Per tenere alta l’attenzione di cittadini e istituzioni sulla necessità di mitigare gli impatti crescenti della crisi climatica e proteggendoli come corridoi ecologici fondamentali, lo scorso 12 luglio in Lombardia è tornato Big Jump, il flash mob parte della campagna dell’European Rivers Network in programma dal 2002 e che nel tempo ha visto la partecipazione di circa 200mila persone con oltre 2mila eventi in 34 Paesi del continente.
A Big Jump ha aderito il progetto europeo Life Climax Po, impegnato a promuovere l’adattamento climatico nel distretto del fiume Po attraverso una gestione climaticamente intelligente delle risorse idriche e l’implementazione delle misure della Strategia nazionale di Adattamento ai Cambiamenti climatici (Snacc). Il 12 luglio era presente Legambiente Lombardia.
I due eventi Big Jump
Due gli appuntamenti partecipati in Lombardia domenica 12 luglio, che hanno visto dibattiti e tuffi simbolici nei fiumi. Sul Ticino, a Pavia, si è svolto un biotalk sulla biodiversità e la sicurezza fluviale. Hanno partecipato esperti dell’Università di Pavia e del progetto europeo Guardias, che mira ad aumentare la consapevolezza dei cittadini sugli impatti delle specie aliene sulla biodiversità autoctona, della Protezione Civile e del Comune di Pavia. Al termine dell’incontro è andato in scena il flash mob tipico di questa campagna, con il tuffo “simbolico” nel fiume Ticino degli attivisti.
L’altra mobilitazione si è svolta sull’Olona, ai Molini di Gurone in provincia di Varese, con i volontari del circolo Legambiente di Varese e di Malnate. “Con Big Jump – osserva Lorenzo Baio, vicepresidente di Legambiente Lombardia – vogliamo ricordare a tutti la necessità sia di migliorare la qualità delle nostre acque, sempre più preziose, sia di trovare nuovi modelli di gestione del territorio, in grado di conciliare la variabilità dei fenomeni meteorologici estremi, che provocano siccità ed alluvioni, con le aspettative sociali ed economiche delle nostre comunità. In questa discussione non possono rimanere senza voce gli ecosistemi fluviali, per questo cerchiamo di creare una nuova consapevolezza nei cittadini, perché per fronteggiare l’emergenza climatica occorrerà il contributo di tutti gli attori in gioco”.
Lo stato dei fiumi
Questo tipo di mobilitazione, colorata e gioiosa, nasconde la preoccupazione per lo stato dei fiumi, in questo caso i corsi d’acqua lombardi, ricorda Legambiente. Secondo l’ultima classificazione di stato disponibile, basata sui dati di monitoraggio del periodo 2014-2019 di Arpa Lombardia, solo il 38% dei fiumi e il 51% dei laghi raggiunge lo stato ecologico “buono” richiesto dalla Direttiva Acque.
Anche città grandi e aree densamente popolate mostrano difficoltà: reti obsolete, tracimazioni, impianti privi di trattamenti avanzati, sottodimensionati rispetto ai carichi reali o alle fluttuazioni estive. Secondo gli ultimi dati disponibili di Arpa Lombardia, il Ticino presenta uno stato ecologico appena sufficiente dopo il punto di rilevazione di Lonate Pozzolo. Ciò è dovuto, come segnala l’Agenzia per l’ambiente, al rilevamento di glifosato e Ampa (prodotto di degradazione del glifosato) che ne determinano lo scadimento. Mentre lo stato chimico del fiume “non buono” è determinato dal superamento dei limiti per il Pfos, una delle molecole critiche della famiglia dei Pfas.
D’altra parte, nel sessennio di monitoraggio 2014-2019, il fiume Olona presenta uno stato ecologico compreso tra “scarso” e “sufficiente”. Il corso d’acqua mostra differenze fra i tratti montani in provincia di Varese, dove lo stato ecologico è generalmente sufficiente grazie a minori pressioni antropiche, e una parte media e bassa del fiume fino alla confluenza nel Lambro dove lo stato rimane scarso a causa anche della maggior artificializzazione delle sponde.
L’importanza di avere fiumi e ambienti acquatici di qualità è legata anche al fatto che fungono da habitat rifugio della biodiversità autoctona. Tali ambienti sono minacciati dagli effetti del cambiamenti climatico, ma anche dalle scelte di uso della risorsa idrica e dalle specie aliene. “Ci troviamo dinnanzi a un cambiamento ambientale che deve essere affrontato con la giusta visione – conclude Baio -. Non possiamo permetterci di continuare a ragionare secondo i soliti schemi e dobbiamo essere invece pronti ad accettare le nuove condizioni ambientali e quella che sarà con molta probabilità la nuova normalità”.










