Italia, la transizione rallenta: da tagliare 95 milioni di tonnellate di CO₂

Secondo il Progress Report 2026 di ECCO sul PNIEC, nel 2025 le emissioni sono aumentate di circa 9 milioni di tonnellate rispetto all’anno precedente. Trasporti ed edifici restano tra i settori più critici, mentre il ritardo sugli obiettivi europei potrebbe costare fino a 5,7 miliardi di euro per l’acquisto di diritti di emissione

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La transizione energetica italiana procede a rilento e il raggiungimento degli obiettivi climatici europei al 2030 richiede una riduzione delle emissioni ancora significativa. Nel 2025 le emissioni di gas serra sono aumentate di circa 9 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente rispetto all’anno precedente. Per rispettare gli impegni europei, l’Italia dovrà ridurle di circa 95 milioni di tonnellate rispetto ai livelli del 2025 nell’arco dei prossimi cinque anni.

È quanto emerge dal Progress Report 2026 sul Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC), pubblicato da ECCO, il think tank italiano per il clima, che analizza l’andamento delle politiche energetiche e climatiche nazionali nei diversi settori.

Secondo il rapporto, il ritmo attuale di riduzione delle emissioni non è sufficiente a garantire il rispetto degli obiettivi europei. Il ritardo riguarda in particolare i trasporti e gli edifici, ma coinvolge anche l’elettrificazione dei consumi, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e la decarbonizzazione industriale.

Il rischio di una spesa fino a 5,7 miliardi di euro

Il quadro è particolarmente critico per i settori regolati dal meccanismo europeo Effort Sharing, che comprende trasporti, edifici, agricoltura, rifiuti e piccola industria, esclusi dal sistema europeo di scambio delle quote di emissione ETS.

Secondo le proiezioni ISPRA citate nel rapporto, tra il 2021 e il 2025 l’Italia avrebbe accumulato un eccesso di emissioni pari a circa 30 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, destinato a salire a 39 milioni entro il 2030. Il mancato rispetto degli obiettivi potrebbe comportare una spesa stimata tra 3,8 e 5,7 miliardi di euro per l’acquisto di diritti di emissione.

Chiara Di Mambro, direttrice Strategia Italia e Europa di ECCO, sottolinea che il ritardo nella transizione produce conseguenze sia sulle bollette sia sui conti pubblici. Tra le misure indicate per invertire la rotta figurano una maggiore elettrificazione dei consumi, una revisione della distribuzione di tasse e oneri tra elettricità e gas e l’anticipo delle risorse destinate al Piano sociale per il clima, che vale oltre 9 miliardi di euro ma, secondo il rapporto, non sarà operativo prima del 2027.

Anche l’impiego delle risorse pubbliche rappresenta una criticità. Secondo ECCO, il PNRR si avvia alla conclusione con il 45% dei fondi destinati alla transizione effettivamente spesi. Inoltre, dei 18,2 miliardi di euro ricavati dalle aste ETS tra il 2012 e il 2024, soltanto il 9% sarebbe stato destinato a misure climatiche, sulla base delle rendicontazioni pubbliche.

Trasporti, l’auto elettrica lontana dagli obiettivi

I trasporti rappresentano il primo settore per emissioni in Italia, con oltre il 30% del totale nazionale. Il PNIEC prevede di raggiungere 4,3 milioni di auto elettriche entro il 2030, ma ad agosto 2026 i veicoli elettrici circolanti erano circa 445.000, poco più di un decimo del traguardo.

Gli incentivi dedicati alla mobilità elettrica hanno contribuito a portare le immatricolazioni al 9% tra la fine del 2025 e il 2026, una quota ancora distante dalla media europea del 22%. Dopo la conclusione degli incentivi a giugno, secondo il rapporto il mercato è tornato ai livelli precedenti.

ECCO evidenzia inoltre la frammentazione delle risorse disponibili e la necessità di misure più stabili per sostenere la diffusione dei veicoli elettrici.

Edifici, rinnovabili termiche ferme e fondi insufficienti

Nel settore civile, la quota di rinnovabili termiche risulta sostanzialmente ferma da cinque anni, mentre la direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici, nota come direttiva Case Green, non risulta ancora recepita secondo il rapporto.

