Tredici anni di FuturFestival. Un traguardo importante per un festival unico nel panorama europeo (e anche al di fuori del nostro continente, perché no), indiscusso “patrimonio” della Città di Torino ma con una particolarità. Ovviamente la star indiscussa dell’evento che richiama decine di migliaia di ragazzi (e non) da mezzo mondo è il Parco Dora.
Insomma, quelli di Movement Entertainment fanno le cose per bene e i risultati sono tangibili.
Però ecodallecitta.it non è Il Giornale della Musica e quindi non spetta al nostro notiziario affrontare le questioni relative a cosa hanno ascoltato i 10.000 (è una stima) che ieri, venerdì, hanno danzato a ritmo sostenuto dalle 12 alle 24. Quindi partiamo dall’argomento croce e delizia di questo giornale: la gestione rifiuti.

Rifiuti
Come da tradizione, il Kappa FuturFestival si conferma il paradiso della plastica monouso. Bicchieri e bottigliette in plastica sono i rifiuti che tappezzano tutto il parco dentro e fuori i cassonetti. Non c’è una separazione dei rifiuti in base al materiale che coinvolge direttamente il pubblico, tutto è conferito in un unico cassonetto.
La separazione vera viene fatta prima (prima che, per esempio, il drink o il panino, arrivi nelle mani del cliente), infatti lo scorso anno sono state recuperate 5,2 tonnellate di vetro e lattine e 0,74 tonnellate di plastica. Al momento il dato della produzione totale dei rifiuti o altre frazioni non viene comunicato da Amiat Gruppo Iren, ma è possibile ipotizzare che ulteriori 5 tonnellate finiscano nell’inceneritore del Gerbido.
Altro annoso problema sono i mozziconi di sigaretta. In base alle delibere del Comune il fumo sarebbe vietato, ma la questione è altra. Lo scorso anno sono stati recuperati grazie a ReCig quasi 19 mila mozziconi di sigaretta. È ipotizzabile che quelli non intercettati siano molti di più. Quest’anno le colonnine sono aumentate, ma forse è il caso di dotare il pubblico fumante di posaceneri tascabili.

Da apprezzare, come ogni anno, lo sforzo degli organizzatori del festival di coinvolgere il pubblico nel raccogliere la plastica monouso in giro per il parco con il Recycle Store: tu porti bicchieri e bottigliette e loro ti regalano dei punti che, accumulati, garantiscono un premio (con 20 punti una bottiglietta d’acqua, con mille e mila punti un biglietto omaggio per il prossimo anno). E non dimentichiamoci dei lavorati che per oltre dodici ore ore tentano di raccogliere tutto quello che il pubblico abbandona al suolo. Veri eroi.
Mobilità
Su questo aspetto il fatto che il festival si svolga in un contesto urbano rende le cose più semplici. In pochissimi arrivano con l’auto privata. Tutti utilizzano i mezzi pubblici o in alternativa monopattini, bici e scooter in sharing. Mentre i più fortunati vanno a piedi.
Ovviamente qui la Città e Gtt hanno fatto la loro parte potenziando il servizio di trasporto pubblico.
L’unico neo è la gestione del deflusso del pubblico a festa conclusa. È un caos. Dieci, venti o trentamila persone non possono riversarsi in una rotonda e su un ponte dove la circolazione non è interdetta. E infatti qualche incidente c’è stato (uno sotto i nostri occhi, un suv ha investito un monopattino conducente compreso, nda).

Energia
Il Kappa può esistere solo se c’è energia elettrica. Qui gli sforzi nel tempo sono stati davvero importanti.
Nell’ultima edizione sono stati utilizzati meno generatori di corrente grazie al rifacimento e potenziamento della rete elettrica all’interno del parco. Insomma, se qualcuno sperava in qualche black out è rimasto molto deluso.
Ecco questa è una expertice che può aiutare il sindaco Lo Russo, nonché punto di riferimento di un pacchetto azionario di quasi il 20% di Iren: investire sulla rete al momento giusto.
Il resto del festival, lato sostenibilità, lo raccontiamo domani










