Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, ha posto la questione di fiducia sul decreto Bollette nell’Aula della Camera. Il voto, per appello nominale, è previsto il 31 marzo dalle ore 14, mentre le dichiarazioni di voto sono fissate dalle 12.20. Il provvedimento dovrà essere discusso anche al Senato e va convertito in legge entro il prossimo 21 aprile.
Il testo contiene misure riguardanti, tra le altre, la riduzione del costo dell’energia elettrica e del gas in favore delle famiglie e delle imprese. Greenpeace, Legambiente e Wwf avevano stroncato il Decreto Bollette, sostenendo che le misure non avrebbero messo mano alle questioni strutturali sfruttando i vantaggi delle fonti rinnovabili, ma avrebbero continuato a dare sostegno al gas, arrivando a rimborsarlo.
Intanto, il 30 marzo l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (Arera) ha annunciato nuovi aumenti: nel secondo trimestre del 2026, la bolletta elettrica per 3 milioni di famiglie vulnerabili crescerà dell’8,1%. La spesa annuale si attesterà a 589,34 euro tra il 1° luglio 2025 e il 30 giugno 2026, per un aumento del 4,5%. “Giovedì è attesa una seconda mazzata, quella del gas”, commenta Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione nazionale Consumatori: la spesa totale nei prossimi 12 mesi è stimata in 1813 euro.
Le novità del decreto Bollette rispetto al testo approvato dal CdM
Negli ultimi giorni erano emersi dettagli sulle novità inserite nel testo tramite emendamenti, che si aggiungono a quanto previsto nel testo approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 18 febbraio. Intanto, il bonus sociale riguarderà anche le famiglie che hanno il teleriscaldamento, in base all’Isee. Lo prevede un emendamento al decreto Bollette presentato da Alberto Gusmeroli, presidente della commissione Attività produttive della Camera: “Si tratta di un intervento di buonsenso e di equità, che colma una lacuna normativa non più sostenibile – spiega Gusmeroli -. Il teleriscaldamento in Italia serve infatti circa 1,36 milioni di alloggi, equivalenti a oltre 2,5 milioni di cittadini”.
Tra le novità in arrivo c’è anche la riduzione degli oneri generali di sistema derivanti dalle bioenergie. La misura aggiorna il meccanismo dei prezzi minimi garantiti per le bioenergie (2026-2037), fissando limiti di ore e priorità di riduzione per contenere la spesa. Sono anche state prorogate alcune scadenze, allentando l’obbligo di riconversione a biometano e rivedendo i costi attesi, con risparmi complessivi leggermente inferiori rispetto alle stime iniziali.
C’è poi l’impegno a definire, entro 24 mesi dall’entrata in vigore del provvedimento, un nuovo e moderno sistema di sostegno orientato a sostenere gli impianti a biogas elettrico non riconvertibili e gli impianti a biomasse, sulla base di criteri di flessibilità, efficienza, riduzione delle emissioni, gestione agricola e forestale ottimale, condivisione dei consumi. Un emendamento rinvia anche la chiusura delle centrali a carbone al 2038, rispetto all’attuale scadenza prevista nel 2025.











