Crisi fertilizzanti, nuovo piano d’azione Ue “inadatto”

A dirlo è lo European Environmental Bureau: per combattere l'innalzamento dei prezzi dei fertilizzanti non è adeguato incrementarne la produzione e rimanere così agganciati alla dipendenza dai combustibili fossili: l'Europa possiede già più azoto di quanto il suo suolo possa assorbire in sicurezza e spreca dai 20 ai 60 miliardi di euro di risorse all'anno. L'Eeb propone di ridurre l'inquinamento da fertilizzanti e di applicare il principio "chi inquina paga" per una transizione sia agroecologica che alimentare

fertilizzanti

La Commissione europea ha presentato oggi il suo piano d’azione sui fertilizzanti in risposta all’aumento dei prezzi. Lo scorso 12 maggio, però, lo European Environmental Bureau (Eeb) ha inviato una lettera aperta alla Commissione, avvertendola che il piano non affronta le cause profonde dell’attuale crisi, ignorando lezioni fondamentali apprese in passato.

Il testo si concentra sulla necessità di incrementare la produzione di fertilizzanti, aggrappandosi ancora una volta alla dipendenza dai combustibili fossili. “Questo Piano d’azione è pericolosamente scollegato dalla realtà – commenta Faustine Bas-Defossez, direttrice Natura, Salute e Ambiente Eeb -. L’Europa non può risolvere una crisi dei fertilizzanti causata dai combustibili fossili raddoppiando la posta in gioco sul sistema che ne è la causa”.

L’Eeb, il più grande network di organizzazioni ambientali in Europa con oltre 190 membri in 41 nazioni, spiega che la crisi fa seguito alle rinnovate tensioni geopolitiche dopo gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, che hanno innescato shock commerciali e delle catene di approvvigionamento globali e che hanno messo in luce ancora una volta la fragilità della dipendenza dell’agricoltura industriale da input volatili e costosi derivati ​​dal gas fossile. L’Europa si trova ora ad affrontare una situazione simile a quella successiva all’invasione russa dell’Ucraina, quando i prezzi dei fertilizzanti e dell’energia subirono un’impennata.

Combattere il fuoco con il fuoco

Sebbene il piano della Commissione menzioni alcune soluzioni necessarie, come il miglioramento della gestione dei nutrienti o la promozione dell’agricoltura biologica, il linguaggio è vago e non impegnato. Trascura inoltre la natura strutturale del problema: la dipendenza dell’Europa dai fertilizzanti derivati ​​dal gas fossile è una delle principali cause di inquinamento idrico, del suolo e atmosferico, che si accompagna a emissioni climalteranti e rischi per la salute pubblica, tra cui la contaminazione da nitrati dell’acqua potabile, vincolando gli agricoltori a un mercato globale volatile.

Secondo l’Eeb, il Piano si concentra sulla necessità di incrementare la produzione di fertilizzanti. Questa scelta ignora una realtà innegabile: l’Europa ha già più azoto di quanto il suo suolo possa assorbire in sicurezza. Si tratta di un problema che alimenta non solo l’eutrofizzazione e le zone morte nei fiumi, nei laghi e nelle coste europee, ma anche pericolose emissioni di ammoniaca.

Dal punto di vista economico, un recente studio dell’Unece mostra che l’Europa spreca dai 20 ai 60 miliardi di euro di risorse azotate all’anno. I costi ambientali e sanitari sono ancora maggiori, con la stessa Commissione che riconosce una cifra compresa tra i 70 e i 320 miliardi di euro all’anno.

Le soluzioni dell’Eeb per i fertilizzanti

Ridurre l’inquinamento da fertilizzanti significa riportare il numero di animali da allevamento a livelli controllati che i sistemi idrici e del suolo possano sostenere in modo sostenibile, parallelamente a una transizione verso diete più sane e a base vegetale. L’Unione europea si è impegnata a dimezzare le perdite di nutrienti entro il 2030. Un report del Centro comune di ricerca (Jrc) della Commissione spiega che ciò richiederà una transizione sia agroecologica che alimentare.

Invece di produrre più fertilizzanti sintetici, l’Ue dovrebbe concentrarsi sulla riduzione degli input e sul recupero dei nutrienti esistenti. Questo, insieme all’attuazione del principio “chi inquina paga”, ridurrebbe l’inquinamento e getterebbe le basi per un sistema alimentare meno dipendente da input volatili derivati ​​dai combustibili fossili. “Non impegnandosi nelle soluzioni che essa stessa riconosce – aggiunge Bas-Defossez -, la Commissione ignora i crescenti costi dell’inquinamento da azoto, dei danni climatici e degli impatti sulla salute pubblica, facendo ben poco per aiutare gli agricoltori intrappolati in un circolo vizioso di dipendenza dai combustibili fossili e volatilità dei prezzi”.

Una vera autonomia strategica significa proteggere la salute pubblica, le risorse idriche e gli ecosistemi, sostenendo al contempo gli agricoltori attraverso sistemi agricoli più resilienti. Il contrario di rafforzare un modello costoso e inquinante che intrappola l’Europa in una dipendenza sempre maggiore dai combustibili fossili.

Potenziare le politiche climatiche europee

L’Eeb mette inoltre in guardia contro i tentativi di indebolire le politiche climatiche come l’Ets o il Cbam, ma anche contro i piani della Commissione di indebolire le tutele ambientali consentendo l’utilizzo di liquami superiori ai limiti attuali previsti dalla Direttiva Nitrati. “Usare questa crisi come pretesto per indebolire ulteriormente la Direttiva Nitrati è sconsiderato – sottolinea Sara Johansson, responsabile Politiche idriche Eeb -. Una maggiore quantità di liquami su campi già saturi di azoto significa fiumi più inquinati, acqua potabile più contaminata e costi più elevati per la salute e il trattamento delle acque per i cittadini”.

Questi strumenti dovrebbero essere rafforzati e applicati perché possono guidare la transizione: indebolirli non farebbe altro che favorire il mantenimento dello status quo, con conseguente inquinamento e degrado ambientale, spiega l’Eeb. “L’Europa – conclude Johansson – ha bisogno di soluzioni che riducano l’inquinamento alla fonte, mantenendo in equilibrio il numero di animali da allevamento con la capacità di assorbimento sicura dei sistemi idrici e del suolo locali, non di false soluzioni che peggiorano il problema”.

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