Clima, Italia ferma: 53 miliardi spesi per fossili e rinnovabili in calo

Il rapporto Italy for Climate uscito in occasione della Giornata della Terra, evidenzia come nel 2025 il paese abbia avuto un rallentamento nella transizione energetica, con emissioni in lieve crescita, aumento della dipendenza energetica e sviluppo delle rinnovabili inferiore rispetto ai principali Paesi europei

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Il percorso italiano verso la transizione energetica registra un rallentamento in un contesto internazionale caratterizzato da cambiamenti rapidi nei sistemi energetici. È quanto emerge dal rapporto “10 Key Trend sul clima 2025”, pubblicato il 22 aprile 2026 da Italy for Climate, che analizza i principali indicatori ambientali ed energetici.

Un sistema energetico ancora dipendente dai fossili

Secondo i dati riportati, la dipendenza energetica dell’Italia da fonti fossili si attesta al 74%, tra le più elevate in Europa. Nel 2025 la spesa per l’importazione di combustibili fossili ha raggiunto 53 miliardi di euro, evidenziando un impatto economico rilevante.

Il gas naturale liquefatto ha coperto il 33% del fabbisogno nazionale di gas, con un aumento delle importazioni del 42% rispetto all’anno precedente. Gli Stati Uniti sono diventati uno dei principali fornitori energetici, insieme ad Algeria e Azerbaigian.

Emissioni e rinnovabili: segnali contrastanti

Il rapporto segnala un aumento delle emissioni di gas serra pari allo 0,2%, indicando un rallentamento nel processo di decarbonizzazione. Sul fronte delle energie rinnovabili, nel 2025 sono stati installati 7,2 GW di nuova capacità, un dato inferiore rispetto agli anni precedenti e distante dai principali Paesi europei, come la Germania con oltre 23 GW.

La produzione da fotovoltaico è cresciuta del 25%, contribuendo a compensare il calo dell’idroelettrico e portando questa fonte a diventare la seconda per la generazione elettrica dopo il gas. Complessivamente, le rinnovabili coprono circa il 48% della produzione elettrica nazionale.

Eventi climatici e vulnerabilità del territorio

Nel 2025 la temperatura media in Italia ha raggiunto 13,6 °C, mentre gli eventi climatici estremi registrati sono stati oltre 2.300, secondo lo European Severe Weather Database. Il dato, seppur in calo rispetto all’anno precedente, conferma la vulnerabilità del territorio italiano agli impatti della crisi climatica.

Consumi energetici e trasporti

Il settore dei trasporti continua a rappresentare un elemento critico per la decarbonizzazione. I consumi di petrolio hanno raggiunto 8 barili al secondo, mantenendosi su livelli elevati dopo la pandemia.

Sul fronte della mobilità elettrica, le immatricolazioni di auto elettriche hanno raggiunto il 6,2% del totale, in crescita rispetto all’anno precedente ma ancora distante dalla media europea del 17%.

Accumuli e infrastrutture energetiche

Il numero di sistemi di accumulo collegati a impianti fotovoltaici ha raggiunto 884 mila unità, per una potenza complessiva di 5,5 GW. Il dato supera quello degli impianti di pompaggio idroelettrico, fermi a 4,4 GW, che tuttavia risultano sottoutilizzati rispetto al loro potenziale.

Obiettivi e criticità del sistema

Il rapporto evidenzia la necessità di accelerare la transizione energetica attraverso lo sviluppo delle rinnovabili, la riduzione della dipendenza dalle importazioni e il rafforzamento delle infrastrutture. Secondo Edo Ronchi, il rallentamento comporta costi economici e rischi strategici per il Paese.

Anche Andrea Barbabella sottolinea come la sicurezza energetica e quella economica risultino strettamente collegate, indicando nella decarbonizzazione una componente centrale per lo sviluppo industriale e la riduzione delle emissioni.

