Caro energia, 61% italiani taglia su riscaldamento e climatizzazione

Un’indagine demoscopica Piepoli-Renael svela l'impatto critico del costo dell'energia sui bilanci familiari, costringendo la maggioranza dei cittadini a rinunce drastiche. Picchi marcati tra i giovani e nel Mezzogiorno, mentre cresce la percezione della crisi climatica nella vita quotidiana

caro energia

Il peso della spesa energetica continua a condizionare pesantemente la qualità della vita delle famiglie italiane e il controllo della temperatura domestica. È quanto emerge dall’indagine demoscopica sul caro energia intitolata “Crisi climatica, questione energetica e qualità della vita dei cittadini”, condotta dall’Istituto Piepoli per conto di Renael (Rete nazionale delle Agenzie energetiche locali) e presentata in occasione del Green Horizon 2026.

Dalla ricerca emerge che per l’88% dei cittadini i costi dell’energia incidono in misura rilevante sulle finanze domestiche. Una pressione economica che si traduce in una rinuncia concreta: il 61% degli italiani dichiara di aver dovuto limitare o rinunciare del tutto all’uso di termosifoni e condizionatori per far fronte alle spese. Il fenomeno evidenzia profonde disparità territoriali e generazionali: le percentuali di chi è costretto a tagliare sui consumi termici salgono infatti al 69% tra i giovani under 35 e toccano il 71% nel Sud e nelle Isole.

Oltre al caro energia: come viene percepita la crisi climatica

Accanto alla questione economica, l’indagine fotografa una crescente consapevolezza ecologica: l’86% della popolazione si dichiara apertamente preoccupata per l’impatto combinato di crisi climatica e caro energia sulla qualità della vita nel prossimo decennio. Per l’87% degli intervistati la crisi climatica non è un concetto astratto, ma un problema che si riflette direttamente sulla vita quotidiana, con il 64% dei cittadini che nell’ultimo anno ha sperimentato in prima persona ondate di calore anomale o temperature estreme.

Di fronte a questa vulnerabilità, cresce anche la domanda di risposte istituzionali: il 76% del campione si dice favorevole all’istituzione di un Ministero del Clima per coordinare le politiche pubbliche, mentre a livello locale il 52% invoca un deciso incremento di parchi, alberi e aree verdi urbane per mitigare gli effetti delle ondate di calore nelle città. Il 76% giudica poi utile e necessaria la presenza di spazi pubblici attrezzati e accessibili nei quartieri, i cosiddetti “rifugi climatici“, per trovare riparo durante le ondate di calore estreme.

Il rapporto scende poi nel dettaglio del governo territoriale della transizione, evidenziando luci e ombre nel rapporto tra cittadini e istituzioni di prossimità. Da un lato, il giudizio sull’operato dei Comuni nella gestione delle politiche locali legate alla sostenibilità e all’energia vede appena uno su quattro cittadini promuovere l’azione amministrativa. Dall’altro, emerge una forte spinta propositiva: l’85% dei cittadini chiede un maggiore protagonismo e una partecipazione attiva dei territori e delle comunità locali nelle decisioni strategiche.

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