Crisi riciclo plastica, ecco le 21 misure proposte dalle Regioni

Tutte le Regioni e le Province autonome italiane hanno espresso parere favorevole al documento di posizione elaborato dalla Commissione Ambiente, Energia e Sostenibilità della Conferenza delle Regioni, coordinata dalla Sardegna attraverso l’assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi. La proposta è ora indirizzata al Ministero dell’Ambiente. Tra le misure proposte, la richiesta che gli oneri delle soluzioni straordinarie debbano ricadere sul sistema consortile e non sui Comuni, sui gestori e sui cittadini

Il valore del riciclo, nuovo studio Teha-Conai Crisi riciclo plastica, ecco le 21 misure proposte dalle Regioni

Via libera alle 21 proposte delle Regioni italiane contro la crisi del riciclo della plastica. Tutte le Regioni e le Province autonome hanno espresso parere favorevole al documento elaborato dalla Commissione Ambiente della Conferenza delle Regioni, coordinata dalla Sardegna attraverso l’assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi, che era stato approvato all’unanimità il 7 settembre.

La proposta è ora indirizzata al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, con il quale il confronto è aperto dalla seduta straordinaria dell’8 luglio, svoltasi alla presenza della viceministra Vannia Gava.

Le azioni in sintesi

– Ritiri garantiti: termini certi, espressi in giorni, entro i quali il sistema consortile dovrà ritirare il materiale lavorato.
– Giacenze: un piano nazionale di rientro, definito impianto per impianto e accompagnato da un cronoprogramma settimanale.
– Chi paga: gli oneri delle soluzioni straordinarie devono ricadere sul sistema consortile, non sui Comuni, sui gestori e sui cittadini.
– Comuni virtuosi: una clausola di salvaguardia per evitare che i mancati ritiri penalizzino i risultati della raccolta differenziata.
– Stoccaggi sicuri: regole nazionali uniformi per gli incrementi temporanei, nel pieno rispetto delle prescrizioni antincendio.
– Trasparenza: rilevazione delle giacenze ogni quindici giorni e obbligo di trasmettere i dati economici relativi a prezzi e margini.
– Sostegno al riciclato: contribuzione immediata per le frazioni in crisi (plasmix e poliolefine miste) e credito d’imposta sull’impiego di materie prime seconde.
– Frontiere: controlli rigorosi sulla composizione e sulla provenienza della plastica importata e dichiarata come riciclata.
– Isole: copertura dei maggiori costi del trasporto marittimo e una soglia minima garantita di ritiro per i territori privi di impianti di riciclo finale.
– Appalti pubblici: punteggi premianti per le imprese che utilizzano materiali riciclati provenienti da filiere territoriali e di prossimità.
– Verificabilità: un Tavolo nazionale permanente, con riunioni almeno mensili, e una roadmap integrata che indichi tempi, responsabili e risorse per ogni intervento.

Una crisi che non nasce nelle case dei cittadini

La crisi non nasce nelle case degli italiani, che ogni giorno separano correttamente i propri rifiuti, né nei Comuni, che negli anni hanno costruito sistemi di raccolta fra i migliori d’Europa. Nasce a valle: dal crollo del valore della plastica riciclata, dalla contrazione della capacità industriale di riciclo e, soprattutto, dal rallentamento dei ritiri da parte del sistema consortile. Il materiale correttamente raccolto e selezionato rimane fermo nei piazzali degli impianti, mentre aumentano le giacenze, i rischi per la sicurezza e i costi a carico di chi ha fatto fino in fondo la propria parte. I gestori del servizio pubblico sono costretti a utilizzare risorse ordinarie per reperire spazi di stoccaggio temporaneo; i sindaci, per non interrompere la raccolta, devono ricorrere a ordinanze contingibili e urgenti. Le Regioni si trovano così nella posizione più esposta: autorizzano gli impianti, rispondono degli obiettivi di riciclo e garantiscono la continuità del servizio pubblico, ma non dispongono di leve sul mercato che ha generato la crisi. È questa asimmetria tra responsabilità e strumenti che il documento chiede al Governo di superare.

