Le associazioni ambientaliste Wwf Italia, Legambiente e Greenpeace Italia invitano i senatori a fermare il tentativo di blitz al Senato contro il Regolamento (UE) 2024/1787 sulle emissioni di metano nel settore energetico: i senatori Sigismondi e Farolfi (Fratelli d’Italia) hanno presentato un emendamento che di fatto rinvia sine die l’applicazione del regolamento europeo.
Il Regolamento (UE) 2024/1787 è direttamente applicabile dal 5 agosto 2024. Diversi obblighi sono già scaduti — la riparazione e il monitoraggio delle perdite da maggio 2025, la rendicontazione da agosto 2025, il divieto di venting e flaring di routine da febbraio 2026 — e lo stesso regime sanzionatorio nazionale sarebbe dovuto entrare in vigore entro il 5 agosto 2025.
“Un meccanismo che rinvia senza scadenza la capacità sanzionatoria dello Stato su obblighi già vigenti e in parte già scaduti non è più un ritardo procedurale: rischia di tradursi in una violazione sostanziale dei doveri di attuazione di una normativa europea pienamente in vigore – dicono le associazioni – Se l’emendamento fosse approvato, e quindi l’applicazione del regolamento fosse rinviata, sarebbe un segnale molto grave per tutti gli italiani che stanno già soffrendo gli impatti del riscaldamento globale, inclusi gli ultimi 4 mesi di caldo ed eventi estremi”.
“Tra le azioni di contrasto alla crisi climatica, infatti, la riduzione delle emissioni di metano è una delle più rapide ed efficaci: grazie al suo elevato potere climalterante nel breve periodo, può contribuire a rallentare l’aumento delle temperature già nei prossimi anni. Il metano è infatti responsabile di circa un terzo del riscaldamento globale e ha un effetto serra circa ottanta volte superiore a quello della CO₂”.
La riduzione delle emissioni di metano non mette a rischio la sicurezza energetica. L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che gran parte delle emissioni del settore petrolifero e del gas possa essere abbattuta con tecnologie già disponibili in molti casi a costo netto zero. Intervenire sulle perdite lungo la filiera energetica consente di recuperare gas che altrimenti verrebbe disperso in atmosfera, generando vantaggi ambientali ed economici.
La sicurezza degli approvvigionamenti, quindi, non si tutela rallentando la riduzione delle emissioni, ma spingendo i Paesi da cui importiamo gas e petrolio a adottare misure di recupero del gas sprecato e che potrebbero essere implementate in tempi rapidi.
Peraltro, un rinvio del regolamento è in contrasto anche con gli impegni sottoscritti a livello internazionale: la Carta di Venaria (G7 Clima-Energia-Ambiente, Torino, aprile 2024, presidente il Ministro Pichetto Fratin) impegna l’Italia alla riduzione del 75% delle emissioni globali di metano da fonti fossili entro il 2030; il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC) affida alla riduzione delle emissioni di metano quattro linee d’azione vincolanti, tra cui proprio la fine del venting e flaring di routine. Un differimento privo di termine mina alla radice la capacità dell’Italia di rispettare questi impegni, prima ancora di quelli imposti dall’Unione europea.
Il contesto, il merito dell’emendamento e perché è molto negativo
Le associazioni WWF Italia, Legambiente e Greenpeace Italia avevano già espresso forte contrarietà alla Raccomandazione della Commissione europea che invitava gli Stati membri a non applicare, per le violazioni relative agli anni 2027, 2028 e 2029, le sanzioni sugli obblighi di comunicazione degli importatori (art. 33, par. 5, lett. m, n, o). Il 28 luglio i gruppi di maggioranza — Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega — avevano presentato tre emendamenti a testo identico che recepivano questa raccomandazione. Il testo riformulato depositato venerdì scorso cerca di andare oltre, estendendo la moratoria anche a riparazione e monitoraggio delle perdite, divieto di venting e flaring, sostituzione delle apparecchiature di rilascio, dispositivi di combustione — obblighi operativi nazionali che persino la criticata raccomandazione della Commissione non comprendeva in alcun modo.
Lo stesso emendamento, così come quelli presentati dalle altre forze di maggioranza, vorrebbe introdurre, al comma 3-bis, un meccanismo distinto e più preoccupante. Le sanzioni si applicheranno solo “a valle dell’adozione delle norme attuative e tecniche necessarie per ottemperare a ciascun obbligo” del Regolamento, e da quel momento dovrà trascorrere un ulteriore periodo “non inferiore a ventiquattro mesi”. Il testo però non fissa alcun termine — né vincolante né indicativo — entro cui tali norme attuative debbano essere adottate. Il periodo di 24 mesi, quindi, non decorre da nulla di certo: il differimento può protrarsi indefinitamente, configurando un vero e proprio rinvio sine die dell’intero regime sanzionatorio — non solo per l’import, ma per l’intera filiera nazionale: misurazione, riparazione delle perdite, divieto di venting e flaring, pozzi inattivi.
Ricordiamo che il Regolamento è stato approvato da più di due anni, un tempo congruo per l’industria per potersi adeguare e ottemperarne le norme, considerando anche che le stesse associazioni industriali più rappresentative hanno dichiarato in più occasioni di essere all’avanguardia su questo tema.
WWF Italia, Legambiente e Greenpeace Italia chiedono quindi all’8ª Commissione del Senato di respingere l’emendamento 4.1 (testo 2) e ogni altro emendamento che indebolisca il Regolamento europeo, e al Governo e al Parlamento di garantire un’attuazione piena e senza ulteriori rinvii di una normativa già vigente da oltre due anni.



