Rischio siccità in Lombardia: poca neve sulle Alpi e invasi al minimo

È ancora presto per parlare di emergenza, spiega Legambiente che riprende i dati Arpa, visto che la stagione primaverile può ancora riservare fasi piovose, ma il rischio di esaurimento anticipato delle scorte idriche c’è ed interessa il settore della produzione idroelettrica e soprattutto le colture agricole. "Necessaria una transizione verso una agricoltura più sostenibile e meno esigente verso la risorsa idrica"

Rischio siccità in Lombardia: poca neve sulle Alpi e invasi al minimo

Secondo i dati idrologici di Arpa Lombardia, marzo si è chiuso con un bilancio in rosso per le disponibilità idriche: tra grandi laghi, neve e invasi idroelettrici, l’ente regionale stima una disponibilità che, al 28 marzo, ammontava a 2455 milioni di metri cubi. In calo, quindi, rispetto ai dati medi dell’ultimo ventennio: mancano all’appello oltre 800 milioni di m3,in pratica un deficit di riserve idriche pari al 25%. Lo sottolinea Legambiente Lombardia in una nota.

È ancora presto per parlare di emergenza, spiega l’associazione, visto che la stagione primaverile può ancora riservare fasi piovose, ma il rischio di esaurimento anticipato delle scorte idriche c’è e interessa il settore della produzione idroelettrica e soprattutto le colture agricole, in particolare quelle più vulnerabili in termini di fabbisogni estivi, come il mais.

“I dati di disponibilità delle scorte idriche, uniti all’elemento ormai strutturale di estati più lunghe e calde anche a causa di un disgelo sempre più precoce, dovrebbero imporre un ripensamento degli ordinamenti produttivi dell’agricoltura padana, per rendere le coltivazioni più differenziate e resilienti, e dunque adattabili agli effetti del cambiamento climatico” afferma Lorenzo Baio, vicepresidente di Legambiente Lombardia.

Per l’associazione ambientalista è necessaria una transizione verso una agricoltura più sostenibile e meno esigente verso la risorsa idrica, nei sempre più frequenti episodi di scarsità, prevalentemente nel corso delle stagioni calde.

“Bisogna limitare le monoculture, in particolare di mais e di riso, privilegiando il recupero delle rotazioni e delle diversificazioni colturali – suggerisce Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia – Valorizzare le siepi, i sistemi agroforestali e l’agrivoltaico, tutti elementi che possono mitigare gli estremi di temperatura e di aridità; migliorare la gestione della risorsa idrica sotterranea, effettuando irrigazioni nei periodi invernali, nei quali l’acqua è più disponibile; e infine migliorare l’attitudine del suolo a trattenere acqua, aumentandone il contenuto di sostanza organica”.

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