Plastic Tax, “2 miliardi di euro persi per i continui rinvii”

A denunciarlo è Greenpeace, che lancia una petizione per chiedere al governo misure concrete per ridurre la produzione di plastica. Introdotta con legge di bilancio nel 2020, l'imposta sugli imballaggi in plastica monouso avrebbe imposto una tassa di 0,45 centesimi al chilogrammo. Considerato un gettito medio annuo di circa 300 milioni di euro, i ricavi avrebbero raggiunto i due miliardi di euro dal 2020 al 2026. Necessario un Trattato globale contro l’inquinamento da plastica sotto l’egida delle Nazioni unite

Plastic Tax

Introdotta in Italia nel 2020 con la legge di bilancio, la Plastic Tax avrebbe permesso di raccogliere un gettito fiscale di almeno due miliardi di euro al 2026. L’imposta sulla plastica monouso, però, non è mai entrata in vigore. Ogni governo infatti l’ha posticipata, compreso quello attuale. Per questo motivo Greenpeace Italia ha lanciato una petizione per chiedere al governo italiano di sostenere misure concrete per ridurre la produzione di plastica.

Cos’è la Plastic Tax

La Plastic Tax nasce come imposta da applicare agli imballaggi in plastica monouso delle merci e dei prodotti alimentari (i cosiddetti Macsi, ovvero i Manufatti con Singolo Impiego). Nello specifico, l’Italia avrebbe dovuto imporre una tassa di 0,45 centesimi per ogni chilogrammo di prodotti in plastica monouso venduti.

L’obiettivo era incentivare una progressiva riduzione della produzione e, di conseguenza, dell’uso di imballaggi in plastica monouso. Eppure, ogni governo in carica l’ha rimandata, complice la pressione dei settori industriali maggiormente coinvolti dalla nuova tassazione secondo i quali la Plastic Tax sarebbe stata un peso insostenibile per un settore ritenuto già in crisi.

Un’affermazione che Greenpeace contesta, dato che l’industria della plastica continua tuttora a generare enormi profitti: parliamo infatti di un settore che nel 2023 ha fatturato 58,4 miliardi di euro. L’imposta sarà rimandata anche quest’anno: prevista per luglio 2026, la Plastic Tax è stata rinviata a gennaio 2027.

Mancata introduzione Plastic Tax: una perdita di denaro

La mancata entrata in vigore della Plastic Tax ha sottratto ingenti somme di denaro alle casse pubbliche nel periodo 2020-2023: secondo l’analisi di Greenpeace si tratta di circa 1,2 miliardi di euro. Considerato che l’imposta porterebbe a un gettito medio annuo di circa 300 milioni di euro, se si stimano gli introiti dal 2020 al 2026, a parità di entrate, i ricavi avrebbero raggiunto i due miliardi di euro.

Soldi che avrebbero potuto essere usati per introdurre sistemi efficienti di raccolta differenziata come il Deposit Return System (Drs) per i contenitori per le bevande o per favorire gli interventi sull’eco-design del packaging in favore della riciclabilità. O, ancora, essere investiti in attività compatibili con gli obiettivi ambientali e climatici dell’Unione europea.

A pagare il prezzo della mancata applicazione della Plastic Tax non sono solo le casse pubbliche ma anche il settore del riciclo. La tassa infatti non si applica sui materiali realizzati con plastica riciclata, così come sugli imballaggi compostabili e per uso farmaceutico: secondo l’associazione ambientalista, una corretta applicazione dell’imposta avrebbe permesso di far decollare il mercato dei prodotti riciclati, mentre il suo rinvio continua a incentivare la produzione di imballaggi in plastica vergine, con enormi conseguenze ambientali.

Produrre meno plastica e introdurre un Trattato globale vincolante

La mancata applicazione della Plastic Tax è l’ennesimo tassello di un quadro di per sé già problematico, secondo Greenpeace: la sovrapproduzione di plastica. Secondo le stime, la produzione attuale raddoppierà i volumi tra il 2020 e il 2050. Servono quindi strumenti legislativi vincolanti per aziende e governi che coprano l’intero ciclo di vita della plastica.

Non solo: “Dobbiamo – spiega Greenpeace – vincolare le grandi multinazionali a vendere sempre più prodotti sfusi o con packaging riutilizzabile e fare in modo che ogni Paese sia responsabile della gestione dei propri rifiuti. Per ottenere tutto questo è più che mai urgente sviluppare un Trattato globale sulla plastica sotto l’egida delle Nazioni unite“.

Dopo anni di negoziati, il percorso verso un Trattato globale contro l’inquinamento da plastica riprenderà nel 2027: “Chiediamo che il nostro governo faccia la sua parte affinché si raggiunga al più presto un accordo efficace che riduca davvero la produzione di plastica e tuteli l’ambiente una volta per tutte”.

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