Comuni Ricicloni 2026: salgono a 675 i Comuni Rifiuti Free in Italia

Presentati i risultati della 33ª edizione dell'iniziativa promossa da Legambiente. Aumentano le amministrazioni che mantengono sotto i 75 chilogrammi annui pro capite la produzione di rifiuto indifferenziato destinato allo smaltimento. Veneto, Lombardia e Campania guidano la classifica nazionale. Diffusi anche i dati sull'applicazione dei criteri ambientali negli appalti pubblici

Comuni Ricicloni 2026: tornano a crescere i Comuni Rifiuti Free

Sono 675 i Comuni Rifiuti Free censiti in Italia nel 2026, dodici in più rispetto all’anno precedente. Il dato emerge dalla 33ª edizione di Comuni Ricicloni, l’iniziativa di Legambiente che premia le amministrazioni capaci di mantenere la produzione di rifiuto indifferenziato avviato a smaltimento al di sotto dei 75 chilogrammi per abitante all’anno. Un risultato che segna un’inversione rispetto alla lieve flessione registrata nel 2025 e che conferma il ruolo centrale delle politiche locali nella gestione dei rifiuti.

I risultati sono stati presentati il 2 luglio 2026 nel corso dell’Ecoforum nazionale dell’economia circolare, organizzato da Legambiente, Kyoto Club e La Nuova Ecologia.

Nord in testa, cresce il Centro Italia

La distribuzione geografica dei Comuni premiati conferma il primato del Nord Italia, dove si concentra il 60,3% dei Comuni Rifiuti Free. Pur registrando una diminuzione di 16 amministrazioni rispetto all’anno precedente, il Nord mantiene un netto vantaggio sulle altre aree del Paese.

Il Sud e le Isole rappresentano il 32,8% del totale e registrano una crescita di 16 Comuni rispetto al 2025. Segnali di crescita arrivano anche dal Centro Italia, che raggiunge quota 46 Comuni premiati, con un incremento di 16 unità dopo anni caratterizzati da numeri sostanzialmente stabili.

A crescere è anche il numero di cittadini residenti nei territori premiati. Nel 2026 vivono in Comuni Rifiuti Free 4.086.781 persone, contro i 3.715.010 dell’anno precedente. Un aumento significativo che evidenzia come il modello stia coinvolgendo amministrazioni sempre più popolose.

Sul fronte regionale, il Veneto si conferma al primo posto con 165 Comuni Rifiuti Free, seguito dalla Lombardia con 104 e dalla Campania con 73, prima regione del Mezzogiorno per numero di amministrazioni premiate.

I capoluoghi premiati e le classifiche dei Comuni virtuosi

Tra i 54 capoluoghi di provincia presi in esame, 35 hanno superato la soglia del 65% di raccolta differenziata. Cinque di questi hanno ottenuto anche il riconoscimento di Comune Rifiuti Free: Pordenone, Belluno, Nuoro, Trento e Treviso.

Per quanto riguarda i vincitori assoluti, nella categoria dei Comuni sotto i 5.000 abitanti figurano, tra gli altri, Borrello, Ripacandida, Morano Calabro, Domicella, Mordano, Valvasone Arzene, Pieve Ligure e Sospirolo. Nella fascia compresa tra 5.000 e 15.000 abitanti sono stati premiati Pratola Peligna, Casali del Manco, Cimitile, Chions, Luni, Villongo e Loria. Tra i Comuni con oltre 15.000 abitanti si distinguono invece Siderno, Bacoli, Nonantola, Carugate, Monserrato, Pergine Valsugana e Vedelago.

Le menzioni speciali tra innovazione e recupero dei rifiuti

Tra le iniziative segnalate nell’edizione 2026 trova spazio il progetto Recycling Dog, sviluppato nel Comune di Castelbuono, in provincia di Palermo. Protagonista è Bee, un Labrador Retriever impiegato nell’individuazione della plastica dispersa nell’ambiente.

Secondo i dati diffusi, in tre anni di attività il cane e il suo conduttore hanno percorso oltre 800 chilometri, recuperando circa 200 chilogrammi di plastica abbandonata tra boschi, sentieri e aree naturali.

Una seconda menzione speciale è stata assegnata alla start-up Re-Cig, impegnata nella raccolta e nel recupero dei mozziconi di sigaretta. Il progetto prevede l’installazione di punti di raccolta dedicati e il successivo trattamento dei materiali per recuperare l’acetato di cellulosa e separare le componenti considerate inquinanti.

Appalti verdi, progressi ma resta il divario territoriale

Nel corso dell’Ecoforum è stato presentato anche il nono rapporto dell’Osservatorio Appalti Verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi, dedicato all’applicazione del Green Public Procurement (Gpp) e dei Criteri ambientali minimi (Cam) nelle procedure di acquisto della pubblica amministrazione.

L’indagine, condotta su 531 Comuni, evidenzia un incremento dell’indice medio di performance nazionale, che raggiunge il 57%, due punti in più rispetto all’anno precedente. Il dato sale al 77% nei capoluoghi di provincia, mentre si attesta al 55% negli altri Comuni.

A livello regionale le performance più elevate si registrano in Emilia-Romagna, Abruzzo, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Toscana e nella Provincia autonoma di Bolzano. Tra i capoluoghi, Ancona, Brescia, Cremona, Ravenna, Rimini e Padova raggiungono il 95% di applicazione del Gpp nelle categorie merceologiche monitorate.

Permangono tuttavia alcune criticità. Nei Comuni non capoluogo i Cam non risultano applicati nel 36,5% delle gare analizzate, pari a 1.655 procedure su 4.539. Nei capoluoghi la quota scende al 14%, ma il dato evidenzia comunque margini di miglioramento nell’attuazione di obblighi già previsti dalla normativa.

Tra gli ambiti che presentano le maggiori difficoltà figurano i bandi relativi ai prodotti tessili, alle calzature da lavoro, ai distributori automatici e agli eventi culturali. Secondo il rapporto, tra le principali problematiche segnalate dalle amministrazioni emergono la necessità di una maggiore formazione del personale e le difficoltà nella predisposizione dei bandi.

Alla luce dei risultati emersi, Legambiente propone di rafforzare l’applicazione del Green Public Procurement, consolidare la formazione degli operatori pubblici, migliorare il monitoraggio degli acquisti verdi e favorire una maggiore integrazione tra obiettivi ambientali e politiche industriali nelle procedure di acquisto della pubblica amministrazione.

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