La filiera italiana del riciclo della plastica affronta una fase di criticità senza precedenti, che minaccia direttamente la continuità del servizio pubblico di raccolta differenziata e gli obiettivi europei di economia circolare. Lo hanno evidenziato Utilitalia e Anci nel corso del Tavolo di monitoraggio per la filiera dei rifiuti plastici convocato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) per lo scorso 28 luglio proprio per affrontare la crisi del riciclo della plastica.
Le associazioni sottolineano che non ci troviamo di fronte a una mera difficoltà del settore dei rifiuti, ma a una questione cruciale di politica industriale nazionale ed europea: senza interventi mirati, gli effetti di questa congestione rischiano di propagarsi rapidamente dagli impianti di recupero fino alla raccolta urbana gestita dai Comuni.
Le misure prospettate da Utilitalia e Anci contro la crisi del riciclo della plastica
È pertanto necessario intervenire su due livelli complementari, come osservano le due associazioni. Da un lato, occorre adottare misure emergenziali per preservare la continuità del sistema ed evitare fenomeni di congestione o blocco della filiera. Dall’altro, è necessario avviare contestualmente interventi strutturali volti a ricostruire nel medio periodo condizioni di mercato e industriali idonee a rendere nuovamente sostenibile il riciclo delle plastiche.
Tra le misure emergenziali, Utilitalia e Anci individuano aree di stoccaggio straordinario per gestire i volumi in eccesso, la concentrazione temporanea del riciclo sulle filiere dotate di sbocchi consolidati e l’incremento temporaneo del recupero energetico, nel pieno rispetto della gerarchia europea dei rifiuti. Ma anche la copertura dei costi aggiuntivi tramite il sistema Epr azzerando le ricadute economiche su Comuni e cittadini, la valutazione da parte di Arera di misure straordinarie riferite al macro-indicatore R1 sull’efficacia dell’avvio a riciclaggio degli imballaggi. E il riconoscimento europeo del carattere eccezionale delle emissioni Ets derivanti dall’eventuale recupero energetico di frazioni plastiche distolte dal riciclo per mancanza di sbocchi dall’attuale emergenza.
Tra le riforme strutturali per rilanciare la competitività del sistema figurano invece il rafforzamento dei controlli doganali e della tracciabilità, la piena applicazione della direttiva Sup, la revisione della Plastic Tax in un’ottica industriale e l’introduzione di strumenti di sostegno per l’utilizzo di plastica riciclata certificata.
Sul fronte industriale, Utilitalia e Anci spingono per accordi di filiera, sviluppo del riciclo chimico e delle applicazioni open loop, accelerazione sul regolamento nazionale End of Waste e utilizzo sistemico del Green Public Procurement e dei Criteri ambientali minimi per stimolare la domanda pubblica di materiali rigenerati.
La crisi del riciclo della plastica, evidenziano infine Utilitalia e Anci, merita particolare attenzione non solo per gli effetti che può produrre sul sistema nazionale del riciclo ma anche per le possibili ripercussioni sulla gestione dei rifiuti urbani e sulla sicurezza e continuità dei servizi pubblici locali. Deve pertanto essere affrontata con una visione industriale: salvaguardare la capacità produttiva esistente e stimolare la domanda di materiali riciclati sono condizioni indispensabili per trasformare l’attuale emergenza in un’opportunità di crescita per l’economia circolare del Paese.










