La transizione energetica globale continua a macinare record, ma la strada per raggiungere gli obiettivi climatici concordati a livello internazionale si fa sempre più stretta e richiede un cambio di passo immediato: una netta accelerazione sulle rinnovabili. È questo il messaggio principale emerso dal terzo rapporto di monitoraggio pubblicato dall’Agenzia internazionale per le Energie rinnovabili (Irena), insieme alla presidenza di Cop31 e alla Global Renewables Alliance (Gra), in occasione della Climate Week di New York.
I dati diffusi dall’agenzia mostrano che la capacità rinnovabile globale ha raggiunto la quota complessiva di 5,15 terawatt (Tw). Un traguardo trainato da un aumento record registrato nell’ultimo anno, durante il quale sono stati installati 693 gigawatt (Gw) di nuova potenza elettrica pulita, guidati in larghissima parte dall’espansione del fotovoltaico.
La sfida del triplicamento al 2030
Se da un lato la crescita dimostra la competitività economica delle tecnologie pulite, dall’altro la traiettoria attuale non è ancora sufficiente per raggiungere l’obiettivo del Uae Consensus stabilito alla Cop28, che prevede di triplicare la capacità rinnovabile mondiale fino a 11,2 Tw entro il 2030.
Per colmare il divario, il ritmo medio delle nuove installazioni dovrà accelerare fino a circa 1.200 Gw all’anno nel periodo tra il 2026 e il 2030. In sostanza, nei prossimi quattro anni il mondo dovrà installare più capacità rinnovabile di quanta ne sia stata costruita in tutta la storia precedente.
A preoccupare gli esperti non è solo la generazione di energia, ma anche il ritardo registrato sul fronte dell’efficienza energetica. L’intensità energetica globale è migliorata solo del 2% nell’ultimo anno, a fronte del target del 4% annuo necessario per raddoppiare il tasso di efficienza al 2030. Contemporaneamente, la domanda di elettricità sta crescendo a ritmi superiori alle previsioni, spinta dalla digitalizzazione, dall’elettrificazione dei consumi e dallo sviluppo delle nuove tecnologie.
Le priorità operative per l’accelerazione sulle rinnovabili
L’analisi di Irena evidenzia come il principale collo di bottiglia per lo sviluppo delle rinnovabili non sia più legato alla sola disponibilità di moduli o impianti, quanto piuttosto alle infrastrutture di rete e alla gestione della flessibilità dei sistemi elettrici. Le reti nazionali faticano a stare al passo con l’ingresso di impianti eolici e solari, creando ritardi nei collegamenti e rischi di congestione.
Per superare tali ostacoli, il report individua una serie di azioni prioritarie e tra loro interconnesse. In primo luogo, occorre ammodernare e potenziare le reti elettriche, portando gli investimenti nelle infrastrutture di trasmissione e distribuzione a circa mille miliardi di dollari all’anno da qui al 2030, una cifra più che doppia rispetto ai livelli attuali. Parallelamente, diventa fondamentale accelerare lo sviluppo dello stoccaggio su grande scala tramite batterie e sistemi di accumulo, indispensabili per bilanciare la natura intermittente di sole e vento.
Questa combinazione tra generazione rinnovabile e accumuli permetterà di garantire una fornitura continua ed erogare energia pulita 24 ore su 24 a prezzi competitivi. Un ruolo chiave sarà svolto dall’integrazione dell’Intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali avanzate, necessarie per ottimizzare la gestione dei flussi e allineare in tempo reale una domanda in forte crescita con la produzione disponibile.
Secondo le proiezioni dell’agenzia, mantenendo il focus sull’elettrificazione diretta e sullo sblocco dei cantieri, le fonti variabili come sole e vento supereranno la capacità fossile totale entro il 2030, arrivando a coprire circa il 62% della potenza installata mondiale. La palla passa ora ai governi, chiamati a trasformare la transizione energetica in una priorità d’investimento industriale, a mettere in pratica un’accelerazione sulle rinnovabili e a eliminare gli ostacoli autorizzativi che rallentano le opere.