Anche gli strumenti di incentivazione mostrano risultati disomogenei. Il Conto Termico avrebbe esaurito le risorse annuali in un solo mese, mentre del Fondo nazionale per l’efficienza energetica sarebbero stati utilizzati appena 18 milioni di euro sui 284 milioni disponibili.

La distanza tra risorse stanziate e fondi effettivamente impiegati evidenzia, secondo ECCO, la necessità di migliorare l’efficacia degli strumenti di sostegno alla riqualificazione energetica.

Gas, manca una strategia per superare la dipendenza

La domanda italiana di gas rimane inferiore di 11,2 miliardi di metri cubi rispetto al livello del 2019. Nel 2025, tuttavia, i consumi sono tornati a crescere del 2,1%, soprattutto per effetto dell’aumento della produzione termoelettrica, salita del 7,2%.

Nonostante la riduzione strutturale della domanda rispetto agli anni precedenti, ECCO segnala l’assenza di una strategia organica per abbandonare progressivamente il gas, passaggio considerato necessario per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Tra le scelte che, secondo il rapporto, rischiano di prolungare la dipendenza dalle fonti fossili figura il progetto di metanizzazione della Sardegna, la cui conclusione è prevista non prima del 2033.

Rinnovabili in crescita, ma resta il problema della rete

Nel 2025 sono stati installati circa 7 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, un risultato positivo ma inferiore ai 10 GW annui indicati come necessari per raggiungere gli obiettivi al 2030.

Tra gli ostacoli allo sviluppo figurano i tempi delle autorizzazioni e i limiti della rete elettrica. Nel 2025 l’energia rinnovabile prodotta ma non immessa in rete a causa del curtailment, cioè delle limitazioni alla produzione, è salita a circa 802 gigawattora, oltre il doppio rispetto al 2024.

La crescita delle fonti rinnovabili, inoltre, non si traduce ancora pienamente in vantaggi economici per famiglie e imprese. Il prezzo dell’elettricità continua a risentire del costo del gas, mentre tasse e oneri gravano sulla bolletta elettrica più che su quella del gas. Il rapporto segnala anche il rinvio dell’uscita dal carbone al 2038 come un elemento di incertezza per gli investitori.

Elettrificazione dei consumi ancora limitata

Il tasso di elettrificazione dei consumi finali in Italia è sostanzialmente stabile al 23%. Nel 2024 l’elettricità copriva il 49% dei consumi nei servizi e il 40% nell’industria, ma soltanto il 21% nel settore civile e il 2% nei trasporti.

Per ECCO, uno dei principali ostacoli è il divario tra il costo dell’elettricità e quello delle fonti fossili, in particolare del gas. L’Italia si colloca infatti tra i Paesi europei con il rapporto più elevato tra i prezzi delle due fonti energetiche.

La revisione di tasse e oneri sulle bollette viene indicata come una delle leve per favorire l’elettrificazione di edifici, trasporti e processi produttivi.

Industria, incentivi frammentati e ritardi tecnologici

La decarbonizzazione industriale resta un altro punto critico. Gli incentivi sono distribuiti tra strumenti diversi e spesso di breve durata, senza una strategia unitaria capace di sostenere sia gli investimenti iniziali sia i costi operativi delle imprese.

Il rapporto richiama le pressioni internazionali sui prezzi dell’energia e sulla competitività industriale e cita il caso ex Ilva come esempio delle difficoltà che attraversano il comparto.

Anche sul fronte delle tecnologie per la transizione, tra cui idrogeno rinnovabile, biometano e cattura e stoccaggio della CO₂ (CCS), l’Italia risulta distante dagli obiettivi fissati per il 2030, nonostante l’introduzione di nuovi strumenti di sostegno.

Secondo Di Mambro, la mancanza di una strategia integrata che affronti sia le spese in conto capitale sia i costi operativi continua a frenare la trasformazione strutturale del sistema manifatturiero.

Il Progress Report 2026 delinea quindi un quadro in cui il ritardo climatico si intreccia con questioni economiche, industriali e sociali. Per ECCO, accelerare l’elettrificazione, rendere più efficaci gli incentivi e orientare le risorse pubbliche verso interventi concreti sono passaggi essenziali per ridurre le emissioni e contenere i costi della transizione.

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