“Le Regioni hanno scelto di parlare con una voce sola – dichiara l’assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi – e di tradurre le difficoltà vissute dai territori in una proposta concreta rivolta al Governo. Dietro ogni tonnellata di plastica ferma nei piazzali ci sono il gesto quotidiano di milioni di cittadini che differenziano i rifiuti e il lavoro dei Comuni che organizzano la raccolta. Non possiamo consentire che questo impegno venga vanificato da un sistema incapace di garantire la continuità del ciclo. La crisi non nasce dalla raccolta differenziata, che continua a conseguire risultati importanti, ma dalla carenza di sbocchi per i materiali raccolti, dal rallentamento dei ritiri e dalla debolezza del mercato della plastica riciclata”.

La priorità assoluta: rendere esigibile il ritiro

Il cuore della proposta è rappresentato dalle prime quattro azioni, alle quali le Regioni attribuiscono priorità assoluta perché non richiedono nuove risorse né interventi normativi e possono produrre effetti nell’arco di poche settimane. Il principio è semplice: chi ha la responsabilità del ritiro deve assolverla entro termini certi e, quando non lo fa, deve farsi carico delle conseguenze. Questi oneri non possono essere trasferiti sui Comuni, sui gestori o sulla tariffa pagata dai cittadini, né si può consentire che un’inadempienza non imputabile ai territori comprometta i risultati raggiunti da quelli più virtuosi.

La clausola per le isole

Particolare rilievo assume il riconoscimento degli squilibri territoriali e della condizione insulare. Per le Regioni prive di impianti di riciclo finale, come la Sardegna, il documento chiede la copertura dei maggiori costi del trasporto marittimo e una soglia minima garantita di ritiro.

“La Sardegna vive una condizione strutturalmente diversa – prosegue Laconi –. Non disponendo di impianti finali per il riciclo degli imballaggi in plastica, deve trasferire fuori dall’Isola tutto il materiale selezionato, sostenendo costi e difficoltà logistiche che non possono continuare a gravare sulle comunità. Il riconoscimento di una clausola territoriale e insulare non rappresenta la richiesta di un privilegio, ma la concreta applicazione del principio costituzionale, sancito dall’articolo 119 della Costituzione, che impone di rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità”.

Le richieste al Governo

Al Governo le Regioni chiedono ora tre impegni precisi. In primo luogo, decisioni scritte e datate sulle prime undici azioni, a partire dalla definizione dei termini di ritiro e dal piano di rientro delle giacenze. In secondo luogo, la calendarizzazione dell’istruttoria sulle misure economiche, dal sostegno strutturale alle poliolefine miste al credito d’imposta per l’impiego di materie prime seconde. Infine, la trasformazione del Tavolo nazionale sulla plastica in un presidio permanente, con la partecipazione stabile delle Regioni e riunioni almeno mensili fino al superamento della fase critica, nonché l’integrazione della roadmap ministeriale con tempi di attuazione, soggetti responsabili e risorse finanziarie per ciascun intervento.

“I territori hanno già fatto la propria parte, spesso ricorrendo a provvedimenti straordinari per evitare l’interruzione della raccolta e tutelare la sicurezza degli impianti – conclude Laconi –. Ma gli stoccaggi aggiuntivi possono soltanto rinviare il problema, non rimuoverne la causa. Ora serve un’assunzione di responsabilità nazionale, fondata su decisioni scritte, scadenze verificabili e un’equa distribuzione degli oneri. È in gioco non soltanto la tenuta di una filiera industriale, ma anche la fiducia dei cittadini nella raccolta differenziata e nella capacità delle istituzioni di dare seguito al loro impegno quotidiano”.

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