Tessile post-consumo, Humana e Assoambiente: “Serve sostenibilità economica per l’Epr”

A Pregnana Milanese oltre 60 operatori della filiera si sono confrontati sul futuro della Responsabilità Estesa del Produttore per il tessile. Al centro del dibattito sostenibilità economica, tracciabilità, riuso, riciclo e gestione internazionale degli abiti usati

Si è svolta il 25 settembre 2026, presso l’impianto di selezione di Humana People to People Italia a Pregnana Milanese, la tappa milanese di Impianti Aperti, la campagna promossa da Assoambiente con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e di Ispra Snpa.

L’appuntamento ha riunito oltre 60 stakeholder tra Comuni, brand, utility, consorzi e operatori della filiera, con l’obiettivo di discutere le prospettive legate all’introduzione del sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (Epr) per il settore tessile. Il confronto ha riguardato in particolare la sostenibilità economica della filiera, la tracciabilità dei materiali e il rapporto tra riuso, riciclo e dimensione internazionale del settore.

Un confronto lungo tutta la filiera

La giornata è stata articolata in due tavoli di confronto, seguiti dalla visita all’impianto di Humana, indicato dall’organizzazione come il più grande centro di selezione per il riutilizzo e il riciclo del tessile post-consumo nel Nord Italia.

Al primo panel hanno partecipato rappresentanti di diverse componenti della filiera, tra cui Elisabetta Perrotta di Assoambiente, Simone Colombo di Ovs, Marco Farina di A2A Ambiente, Giuseppe Picerno di Manteco, Andrea Ratti di Ecotessili, Inge Baars di Reconomy e Niccolò Nocentini di Erion Compliance Organization.

Per Humana erano presenti la presidente Karina Bolin, il COO & Development Director Felipe Gana, il Corporate Partnership & Csr Manager Alfio Fontana e la Csr Specialist Erika Gelatti.

Il confronto ha messo in relazione i diversi passaggi della catena del valore del tessile post-consumo, dalla produzione e dai brand della moda alla raccolta, selezione, riuso e riciclo. Tra i temi affrontati anche la necessità di sviluppare infrastrutture industriali e alleanze di filiera per accompagnare la transizione verso un modello più circolare.

Il dibattito sull’export degli abiti usati

Il secondo panel ha affrontato la dimensione internazionale della filiera, con particolare attenzione all’esportazione degli abiti usati al di fuori dell’Europa.

Humana ha presentato le testimonianze raccolte durante un viaggio effettuato nel luglio 2026 in Malawi insieme ai consorzi Erion Textiles e Reconomy. Al centro del racconto l’attività del centro di smistamento di DAPP Malawi, consociata di Humana nel Paese.

Secondo i dati forniti da Humana, grazie alla selezione effettuata in Italia e in Europa prima dell’esportazione e alle successive attività di selezione in Malawi, meno dell’1% del materiale trattato nel centro risulterebbe non recuperabile.

L’organizzazione sostiene che questo tipo di filiera contribuisca anche all’economia locale attraverso la creazione di posti di lavoro e il sostegno a progetti socio-ambientali. A livello globale, Humana riferisce di una rete che coinvolge oltre 125mila posti di lavoro, tra occupazione formale e informale.

L’organizzazione ha inoltre annunciato che nel 2027 offrirà nuovamente agli stakeholder interessati la possibilità di visitare la filiera in Malawi.

L’impianto di Pregnana Milanese

L’impianto di Humana a Pregnana Milanese, attivo dal 2012 e ammodernato nel 2023, ha una capacità di trattamento che può raggiungere le 12mila tonnellate annue.

La struttura utilizza sistemi digitali per la gestione e la tracciabilità dei flussi e dispone di un sistema di selezione specializzato che suddivide i materiali in 25 macro-categorie e circa 65 sotto-categorie.

Secondo i dati forniti da Humana, nel 2025 il 64,5% del materiale selezionato è stato destinato al riutilizzo, mentre il 25,6% è stato avviato al riciclo. L’impianto rappresenta quindi, per l’organizzazione, uno dei nodi della propria filiera integrata per la gestione del tessile post-consumo.

Humana: “La sfida è la sostenibilità economica”

La presidente di Humana People to People Italia Karina Bolin ha indicato nella sostenibilità economica uno degli elementi centrali per il futuro della filiera.

Secondo Bolin, non sarebbe sufficiente attendere l’introduzione dei contributi collegati all’Epr: occorrerebbe invece progettare fin d’ora modelli operativi sostenibili e valorizzare le infrastrutture e le competenze già disponibili.

La presidente di Humana ha inoltre sottolineato il ruolo dell’Epr nell’applicazione della gerarchia europea dei rifiuti, con una priorità assegnata al riutilizzo, e ha richiamato la necessità di tenere conto della dimensione globale della filiera.

Assoambiente: regole chiare per raccolta, selezione e riciclo

Anche Elisabetta Perrotta, direttore di Assoambiente, ha posto l’accento sulla necessità di garantire la sostenibilità economica delle attività che compongono la filiera.

Secondo Perrotta, l’introduzione dell’Epr rappresenta un passaggio rilevante per il settore e richiede regole chiare in grado di assicurare la sostenibilità delle attività di raccolta, selezione e riciclo, insieme alla qualità e alla tracciabilità dei flussi.

Assoambiente richiama inoltre il ruolo dei selezionatori, che attraverso la valutazione dei materiali possono contribuire a garantirne una seconda vita e a ridurre il ricorso allo smaltimento.

Per l’associazione, in Italia esistono già operatori, competenze e infrastrutture sui quali costruire il nuovo sistema di Responsabilità Estesa del Produttore, accompagnando il settore con investimenti, innovazione e collaborazione tra i diversi soggetti della filiera.

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