenti sostenibili con rimborsi fino a 0,20 euro al chilometro, a beneficio di studenti e lavoratori maggiorenni che utilizzano bicicletta e monopattino, ma si chiede come mai il programma non si sia legato all’attuazione delle norme e delle tecniche relative al mobility management

La Consulta della Mobilità Sostenibile del Comune di Bari, riunitasi in assemblea nell’Urban Center il 17/3 scorso sotto il coordinamento del Presidente Marco Terzi e della Vice Presidente Mara Buttiglione, esprime vivo apprezzamento per la riattivazione del programma “MUVT in bici” che incentiva gli spostamenti sostenibili con rimborsi fino a 0,20 euro al chilometro, a beneficio di studenti e lavoratori maggiorenni che utilizzano nei loro spostamenti sistematici la bicicletta e, novità dell’anno, anche il monopattino, entrambi i veicoli, sia di proprietà che in condivisione.  

Tuttavia, considerato che tale iniziativa è stata messa in atto “per stimolare l’abbandono dell’utilizzo del mezzo privato motorizzato negli spostamenti casa-scuola e casa-lavoro, a favore di modalità di trasporto sostenibili – si legge nell’avviso pubblico del programma MUVT in bici – e quindi contribuire alla tutela dell’ambiente e al miglioramento della salute, della sicurezza e del benessere della popolazione e allo sviluppo economico del territorio comunale”, la Consulta comunale con una nota del Presidente Marco Terzi indirizzata all’Assessore alla Cura del Territorio Avv. Domenico Scaramuzzi, ha chiesto come mai non si sia legato tale programma all’attuazione delle norme e delle tecniche relative al mobility management, individuando quali beneficiari del provvedimento esclusivamente gli studenti e i lavoratori maggiorenni, i cui rispettivi luoghi di studio e di lavoro si fossero organizzati e attrezzati adeguatamente per mettere in atto quanto la normativa sui mobility manager  (ieri il DM 27/03/1998, oggi  L. 77/2020) obbliga ciascuno a fare: un’indagine conoscitiva sugli spostamenti casa-scuola/lavoro, la redazione del piano degli spostamenti casa-scuola/lavoro, la trasmissione di tale piano, nei termini di legge, al mobility manager di area del Comune di Bari.

Ciò avrebbe indotto, veicolando per tempo tramite un adeguato piano di comunicazione  le finalità del programma “MUVT in bici” e di altre eventuali iniziative da assumere, gli stessi studenti e lavoratori interessati a sollecitare le scuole, le università e i rispettivi datori di lavoro pubblici e privati, ad attivarsi affinchè potessero beneficiare del rimborso chilometrico previsto. Sarà possibile intervenire in tal senso in un secondo momento?

In tutti i casi – si legge nella nota – ritenendo che le iniziative di mobility management, ancora inespresse a Bari e dintorni, siano le più idonee a perseguire non solo le finalità indicate nel programma MUVT in bici (“stimolare l’abbandono dell’utilizzo del mezzo privato motorizzato a favore di modalità di trasporto sostenibili”) ma anche quelle del BRT che, solo viaggiando a pieno carico potrà determinare una significativa riduzione del traffico e della congestione  stradale, si chiede di far sapere molto cortesemente, sempre che i dati siano noti: l’elenco delle imprese e delle Istituzioni pubbliche, incluse quelle scolastiche e universitarie, tenute alla redazione del Piano Spostamenti Casa-Scuola e Casa-Lavoro; l’elenco dei mobility manager aziendali nominati e i loro recapiti.

Con l’occasione – prosegue la lettera indirizzata per conoscenza anche al Sindaco di Bari, alle Commissioni consiliari e ai Municipi – si chiede di conoscere, inoltre, come verrà riorganizzato tutto il servizio di trasporto pubblico all’indomani della messa in esercizio del BRT, con particolare riferimento a come verranno garantiti i collegamenti tra il BRT e i quartieri periferici, quali saranno i costi del trasporto per gli utenti e se tutto il servizio di TPL urbano sarà finalmente georeferenziato, visto che a tutt’oggi non è possibile conoscere in tempo reale i tempi di attesa alle fermate.

Infine  – conclude la nota – si chiede una cartografia digitale dei percorsi/piste/corsie ciclabili esistenti e di quelli in programmazione e si evidenzia la necessità che gli stessi siano destinatari di adeguata segnaletica di direzione/indicazione.

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