I 10 key trend sul clima 2025

  1. Crisi climatica: 13,6 °C è la temperatura media registrata nel 2025 in Italia. Secondo i dati dello European Severe Weather Database, gli eventi estremi registrati nel 2025 sono stati oltre 2.300, in calo rispetto all’anno precedente e il terzo valore più alto dal 2019: la morsa della crisi climatica rallenta temporaneamente, ma l’Italia resta un hotspot climatico, ovvero un’area particolarmente vulnerabile agli impatti della crisi climatica.
  2. Emissioni di gas serra: +0,2% è la lieve crescita stimatada ISPRA, classificando il 2025 come un ulteriore anno perso per la decarbonizzazione del Paese.
  3. Rinnovabili elettriche: +7,2 GW è la potenza installata dei nuovi impianti rinnovabili registrata nel 2025, in calo rispetto al 2024. Le rinnovabili erano tornate a crescere a partire dal 2022 e questa brusca frenata non è una buona notizia per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e di miglioramento della nostra autonomia energetica. L’Italia è ancora fanalino di coda in UE: la Germania ha installato oltre 23 GW, la Spagna quasi 11 GW, la Francia 8 GW.
  4. Solare: +25% è la crescita di produzione elettrica da fotovoltaico nel 2025, un record che ha permesso di compensare il calo drastico dell’idroelettrico e che ha portato il fotovoltaico a diventare la seconda fonte per produrre elettricità dopo il gas. La produzione elettrica da rinnovabili nel complesso è rimasta sostanzialmente stabile e quindi ancora nel 2025 l’Italia si è fermata a circa il 48% della produzione totale, ad un passo dal superamento delle fonti fossili.
  5. Dipendenza energetica: 74% è la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di energia di combustibili fossili, fra le più alte in UE, esponendoci ad enormi rischi in ambito sicurezza energetica e costi per l’approvvigionamento. La dipendenza energetica si sta riducendo, grazie alle rinnovabili, ma nel 2025 ha subito una battuta di arresto. Tutta questa dipendenza dai fossili ci è costata, secondo le stime dell’UNEM, 53 miliardi di € solo nel 2025. Sul fronte dei partner commerciali, gli USA sono la novità del 2025: in un solo anno sono balzati al 3° posto tra i Paesi da cui più dipendiamo per l’energia (dopo Algeria e Azerbaigian) e sono diventati anche l’unico Paese da cui dipendiamo per tutti i combustibili fossili (sia gas, sotto forma di GNL, che petrolio e carbone).
  6. GAS: 33% è la quota di fabbisogno di gas che abbiamo coperto con il GNL, il gas in forma liquida, diventato in pochi anni un asset chiave per la nostra dipendenza da questo combustibile fossile (10 anni fa il suo contributo era sotto al 10%). Solo nel 2025 l’import di GNL è cresciuto del 42%, soprattutto da parte degli USA da cui abbiamo importato circa 10 miliardi di metri cubi, la metà di tutto il GNL consumato. Gli altri Paesi da cui importiamo GNL sono il Qatar (per cui le forniture sono oggi più a rischio a causa delle tensioni nello Stretto di Hormuz), da cui abbiamo iniziato nel 2015 ad importare circa 6 miliardi di metri cubi ogni anno), e l’Algeria.
  7. Petrolio: 8 barili al secondo è il petrolio che abbiamo consumato per i trasporti nel 2025. Dopo la pandemia, i consumi di petrolio hanno smesso di ridursi e sono oggi a livelli più alti di 35 anni fa. I trasporti restano uno dei settori su cui la decarbonizzazione sta procedendo più lentamente e questo sta avendo oggi un impatto diretto anche sui rischi legati alla nostra dipendenza energetica per questa fonte, legata soprattutto a Libia, Azerbaigian, Kazakistan e Arabia Saudita e USA.
  8. Carbone: 1% è il contributo del carbone alla domanda di elettricità nel 2025, un picco storico che segna la auspicata fine della fonte di energia più climalterante e più inquinante. La metà del carbone importato è arrivato dagli USA.
  9. Elettrico: 6,2% è la quota di immatricolazioni delle auto elettriche nel 2025, cresciute molto nel 2025 (+44%) dopo il rallentamento del 2024. Il dato 2025 resta infatti ancora ben lontano dal 17% di media UE o dal 20% di Francia e Germania. Anche sul fronte delle pompe di calore, altra tecnologia elettrica chiave per la decarbonizzazione (in questo caso, per edifici e industria), il 2025 registra un segnale di ripresa rispetto al calo dello scorso anno, generalizzato in tutta l’UE: gli ultimi dati della European Heat Pumps Association mostrano vendite che in Italia hanno di nuovo superato le 400 mila unità e che ci posizionano al secondo posto in UE, dopo la Francia, per questo mercato.
  10. Accumuli: 884 mila è il numero di sistemi di accumulo associati ad impianti fotovoltaici esistenti in Italia a fine 2025, erano appena 75 mila nel 2021, prima del conflitto Russia-Ucraina. È un dato particolarmente importante non solo perché le batterie consentono di compensare la non programmabilità del fotovoltaico, ma anche perché quando sono associate direttamente a un impianto di generazione da fotovoltaico massimizzano anche il risparmio economico per le famiglie e le imprese. Complessivamente si tratta di 5,5 GW di potenza installata di batterie, addirittura superiore a quella della tecnologia storica di accumulo in Italia, i pompaggi idroelettrici fermi a 4,4 GW di potenza installata. Proprio dai pompaggi arriva purtroppo la nota dolente: nel 2025 hanno contribuito al soddisfacimento della domanda con 1,6 TWh (miliardi di kWh), leggermente meglio dell’anno precedente ma ancora lontanissimo dai reali potenziali di questa tecnologia, che a inizio del nuovo millennio era arrivata a sfiorare gli 8 TWh di produzione. 
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