Le ondate di calore e la siccità prolungata registrate durante l’estate hanno colpito duramente il settore agricolo europeo. Secondo i dati diffusi dall’Energy and Climate Intelligence Unit (Eciu), che mettono a confronto le previsioni di giugno e settembre dell’associazione europea dei cereali e dei semi oleosi Coceral, la produzione di cereali nell’Unione europea e nel Regno Unito ha subito una revisione al ribasso pari a 16,7 milioni di tonnellate, colpevoli caldo record e siccità.
La perdita complessiva registrata nei mesi estivi supera di gran lunga le stime precedenti e si traduce in un danno economico stimato intorno ai 3,2 miliardi di euro ai prezzi correnti. Il calo produttivo accumulato tra giugno e settembre equivale all’intero raccolto di cereali previsto per Italia, Belgio e Paesi Bassi messi insieme.
La siccità rovina i raccolti di cereali: la mappa dei danni nei principali Paesi produttori
L’impatto climatico non è stato distribuito in modo uniforme, ma ha colpito in particolar modo alcune delle aree a maggiore vocazione agricola del continente. La Francia risulta il Paese più danneggiato, con una perdita stimata di 5,8 milioni di tonnellate di raccolto (pari a circa 1,47 miliardi di euro). Seguono l’Ungheria, con un calo di 3,1 milioni di tonnellate, il Regno Unito (3 milioni di tonnellate), la Germania (2,5 milioni di tonnellate) e la Spagna (1,2 milioni di tonnellate).
In diverse regioni, l’eccezionale combinazione di temperature elevate e scarsità d’acqua ha accelerato la fase di maturazione delle colture estive, come il mais, compromettendo il corretto riempimento dei chicchi e riducendo drasticamente le rese per ettaro. In alcuni dei contesti più colpiti, i danni alle piante sono stati tali da rendere dannose persino le operazioni di raccolta, costringendo gli agricoltori a registrare perdite significative.
Il quadro complessivo europeo mostra tuttavia alcune eccezioni territoriali: i cali registrati nell’Europa occidentale e centrale sono stati in parte compensati da raccolti migliori delle attese in Paesi come Romania, Bulgaria, Svezia, Polonia e negli Stati baltici, che hanno parzialmente attutito il bilancio negativo complessivo.




